Fantozzi, è lei?

“Dai, sali che è tardi”

“Si mamma, arrivo. Ci siamo divertite tantissimo in piscina ma adesso voglio andare a casa, sai che fatica venire giù dagli scivoli tutto il pomeriggio?”

“Eh, me lo immagino. Fai una cosa, guarda sull’app trova il mio IPhone dov’è la piccola, così la recuperiamo che è quasi ora di cena”

“Aspetta che guardo, ancora un momento…eccola! Guarda, è qui al McDonald e ci stiamo passando davanti!”

“Io non la vedo, entriamo”

“Mamma, l’app parla chiaro. Lei è qui”

“Sarà in bagno”

“Vado a vedere. No! Nemmeno qui, ma dove può essersi nascosta? Non mi risponde neanche al telefono”

“Vabbè, usciamo”

“Aspetta mamma! La vedo qui, davanti al supermercato!”

“Ma anche noi siamo davanti al supermercato”

“Dici che si nasconde?”

“Fammi vedere…ma non ci credo! Stai seguendo i movimenti del mio telefono! Ci stiamo pedinando da sole!”

La mezzana dovrebbe, in quanto nativa digitale, destreggiarsi con abilità e scioltezza con le più moderne tecnologie.

Ma lassù, nell’iperuranio, le cose non vanno esattamente così.

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Qui e ora

La spaghettata di mezzanotte, ma coi ravioli, ché cuociono prima e ci sono bisogni non procrastinabili da lunghi tempi di cottura.

La black mask, l’aloe mask, l’idra mask, l’argilla mask, che la mezzana in una notte con la sua amica S si spalma sulla faccia in una erronea e quantomeno discutibile interpretazione della normativa sull’uso delle mascherine.

Il lago, il campetto, la play station, la brioche e la focaccia con la anduja -in quest’ordine- a mezzanotte quando apre il panettiere, poi tutti sulla bici, chi in piazza, chi a casa perché ha una madre rompiballe che non transige sugli orari.

Il pratone coi pettegolezzi, sedute sull’altalena col cellulare in mano, un dondolio tra infanzia e adolescenza.

Gli inviti, le chiamate, mamma posso, Blo io vado ci si becca, mami torno tra poco o forse no ma son qui dietro.

Il gatto grande sul divano, il piccolo sul pavimento, quello della vicina sul letto, l’altro sempre della vicina dietro la porta, che da casa a gattile il passo è breve, da donna a gattara ancora di più.

Luglio, siamo pronti.

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Il genio della lampada

C’è A., alle prese con un figlio nell’ultima fase della adolescenza, che le ha dato un bel da fare negli anni passati. Risentimento, rabbia, è colpa tua, gli altri fanno/non fanno questo o quell’altro, tutto il prontuario del giovane adolescente.

Quando lui le telefona, sul cellulare di lei appare il figliolo da bambino, con un grande sorriso, di quelli con qualche dente in meno che smuovono a tenerezza il più duro dei cuori.

Lei guarda quell’immagine, si ricorda di quanto lo ama, ed è pronta per affrontare litigi, malumori, richieste.

Anche lei è A., ma con un nome diverso.

Due figli maschi, piccoli, con la passione della natura, degli animali e dei bastoni. Il che significa, tra le altre cose, camminare in un bosco, seguire stupiti un coniglietto, un passerotto, qualunque bestiola che passi di lì e evitare che tra fratelli si prendano a bastonate durante il tragitto. Quando la situazione degenera, A. si toglie dalle spalle uno zainetto, che Mary Poppins avrebbe solo da imparare, ne estrae un pacchetto e consegna ad ognuno un tarallo dell’amicizia. Con le briciole sulla bocca e i taralli della pancia, i due dimenticano -per un po’-lotte e bastoni.

Infine c’è B, tre figli,un maschio e due femmine, una vita complicata. Quando erano piccoli, l’ora della nanna si protraeva estenuante tra favole, massaggi e grattini. Ciononostante, c’era sempre qualcuno che si frapponeva tra lei e il suo sancito e sacrosanto diritto di andare a letto.

Un bel giorno B si è inventata la polverina magica, custodita nelle tasche del pigiama e che, sparsa in piccole dosi sugli occhi chiusi, garantiva un addormentamento pressoché istantaneo.

Ha funzionato alla grande, fino alla adolescenza dei tre.

La fantasia è femmina, il genio è mamma

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Giorni

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Holiday

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liberi tutti

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È finita

La piccola sarebbe uscita alle due urlando dalla gioia, coi capelli pazzi e lo zaino lanciato per aria. La mezzana si sarebbe fermata con le amiche per andare al sushi all you can eat o una maratona di Mcdonald, magari entrambe.
Il primogenito avrebbe trasferito la residenza al campetto, dove trascorre buona parte della sua estate, felice tra due canestri.
La fine della scuola sarebbe stata celebrata con tutti i fasti, la sobrietà del compleanno della regina Elisabetta, l’eleganza delle feste nel castello del Boss delle cerimonie.
E invece, un ciao a telecamera e microfono aperti, un clic e via, il computer chiuso e le braccia alzate al cielo. Un grosso sospiro e subito una partita alla play station.
Nessuna ansia per i risultati sui tabelloni, niente pizzata coi compagni, nessuna materia da riparare a settembre.
E’ finita senza la campanella, il vociare scomposto, l’orda di ragazzini e ragazzine fuori da un cancello. Non c’è traccia neanche della disperazione materna, nessuno che si chieda e ora, che farò?
In questi mesi abbiamo fatto di pandemia virtù, sdoganato ore davanti a computer e cellulari da sempre contingentati a pochi momenti giornalieri, assistito inermi alle interrogazioni dei figli, non suggerendo le risposte solo perché non le conoscevamo neanche noi.
Abbiamo puntato una sveglia per ogni figlio per seguire un bizzarro calendario di lezioni, recuperato tablet e supporti tecnologici come un importatore abusivo dalla Cina, riconnesso wi fi, nozioni e relazioni.
Abbiamo imparato di avere bisogno dei maestri, che la distanza è superabile ma non per sempre, che nessun insegnamento sopravvive se non c’è qualcuno che ce lo racconta.
I ragazzi si sono diplomati hacker professionisti, cintura nera di esperti in truffe informatiche, che da una parte meraviglia e dall’altra atterrisce.
La scuola è finita e il computer è spento, settembre sembra lontano ma non lo è, le vacanze sono iniziate ma con meno slancio.
Buona estate, che per il calendario scolastico, l’unico a cui molti di noi fanno riferimento, comincia oggi.

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Movenze feline

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Inferno, canto I

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Riflesso condizionato

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