Gymnic club

Gli aggiornamenti che tutti stavano aspettando sulla ginnastica del venerdì.

La bellissima, dolcissima e tonicissima maestra di Gag (ormai chiaro acronimo di ginocchia artrite giunture) comincia ad apparire un filo meno amabile e appena appena più sadica.

Per l’ultima lezione ha chiesto di avere dei piccoli pesi: a noi sembrava di averne addosso fin che mai, ma tant’è.

Tuttavia la piccola ed io siamo quelle dei tappetini fluorescenti, puzzolenti e radioattivi presi dai cinesi in offerta, e non possediamo pesi di alcun genere.

Ci siamo dunque presentate con due bottigliette a testa da mezzo litro di acqua San Benedetto, ché a qualche santo bisogna pur votarsi per sopravvivere a tale martirio.

Una volta compreso bene il tipo di esercizi, per rinforzare muscoli che nemmeno sapevamo di avere, abbiamo preso qualche sorso d’acqua qua e là per alleggerire il peso (non il nostro).

Per il prossimo allenamento, le mie saranno riempire di vodka alla pesca.

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B.B. Rowling

Il primogenito s’è alzato prima, è sceso silenzioso in cucina, ha preparato il caffè e svuotato la lavastoviglie.

Sapeva che ero molto stanca e ha pensato di farmi alzare un po’ più tardi.

La mezzana ha sistemato la sua stanza.

L’armadio sembra una vetrina, nei cassetti non c’è più niente di appallottolato malamente.

Ha persino tolto i capelli dalla spazzola, quella coi cui resti si potrebbe fare un parrucchino.

La piccola ha preso nove in francese, la sua lingua preferita. La professoressa a colloquio mi ha detto, sorridendo, che in tanti anni di insegnamento raramente ha trovato alunni tanto portati per questa lingua.

La parrucchiera mi ha fatto delle onde nei capelli bellissime, che mi incorniciano il volto riposato e luminoso.

Il punto di rosa sulle unghie, dopo una rilassante manicure, è proprio quello che desideravo.

Il piccolo ma sovrappeso felino ha imparato a usare il passa gatto, e ora è autonomo e felice, non ha più bisogno di buttarmi giù dal letto per farsi aprire la porta.

Il fidanzato mi ha detto che sono bravissima a impilare il cartone da buttare e che non ho rivali nell’aprire la pellicola trasparente da cucina.

Ecco la prima pagina del mio nuovo libro. Ho cambiato genere, mi sono data alla fantascienza.

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Mirabilia

Esperienze liete degli ultimi giorni

Circolare con la P di neopatentato assicura, anche se guidi con destrezza da trent’anni, una serie di amichevoli strombazzate ai semafori e meno amichevoli insulti nonché esibizione di dito medio se non superi i cinquanta allora in centro paese.

Ecco, nel dubbio sappiate che la P sta per ricordare a quello dietro che è un Pirla.

Dare sfoggio di competenza, serietà e alta pedagogia in call mentre la mezzana passa ascoltando il video “sentite come gli starnuti delle foche sembrano scoregge”

Mandare quindi il curriculum al Despar di Vilnius, Lituania.

Acquistare un pacco misterioso su Amazon, che potrebbe contenere qualunque cosa. Per i più fortunati alta tecnologia, per quelli come noi mangime per pesci rossi. Sentire il primogenito che ti taccia di ludopatia per l’avventato acquisto.

Attaccare il calendario dell’avvento mentre ti ronzano ancora intorno le zanzare, che cercherai di sterminare con il calendario stesso.

Potrebbe andare peggio. Potrebbe piovere (cit)

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My two cents

I miei due centesimi per te, figlia.

L’autonomia è la via, la verità e la cura, ma ricordati: sei veramente autonoma quando sei capace di chiedere aiuto.

Guarda le vite degli altri ma solo se li conosci, non dietro le dorate vetrine dei social. Quel mondo è un perenne open day, dove mostri il meglio e chiudi nello stanzino tutto ciò che non va.

Vigila sui diritti, senza trascurare i doveri.

La risposta giusta in una discussione ti verrà sempre il giorno dopo. Tienila a mente, servirà la prossima volta.

Metti la crema sul viso tutte le sere, non aspettare che la pelle chieda.

Massaggiala lenta, come una carezza.

Per avere cura del mondo fuori, la prima coccola va fatta a noi.

