Pensieri e parole

Il primogenito preoccupato per il virus in Cina, le fiamme in Australia, Junior Kelly a Sanremo, i leoni che muoiono di fame in uno zoo del Sudan, l’uso delle armi negli Stati Uniti, la situazione delle carceri italiane. Che condivide con me video e articoli dei più importanti quotidiani, perché io non abbassi la guardia e come lui stia sempre pronta, ché non si sa mai cosa potrebbe accadere.

L’unica preoccupazione che io provo timidamente a mettere sul tavolo, la scuola, viene liquidata con un laconico “stai senza pensieri, Mother”

La mezzana che mi intrattiene con video tutorial sul migliore uso possibile del mascara, con tecniche e accessori che mettono paura, mentre io non pensavo nemmeno di avere bisogno, di tecniche e accessori.

Ogni tanto compro un mascara nero, nuovo, uguale al precedente è tutto si ferma lì.

La piccola che è un tornado di energia, che incanaliamo come acqua piovana con la ginnastica artistica il mercoledì e venerdì, il teatro di martedì, gli esercizi sul tappetino che fa ogni sera saltellando beata per la gioia del vicino sottostante. Che vive ogni attimo come fosse l’ultimo, mangia le lasagne come se ci fosse una carestia l’indomani, che coglie l’attimo come nessuno.

Per essere madre ci vogliono spalle larghe, è cosa nota.

Io ho i fianchi, spero vadano bene ugualmente.

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Ma sì

Ma sì, corri veloce la mattina presto a prendere il treno dell’alba per arrivare prima al lavoro, e il suddetto treno si ferma nelle campagne prima e al buio poi e saresti arrivata con maggiore anticipo salendo sul treno dopo.

Ma sì, quando torni e fuori è di nuovo buio ma al supermercato vuoi non passare per due cose? Mi raccomando, solo le uova che vuole la mezzana, ah già la marmellata del grande sta finendo, il detersivo! Non possiamo fare senza, ma l’arrosto è in offerta e la farina per la pizza necessaria. Ma sì, tieni tutto fra le tue lunghe braccia che il carrellino è per gli anziani, accorgiti solo alla cassa che la farina è aperta e tu sembri un narcotrafficante all’aeroporto di Bogotà.

Ma sì, dai che sei arrivata a casa e sembra di stare in una puntata di CSI scena del crimine, c’è sangue sul pavimento, sul divano, sul gatto e seguendo le gocce trovi la mezzana isterica perché sta perdendo abbondantemente sangue dal naso ma il problema è che si è macchiata la felpa di marca.

Ma sì dai, che il sangue è ripulito, la tavola sparecchiata, il pigiama ormai prossimo, il primogenito che ti ricorda la partita serale alla quale hai promesso giorni fa di andare. La partita serale che avevi rimosso dalla mente come il peggiore dei traumi.

Ma sì dai, che al palazzetto nessuno si accorgerà, se sotto la giacca indossi il pigiama.

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Hollywood

“Allora, come è andata? Contenta?”

“Direi proprio di sì”

“Dai, racconta! Cosa avete fatto?”

“Uh, tante cose. In un esercizio ci hanno detto di presentarci agli altri, prima solo col nome e poi la volta dopo aggiungendo un aggettivo. Dovevamo interpretarlo l’aggettivo”

“Capisco. E tu che aggettivo eri?”

“Sorridente”

“Avrei detto nervosa ma è giusto anche sorridente. E poi?”

“Mami, quante domande. Devi sapere che noi attori interpretiamo più col corpo che con la voce”

“Noi attori”

“Già. Diventerò famosa”

La piccola, catturata dal sacro fuoco, ha cominciato martedì pomeriggio il suo primo corso di teatro.

È assolutamente certa che diventerà ricca e famosa.

Quindi datori di lavoro, colleghi tutti, ciao.

Con la presente mi dimetto, con effetto immediato.

Tanto noi si va a (B)Hollywood.

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Frozen

Un risveglio al freddo al gelo e al buio, ché la caldaia sceglie sempre questo periodo dell’anno per movimentarci le esistenze e questa volta lo ha fatto in grande stile, andandosene nella notte e regalandoci un risveglio tra i ghiacci.

Chiamatemi Elsa di Frozen.

L’uomo della caldaia, al quale brillano gli occhi mentre esamina la vastità del danno da sistemare, mentre rapidamente fa il conto se prenotare un safari a Malindi o la pesca d’altura alle Maldive.

