C’è movimento

C’è movimento, lassù nell’iperuranio.

La mezzana, novella animatrice dell’oratorio feriale, pare faccia frequenti visite al nostro mondo, abbandonando le alte sfere.

Ogni mattino non batte ciglio per alzarsi, pantaloncini corti e maglietta d’ordinanza, si lava i denti ripassando il balletto del giorno.

Ha scoperto che dosi elevate di bambini, sul lungo periodo, tendono ad affaticare il corpo e l’anima.

Tuttavia, lungi dal farsene un cruccio, ha tirato fuori un’energia che non si immaginava, come un coniglio dal cilindro.

Socializza col seminarista “oh, hai una chitarra, suoni?” “No, la porto in giro per rimorchiare”.

Comincia a conoscere i bambini e i ragazzi che le sono affidati, ne intuisce gli stati d’animo, si accorge se qualcuno resta in un angolo.

E lo fa perché lei stessa è stata una bambina che aspettava, appoggiata al canestro dell’oratorio. Perché ci sono stati momenti in cui non voleva giocare o le mancava la mamma, e adesso li riconosce negli altri.

Ha conosciuto un ragazzino juventino che le ha fatto un grande dono: scoprire che vengono prima le persone di una qualunque disabilità, e che se guardi la risorsa invece che il limite, forse, hai trovato la chiave giusta per stare nel mondo.

Coda alta e marsupio in vita, la vedo uscire ogni mattina col sorriso sulle labbra.

Vi lascio immaginare il mio.

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E voi, tutto bene?

“Blo, abbiamo la borsa frigo? E i ghiaccini? Devo andare al lago con i miei amici e ci portiamo il pranzo. Per risparmiare, sì. Più che altro che il kebab dell’altra volta in spiaggia è risultato un po’ pesante”

“Mamma, dov’è la crema solare protezione due? Vado al lago con le mie amiche. No, non lo stesso lago di mio fratello. Io vado al lago di Varese. Come dici? Non si può fare il bagno? Fa niente, prenderemo il sole, per quello metto la protezione”

“Mami Mami Mami mi dai cinque euro? A cosa mi servono? Beh, è arrivato Zanfretta, il re degli autoscontri e c’è anche una giostra nuova che fa tantissimo vomitare! Cosa? Sì, lo so che i fratelli alla mia età non andavano da Zanfretta la sera, ma pensavo che te ne saresti dimenticata”

Un primogenito che prepara la borsa frigo come una casalinga d’altri tempi, una mezzana che vuole immergersi in un lago dalle acque pure come Chernobyl, una piccola che cerca di truffarmi per fare un giro su una giostra “da vomito”.

E la vostra estate, tutto bene?

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Modalità estate on

Il gatto miagola davanti alla porta, spalancata, per uscire.

Il primogenito apolide girovaga tra mattine di narcolessia, pomeriggi al campetto e serate di griglie.

La mezzana prova costumi compulsivamente, non trova nulla che a suo dire le stia bene quando io darei un paio di anni di vita, per un fisico come il suo.

Frequenta con le sue amiche il corso per animatori dell’oratorio, che inizierà a breve, con l’entusiasmo e il sadismo di chi è passato dall’altra parte della barricata: da animata ad animatrice.

La piccola è molesta. Si aggira per casa inquieta, nel limbo che separa la fine della scuola dall’inizio del l’oratorio, infastidendo l’ultima persona che se lo merita: io.

Fa parte di una ricerca legata alla tesi di laurea di una delle sue allenatrici, quindi fa esercizi extra sotto controllo due volte a settimana. In pratica abbiamo donato il suo corpo alla scienza, speriamo che la scienza se la tenga.

Io mi sono messa a preparare la valigia delle vacanze salvo accorgermi che non manca una settimana, ma due.

Non che ci si possa lamentare ma via, potrebbe andar meglio.

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Salutava sempre

Comincia a far caldo, anche se ho ancora il piumone sul letto.