Scegli le parole con la stessa cura che riservi al vestito di una serata, il colore del rossetto, la misura del tacco. Devono vestirti bene, essere del colore giusto e farti camminare comoda.

Essere gentile è come lavarsi i denti, va fatto almeno tre volte al giorno, fa bene e lascia un buon profumo.

Ci sono due parole da conservare in una teca preziosa, come quella con la rosa della bella e la bestia.

Tutto passa.

Balsamo e cura nei momenti bui, consapevolezza in quelli di luce.

Fatti ladra di parole.

Siamo fatti di ciò che pensiamo, e pensiamo con le parole che conosciamo. Arricchisciti di termini.

Separa le cose con cura, come il cerotto dalla ferita. Solo i sorrisi vanno strappati, dalle facce degli altri.

Conserva i ricordi con lo stesso rigore della catena del freddo, perché possano essere integri e fedeli.

Non possiamo negarci la fatica, ma regalarci la speranza sì.

Lo sai, ti diranno di splendere.

Prendi invece quello che hai e che la vita ti offre e trasformalo in energia.

Quindi non splendere, fermenta.

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P come…

Oggi è venerdì, che per me e la piccola è il dia de los muerto.

C’è il corso di ginnastica e non sappiamo a quale nuova tortura verremo sottoposte.

Ma noi andiamo, con lo spirito, il vigore e l’entusiasmo di chi si reca alla riunione di condominio per decidere dove mettere i bidoni dell’umido.

Sulla mia macchina è spuntata una gigantesca P, che potrebbe volere dire molte cose ma nello specifico si riferisce al primogenito in possesso di foglio rosa.

A breve seguiranno orari e percorsi delle sue guide, così che chi mi abita accanto possa mettersi in salvo.

Il felino Matisse continua nel suo sciopero da passagatto, forse per pigrizia, forse per il timore-non del tutto peregrino- di incastrarsi, forse perché é semplicemente convinto che io faccia parte della servitù e mio compito sia di aprirgli la porta.

Novembre, puoi darmi ancora grandi soddisfazioni.

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Let’s get physical, physical

Il corso di tortur…ginnastica, che la piccola e io seguiamo diligentemente ogni venerdì sera, procede alla grande.

Al grido di “strizza quei glutei” stiamo scolpendo i nostri zoppicanti lati b, oltre a notare una certa dose di sadismo nella sempre bravissima nonché statuaria insegnante.

A ritmo di una musica così tanto da giovane che alla fine dell’ora mi sono trovata coi brufoli, abbiamo slanciato le gambe -la piccola, che ha una notevole apertura alare, io ci provo- rinforzato gli addominali, rassodato l’interno coscia (ma voi lo sapevate che esistono muscoli anche lì? Incredibile)

Per finire ci siamo sdraiate sui tappetini per il godurioso momento dello stretching. Ed è in quel momento che la piccola e io abbiamo compreso da dove venisse il fetore che permeava l’aria.

Dai nostri due colorati tappeti comprati poche ore prima dai cinesi, che probabilmente li conservavano in magazzino dal novantadue insieme al maiale in agrodolce.

Anche la ripresa post allenamento comincia a migliorare: abbandonato il deambulatore, oggi mi muovo agile solo col bastone.

Insomma, tutto bene.

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Gag

Rispolverato il mollettone d’ordinanza e il tutone diserotizzante, buttati nel borsone due asciugamani vecchi e un po’ lisi.

Una pioggia battente che non sembrava granché di buon auspicio per questa nuova esperienza.

Ieri sera, la piccola ed io abbiamo partecipato alla nostra prima lezione di Gag. Che no, non è un corso di comicità e selezioni per Zelig-per il quale saremmo probabilmente state più portate- ma l’acronimo maledetto di gambe addominali glutei.

Per motivi che anche questa volta verrebbe lunga spiegare, e che collocherebbero la mia sempre più prestigiosa reputazione di pedagogista poco sopra Erode, abbiamo zompettato per un’ora nella palestra puzzolente di un istituto tecnico.

Per la prima mezz’ora la piccola mi ha sbeffeggiato per la scarsa agilità -falso- e la pessima coordinazione- malevolo-ma alla terza serie di addominali ha dovuto smettere di ridere per continuare a respirare.

Al minuto e mezzo di plank ci siamo guardate, in un muto “perché siamo qui?”

L’ora è passata comunque abbastanza veloce, sotto le energiche esortazioni di una dolcissima, giovanissima e scolpitissima insegnante.

Ci torneremo ogni venerdì, perlomeno fino a marzo.

