Di truffe e malattie

“Et voilà, trentotto anche per te! Mica che ci facciamo mancare qualcosa, eh. Mi sa che la scuola finisce qui, oggi”

“Mother, non scherzare. Trentotto non è mica febbre, è quasi la temperatura corporea gusta, non può bastare così poco per non mandarla a scuola, dai!”

“Ah ma davvero? Trentotto non è febbre? Lo dice quello che a trentasette e uno ha nominato un erede per il suo account Instagram?”

“È diverso, io stavo male”

“E sta male pure tua sorella, che a questo punto starà a casa a fare compagnia alla piccola”

“Cosa?! Ma scherziamo vero, la piccola non ha niente a parte un grande talento da attrice! Mother ti prego, non puoi essere così ingenua. Ti sta truffando, mandala a scuola”

“Ma tu guarda, la notte porta consiglio e anche una laurea in medicina, vedo. Ripassa quando avrai preso anche la specialistica, magari ti darò ascolto”

“Mother non puoi non vedere l’inganno! Sono tutti trucchi! Io lo so perché sono anni che…”

“Sono anni che…?”

“Oh, ma guarda come s’e fatto tardi, vado che non vorrei perdere il pullman per andare a scuola. Statemi bene”

Millantatore di titoli e truffatore.

Non ditelo all’Inps.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Il grande salto

Cara mezzana,

Che sarebbe stata un’impresa tosta l’avevamo intuito già nella nursery dell’ospedale, quando avvolta in una tutina troppo grande hai sollevato la testa, a poche ore dalla tua venuta al mondo.

E per i primi anni non ti sei smentita, un piccolo uragano nel mezzo del terremoto, impavida e temeraria, scatenata e irruente, impulsiva e poco ubbidiente. Esploratrice dove non dovevi, scalatrice di librerie e specializzata in evasioni dai lettini, capace di manomettere la caldaia di nonna in pochi, semplici gesti.

Sorda a richiami e consigli, hai sempre cercato di fare quello che la tua testolina riccia ti suggeriva.

Crescendo l’uragano s’e fatto brezza, il terremoto ridotto a qualche scossa di assestamento.

Lo sguardo un po’ beffardo sotto la frangia, rivolto al mondo, ha ceduto il passo a una fronte scoperta e due grandi occhi marroni attenti a osservare cose e persone intorno.

La grinta s’è scoperta un po’ più fragile e qualche sicurezza ha cominciato a sgretolarsi.

Oggi non ti arrampichi più e ti sudano le mani se devi battere la prima palla di una partita, ma hai imparato ad ascoltare qualche volta di più la mamma, a pensare prima di correre via e hai acceso la luce sul tuo futuro più prossimo.

In un pomeriggio di gennaio insolitamente soleggiato e caldo, seduta sullo sgabello giallo della cucina, dopo aver aiutato a preparare le lasagne per cena, hai compilato insieme a me l’iscrizione per la scuola superiore, il primo grande salto della tua vita.

Hai scelto la strada meno facile ma più stimolante, perché come ci diciamo sempre bisogna provare a salire sul gradino più alto, dove la vista è migliore.

Oggi non abbiamo buttato solo il cuore oltre l’ostacolo, ma anche il coraggio, la pazienza, lo zaino e il vocabolario di latino.

Adesso dai, saltiamo anche noi.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Lui, lei, l’altra

Lui ha giocato e vinto una partita, poi ne ha arbitrato altre due.

Ha ripassato i promessi sposi per l’interrogazione di lunedì, insieme a una madre che sperava di essersi liberata di Don Abbondio in seconda liceo, e che per fare prima ha mostrato il video di YouTube della rivisitazione del Trio con la Bella Figheira. Del resto la pratica era già stata sperimentata con successo ai tempi dello studio di Attila, con la visione di Diego Abatantuono e il celeberrimo flagello di Dio.

Lei ha giocato e vinto fuori casa, fatto finta di studiare scienze e geografia, chiacchierato per ore con le sue amiche in video chiamata.

L’altra si è trasferita a casa dell’amica del cuore per un pomeriggio di giochi e una cena con le patate al forno più buone di quelle di sua madre, come è giusto che sia. Ha fatto scherzi telefonici malvagi per i quali è stato deciso che possiederà un cellulare non prima dei venticinque anni.

Insieme hanno fatto una passeggiata, sono andati al cinema a vedere l’ennesimo cartone e hanno cantato in macchina come fossero a SanRemo.

Quando disse di riposare il settimo giorno, il Signore non aveva calcolato di avere dei figli.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Alien vs. genitor

Si muove lento, come se tutto il tempo fosse a sua disposizione.

Si adatta al divano con un incastro da tetris, è in grado di fissare per ore lo schermo di un cellulare, perso tra fotografie di rapper dalle vite maledette, partite di basket americane, video di magia e tutorial di ogni genere.

