Ci son due coccodrilli

Il giovane sorcio che vive nello stanzino è più arzillo che mai, s’è palesato davanti a una mezzana urlante in pigiama che cercava un cartone di latte.

È poi riuscito a mangiare il formaggio dalla trappola senza che questa si chiudesse.

In cucina siamo invasi dalle orride farfalline della farina, nonostante abbia gettato pasta, biscotti e ogni genere di prodotto colonizzabile dai nefasti insetti.

Come extrema ratio ho tappezzato mobili e muri di strisce adesive ai feromoni, che dovrebbero attirare e quindi imprigionare questi svolazzanti nemici.

Per ora l’unica a restare appiccicata è stata la piccola.

Il gatto maggiore vomita a spruzzo qua e là quando meno te l’aspetti, probabilmente per mostrare il suo disappunto sul pacco offerta di pappa che ho acquistato, contravvenendo ai suoi gusti.

Il piccolo gatto ha dichiarato guerra alle video lezioni, video Skype e qualunque altra cosa distolga l’attenzione dei suoi padroni dai bisogni primari di cibo e coccole.

L’ingombrante felino deposita quindi il suo imponente personale su ogni tastiera che gli capita a tiro, mostrando il generoso lato b con disinvoltura alla webcam e sospetto sia responsabile dell’invio di strane email.

In questa bizzarra arca di Noè che è diventata la mia casa, manca solo l’invasione delle locuste.

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Be my eyes

“Mami mami! Il tuo telefono fa un suono strano!”

“Prendilo che sto guidando, è in borsa”

“Ma che è? Non è una chiamata”

“Lo so io cos’è! Clicca lì!”

“Clicco dove?”

“Lì, sul pulsante più grosso, forza!”

“Pronto? Pronto?”

“Non quello piccola, l’altro! Presto!”

“Oh! Ha smesso di suonare. Vabbè, richiameranno”

Il mio cellulare è pieno di inutili applicazioni, dalle percentuali di apparizioni dell’autore boreale in Islanda al Geocaching, dalle ricette in vasocottura agli abiti usati che si barattano con quelli che mandi tu.

Qualche settimana fa ho scaricato Be my eyes, un’app che permette a un non vedente di chiedere aiuto, indicazioni sui colori e consigli a un vedente, in tempo reale.

Grazie alla piccola, forse qualcuno sta vagando senza sapere se è nel posto giusto o ha indossato pantaloni marroni a quadri con una maglietta verde a righe per un colloquio importante.

Chiunque lei sia, signore, ci perdoni.

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Settembre

Le zanzare in cucina e la coperta sul letto, ché la sera comincia a far freschino.

La sveglia che è tornata a mettere ordine nei risvegli di tutti e quattro.

Le penne e i libri con la plastica intorno, i quaderni che sono pagine bianche da riempire con parole nuove.

L’arrivederci alla morsa del caldo, che per mesi ha intorpidito i pensieri.

La lucidità che viene da un cielo terso e dal maglione sulle spalle.

I nuovi inizi, anche dove non c’è stata una vera fine.

I bambini col grembiule, i saluti fuori dal cancello, i significanti grandi nel cominciare un cammino.

Il caffè che non dà più fastidio se bollente, le abitudini e i riti che si insinuano lievi un giorno dopo l’altro.

Un’ansia sottile un post it dopo l’altro, per ricordare quello che si vorrebbe dimenticare.

Progettare, aspettare, sperare.

Settembre mi emoziona.

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Certi giorni

Il giorno di dolore che uno ha, canta il sempre bello e a volte bravo Ligabue.

Perché a volte va così, ci sono giornate particolarmente difficili.

E allora le figlie, preoccupate per il tuo traballante stato emotivo. spronano il tuo fidanzato a portarti fuori, distrarti, farti ridere.

Il solerte nonché amorevole fidanzato ti porta dunque al cinema, per farti pensare a altro e distrarti dai tuoi crucci.

Il film in realtà è un documentario.

Di due ore.

Sulle guerre in medio oriente.

In lingua originale.

Praticamente entri depresso e esci guardando tutorial su come preparare un cappio.

L’indomani, per rallegrare una domenica stanca, l’ingegnoso nonché amato fidanzato ha pensato a una gita fuori porta, addirittura all’estero.

“Amò, annamo a vede’ le pietre” ha esclamato poco dopo aver varcato i confini nazionali.

Come un novello Alberto Angela, mi ha guidata su e giù per le ridenti cave di Arzo, Svizzera, tra marmi e null’altro.

