Mine vaganti

Fuori era freddo e buio.

Un buio strano, diverso, carico di una luce blu avvolgente e serica.

Seduti accanto, la radio spenta, senza parlare.

La solennità, d’altronde, si vive in silenzio. Sulle strade altri come noi, chi a piedi, col passo pesante, altri in auto, lo sguardo carico di perché.

Le parole non dette, i pensieri come mine vaganti, la consapevolezza di ciò che sta per accadere.

Un sospiro profondo, lo zaino sulle spalle, la mascherina a coprire il naso, la portiera aperta e un saluto sussurrato.

A undici mesi esatti, sono tornati a scuola.

Dopo undici mesi di “presente!” declamato in pigiama dal salotto di casa, si siederanno al banco coi loro compagni.

Nel silenzio, lieve, appagata da un’emozione nuova, sono tornata nella mia casa, vuota.

E mi sono ubriacata con la musica a palla.

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La accendiamo?

“Blo, sei sicura?”

“Certo, fidati di me. E non fare quella faccia. Ti ricordi quello che ti ho spiegato?”

“Magari non tutto”

“Dai, proviamo che fare è il miglior modo per imparare”

“E se ci schiantiamo?”

“Tirerò il freno a mano in tempo”

“Allora che faccio, la accendo?”

“Sì, accendiamola”

In una soleggiata domenica mattina di gennaio, in un grande parcheggio vuoto, il primogenito ha fatto la sua prima lezione di guida.

È stato bravo, ha imparato a partire senza strappi e saltelli e a mettere prima, seconda e fare le curve.

Certo, peccato per il runner, ma d’altronde lo sanno tutti che in zona rossa non si va a correre.

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Visto da vicino nessuno è normale

Le sorelle squinternate sono finalmente squarantenate, complice un doppio tampone negativo che le ha restituite a pieno titolo alla nostra famiglia.

Alla lettura del referto le due si sono lasciate andare ai più torbidi desideri, gettarsi tra le braccia di mamma.

Braccia che da tempo non bastano più a contenerle ma sufficienti per coccolarle.

La mezzana si gode infinite sessioni di grattini la sera, mentre guardiamo un film nel lettone -sì, ci piace la vita spericolata.

La piccola si nasconde in angoli bui e con la delicatezza di Jack lo squartatore mi si avventa addosso, tempestandomi di baci.

Il primogenito è sollevato della negatività sorellesca, che in caso contrario lo avrebbe costretto a un altro giro di isolamento e tampone.

D’altro canto non nasconde la sua mestizia per dover nuovamente condividere il tavolo per pranzi e cene, abituato com’era a tête-à-tête con sua madre, allegre serate in cui poteva polemizzare liberamente su qualunque argomento, dalla ricetta della carbonara alla questione politica nella striscia di Gaza, senza essere interrotto dalle avvincenti avventure scolastiche della piccola o dai nuovi make up sperimentati dalla mezzana.

Siamo tornati alla normalità, dunque.

Qualunque cosa possa significare.

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Le sorelle quarantena

Le sorelle quarantena procedono il loro isolamento preventivo, arrivato al decimo giorno.

Dalla loro stanza, ormai trasformata in una via di mezzo tra la cucina di Masterchef e una discarica, gozzovigliano durante maratone di film. Si sono riviste tutto Harry Potter mentre la piccola sospirava per il suo amato Draco Malfoy, hanno guardato Jumangi uno e due e tutta la filmografia di Natale degli ultimi vent’anni.

Quando la piccola ha saputo che avrebbe eseguito il tampone al drive, ha chiesto se già che c’era poteva ordinare un Gran Crispy Mcbacon con patatine grandi.

Il primogenito è sprofondato in un gorgo di matematica e fisica, e nel cuore della notte esclama a gran voce “coseno di x!Tangente di y!

