
La maternità é fatta di diversi ingredienti. Su ognuno di questi, per quanto non voglia, verso da sempre un ricco condimento di ansia.
Apparecchio la sera per la mattina, prenoto le vacanze da un anno all’altro, arrivo in aeroporto in tempo per prendere il volo prima di quello previsto.
In famiglia, amorevolmente ma non troppo, sono nota con l’adorabile nomignolo di Lufhansia.
C’è poi l’Ansia con la a maiuscola, quella che ho partorito insieme al primogenito. Da lei chiesto il divorzio, l’allontanamento coatto, ma niente. Più fedele di un anziano golden retriever se ne sta lì, accucciata a pochi passi da me, mai troppo lontana.
Per farla tacere a volte basta un rumore.
Una chiave che che gira nella notte, indice del rientro a casa. Il ding del messaggio sul cellulare, con una sola parola “arrivata”. Una risata spontanea, a dirci che sì, forse non va così male.
Da brava madre ansiosa conosco quella sensazione di morsa allo stomaco che prende davanti al silenzio, all’attesa, al non sapere. Una morsa che, va detto, lo stomaco a me lo chiude per poco, altrimenti sarei così magra da sfilare per Victoria’s Secret.
Invece mi tengo ansia e pancetta, preoccupazioni per quello che potrebbe succedere e stupore per quello che non mi aspetto.
Riescono sempre a sorprendermi, questi figli adorati.
“Mamma, ho fatto una cosa da grande. Sarai fiera di me”
Il piercing al capezzolo.
“Mami, guarda qui che meraviglia!”
Il tatuaggio sul bicipite.
“Stiamo valutando un viaggio impegnato, con gli amici”
Vacanza alcolica in Croazia.
“Ho diciotto anni, é arrivato finalmente il momento” “Di votare?” “No madre, di bere”
E così resto lì, ad accarezzare il mio fedele e invisibile golden retriever. D’inverno mi riscaldo con la borsa dell’ansia, mi consolo del fatto che mai sfilerò per Victoria’s Secret e penso che, dopotutto, magari dovrei farmi un goccetto anch’io.