Ma la notte no

“Piccola? Piccola? Piccola!”

“Eh? Cosa? Come?”

“Piccola dove sei?”

“Sono qui, a letto, è notte perché mi chiami?”

“Piccola! I capelli!”

“Che cos’hanno i miei capelli? Ma stai bene?”

“Taglia i capelli, li devi tagliare”

“No ma tu non sei a posto, eh. Mamma!”

Si chiama sonniloquio, appartiene all’allegra famiglia delle parasonnie.

Questa notte la mezzana ha terrorizzato la piccola chiamandola a gran voce, verificando dove fosse e intimandole di tagliare i capelli. La poveretta, svegliata nel bel mezzo della fase REM , porta ancora il trauma di questa conversazione notturna con la sorella squinternata.

In questa casa di giorno c’è sempre un bel da fare. Di notte non ne parliamo.

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A novembre

La truffa di un acquisto online, con il maledetto sedicente venditore scappato coi miei soldi e la maglietta che avrei dovuto regalare al primogenito. Non è nella mia natura augurare disgrazie, ma spero che almeno passi un rigido lockdown con qualcuno che odia.

La mezzana che esercita la sua ribellione decolorandosi un numero esagerato di ciocche di capelli, che ora da un castano splendente virano a un giallo paglia che sta nella stalla da troppo tempo.

Nel frattempo è dipendente da Among Us, un (video)gioco che prevede un gruppo di giocatori in un’ambientazione a tema spaziale, ognuno dei quali assume uno dei due ruoli: compagni di squadra e impostori. L’obiettivo per i compagni di squadra è identificare gli impostori ed eliminarli durante il completamento delle attività sulla mappa, mentre l’obiettivo degli impostori è eliminare tutti i compagni di squadra senza essere identificati.

Per questa articolata definizione ho ovviamente fatto copia incolla da Wikipedia perché, dalla sua spiegazione, non avevo capito un tubo.

La piccola che si è data al work out con piglio militare, e mi aspetto da un momento all’altro di trovarla davanti allo specchio a rasarsi i capelli come il soldato Jane.

“Io son novembre che porta la bruma” e anche un po’ di sfiga, eh.

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Connessa ma non troppo

Mentre sono collegata in Skype, con colleghe professioniste e preparate.

Dal corridoio arriva una musica festosa, seguita da un serpentone colorato che ricorda il drago cinese a capodanno. Sono la mezzana e la piccola che festeggiano una inaspettata ora buca, sfilando per casa sotto una vecchia coperta indiana.

Il primogenito che, terminata la lezione, indossa la giacca e sorridendo mi fa ciao ciao con la manina per indicare che sta uscendo. Fortunatamente ho studiato la lingua dei segni, così che con soli due gesti -“spezzo” e “braccia”- riesco a convincerlo a rimanere a casa.

L’immancabile corriere che suona il campanello e devi essere Usain Bolt per arrivare alla porta in tempo. In caso contrario, lui se ne sarà già andato e potrai ritirare il tanto desiderato pacco nella comodissima filiale dall’altra parte della città, a partire dalla settimana seguente, nelle notti di plenilunio e con Marte in ariete.

Il gatto che miagola tutto il suo disappunto verso la vita, il lockdown, la ciotola di pappa vuota finché con una manovra da contorsionista riesci a dargli -senza uscire dallo schermo- una bustina di pappa, lui annusa e rifiuta sdegnato tornando a farsi le unghie sulla tua giacca.

C’è da chiedersi come io faccia ad avere ancora un lavoro.

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Ok, l’ossigeno è giusto

“Io novantanove e sessantasei!”

“Bene, ottimo”

“Io novantotto e settantadue”

“Alla grande”

“Io trentotto e centosettanta”

“Ben…aspetta. Cosa?”

“Trentotto? Centosettanta?”

“Blo che faccio, ordino i fiori per il funerale?”

