A ognuno il suo

“Ciao mamma, come stai?”

“Bene dai, oggi c’è il sole e sono uscita un po’. Le solite cose. Ah, ecco cosa dovevo dirti! Col telefono succedono cose strane”

“Che succede stavolta?”

“Allora. Stavo guardando i video su YouTube in tutta tranquillità, quando all’improvviso sono usciti degli uomini”

“Degli uomini?”

“Sì, degli uomini. Che si spogliavano, si toglievano tutto, facevano cose”

“Su YouTube? Mamma non è possibile, ma sei sicura?”

“Ah sì, li ho visti benissimo. Non sapevo più come mandarli via”

“Mamma, ma sei certa che eri su YouTube?”

“Ovvio. Dove sarei dovuta essere?”

“Non so…sembra più Youporn”

“Ah no, io quell’applicazione lì non ce l’ho mica, se non hanno pasticciato sul telefono i tuoi figli come quando mi usano tutti i giga”

Mentre a me appaiono pubblicità di pancere contenitive miracolose, potentissime creme antirughe al

Gelsomino centrifugato, lettiere del gatto a riconoscimento facciale, alla nonna appaiono video di uomini nudi.

Devo aver sbagliato qualcosa.

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Fiocco azzurro

“Pronto buongiorno, chiamo per la carta di credito”

“Signora Boggio , gliela abbiamo già inviata, abbia pazienza”

“Sì ed è pure arrivata, se è per questo. Ma la busta non era chiusa bene e l’adesivo che ricopre la carta era già stato aperto. C’è scritto che se succede bisogna chiamare e io ho chiamato”

“Ah ma allora cambia tutto! Mi raccomando non la deve attivare perché…ngheeee! Ngheeee! Ngheee!”

“Ehm…pronto?”

“Sì signora le chiedo scusa ma sono in Smart working e ho un bambino di pochi giorni. Ngheee! Ngheee! Ngheee!”

“Oh, ma che bello! tanti auguri!”

“Grazie mille signora, gentilissima. Solo che piange un sacco, non dorme mai, noi lavoriamo da casa, cioè io, la mamma adesso no, non le dico poi col Covid che traffico, fortunatamente in sala parto ci hanno fatto entrare tutti e due, cioè ovviamente la mamma doveva entrare per forza e…ngheee! Ngheee! Nghee!”

“Immagino la fatica. Però una nascita è sempre una bella notizia. Come si chiama?”

“Matteo”

“Allora benvenuto al piccolo Matteo e coraggio, andrà meglio”

“Grazie davvero, è stato un piacere, alla prossima…ngheee! Nghee! Ngheee! Tu tu tu…”

Forse non è destino.

Forse l’universo mi sta mandando un messaggio.

Basta con la carta di credito, risparmierai.

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Messico e nuvole

Doveva capitare, la statistica non è astrologia e con tre figli in età scolare, un lavoro che mi mette in contatto con un numero importante di persone, il cerchio inevitabilmente sembra stringersi intorno.

Doveva capitare che arrivasse la mail di ATS, più temuta della cartella di Equitalia, che decretasse la quarantena fiduciaria per il primogenito, la cui classe è risultata positiva e non in termini didattici.

Dove a capitare di inoltrarsi nel dedalo di tamponi, appuntamenti, certificati, chi deve chiedere cosa e quando.

Doveva capitare che la famiglia intera si ritrovasse chiusa in casa, senza sport né socialità esterna a impastare il pan di Spagna nella planetaria con risultati quantomeno incerti, a cercare serie Netflix con almeno cinque stagioni da vedere.

Doveva capitare e capiterà ancora, perché a differenza della scorsa primavera non possiamo chiudere fuori il virus, essendo noi tutti fuori nel mondo con lui.

Doveva capitare ed è capitato, e questa prova generale ha lasciato un’unica granitica certezza.

Se sento odore di un altro lockdown corro a prendere il primo volo per il Messico .

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Mala tempora currunt

“Buongiorno sono Serena e rispondo dall’Italia, in cosa posso essere utile?”

“Buongiorno Serena, chiamo per la carta di credito che ho bloccato perché smarrita e dovrei riattivare”

“Ha bisogno di un nuovo bancomat?”

“Ehm…no, come dicevo avrei bisogno di una nuova carta di credito perché la mia…”

“Ah sì che sciocca mi scusi, me lo ha anche detto. Mi deve perdonare ma è una giornata terribile. La classe di mia figlia è in quarantena e lei è a casa da sola a fare la videolezione. Non funziona il wi fi e continua a chiamarmi. Deve fare il tampone e non ci capisco niente di come si prenota e chiamo ATS ma resto in attesa e poi cade la linea. Il medico di base è morto e ci hanno passato a un altro che però è in malattia. Sono disperata”

“Caspita mi dispiace, capisco bene. Sa che c’è un link apposito per le scuole? È semplice e si fa in fretta, può scegliere anche dove fare il tampone”

“Davvero? Me lo dice? Per favore?”

“Ma certo!”

“Ecco, benissimo. Lo faccio subito grazie mille! Arrivederci. Tu tu tu tu tu tu…”

Magari per la carta di credito chiamo domani.

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Piccole cose

La piccola che mi prende in giro sul voto della prova di ingresso, mamma ho preso quattro, no però più cinque, sono stata bravissima.

La mezzana con un nove in francese, ottenuto senza sommare i voti di tre verifiche, che sorride festosa e fiera, poco avvezza a ricevere valutazioni così alte.

Il primogenito che lascia in pace per un pomeriggio intero la piccola, studia filosofia e fa domande di senso, anche se userà Wikipedia per copiare durante la prova scritta, che si organizza un passaggio per tornare tardi dall’allenamento di pallacanestro.

Il gatto che non si sveglia alle tre perché è convinto sia mattino, col ritmo circadiano di un neonato.

La telefonata di un’amica cara, che ti tiene compagnia nella strada -lunga, a volte troppo- che dal lavoro ti riporta a casa -tardi, a volte troppo.

Una serie televisiva che ti cattura e appassiona, alternata a un libro alto e drammaticamente attuale, regalo del fidanzato.

Sarà che ho imparato dalle piccole cose.

Sarà che la felicità è qualcosa di semplice, non facile.

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Sdeng! Sdeng! Sdeng!

“Blo, non sai che risate nell’ora di tecnologia”

“Eh immagino, una materia notoriamente ilare”

“Ma tu non immagini! È successo questo. Mi sono messo un cartello sulla testa con scritto “scemo chi legge”, poi ho acceso la web cam”

“Durante la lezione online ti sei scritto scemo chi legge sulla fronte, ho capito bene?”

“Sì, ma quando lo hanno visto i miei compagni si son messi a ridere come pazzi”

“Durante la lezione online ti sei scritto scemo chi legge sulla fronte, poi hai acceso la webcam, ho capito bene?”

“Blo su! Non ripeterlo ossessivamente! E poi il prof lo ha visto e ha detto “certo che te sei proprio una volpe” ma rideva, eh”

“Durante la lezione online ti sei scritto scemo chi legge sulla fronte, poi hai acceso la webcam, il professore ti ha visto, ho capito bene?”

“Proprio così”

Se sto in silenzio, e ascolto il mio respiro, posso sentire con chiarezza il rumore delle scimmiette che battono i piattini nella sua testa.

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Potrebbe andare meglio

Va tutto bene.

Cambio degli armadi secondo il metodo della sadica Marie Kondo, una sacca per gli abiti che non metto da troppo tempo-delicato eufemismo per intendere che non entrano più-, una sacca per quello che può essere donato, una sacca per quelli da stirare che mannaggia la morte stanno nell’armadio e si spiegazzano, il cielo solo sa perché.

Lasciare in lavanderia le sacche per lo stiro e accorgersi davanti al cassettone dell’Humana di aver preso quelle sbagliate.

Portare la macchina all’autolavaggio dopo il ritrovamento di una paletta da spiaggia che stava lì probabilmente da anni.

Vedere la macchina uscire dai rulli senza targa. “Ma la mia targa?” “Signora, sarà arrivata senza” e ritrovarla per caso incastrata tra le spazzole.

I libri di scuola della piccola stesi sul terrazzo. “Perché sono qui?” “Devono decantare dal Corinavirus, ce lo ha detto la prof. Li lascio fuori tre giorni e zac! Niente più Covid. Forse dovrei farlo anche col gatto”

Va tutto bene.

Forse.

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Per conoscenza

C’è stato un tempo in cui sapevo tutto.

Ero a conoscenza di ogni piega delle loro vite, ogni anfratto delle esperienze che facevano.

Ero preparata -quasi sempre- sull’espletamento delle funzioni fisiologiche, un po’ per piacere “Mami, fammi compagnia in bagno, siediti qui di fianco al water”, un po’ per dovere “signora, com’era l’ultima cacca? Molle, dura, così e così?”

Quando il pediatra me lo domandava vagavo alla ricerca di informazioni, mi ha detto che ha mal di pancia, no è la piccola, ah sì ha vomitato, no quello è il gatto.

Sapevo chi erano i loro amici del cuore, i best friend forever, che in classe Gianmaria Bertonotti si metteva le dita nel naso, Chantal Guzzieddu aveva l’alito puzzolente, Giorgio Cicerchio dava mazzate a tutti.

Che la maestra aveva cambiato profumo e iPhone, che il maestro di musica aveva detto una parolaccia perché i bambini suonavano il flauto ognuno come gli pareva.

Sapevo che le zucchine della mensa facevano schifo ma andavano glorificate le lasagne, che a merenda eri popolare se portavi le pringles nel tubo grande e le barattavi con altre leccornie.

Oggi il primogenito mi ha detto che il professore di matematica ha comunicato loro che il compagno rumeno se ne va, e nell’ordine ignoravo l’esistenza di un compagno dell’est e ero convinta che avessero una professoressa, di matematica.

La mezzana s’è divorata un cartoccio di castagne, mai mangiate in vita sua ma che lei sostiene le piacciano da anni.

Meno male che la piccola mi invita ancora a farle compagnia in bagno, di tanto in tanto.

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Ipocondria portami via

“Bene, vedo che sei tornata! Sul lettino e via le calze”

“Devo proprio?”

“Beh, diventa complicato vederti le unghie con le calze”

“Mi farà male?”

“Certo, sono famoso per fare male ahahahaha”

“Mamma?”

“Tranquilla, il dottore sta scherzando. Forza, togli le calze che mi scade il parchimetro”

“Ecco, fatto. Ah no! Tenga giù quelle pinze!”

“Non sono pinze, è solo un bastoncino, le tenaglie le prendo dopo ahahahah”

“Mamma?”

“Il parchimetro”

“Ok, vediamo un po’ qua se dobbiamo operare ancora…ma cos’hai sui piedi scusa?”

La mezzana ha tanti pregi, è carina e gentile, simpatica e altruista, generosa e ironica.

Ma è anche tremendamente ipocondriaca, dopo uno starnuto chiede il sierologico, per il mal di gola il tampone, trentasei e otto di temperatura il ricovero immediato.

Oggi s’è presentata al quinto piano del l’ambulatorio di chirurgia pediatrica per risolvere l’annoso problema delle unghie incarnite.

Con le unghie ricoperte di quattro strati di smalto nero come la notte.

Il prossimo consulto sarà psichiatrico, se non mi scade il parchimetro.

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Oroscopo cinese

Il sorcio maledetto alloggia ormai stabilmente nel nostro stanzino.

L’odio per l’imprendibile roditore mi ha spinta a bruciare la tessera del wwf e buttare il dvd di Ratatouille.

La mezzana ha inaugurato il primo giorno di scuola in presenza con un raffreddore storico, l’ideale per stare cinque ore con la mascherina che le è stata prontamente graffettata alle orecchie.

Il primogenito la sera prima del grande giorno s’è messo a tossire come se gli fosse andato di traverso il gatto ed è stato per questo sottoposto a flebo di miele all’eucalipto con l’ordine tassativo di non proferire colpo di tosse in classe.

Pensiamo sia imploso, ma tant’è.

Sarebbe stato peggio doverlo riportare a casa.

La piccola gode di ottima salute, sconosciuta inappetenza, umore gaudente. Cerca case su immobiliare.it e tecnocasa come se dovesse andare a vivere da sola.

Io alle otto del mattino avevo già preparato da mangiare per mezzogiorno e sera, gettando inavvertitamente il mio pranzo nel bidone della carta dove stavo depositando la scatola della pappa dei gatti.

L’oroscopo cinese dice che questo è l’anno del topo.

Coincidenze? Non credo.

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