
Quanti sono? Faccio finta di doverci pensare, ma é una bugia.
É che mi pare sia successo tutto un po’ troppo di fretta, insomma.
Si dice che siano i giorni a non passare mai quando hai bimbi piccoli, mentre gli anni volano via.
Io di quelle giornate me ne ricordo tante.
La tutina rosa che avevo scelto con cura per la tua nascita, l’attaccatura un po’ bassa dei capelli che ti dava un’espressione buffa -tranquilla, é passata- i riccioli pazzi che ballavano intorno al tuo faccino mentre correvi via ridendo. E correvi probabilmente perché avevi appena manomesso la sveglia di nonna, spento la caldaia in cantina, infilato chissà dove la penna del nonno (mai più ritrovata)
Di correre non hai smesso mai, forse perché sempre in cerca di qualcosa.
Tu che in una scala da uno a dieci hai una vita sociale da centoventi: giovedrink, disco pizza, serate, pomeriggi, eventi.
Viaggi della speranza su un Flixbus per ascoltare ore di musica techno e ballare su un paio di stivali texani.
Tu che stai imparando a suonare quella musica, con la console usata che ti sei comprata. Quest’estate il tuo pubblico siamo state tua sorella e io, ma qualcosa mi dice che presto avrai davanti molta più gente che balla.
Perché quando vuoi qualcosa-che sia un vestito, un cibo da mangiare o una possibilità- non lasci andare né molli, un po’ come Gatto Matisse quando si attacca con le unghie al divano.
Tu che sei fatta di determinazione e incertezza, di muscoli allenati in palestra e visite nei musei, di giri notturni in bicicletta da sola e serate sul divano a farti fare i grattini dalla mamma.
Tu che sei felice quando c’è un nuovo libro da leggere, un aereo da prendere, un’amica da abbracciare.
Tu che hai portato a Parma un pezzo del mio cuore, oltre al cuoci riso, il detersivo della lavatrice e la piastra per i capelli.
Tu che a ogni partenza mi lasci il frigo più vuoto ma il cuore pieno di orgoglio.
Ventuno anni, amore mio.
Buon compleanno, mezzana del mio cuore.
La tua mamma