“Ci deve essere uno sbaglio, riproviamo. Metti bene il dito…trentotto e centosettanta. Ossignore”

Qualche giorno fa è arrivato per posta l’oggetto del desiderio, il regalo di Natale anticipato, il presidio medico chirurgico che non può mancare: il saturimetro. La mezzana ha saturazione trentotto e centosettanta di battito cardiaco.

Dopo attenti studi e approfondite ricerche su unmedicoperamico.com, Bibbia medica della madre moderna, abbiamo scoperto che sono gli strati di smalto sulle sue unghie a falsare il risultato.

Chiederemmo se c’è un dottore in sala, ma sarebbe più utile un’estetista.

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E tutto va

La piccola che esce di mattina per l’ultimo giorno di scuola in presenza, che in tanti anni non è mai capitato fosse a novembre.

Le domande esistenziali che ci accompagnano e tengono svegli la notte, “reggerà la connessione con tre creature in didattica a distanza e una più grande in Smart working?” “Si dovrà accendere un altro mutuo per sostenere i mattutini attacchi al frigorifero dei figli?”

Io che metto piede oltre le porte scorrevoli del supermercato senza mascherina per una dimenticanza fatale e vengo guardata come se fossi entrata senza mutande.

Il grande che chiede solo di andare con gli amici, di pomeriggio, al bar a giocare a carte e tu ti dici che forse non sono gli anziani a dover essere chiusi, ma chissà.

La mezzana che durante le lezioni a distanza perfezione la sacra arte del make up e non si mai se dalla sua stanza uscirà Nefertari, Moira Orfei o Pennywise.

Il nostro ultimo giorno di libertà è trascorso così, tra il rassegnato e lo stordito, più o meno come al solito.

Da oggi la zona è rossa, il futuro incerto, la pizza da asporto il sabato.

E andrà tutto come deve andare.

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Chi ben comincia

“Buongiorno polpettina di mamma, è ora di alzarsi”

“Grunf”

“Oggi c’è il sole!”

“Grunf”

“Coraggio che la colazione ti aspetta in cucina”

“Vado a prepararmi, forza tirati su”

Dieci minuti dopo

“Piccola, ma non ti sei ancora alzat…o cielo! Piccola! Rispondimi! Che ti è successo? Piccola!”

“Mami, non gridare che spaventi il gatto”

“Il gatto? Ma che…piccola, eri sdraiata immobile a pancia in giù sul pavimento! Mi hai spaventato da morire”

“Mami, si è incastrato il gatto tra la rete e il materasso, cercavo di tirarlo fuori. Ma che faccia hai? Sei un po’ pallida, siediti qui, ma non sul letto che sennò schiacci il gatto eh”

La piccola s’e rialzata dal pavimento dove giaceva riversa, il gatto è stato liberato e la mattina è proseguita senza intoppi.

Io comincio la giornata con il buonumore del vecchietto di Up e la verve di Sid il bradipo, ma va tutto bene.

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A ognuno il suo

“Ciao mamma, come stai?”

“Bene dai, oggi c’è il sole e sono uscita un po’. Le solite cose. Ah, ecco cosa dovevo dirti! Col telefono succedono cose strane”

“Che succede stavolta?”

“Allora. Stavo guardando i video su YouTube in tutta tranquillità, quando all’improvviso sono usciti degli uomini”

“Degli uomini?”

“Sì, degli uomini. Che si spogliavano, si toglievano tutto, facevano cose”

“Su YouTube? Mamma non è possibile, ma sei sicura?”

“Ah sì, li ho visti benissimo. Non sapevo più come mandarli via”

“Mamma, ma sei certa che eri su YouTube?”

“Ovvio. Dove sarei dovuta essere?”

“Non so…sembra più Youporn”

“Ah no, io quell’applicazione lì non ce l’ho mica, se non hanno pasticciato sul telefono i tuoi figli come quando mi usano tutti i giga”

Mentre a me appaiono pubblicità di pancere contenitive miracolose, potentissime creme antirughe al

Gelsomino centrifugato, lettiere del gatto a riconoscimento facciale, alla nonna appaiono video di uomini nudi.