Per non farsi mancare niente, ci siamo poi inerpicati su per un bosco per visitare i resti di un parco archeologico a Tremona.

Dall’alto si gode di un gran panorama, nelle giornate terse si vede perfino Milano.

La nostra non lo era, pazienza.

Sarà la stanchezza, sarà la scarpinata, sarà il marmo, ma va già meglio.

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Pronti, partenza, via

Cari professori,

Siete connessi?

Siete pronti per affrontare questo nuovo anno scolastico che si affaccia all’orizzonte?

Sono una madre e ho una serie di desiderata.

Che abbiate voglia di iniziare.

Che abbiate colto la sfida educativa che la pandemia ci ha involontariamente lanciato.

Che siate capaci e tolleranti, senza indugiare sulla cultura del sospetto troppo presente a scuola -è assente per la verifica, va in bagno per copiare, si fa venire a prendere per non essere interrogato.

Non perché i nostri ragazzi non siano la progenie del diavolo quando si tratta di raggirare gli adulti, ma perché basterà un raffreddore per stare a casa, due linee di febbre per saltare il compito in classe.

Che siate pazienti, più di quanto già vi tocca essere.

Me lo immagino l’infinito balletto del su la mascherina, giù la mascherina, un metro di distanza, una mano alla cintura, eeeeeeee macarena di cui sarete spesso inermi spettatori.

Che siate pronti col Wi-Fi e un nuovo modo di intendere e fare didattica e educazione, qualora i cancelli della scuola si dovessero nuovamente chiudere.

Che siate abbastanza saggi da discernere l’essenziale da portare e da richiedere.

Che siate messi nelle condizioni migliori per svolgere il vostro lavoro, ma che lo facciate al meglio comunque anche se queste condizioni non ci dovessero essere tutte.

Che non abbiate troppi genitori rompiballe come la sottoscritta, che scrivono liste infinite di richieste.

Buon inizio, professori.

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Un piccolo sforzo

C’è un topo nello stanzino, la notte lo sento zampettare qua e là.

I felini di casa, prontamente mandati in missione -li manterrò per qualcosa, eh- si sono addormentati beati sopra il cesto dei panni da stirare.

La piccola ha rotto un bicchiere al ristorante, una tazza in cucina, la mia cipria in bagno.

Com’è nella sua serafica natura si è arrabbiata con la sorte avversa, il karma persecutorio, suo fratello che è sempre un buon argomento.

La scuola media ha diramato le ipotesi di linee guida per l’inizio dell’anno scolastico e apprendiamo dunque che la piccola dovrà tenere la mascherina in classe e non potrà andare in bagno nell’intervallo.

Com’è nella sua natura paziente, mi aspetto che si incateni in segno di protesta ai cancelli della scuola.

Io faccio lavatrici a ciclo continuo, mentre rispondo alle mail, vasocuocio nel microonde, firmo attestazioni di buona salute come la Ferragni gli autografi.

Settembre non arrendiamoci così, possiamo ancora migliorare.

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Si ricomincia. O forse no

La comunicazione parla chiaro, nero su bianco sulle otto pagine uscite di corsa dalla stampante.

Il liceo della mezzana riprenderà regolarmente il quattordici di settembre.

Anzi no.

Le numerose sezioni sono state divisi nel gruppo A e B.

I partecipanti al gruppo A, nelle settimane pari, andranno a scuola il lunedì, mercoledì e venerdì.

Quelli del gruppo B il martedì, giovedì e sabato.

Nelle settimane dispari i due gruppi si invertiranno e faranno cambio di turno.

Nei giorni in cui non si va a scuola si farà didattica a distanza, con orari ancora da definire.

A scuola ci sarà a disposizione un’aula Covid, dove isolare sospetti untori.

Gli ingressi a scuola saranno scaglionati, se si raggiungerà un accordo per i mezzi di trasporto, onde evitare di dover prendere il sette e trentacinque e entrare a scuola alle dieci e dieci.

Altrimenti si scenderà tutti in blocco dallo stesso bus e tutti in blocco si entrerà in classe, sempre di avere azzeccato gruppo, giorno e settimana.

Cosa che, conoscendo la nostra proverbiale storditaggine, avverrà di rado.

Il primogenito varcherà di nuovo la soglia della sua classe il ventotto di settembre e ci potrà stare fino al tre ottobre.

Ogni tre settimane a casa, con la didattica a distanza dalle dieci alle tredici, si frequenterà per sette giorni di persona.

Una simile esultanza non si vedeva dai mondiali dell’ottantadue.