La mattinata al McDonald per lavorare al caldo con una connessione wi fi che a casa non hai, perché la caldaia se ne è andata portandosi con sé anche l’impianto elettrico, i tre caffè che bevi per giustificare il tuo stare attaccata alla presa della corrente come a un salvagente nella tempesta.

La notifica di una nota sul registro elettronico della mezzana, rea confessa di studio di francese durante l’ora di scienze umane.

Per questo sarebbe anche stata graziata, se solo non avesse -cito testuale- “risposto in tono ironico e saccente che è in grado di fare due cose contemporaneamente, eh” alla professoressa.

Aveva ragione Jack Nicholson, il mattino ha l’oro in bocca.

Ma solo per l’uomo della caldaia.

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Anche i ricchi piangono

Modestia a parte, posso dire di possedere una buona cultura di base.

Negli anni del ginnasio, periodo particolarmente ricco per la mia formazione personale, quando tornavo da scuola mangiavo e poi mi dedicavo per mezz’ora a un imperdibile appuntamento: gli episodi di Beautiful su Rai due.

Amori, tradimenti, morti, resurrezioni, amicizie, scambi di coppia, figli dispersi e poi ritrovati, gemelli separati alla nascita, estranei che si scoprono parenti -preferibilmente dopo essersi sposati- addii e riconciliazioni.

Non paga, ricordo vagamente qualche episodio di Sentieri, che credo venga trasmessa da millenni, e Quando si ama, altra ridente saga familiare.

Credo di avere addirittura visto una puntata con Grecia Colmenares, la regina delle telenovelas sudamericane.

Insomma, pur non essendomi più documentata negli anni a venire posso affermare di avere basi solide e conoscenze di un certo livello.

Eppure non ero preparata ad ascoltare le chiacchiere in chat dalla piccola e le sue compagne.

Altro che Febbre d’amore, fatti da parte General Hospital, saluti a Dynasty.

Siamo pronti per scrivere la telenovela del millennio.

Anche le piccole piangono.

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Di bene in meglio

Il fidanzato temporaneamente americano, che si farebbe pure il coast to coast del Lichtestein pur di viaggiare.

I saluti via whatsapp la mattina quando io mi sveglio e lui va a dormire, e la sera quando io vado a dormire e lui si sveglia. Fortuna che tra poco ritorna, ché non è mica facile mantenere una relazione con due fusi orari differenti.

Io che mi consolo con il migliore acquisto fatto dopo la guaina contenitiva, il Dyson. Ora devo solo trovare qualcuno che lo passi al posto mio e il gioco è fatto.

I figli maggiori che soffrono per mancate convocazioni a partite importanti, così tanto da farmi rimpiangere i fantozziani tornei di minibasket e minivolley che duravano come un intervento per il trapianto di cuore ma almeno o si giocava tutti, si prendeva la medaglia che finiva aggrovigliata in un cassetto e tutti a casa felici e contenti.

La piccola che coltiva sogni e ambizioni per il suo futuro lavorativo, fa ricerche su internet di scuole di specializzazione -questa è a Roma e costa millemila euro al mese mami, va bene?- ma non si può abortire un sogno e quindi si resta nei deliri di grandezza di una undicenne.

Il sacco di dolciumi ricevuto per la befana e prontamente sequestrato, nella speranza che non scadano prima di halloween per sbolognarli ai bambini del vicinato.

Caro duemilaventi, nulla di che ma restano grandi margini di miglioramento, eh.

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Cento colpi di piastra

Sarà la fine delle vacanze, sarà che mancano cento giorni alla fine della scuola, sarà l’ormone impazzito, sarà quel che sarà questa vita è solo un’autostrada come diceva il buon Venditti, ma io sto seriamente pensando di abbandonarcela, in autostrada, la mezzana.

Negli ultimi tempi la dolce creatura che tanto mi somiglia si è trasformata in una estranea prepotente, indolente e emotivamente instabile.

Stare vicino a lei è piacevole come aprire una raccomandata di equitalia con la sabbia nelle mutande.

Rilassante come stare seduti sulla spiaggia sorseggiando un cocktail in attesa di uno tsunami.

Traghettata da quel maledetto Caronte dell’adolescenza, naviga in acque burrascose con la conseguenza di far venire a tutti il mal di mare.