Devo aver sbagliato qualcosa.

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Fiocco azzurro

“Pronto buongiorno, chiamo per la carta di credito”

“Signora Boggio , gliela abbiamo già inviata, abbia pazienza”

“Sì ed è pure arrivata, se è per questo. Ma la busta non era chiusa bene e l’adesivo che ricopre la carta era già stato aperto. C’è scritto che se succede bisogna chiamare e io ho chiamato”

“Ah ma allora cambia tutto! Mi raccomando non la deve attivare perché…ngheeee! Ngheeee! Ngheee!”

“Ehm…pronto?”

“Sì signora le chiedo scusa ma sono in Smart working e ho un bambino di pochi giorni. Ngheee! Ngheee! Ngheee!”

“Oh, ma che bello! tanti auguri!”

“Grazie mille signora, gentilissima. Solo che piange un sacco, non dorme mai, noi lavoriamo da casa, cioè io, la mamma adesso no, non le dico poi col Covid che traffico, fortunatamente in sala parto ci hanno fatto entrare tutti e due, cioè ovviamente la mamma doveva entrare per forza e…ngheee! Ngheee! Nghee!”

“Immagino la fatica. Però una nascita è sempre una bella notizia. Come si chiama?”

“Matteo”

“Allora benvenuto al piccolo Matteo e coraggio, andrà meglio”

“Grazie davvero, è stato un piacere, alla prossima…ngheee! Nghee! Ngheee! Tu tu tu…”

Forse non è destino.

Forse l’universo mi sta mandando un messaggio.

Basta con la carta di credito, risparmierai.

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Messico e nuvole

Doveva capitare, la statistica non è astrologia e con tre figli in età scolare, un lavoro che mi mette in contatto con un numero importante di persone, il cerchio inevitabilmente sembra stringersi intorno.

Doveva capitare che arrivasse la mail di ATS, più temuta della cartella di Equitalia, che decretasse la quarantena fiduciaria per il primogenito, la cui classe è risultata positiva e non in termini didattici.

Dove a capitare di inoltrarsi nel dedalo di tamponi, appuntamenti, certificati, chi deve chiedere cosa e quando.

Doveva capitare che la famiglia intera si ritrovasse chiusa in casa, senza sport né socialità esterna a impastare il pan di Spagna nella planetaria con risultati quantomeno incerti, a cercare serie Netflix con almeno cinque stagioni da vedere.

Doveva capitare e capiterà ancora, perché a differenza della scorsa primavera non possiamo chiudere fuori il virus, essendo noi tutti fuori nel mondo con lui.

Doveva capitare ed è capitato, e questa prova generale ha lasciato un’unica granitica certezza.

Se sento odore di un altro lockdown corro a prendere il primo volo per il Messico .

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Mala tempora currunt

“Buongiorno sono Serena e rispondo dall’Italia, in cosa posso essere utile?”

“Buongiorno Serena, chiamo per la carta di credito che ho bloccato perché smarrita e dovrei riattivare”

“Ha bisogno di un nuovo bancomat?”

“Ehm…no, come dicevo avrei bisogno di una nuova carta di credito perché la mia…”

“Ah sì che sciocca mi scusi, me lo ha anche detto. Mi deve perdonare ma è una giornata terribile. La classe di mia figlia è in quarantena e lei è a casa da sola a fare la videolezione. Non funziona il wi fi e continua a chiamarmi. Deve fare il tampone e non ci capisco niente di come si prenota e chiamo ATS ma resto in attesa e poi cade la linea. Il medico di base è morto e ci hanno passato a un altro che però è in malattia. Sono disperata”

“Caspita mi dispiace, capisco bene. Sa che c’è un link apposito per le scuole? È semplice e si fa in fretta, può scegliere anche dove fare il tampone”

“Davvero? Me lo dice? Per favore?”

“Ma certo!”

“Ecco, benissimo. Lo faccio subito grazie mille! Arrivederci. Tu tu tu tu tu tu…”

Magari per la carta di credito chiamo domani.

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