L’unica spiegazione possibile

Li coltivi da piccini, teneri virgulti, radici che ancora devono affondare nel terreno.

Innaffi, curi, esponi al sole, dai ombra.

Notti in bianco, madonne a colazione quando nessuno si alza.

Discussioni per i compiti, lo studio, la matita si impugna così, no lì non ci puoi andare, così tardi non devi tornare, sei piccolo per questo e quell’altro.

Lezioni provate e quelle private, l’essere motivatore, non arrenderti, dagli sbagli si impara.

E mentre tu semini e concimi, pensando che sarai fortunato ad essere ancora vivo per assaporare i frutti, il miracolo accade.

Così, dal niente, prima non c’era e poi sì.

Come una magia di David Copperfield, tu che ti senti più come il mago Forest.

Il primogenito legge.

Legge libri per piacere e studia i testi per gli esami.

Nessuno lo obbliga, lo maltratta, lo ricatta (tutti ottimi metodi educativi, comunque).

Divora storie e sfoglia pagine, prende appunti e acquista libri col bonus cultura.

Insomma, fa tutto quello che ho provato ad insegnargli negli ultimi diciannove anni.

E lo fa sua sponte, senza coercizione alcuna.

Devo controllare: l’unica spiegazione è che stia producendo metanfetamine in garage.

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Cinquanta sfumature

Meglio del Venerdì di repubblica, ecco tornare il venerdì di ginnastica.

La trasformazione della dolcissima insegnante di gag da Biancaneve a Mr Gray di cinquanta sfumature di grigio è ormai ultimata.

Si è compiuta al ritmo di Riki Martin e Alvaro Soler, ma non per questo è stata meno cruenta.

Le parole sono importanti, ma alcune sono pericolosissime.

Tra queste, oltre a “dobbiamo parlare”, si inseriscono di diritto sul podio le temibili “plank”, “barchetta” e la fantozziana “quadrupedia”.

A ognuno di questi termini corrisponde una posizione faticosa, a tratti dolorosa e sprezzante della forza di gravità.

A ognuna di queste posizioni corrispondono invocazioni tra le più religiose da parte mia ed esortazioni militari da parte della iper tonica insegnante.

Ieri sera, mentre allenavo il muscolo dell’interno coscia sulle note di Livin’ la vida loca, sognavo che irrompesse il Richard Gere di Ufficiale e gentiluomo a portarmi via in braccio.

È arrivata solo la bidella -forse da Napoli- a dirci di non lasciare le giacche nello spogliatoio.

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Baia dos porcos

La mezzana sta stilando la lista invitati per il suo diciottesimo compleanno, oltre a cercare il vestito giusto, il trucco perfetto e l’acconciatura più fashion.

Quando le è stato timidamente fatto notare che mancano ancora nove mesi, ha risposto che passano in un attimo, giusto il tempo di una gravidanza, e ho sentito le coronarie stringersi.

Vagheggia di improbabili tatuaggi, una volta varcata la soglia della maggiore età.

Dettaglia con precisione certosina il piercing ai capezzoli che non vede l’ora di fare.

Con la sua amica G, sta pazientemente costruendo un gioco da tavola, il Monopoli degli alcolisti anonimi, il pictionary degli spacciatori di parco Sempione, il gioco dell’oca di Rocco Siffredi.

A ogni casella una entusiasmate attività da svolgere in coppia, da soli o con uno shottino.

Insomma, sprizza maturità da tutti i suoi diciassettenni pori.

Ho avuto queste notizie dal resto della famiglia, infatti scrivo queste poche righe dal tavolino del chiringuito che ho aperto anzitempo nella Baía dos Porcos, Brasile.

Preferisco non esserci al compleanno, pure se mancavo nove mesi.

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Salvate il soldato Barbara

L’esperimento pedagogico denominato “tempo di qualità madre-figlia: come sciogliere il grasso in eccesso rinforzando il legame parentale” è ripreso dopo la pausa natalizia.

Venerdì sera, come da ormai triste consuetudine, la piccola ed io ci siamo presentate in palestra, in tenuta all Decathlon.

Oltre alle sventurate compagne di corso abbiamo ritrovato la sempre bellissima/informissima/tonicissima maestra di Gag, che insieme alle decorazioni di Natale deve avere chiuso in garage anche la gentilezza che pareva possedere.