I felini di casa hanno ingaggiato una lotta senza quartiere col gatto straniero che ogni tanto invade i loro territori. Durante l’ultima rissa, dopo avere cacciato l’invasore, anziché battersi il cinque, si sono dati un sacco di mazzate fra loro, forse presi dall’euforia del momento.

Io sto cercando un buon esorcista.

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Pagina uno

La prima pagina de La seconda legge di Mendel, per chi volesse un assaggio.

Jordan

Mi chiamo Jordan e ho sedici anni. Devo il mio nome alla creatività dei miei genitori, Giorgio e Daniela.
Per il loro primogenito e per celebrare un grande amore hanno unito i loro due nomi in uno, sommando, togliendo, aggiustando.
Gli altri genitori scelgono un nome, i miei me l’hanno letteralmente cucito addosso: un nome su misura.
La realtà, come spesso accade, è meno romantica, e quando avevo dieci anni papà mi ha confidato – dopo qualche birra di troppo – d’avermi chiamato così in onore di un famoso paio di scarpe. Non aveva capito, o forse era solo troppo ubriaco per ricordare che Jordan era il nome di un giocatore di basket.
Comunque, per buona misura, sono andato a vedere i filmati delle partite e ho scoperto che quel Jordan era bravo, ma bravo per davvero; ho letto pure che è stato dichiarato più grande giocatore di pallacanestro di tut- ti i tempi, e mi sono sentito stupidamente fiero.
Le somiglianze, però, si fermano al nome, che per lui era il cognome, ma va bene lo stesso, perché io sono alto come una delle sue gambe e non centro nemmeno il cestino della carta a scuola quando mi annoio e faccio
qualche tiro. Di contro sono bravo a fare trucchi con le carte, me lo dicono tutti. Ho cominciato che avevo solo dodici anni, ho visto tutorial, fatto corsi, mi sono esercitato per ore. La magia è una compagna fedele che non ti lascia mai solo.
E poi, la gente. Lo stupore sulle facce, gli occhi spalancati per l’emozione. Amo stupire.”

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Col favore degli astri

Avrei dovuto capirlo dal sorriso sardonico di Paolo Fox, mentre declamava garrulo un inizio d’anno all’insegna di momentanei blocchi e conseguenti nuove conoscenze infuocate per il segno dell’ariete.

Mai però avrei immaginato che i blocchi fossero quelli dei due water della casa intasati, contemporaneamente, e la nuova conoscenza un baldanzoso uomo degli spurghi che probabilmente sta trattando per la villa di George Clooney sul lago di Como, a giudicare dal preventivo.

All’infuocato ci ha pensato la piccola, vasocuocendo un dolce nel microonde con la funzione grill. L’amato elettrodomestico -nuovo, il suo predecessore è spirato la mattina della vigilia- ha emesso così tanto fumo che la cucina sembrava la val padana immersa nella nebbia.

Nel frattempo m’è toccato rimettere in fresco la bottiglia di spumante che ero pronta a sbocciare domani mattina, quando tutti e tre i figliuoli, a quasi un anno di distanza, sarebbero rientrati a scuola in contemporanea.

Per ora mi gusterò un beverone alla cicuta che mi aiuterà a sopportare i prossimi giorni e le incertezze sul futuro scolastico dei miei figli.

Poteva senz’altro andare peggio, che diamine.

Però, caro Paolo Fox, la prossima volta, come dice il mio fidanzato, statte zitto.

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Giorno 1

“Diventare più coraggiosa e sicura di me”

“Gni”

“Ma vuol dire gni?”

“Obiettivo non ancora raggiunto”

“Ricordarmi che sono speciale”

“Sì”

“Fare piercing all’orecchio”

“Si! Anche più di uno”

“Vestirmi meglio”

“Beh, insomma…”

“Senti chi parla”

“Essere sicura della scuola che ho scelto”

“Ehm…”

“Amare mia sorella”

“Piccola? Ma questo lo hai aggiunto tu?”