Io stamattina giro col deambulatore, ma a parte questo è stato bellissimo.

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Dura lex, sed lex

Da una settimana circa la piccola, per motivi che verrebbe lungo spiegare ma soprattutto farebbero tabula rasa della mia prestigiosa reputazione da pedagogista, è in custodia cautelare.

Una reclusione domiciliare che contempla due possibili uscite: frequentare la scuola e andare a ginnastica.

Perché, come sappiamo, uno dei capisaldi della pedagogia è “l’ho pagato, ci vai”

Lei ha accolto con la rassegnazione del colpevole la pena assegnatale, e da giorni osserva alla lettera le prescrizioni.

Nello specifico, sta con me.

Quando non lavoro, mi appare all’improvviso di fronte con una di queste due domande: che si mangia? Che si fa?

Alternate o insieme.

Si è fatta applicare dalla sorella un paio di raccapriccianti ciglia finte, tiene gli occhi aperti con gli spilli come in Opera di Dario Argento perché le palpebre si son fatte pesanti e a ogni battito di ciglia genera un tornado in Thailandia.

La sera, approfittando dell’assenza del maschio alfa della famiglia, si spiaggia sul divano al mio fianco riguardando tutte le serie di film Disney viste durante l’infanzia.

Consiglio gratuito e spassionato della pedagogista: quando sanzionate un comportamento scorretto, state bene attenti a non infliggere a voi la pena più alta.

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Bau bau micio micio

In macchina, inizio sera, il centordicesimo accompagnamento della giornata.

Il primogenito ed io.

“Mamma, attenta, un cane!”

Ed è proprio un quadrupede quell’ombra che saetta, terrorizzata, tra le macchine in corsa.

Frenate improvvise, colpi di clacson, qualcuno impreca.

Noi accostiamo e scendiamo, ché il figlio maggiore può essere perfido come Jeffrey Dahmer con i congiunti, ma diventa San Francesco con gli animali.

Da piccolo ha pianto un pomeriggio intero per avere schiacciato sotto la scarpa una lumachina, e ancora ricorda con commozione il criceto Pedro, che il gatto divorò per metà.

Insieme a noi altre persone, che hanno lasciato la macchina sul bordo della strada e cercano di prendere la bestiola, sempre più spaventata.

Lui lo segue piano, un passo alla volta, in silenzio. Non lo chiama. Quando gli è quasi accanto si abbassa, allunga il braccio e attende.

Il cane lo guarda, abbassa le orecchie, e gli si avvicina.

Nel tripudio generale lo carichiamo in macchina, non sapendo bene cosa fare. Lo portiamo a casa, e dopo averlo sfamato col cibo del gatto -che dalla vetrata ci guardava sì con lo sguardo truce di Dahmer- rintracciamo il suo padrone.

Perché in questo folle mondo virtuale esistono i gruppi del paese in cui vivi, che non si limitano a lamentarsi delle asfaltature malfatte o del vicino che si è costruito abusivamente la piscina, ma offrono una possibilità di condivisione immediata.

È così la cagnolina non più spaventata e la sua padrona di sono ritrovate, con grande gioia di entrambi.

La cagnolina che, caso vuole, si chiama Bianca.

Come la piccola.

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Indovina chi viene a pranzo

Sono una persona non particolarmente costante, di umore mutevole, azzannatrice il mattino prima del caffè.

Ma ho anche dei difetti.

Uno di questi è la cronica incapacità di accettare le critiche, tollerare un rimbrotto, ascoltare una lamentela sul mio operato.

Se ci fosse una cintura nera di permalosità io sarei da anni sul podio.

Questo preambolo per spiegare che il fidanzato, uomo che non le manda a dire, diretto e talvolta spigoloso nei modi, prova a sollevare questioni con gentilezza e partendo da lontano.

Oggi, a tavola.

“Coff, coff”

“Tutto bene?”

“Sì sì -occhi lucidi- mi stavo solo chiedendo una cosa”

“Cosa?”

“Ecco -sorso d’acqua- che spezie metti ultimamente sul pesce?”

“Spezie? Ah, quelle nel barattolo di vetro, le tue. Buone, no?”

“-colpo di tosse, sorsata d’acqua- amore, è peperoncino”

Io naturalmente ho preso molto bene la pacata osservazione, e ora che so di cosa è fatta quella polverina rossa la metterò ovunque, dalla minestra ai profiteroles.

In cucina con maledetta, a breve su real time.

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