Vive nell’incrollabile e insindacabile convinzione di essere sempre nel giusto, soprattutto se l’interlocutore è sua madre. Conclude ogni discussione scuotendo supponente il ciuffo, dando la ragione che si dà ai matti, come se le cuffiette che tiene impiantate nelle orecchie gli suggerissero solo verità assolute anziché musica trap, storie rabbiose di riscatto sociale e di gente che esce dal ghetto per comprarsi una Lamborghini e indossare giacche di dubbio gusto che costano quanto l’apparecchio ai denti della piccola.

È stanco dello studio, si lamenta dell’alzarsi presto la mattina, porta il peso del mondo sulle spalle insieme allo zaino North Face, crede nel dogma che nessun adulto possa capirlo.

Tre volte la settimana si risveglia all’improvviso dal torpore, abbandona le polemiche e si infila i calzoncini per correre -ah, ma allora non era così stanco- dalla sua squadra di basket, la vera famiglia da cui è stato separato, per allenamenti e partite.

Talvolta ti guarda, con quegli occhi pazzeschi tra il verde e l’azzurro, dice qualcosa di profondo e vero, parole che te lo fanno immaginare l’adulto che sogni possa diventare, ma dura solo quell’attimo, prima che si rimetta a inseguire la sorella picciola per toccarle la pancia.

Se gli alieni non ci hanno ancora invaso è grazie a loro, gli adolescenti coi risvoltini a gennaio, il cappuccio sugli occhi e gli auricolari nelle orecchie.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Livin’ la vida loca

“Mami mami mami, va che bella giornata”

“Mi sembri felice, piccola”

“Certo, ho un sacco di motivi! È ricominciata la ginnastica e ho ritrovato le mie amiche. A scuola abbiamo cambiato gli incarichi e indovina un po’? Sono segretaria! Posso andare in giro per i corridoi a fare fotocopie e a portare caffè alle maestre. Poi abbiamo cominciato le percentuali in matematica, quelle che fai tu ai saldi con la calcolatrice del cellulare. Ah, abbiamo cominciato i congiuntivi, io l’ho detto che mia madre è cintura nera di grammatica”

“Accidenti quante belle cose, hai ragione a essere felice”

“Già. E tu cosa hai fatto di interessante stamattina?”

“Dunque, fammi pensare, ho fatto i letti e la lavatrice, sono andata al supermercato e ho dimenticato il pane, poi volevo mandare un messaggio ma lo schermo del cellulare non funziona più e quindi invece che chiedere alla nonna come stava ho mandato scimmie che ridono all’idraulico. Ah, ho lavorato un po’ al computer, fatto da mangiare, coccolato il gatto e poi sei arrivata tu, tuo fratello e infine tua sorella”

“Mami, senza offesa. Ma so godermi meglio io, la vita”

In effetti ho molto da imparare, congiuntivi a parte.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Dopodiché

Dopo due ore di divisioni a due cifre con due ragazzine di quinta elementare, seguendo il metodo che ha insegnato la maestra, semplice e immediato come la stele di Rosetta.

Dopo un’impegnativa seduta on line per iscrivere la piccola alle scuole medie, che mi ha messo in difficoltà fin dai primi passaggi, quando alla voce “sesso” si è aperta una finestra con quattro voci, maschio, femmina, preferisco non rispondere, personalizza.

Dopo una telefonata alle sei del mattino col fidanzato dall’altra parte del mondo, che va a dormire mentre faccio colazione e si alza quando io metto il pigiama.

Dopo il tentativo -insano e vano- di mettere a posto cinque anni di documenti, plagiata dalla serie Netflix sul magico potere del riordino.

Dopo che metà schermo del cellulare ha smesso di funzionare e me ne sono accorta quando ormai avevo inviato il messaggio “tanti culi anche a te e famiglia” per rispondere a un augurio tardivo.

Dopo che l’anelito di shopping da saldi si è infranto contro le bollette di acqua, luce e gas, arrivate insieme come i re Magi.

Dopo i lamenti perpetui e incessanti del primogenito, che si lagna con la costanza della goccia che scava la roccia.

Dopo tutto questo e altro ancora, mi meriterei di bere qualcosa, se solo non fossi astemia.

Mi mangerò il cioccolato che la Befana ha portato alla piccola, è l’unica.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

La mano del signore

“Atterrato, Mother. Ho fame”

“Mamma, arriviamo tra quindici minuti. Sono triste perché non volevo tornare. Ah, devo mangiare”

Sono arrivati a tarda sera, ben oltre la consueta ora di cena e carichi di panni sporchi, valige chiuse a malapena e tante storie da raccontare.

In pochi minuti di ascolto ho scoperto che in Svezia fa molto freddo ma alla Coop vendono la nutella, che la squadra dei grandi ha fatto scherzi perfidi a quella dei più piccoli, che ci si diverte un mondo col gioco “la mano del Signore” che ha poco a che fare con l’Altissimo, trattandosi di uno strizzamento casuale di parti intime maschili che genera incontenibile ilarità. (e probabilmente anche sterilità, ma questa è un’altra storia)

Ho saputo che stare al mare d’inverno è bellissimo, che il cellulare è stato spento per tre giorni perché “bisogna vivere le emozioni senza il filtro di Instagram, mamma” che tra i calzettoni sono finiti i resti di un panino al salame e che stare con le amiche vicino, anche in silenzio, fa tanto bene al cuore.