La scuola media non è ancora pervenuta e forse è meglio così, una cosa alla volta.

Si prevedono rischi altissimi di portare il figlio sbagliato nel giorno giusto della scuola dell’altro.

Comunque, ho già mal di testa.

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Depilazioni estreme

“Yawn…mamma che sonno”

“Buongiorno bellezza! Sali in macchina”

“Non puoi capire come sono stanca”

“Eh già, i pigiama party con le amiche uccidono”

“Tu ridi e scherzi ma intanto io non ho dormito niente. Anzi no, dopo la pasta delle quattro ho avuto un piccolo crollo sul divano, giusto dieci minuti”

“Ma non eravate andate al McDonald?”

“Sì, ma alle quattro del mattino è chiuso e noi avevamo fame”

“Capisco”

“E poi ci siamo fatte la maschera di bellezza, quella antirughe, idratante, abbiamo messo lo smalto col gel perché la zia della cugina della vicina di F. è estetista e le ha prestato il fornetto per le unghie. Guarda qui! Non se ne andrà neanche con le martellate”

“Un altro colore che non fosse nero non c’era? Ma…fammi vedere la faccia! Cos’hai qui?”

“Aspetta che guardo…aaaaaarghhhhh! Io le uccido!”

La mezzana è tornata stanca e assonnata dal pigiama party.
Con la pancia piena e lo smalto funereo sulle unghie, ma soprattutto mezzo sopracciglio depilato, simpatico scherzo delle sue compagne di merende che hanno approfittato del suo torpore postprandiale.
Dottor Google comunque ci ha rassicurato, da qui a sei mesi dovrebbero ricrescere. Forse.
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In cucina con maledetta

E per l’allegra rubrica “fatto in casa da maledetta” qualche dritta culinaria per una esperienza sensoriale quassù tra i ghiacci.

Cominciamo col dire che il monopolio della pizza, in Norvegia, è turco.

I padri fondatori del kebab allietano i nordici palati con pizze all’ananas e peperoni rigorosamente senza mozzarella.

Per gli amanti del pesce benvenuti, siete nel posto giusto. Merluzzo in umido, nella zuppa, alla brace, essiccato come le patatine, nascosto nelle polpette e sciolto nel cappuccino come olio di fegato.

Tra gli affettati da non perdere il fenalår, cosciotto di agnello lievemente affumicato.

Inspiegabilmente trionfano dalla colazione alla cena i cetrioli, confezionati singolarmente nella plastica al costo medio di un ciondolo Pandora. Per le zucchine la quotazione si può vedere in borsa.

Divino il kanelsnurr, una girella alla cannella di forma e dimensioni di una cacca di mucca e con l’apporto calorico sufficiente a un maschio adulto sportivo per una settimana.

Si possono assaggiare stufato di renna, carpaccio di balena e bistecca di foca, se la fame supera l’etica e la morale.

In ogni autogrill accanto alle brioche troneggiano dei würstel avvolti nel bacon, ché qui si predica di yogurt e mirtilli e ci si ammazza di grassi e colesterolo.

Per oggi è tutto, se vi è piaciuto seguitemi per altre ricette.

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La Montessori della Norvegia

Il tasso di natalità in Norvegia è elevato, i figli unici una rarità.

La pedagogia è spiccia quassù al freddo, i piccoli umani imparano presto l’autonomia. Da neonati aspettano fuori dai negozi intabarrati nei loro passeggini con gomme da neve, ammalandosi finché il dna norvegese non ha la meglio e allora sono pronti per affrontare i rigori degli inverni a un passo da circolo polare artico.

Proverò con la piccola, se sono ancora in tempo.

Il genio del genitore di queste parti -o il sadismo, ancora non ho ben chiaro- fa sì che i bambini anche piccolissimi non facciano il pisolino pomeridiano, pratica che garantisce libertà e pace dalle sette di sera, ora della nanna.

Crescendo, i piccoli norvegesi mantengono questo spirito di autonomia e integrazione con l’ambiente esterno, non sempre favorevole all’insediamento umano.

Ut på tur aldri sur, motto locale che significa più o meno “all’aperto non si è mai tristi”.

Quando qui si parla di passeggiata è un po’ come col mio fidanzato: sarà un massacro. Comincio a pensare che vanti origini norvegesi più che viterbesi.

In ultimo, una nota drammatica.

Qui per i bambini le ambulanze non fanno “Nino Nino” come nel resto del mondo ma “babu babu”.

E anche oggi, dalla vostra Måria Møntessori è tutto.

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