La piccola sembra essere la più vessata dalle prepotenze della sorella, che pretende per sé il computer, il telecomando, il posto sul divano vicino alla mamma, l’ultimo boccone rimasto sul vassoio.

Una assolutamente casuale intercettazione telefonica ha lasciato trapelare le parole “diciottenne” “sabato sera” e “da lui non me lo aspettavo”, ragion per cui è stato serenamente deciso che non uscirà fino ai -suoi- diciotto anni e sabato sera vedrà un film a casa con mamma e sorella.

Lo so che lì dentro, sotto quei ricci ormai lisci che si piastra ogni mattina, dietro quel mascara che si dimentica stropicciando gli occhi, c’è sempre la tenera bimba che mi ha preso il cuore quattordici anni fa.

Devo solo cercarla.

Proverò su Instagram.

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Like a candle in the wind

Le candele sono quasi consumate, qualcuna sul tavolo, altre sulla mensola, una in cucina. Ce ne sono sette.

In cucina un pacco gigante di orsetti gommosi, vicino al divano una lattina vuota di Mojito analcolico, un ossimoro.

I copri divano rossi, slabbrati dalle unghie del gatto, messi al contrario.

Dopo pochi attimi entra in casa un primogenito sorridente e vanesio.

“Ehi, ma che è successo? Che hai fatto oggi?”

“Uh? Boh, niente, perché?”

“Perché? No ma hai dato un’occhiata in giro? Sei davvero uscito lasciando candele accese come in chiesa? E cos’è questo casino?”

“Non sono stato io”

“Ma che dici? Tua sorella è in liguria, la piccola era con me…il gatto-castrato-forse aveva in programma un tête-a-tête con la gatta dei vicini?”

“Ma no, intendo dire che io c’ero coi miei amici, le candele le ha accese M. Il

Mojito analcolico lo beve R, io solo quello vero ahahahahahah scherzo dovresti vedere la tua faccia”

“Aspetta di vedere la tua quando avrò finito di darti schiaffoni”

Il primogenito lasciato solo è più pericoloso a sedici anni che a sei.

Se organizzi messe sataniche, orgie, party alcolici, non è dato sapere.

Io ancora mi chiedo il perché degli orsetti gommosi.

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Avvertenze

Primo atto, bagno

“Mamma, ti stai lavando i denti?”

“Sì, perché?”

“Perché la piccola si è tolta lo smalto dalle unghie proprio con quello spazzolino”

Secondo atto, cucina

“Mami! Cos’è questa puzza di bruciato? Chiamiamo i pompieri?”

“Sto facendo i pancake per colazione”

“Quasi quasi mangio una mela”

Terzo atto, sala

“Mother, ma davvero ti senti così fiera per un aspirapolvere? Credevo che la tua vita fosse migliore”

“Il Dyson è molto più di un aspirapolvere, bestia”

“Beh, comunque si vede che la casa è proprio pulita”

“Davvero?”

“No. Ahahahahahaha”

Fateli i figli, sul serio.

Poi però non dite di non essere stati avvertiti.

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Finisce così

L’anno finisce così, col primogenito appena rientrato dal torneo felice e stravolto. “lo sport è la miglior droga del mondo” afferma tronfio, e io spero che se lo ricordi anche stasera alla festa in casa del suo amico, prima occasione di capodanno outdoor.

La mezzana si prova maglioncini e magliette, anche se poi finirà per indossare la solita felpa per il cenone al sushi all you can eat dove andrà, per quanto racconta, con due sue amiche. Non è nota la presenza di maschi al loro tavolo ma chissà.

La piccola piange contro il destino cinico e baro che la condanna a essere appunto la più piccola e non poter beneficiare delle fraterne libertà.

Io lavoro, per chiudere in bellezza un anno di grandi fatiche, con l’atteso giro pizza dal kebabbaro egiziano, in compagnia di una moltitudine di adolescenti delle più svariate etnie.

Di mattina ho camminato con la piccola e per sei chilometri ho ascoltato canzoni tamarre, richieste varie, lamentazioni che neanche in un campo di cotone ai tempi degli schiavi.

Chiudo l’anno così, con un fidanzato prossimo a una nuova partenza, figli caotici e impegnativi, il gatto che vomita in salotto, una lista di cose da fare.

Insomma, chiudo l’anno come l’ho iniziato.

Grata per quello che è stato, ricca di parole per raccontare, reimparare e ringraziare.

Buon anno, buon inizio, buon cammino.

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