Il tutto tra un boccone di spaghetti al pesto e l’altro, mentre la piccola appollaiata sullo sgabello giallo della cucina allungava la forchetta per rubare un po’ di pastasciutta dei fratelli ritornati.

Ci sono stati abbracci e disordine, parole e sbadigli, è passata la mezzanotte e s’è fatto silenzio.

Se non ci fossero tutti quei panni da lavare potrei dire di essere proprio felice.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Sorpresa!

“Una sorpresa, dici?”

“Sì, sarà bellissimo non credi?”

“No”

“Come no?”

“Ma ti pare che ha voglia di vederti? Se ne sta lì bella tranquilla, si diverte, non pensa certo a voi”

“Sarà questione di un attimo, un saluto, insomma, una sorpresa!”

“Le sorprese non si fanno, mai. Non si torna prima dal lavoro senza avvisare, non ci si presenta in ufficio perché stavi passando di lì e soprattutto non si vanno a trovare le tredicenni giocatrici di pallavolo che sono al mare con la squadra. Tu saresti stata contenta alla sua età di vedere i tuoi mentre eri con le tue amiche?”

“Ma io sono più simpatica dei miei genitori”

“Lo credi tu”

La parola sorprendere viene dal latino, letteralmente significa cogliere di sorpresa, soprattutto il nemico.

La faccia della mezzana ha ben rappresentato questa definizione, non appena ci ha visto sorridenti sugli spalti, a tifare per il torneo della befana.

Una via di mezzo tra il soldato giapponese braccato nella giungla, l’urlo di Munch e l’esorcista quando Linda Blair gira la testa a trecentosessanta gradi, la figliola ha ripreso a respirare solo quando è stato chiaro che avremmo mangiato, dormito e trascorso il tempo altrove ma soprattutto non con lei.

Le sorprese basta, solo a Natale.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Sorpresa!

“Una sorpresa, dici?”

“Sì, sarà bellissimo non credi?”

“No”

“Come no?”

“Ma ti pare che ha voglia di vederti? Se ne sta lì bella tranquilla, si diverte, non pensa certo a voi”

“Sarà questione di un attimo, un saluto, insomma, una sorpresa!”

“Le sorprese non si fanno, mai. Non si torna prima dal lavoro senza avvisare, non ci si presenta in ufficio perché stavi passando di lì e soprattutto non si vanno a trovare le tredicenni giocatrici di pallavolo che sono al mare con la squadra. Tu saresti stata contenta alla sua età di vedere i tuoi mentre eri con le tue amiche?”

“Ma io sono più simpatica dei miei genitori”

“Lo credi tu”

La parola sorprendere viene dal latino, letteralmente significa cogliere di sorpresa, soprattutto il nemico.

La faccia della mezzana ha ben rappresentato questa definizione, non appena ci ha visto sorridenti sugli spalti, a tifare per il torneo della befana.

Una via di mezzo tra il soldato giapponese braccato nella giungla, l’urlo di Munch e l’esorcista quando Linda Blair gira la testa a trecentosessanta gradi, la figliola ha ripreso a respirare solo quando è stato chiaro che avremmo mangiato, dormito e trascorso il tempo altrove ma soprattutto non con lei.

Le sorprese basta, solo a Natale.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Finché dura

Le notizie dalla Svezia arrivano frammentate e sporadiche, si compongono spiando qualche storia su Instagram e aspettando messaggi dal gruppo genitori che sfidando il freddo e il divieto dei figli li hanno raggiunti lassù col primo volo disponibile.

Quello che so per ora è che il primogenito ha molta tosse, per colazione ha trovato gallette di riso e un fritto non meglio identificato, che non è riuscito a usare la nuovissima carta di credito prepagata perché ha sbagliato il codice.

Così, a occhio, si intravedono ampi margini di miglioramento.

La mezzana prepara divisa e ginocchiere, felpe e magliette, panini e succhi perché è arrivato il suo turno di partire, per il torneo dell’epifania al mare, di precetto ogni anno in questo periodo.

È felice di andarsene da casa come un ergastolano a cui viene ridotta la pena, e viene da chiedersi se non venga torturata dal gatto la notte per nutrire un simile desiderio di fuga.

La piccola tace, osserva e, quando nessuno la vede, sorride. Sfrega le mani soddisfatta come chi ha appena messo a segno un gran colpo.

In effetti si potrebbe definire così trovarsi figlia unica, anche solo per pochi giorni, progettare l’invasione del lettone e chiedere lasagne a pranzo e a cena.

Io sogno viaggi esotici e intanto vado a lavorare, godendomi questo conto alla rovescia di figli, i pochi letti da rifare, i biscotti che durano di più.

Ancora per poco.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento