Cara Signora

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Il libro della giungla

“Benvenuta, vai pure dietro al separé e togliti tutto, resta in mutande, top e calzini”

“Ok”

“Signora, tutto bene sua figlia? Qualcosa da segnalare rispetto allo scorso anno? Lei compili il questionario e io torno fra poco”

“Mami, eccomi sono pronta”

“Ossignore piccola! Ma cos’hai addosso?”

“Io? Boh, perché?”

“Come perché? Dove hai trovato quelle mutande?”

“Queste? Boh, nel cassetto?”

“Ma nel cassetto di chi? Dove? Quando? Ma soprattutto perché?”

“Mami, non lo so, io trovo e metto. Perché, che cos’hanno che non va?”

La piccola, come ogni febbraio in questi giorni, ha effettuato il tagliando medico sportivo, per accertarci che possa svolgere salti e capriole in tutta salute e senza correre rischio alcuno.

Questa volta lo ha fatto pedalando su una cyclette con gli elettrodi al petto, è un paio di mutande tra lo zebrato e il leopardato che ancora non mi spiego da dove possano giungere.

E dal libro della giungla, anche oggi è tutto.

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Favonio

La piccola che assaggia fagiolini, finocchi e mandorle, non tutti insieme, con l’obiettivo condiviso di allungare un po’ la lista di vegetali che compongono la sua alimentazione.

Lista che vede per il momento al primo posto i pomodori, seguiti dal niente.

La mezzana che ha la memoria del pesce rosso o di Dory della ricerca di Nemo, che va in camera con l’ordine di rifare il letto, si imbambola al cellulare, chiede a me perché è andata in camera, finisce per provare smalti colorati e tanti saluti al letto. Che come un piccolo pollicino lascia ovunque tracce del suo passaggio, gli asciugamani della doccia, la carta dei cerotti, la confezione vuota della merendina, così che sia impossibile perderla ma quando la trovi la riempiresti di mazzate.

Il grande che si interroga su questioni profonde e irrisolte, discute con me di religione, aldilà e verità davanti a un piatto di gnocchi al sugo, che argomenta, dubita e riflette come un filosofo antico e un attimo dopo rutta come Homer Simpson alla terza birra e tu non sai se ringraziare il cielo per tanta profondità o dargli due pedagogiche sberle per tale stupidità.

Io che sono sempre più avvinta dalla vasocottura, sperimento e organizzo e ammorbo chiunque con dettagliate spiegazioni di vasetti, guarnizioni, ganci e tempi di cottura.

Sarà il favonio che scalda questi strani giorni di febbraio, ma qui siamo ancora più squinternati del solito.

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Ci vuole un fisico bestiale

I colloqui con gli insegnanti appartengono alle righe piccole che ho firmato, senza leggere bene, sul contratto di genitorialità più o meno sedici anni e mezzo fa.

Nel corso del tempo e col passare delle stagioni sono stata seduta in bilico sulle seggioline della scuola materna, stretta dietro un piccolo banco della primaria, a disagio come se stessero valutando me alle medie e superiori.

Mi sono sentita dire e raccontare di tutto, in questi anni.

Ha le capacità ma non si applica -al primo posto per originalità e impegno- è bravissimo nella mia materia -ma io ero lì per la piccola- posso chiederle una consulenza? -essere pedagogista può sempre tornare utile- è una brava ragazzina ma parla troppo -una sacrosanta verità.

Ho incontrato uomini e donne preparati, stanchi, sfiduciati, entusiasti, fiduciosi, proattivi, negativi, simpatici, odiosi.

Di qualcuno ho avuto paura e con qualche altro mi sarei fermata volentieri a parlare un po’ di più, non necessariamente dell’andamento scolastico dei miei figli.

Stamattina all’appuntamento con il professore di fisica del primogenito mi sono presentata con l’entusiasmo della coda in posta per pagare un F24, rassegnata ad ascoltare dieci minuti di ovvietà su questo figliolo senza infamia e senza lode, che riesce sempre più o meno a barcamenarsi senza eccellere in nessuna materia in particolare.

Davanti a me un minuto uomo asiatico, dai capelli radi e l’abitudine a sistemarsi gli occhiali sul naso. Che ha inquadrato perfettamente il primogenito in questione, e con voce pacata ha sottolineato come la fisica sia fondamentale, al liceo e nella vita, per rassicurare e mettere ordine. “Perché al polo nord o all’equatore la regola sarà la stessa, la mia materia non dice bugie. Mica come le materie che sono tutte un bla bla bla. Mi sa che a lei piacciono le materie bla bla bla, vero?”

Caro professore, mi sa che ha ragione.

Manderò la mia mamma a parlare, la prossima volta.

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Ti posso spiegare

“Mamma non è come sembra, ti posso spiegare. Sì, lo so che è una nota. No, ma fammi parlare, mi dispiace un sacco ma io non lo sapevo. Non avevo capito. Poi mi ero tanto appassionata dello spettacolo che ci hanno fatto vedere e hanno chiesto se qualcuno avesse domande e io ne avevo un sacco e allora sono rimasta lì.

Il signore continuava a raccontare, raccontare, io ascoltavo, ascoltavo e così non mi sono accorta.

Certo che potevano anche dirmelo che se ne stavano andando, una cortesia non è che uno chiede molto ma non è che posso sempre pensare a tutto io, eh”

L’alunna si dimentica di entrare in classe al termine dello spettacolo.

Così dice il registro elettronico della mezzana, alla voce note disciplinari.

Non è più solo di passaggio: nell’iperuranio ci ha proprio preso la residenza.

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Let’s get physical

Fa gli esercizi ogni sera, per la gioia del vicino che abita sotto. Saltella, corre,resta in equilibrio precario su un vecchio materassino della Decathlon.

Conta gli addominali come se sgranasse un rosario, con le guance rosse e il fiato corto.

Segue un programma di allenamento da full metal jacket consigliato dalla cugina S, guida e guru per questioni di forma e sostanza.

La mattina non batte ciglio mentre la sorella affonda in un mare di latte e gocciole, mentre lei apre con calma il suo yogurt magro alla frutta.

La sera osserva composta il fratello che divora un crispy McBacon con doppie patatine e salsa, intanto griglia sulla piastra la sua fetta di petto di pollo.

Cucina, impasta gnocchi e spadella ragù, ché il modo più semplice e immediato per sembrare più magri forse è fare ingrassare chi abbiamo accanto.

È decisa e determinata, caricata a molla per affrontare il suo nemico più grande: la pancetta.

Si faccia da parte il dottor Dukan, tanti saluti alla dottoressa Tirone, addio beveroni e tisane. Da oggi, se volete rimettervi in forma ed essere pronti per la prova costume, c’è lei.

La personal piccola.

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L’insospettabile

Io sono una persona mite.

Una donna accomodante, che non ama i contrasti e rifugge, se e quando può, il conflitto.

Non ingannino i lunghi ricci rossi, l’aria sicura, l’incastro quotidiano di lavoro e famiglia.

Sotto la criniera ramata si celano pace e serenità.

Tuttavia.

Ci sono passioni che mi attraversano, fugaci come un tramonto, intense come uno shottino di rum, totalizzanti come la nuova stagione della serie tv preferita.

Che mi attirano inesorabili in un gorgo di dipendenza, dal quale sembra impossibile riemergere.

L’ultimo gorgo è la passione per la vasocottura. In microonde.

Che farebbe già ridere così, considerate le mie qualità casalinghe.

Nello spazio di un mattino ho ordinato su Amazon dieci vasetti adatti all’uso, un manuale di ricette e mi sono iscritta a tutti i gruppi facebook disponibili sul mercato.

In capo a un giorno avevo provato a replicare una moltitudine di ricette, dai fusi di pollo alla farfrittata, acquistando un chilo di farina di ceci che ha già cominciato a fare le farfalline per portarsi avanti, consapevole che giacerà nell’ultimo ripiano della cucina.

Ho preparato patate, ragù, verdure, minestre, mancava solo il gatto, che si è saggiamente tenuto alla larga.

“Questa non è una esercitazione! Tutti a terra!” ha urlato la piccola mentre nel microonde scoppiettava furiosamente, chiusa dentro il suo apposito vaso, una sovracoscia di pollo.

Non ci sono stati feriti né morti, se escludiamo la sovracoscia.

Per questa volta è andata bene.

Fino alla prossima ricetta, o alla prossima passione.

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Prendila con filosofia

«L’uomo è la misura (mètron) di tutte le cose, di quelle che sono per ciò che sono, e di quelle che non sono per ciò che non sono.»

“Mother, che vuole questo da me?”

“Intanto non è ‘questo’ ma è Protagora, ha formulato un signor pensiero e io porterei rispetto, visto che spesso il massimo dello sforzo per la tua testolina è scegliere tra McDonald e il kebabbaro”

“Guarda che non è mica una scelta facile, sai? Sono buoni tutti e due. Comunque dai, facciamo in fretta che non ci capisco niente”

“La filosofia va maneggiata con calma e cura, è bandita la fretta. È lo spazio del pensiero, della riflessione…”

“Devo andare all’allenamento!”

“….dicevo appunto della riflessione, lo sguardo e l’ascolto rivolti all’interno, alla nostra umanità. Tutto questo necessita di tempo, tranquillità e pazienza”

“Tranquillità e pazienza”

“Già”

“Scusa, ma non dovevi andare a prendere la piccola mezz’ora fa?”

“La piccola a teatro! Mannaggia è vero! Muoviti andiamo! Corri!”

“Mother, tranquillità e pazienza, ricordi?”

Caro Protagora, non so quale sia la misura di tutte le cose.

Figurati, non misuro neanche il tempo.

Non per fare la sofista, ma tu non hai mai avuto figli adolescenti in giro.

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Quanto basta per arrivare a sera

C’è odore di sudore e solo Dio sa di cos’altro, sul treno che stamattina mi porta al lavoro, a Milano. Fuori però c’è il sole e io ho un libro bello da leggere.

Ho lasciato in stazione un primogenito triste e addolorato per la morte del suo campione preferito, quello di cui vestiva la canottiera gialla quando era solo un piccolo atleta di mini basket. Ricordo che non avevo trovato la sua taglia e che lui navigava dentro questa enorme canotta lunga fino alle ginocchia.

Ieri sera non poteva credere che non ci fosse più, perché quando nello sport regali grandi emozioni ti ammanti di super poteri, e i super eroi non spariscono così all’improvviso.

Al treno ho portato anche una mezzana assonnata e la sua amica, ché il fine settimana è stato ricco di impegni e dell’intensa vita sociale di una neo liceale.

Ogni tanto assume le sembianze di un palloncino gonfiato a elio, che va ancorato forte a terra per non farlo volare via.

A scuola ho accompagnato per ultima la piccola, carica di zaino, cartelletta e sacca di motoria ma sorridente e ciarliera, ormai la sua cifra stilistica.

Sotto la felpa xxl che tanto le piace porta solidità e entusiasmo, due talenti che ammiro e un po’ le invidio.

È solo lunedì.

A piccoli passi, arriveremo a sera.

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Pensieri e parole

Il primogenito preoccupato per il virus in Cina, le fiamme in Australia, Junior Kelly a Sanremo, i leoni che muoiono di fame in uno zoo del Sudan, l’uso delle armi negli Stati Uniti, la situazione delle carceri italiane. Che condivide con me video e articoli dei più importanti quotidiani, perché io non abbassi la guardia e come lui stia sempre pronta, ché non si sa mai cosa potrebbe accadere.

L’unica preoccupazione che io provo timidamente a mettere sul tavolo, la scuola, viene liquidata con un laconico “stai senza pensieri, Mother”

La mezzana che mi intrattiene con video tutorial sul migliore uso possibile del mascara, con tecniche e accessori che mettono paura, mentre io non pensavo nemmeno di avere bisogno, di tecniche e accessori.

Ogni tanto compro un mascara nero, nuovo, uguale al precedente è tutto si ferma lì.

La piccola che è un tornado di energia, che incanaliamo come acqua piovana con la ginnastica artistica il mercoledì e venerdì, il teatro di martedì, gli esercizi sul tappetino che fa ogni sera saltellando beata per la gioia del vicino sottostante. Che vive ogni attimo come fosse l’ultimo, mangia le lasagne come se ci fosse una carestia l’indomani, che coglie l’attimo come nessuno.

Per essere madre ci vogliono spalle larghe, è cosa nota.

Io ho i fianchi, spero vadano bene ugualmente.

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