“Forse”

La mezzana e la piccola, sul lettone oltre la una di notte dell’ultimo giorno dell’anno, hanno aperto la scatola che custodiva i buoni propositi del duemila e venti.

Senza sapere, come nessuno, che il mondo e le priorità si sarebbero ribaltate presto.

Spero che ognuno di noi si porti un buon proposito per il prossimo futuro, perché il modo migliore di andare incontro a ciò che verrà e immaginarselo bello.

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2021

Sarà che il mio anno è finito ad agosto e cominciato a settembre, che preferisco il fluire al saltare, che i bilanci mi fanno paura quanto le bilance.

Sarà che sono stata fortunata in questo anno infausto, che egoisticamente pensavo mi avesse tolto tanto e invece mi ha restituito altrettanto, poco alla volta.

Sarà che ho la salute, concetto che un tempo -ingenua gioventù- mi pareva banale e scontato; che ho viaggiato lontano, più vicina al polo che all’equatore, col migliore compagno di viaggi e di vita.

Sarà che il lockdown mi ha restituito i miei figli, non perché li avessi persi ma forse mai vissuti con tanta intensità, tra quattro mura e poco più.

Sarà che nella buona e nella cattiva sorte te lo dovrebbero dire quando ti mettono sulla pancia il tuo bambino appena nato.

Sarà che ho avuto paura e riscoperto pieghe di me dove stavano nascosti e silenti coraggio e fantasia.

Sarà che si è realizzato un sogno e passando davanti alla vetrina di una libreria c’era un testo col mio nome sopra.

Sarà che non sono mai stata sola, anche quando pensavo di esserlo, e questa consapevolezza è stata il regalo più grande.

Sarà che ho abbondanza di amore, amicizia e cose da fare, per passare all’anno nuovo senza chiudere la porta a quello vecchio, per voltare pagina ma sullo stesso libro.

Buon anno nuovo, a tutti.

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Come neve

Il primogenito deve costruire un pendolo come compito di fisica.

La piccola ha da leggere i Tre moschettieri.

La mezzana si è infilata un paio di pantaloni da neve di tre anni fa e ora non riesce più a uscirne.

Il gatto s’e ferito non si sa come a una zampa imbrattando di sangue divano, tende, sedie e coperte. La scena del crimine è stata ripulita, il felino disinfettato e medicato.

Il fidanzato è disperso nella Tuscia fino all’anno nuovo.

Io ho preparato amorevolmente dei pancake per merenda, per fare la brava mamma almeno un pomeriggio, e sono venuti duri come la pietra.

Armata di scalpello, la piccola sta incidendo la nuova stele di Rosetta.

Per pochi attimi stamattina tutto era bianco, silenzioso e immobile.

Poi si sono alzati i tre ed è stata euforia, perché basta non avere la patente per amare la neve, qualunque età tu abbia.

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Il Natale quando arriva arriva

Il primogenito dorme nel suo nuovo letto, con la metà mancante consegnata da tre corrieri accolti col gaudio riservato ai Magi a Betlemme.

All’improvviso un urlo squarcia il silenzio della notte “altolà! Chi va là!”.

Esclama lui, come uno sceriffo d’altri tempi, come Giovanna d’Arco che sente le voci.

Si riaddormenta dopo pochi istanti, mentre io resto a fissare il buio contando le ore che mancano alla sveglia e ai modi per farlo fuori senza andare in galera.

La mezzana si fa spedire pacchi indicando solo il suo nome, senza cognome né indirizzo -tanto mi conoscono, afferma la fanciulla- e così mi tocca andare al punto di consegna per ritirare un suo regalo.

La piccola trova, nel calendario dell’avvento, al posto del cioccolatino un buono per una carbonara domestica da consumare per cena. La sua esultanza ricorda quella di Caressa dei mondiali a Berlino.

Io ricevo un pacco che aspettavo, in dono dei meravigliosi porcini e bevo la tisana con un’amica e il caffè con un’altra.

Ce n’è abbastanza per arrivare a Natale.

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