La sensazione è stata quella di essere state catapultate nell’allenamento sotto la pioggia di Soldato Jane.

Al grido di “stringi quel gluteo, mamma!”(perché in quanto madre della piccola ho perso il diritto al nome) “I pesi li puoi usare anche tutte e due, eh” “indietro quel bacino, più su quelle braccia, più indietro quelle orecchie” ho capito che sotto quei ricci vaporosi si nasconde Satana in persona.

Io aspetto che lei si allontani per smettere con gli addominali, lei arriva di soppiatto intimandomi di ricominciare, neanche mi stesse addestrando per il corpo dei Marines.

Insomma, figlia mia, soffriamo insieme.

Avrei voluto farti dono del metabolismo veloce, ma avrei dovuto prima trovarlo io.

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Ti posso spiegare

Piccolo ma efficiente vademecum per il genitore sperduto di figli adolescenti.

Da stampare, tenere in tasca o in borsetta, pronto all’uso.

Brutto voto

“Mamma, sì ho preso tre nella verifica ma non è che non te l’ho detto, li ha messi sul registro elettronico a tradimento, non lo sapevo. Comunque, te lo dico, è andata malissimo a tutte la classe, pensa che Barbagianni Egidio, che prende tutti dieci, ha vinto le olimpiadi della matematica a Pechino e si è già iscritto ad Harvard non è arrivato al cinque.

La prof ha detto che non fa media, quindi puoi stare tranquilla”

Ritrovamenti

“Mamma, non penserai che sia mia vero? È chiaro che c’è un equivoco: le sigarette (a scelta tabacco, fiaschetta di gin, qualche grammo di fumo) non sono miei. Li tenevo per Giampaolo/Anastasia/Pinuccio, ché i suoi genitori non vogliono certe cose in casa” (certo, perché io sono favorevole alla marijuana in salotto?)

Ritardi

“A che ora sono tornato? Non ricordo con precisione, ma saranno state le undic…no forse mezzanot…aspetta aspetta sì sì, mezzanotte e mezza perchè ho sentito il campanile, quello non mente”

Erano le sei della mattina.

Denaro

“Mamma, ce li hai du’ spicci? Avrei bisogno sette euro per la tombolata di classe, quattro e cinquanta per il teatro di ieri, due euro per il cappuccino alla macchinetta, venti euro che mi hai preso per far benzina, i soldi della comunione. Sono settecentotrentacinque e cinquanta, facciamo settecentotrentacinque e non parliamone più”

Universale

“Non sono stato/a io”, è stato mio fratello/sorella/cugino/cugina -fino al quarto grado di parentela-amico, gatto, fratello l’ho già detto?”

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Pedala

Nonostante l’esperienza sul campo, la laurea magistrale, le formazioni continue e gli aggiornamenti, il lavoro coi minori, ancora mi perdo nel variegato universo adolescenziale.

Vacillo, quando trovo il primogenito che legge -sua sponte- Pirandello e un momento dopo rutta in videochiamata con minchia bro, bella fra, gli amici di sempre.

Annaspo, quando la mezzana scrive un pezzo come compito di diritto senza copiarlo da Google, in cui analizza l’articolo 4 e cita Marx, e l’attimo seguente urla a sua sorella “chi si tocca il naso prima non sparecchia”.

Barcollo, quando la piccola osserva e racconta dinamiche adulte e complesse, mentre la sera mi costringe alla perpetua visione dell’opera omnia di Pixar.

Io osservo e mio malgrado partecipo, ché per quanto disorientata resto l’adulto di riferimento.

Perché ho voluto la bicicletta e ora tocca pedalare, dicono.

Ecco, solo un appunto.

La bicicletta l’ho voluta, ma mica era chiarissimo che avrei dovuto pedalare tra discese ardite e le risalite. Che poi, la bici la puoi sempre parcheggiare in garage se capisci che non fa per te, la cyclette la copri di vestiti e il tapis roulant può restare in salotto a prendere polvere.

Minchia, bro.

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Caro dicembre

Il mocaccino bevuto dalla mia parrucchiera amica, mentre snoda i ricci che ho in testa e chiacchieriamo guardandoci riflesse nello specchio.

Un bigliettino sulla porta, uno in sala, un altro sull’agenda, l’amorevole caccia al tesoro del fidanzato.

Sette in filosofia che per la mezzana corrisponde alla vetta dell’Everest senza ossigeno e zoppi o trovare l’ago in un pagliaio bendati.

La colazione con una collega, il rivedere tutte le altre e rendersi conto che, nell’incertezza e fatica di ciò che accade,

c’è qualcuno che ti comprende.

Cantare Ligabue con la piccola in macchina, la stessa canzone che ascoltavi alla sua età.

Essere ancora viva dopo una settimana intensiva di guide del primogenito, di “attento alla signora, non investiamo il vigile, non sarà troppo vicino quel muro, quel ragazzo laggiù mi sembra giovane per morire, se non freni finiamo in un dirupo”.

Caro dicembre, tanta roba per cui essere grati, come dicono i giovani.

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Gymnic club

Gli aggiornamenti che tutti stavano aspettando sulla ginnastica del venerdì.

La bellissima, dolcissima e tonicissima maestra di Gag (ormai chiaro acronimo di ginocchia artrite giunture) comincia ad apparire un filo meno amabile e appena appena più sadica.

Per l’ultima lezione ha chiesto di avere dei piccoli pesi: a noi sembrava di averne addosso fin che mai, ma tant’è.

Tuttavia la piccola ed io siamo quelle dei tappetini fluorescenti, puzzolenti e radioattivi presi dai cinesi in offerta, e non possediamo pesi di alcun genere.

Ci siamo dunque presentate con due bottigliette a testa da mezzo litro di acqua San Benedetto, ché a qualche santo bisogna pur votarsi per sopravvivere a tale martirio.

Una volta compreso bene il tipo di esercizi, per rinforzare muscoli che nemmeno sapevamo di avere, abbiamo preso qualche sorso d’acqua qua e là per alleggerire il peso (non il nostro).

Per il prossimo allenamento, le mie saranno riempire di vodka alla pesca.

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B.B. Rowling

Il primogenito s’è alzato prima, è sceso silenzioso in cucina, ha preparato il caffè e svuotato la lavastoviglie.

Sapeva che ero molto stanca e ha pensato di farmi alzare un po’ più tardi.

La mezzana ha sistemato la sua stanza.

L’armadio sembra una vetrina, nei cassetti non c’è più niente di appallottolato malamente.

Ha persino tolto i capelli dalla spazzola, quella coi cui resti si potrebbe fare un parrucchino.

La piccola ha preso nove in francese, la sua lingua preferita. La professoressa a colloquio mi ha detto, sorridendo, che in tanti anni di insegnamento raramente ha trovato alunni tanto portati per questa lingua.

La parrucchiera mi ha fatto delle onde nei capelli bellissime, che mi incorniciano il volto riposato e luminoso.

Il punto di rosa sulle unghie, dopo una rilassante manicure, è proprio quello che desideravo.

Il piccolo ma sovrappeso felino ha imparato a usare il passa gatto, e ora è autonomo e felice, non ha più bisogno di buttarmi giù dal letto per farsi aprire la porta.

Il fidanzato mi ha detto che sono bravissima a impilare il cartone da buttare e che non ho rivali nell’aprire la pellicola trasparente da cucina.

Ecco la prima pagina del mio nuovo libro. Ho cambiato genere, mi sono data alla fantascienza.

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Mirabilia

Esperienze liete degli ultimi giorni

Circolare con la P di neopatentato assicura, anche se guidi con destrezza da trent’anni, una serie di amichevoli strombazzate ai semafori e meno amichevoli insulti nonché esibizione di dito medio se non superi i cinquanta allora in centro paese.

Ecco, nel dubbio sappiate che la P sta per ricordare a quello dietro che è un Pirla.

Dare sfoggio di competenza, serietà e alta pedagogia in call mentre la mezzana passa ascoltando il video “sentite come gli starnuti delle foche sembrano scoregge”

Mandare quindi il curriculum al Despar di Vilnius, Lituania.

Acquistare un pacco misterioso su Amazon, che potrebbe contenere qualunque cosa. Per i più fortunati alta tecnologia, per quelli come noi mangime per pesci rossi. Sentire il primogenito che ti taccia di ludopatia per l’avventato acquisto.

Attaccare il calendario dell’avvento mentre ti ronzano ancora intorno le zanzare, che cercherai di sterminare con il calendario stesso.

Potrebbe andare peggio. Potrebbe piovere (cit)

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