Cosa c’è di meglio di una bella doccia, dopo una giornata cominciata all’alba, un po’ qua e un po’ là, tra lavoro e accompagnamenti vari?

Poi metti un piede in doccia ed è subito Holiday on ice, il regno di Frozen dopo il passaggio di Elsa, una piantagione di banane con le bucce per terra.

Sfidando le leggi della fisica, mi salvo una rovinosa caduta aggrappandomi alla doccia, al bagnoschiuma all’Argan finito, il balsamo alla banana vuoto e lì abbandonato.

Lancio un grido primitivo e profondo, finché accorre la mezzana dai capelli al profumo di banana e le ascelle di Argan -ecco chi li aveva finiti.

“Stavi scivolando mamma? Perché ho appena fatto un nuovissimo scrub alla pelle! Caffè in polvere, sale grosso e tanto tanto olio! Vieni, senti come sono liscia”

Se leggerete di me sui giornali o mi vedrete al telegiornale, ricordate che ero una brava persona.

E salutavo sempre.

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Dignità

Interno casa

Oh, guarda! É già ora di andare a prendere il grande, oggi esce un’ora prima, sono già in ritardo e ho ancora i pantaloni del pigiama…vabbè ma sono in macchina, chi mi vede?

D’altronde sono stata collegata fino adesso, bisogna pur lavorare. Vado.

Esterno, piazzale della scuola.

Suona il telefono.

“Blo, dove sei?”

“Sono qui, precisa e puntuale, nel parcheggio fuori della scuola”

“E cosa aspetti? Ti ricordi che devi firmare per farmi uscire prima?”

“Non possiamo fare una videochiamata?”

“No, ma perché?”

“E se resti lí fino all’una?”

“Blo, che succede? Vieni!”

“Arrivo”

Con la dignità nascosta nel fondo della tasca, insieme ai fazzoletti usati, e la mascherina tirata su fin sugli occhi, io e i miei pantaloni del pigiama siamo arrivati all’ingresso del liceo.

Ho la sensazione che il primogenito non chiederà mai più di uscire prima da scuola.

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Come un cerotto

Ho un cerotto sul dito, l’anulare destro.

Nell’ultima settimana, per lavoro, sono stata a trovare diversi bambini in case diverse.

“Cosa ti sei fatta?” mi ha chiesto la prima bambina.

“Lo togli e mi fai vedere?” Ha proposto un bambino.

“Hai la bua?” ha esclamato la più piccola. “Con un bacino passa, sai”.

Ecco, da grande voglio essere un bambino.

Un bambino che guarda un cerotto e vuole sapere cosa ti sei fatta.

Che non ha paura di vedere una ferita. Che sa come curarla, perché la bua con un bacino forse non passa ma fa meno male.

Voglio la curiosità di chiedere come sta l’Altro, la consapevolezza sincera di volerlo sapere davvero.

Voglio lo sguardo attento e gli occhi sgranati, perché quando incontri l’Altro sei aperto alla scoperta di qualcosa di nuovo.

Io, da grande, voglio essere un bambino.

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Nel complesso

Il piccolo gatto, che passa la vita in una placida alternanza tra il divano rosso e la ciotola della pappa, si improvvisa giustiziere della notte ingaggiando una lotta furibonda con un micio straniero.

Rimedia un occhio graffiato, una visita dalla dolce veterinaria coi capelli rossi, una puntura di antibiotico.

Si vendica facendo pipì sul trasportino che alla prima curva inonda il sedile e i miei pantaloni.

Arrivano gli acquisti compulsivi fatti pochi giorni fa. Dopo avere provato con gran disinvoltura la mutanda guaina che tutto contiene e tutto può, in pendant col reggiseno dei miracoli, ti accorgi con sgomento che l’abbinata produce un rotolino intorno alla vita che ricorda le curve dell’omino Michelin.

In un momento di altissima ispirazione pedagogica, di quelli che senti la pacca sulla spalla di Maria Montessori e Rosseau che fa il tifo a bordo campo, ho infilato in un sacco nero tutti i vestiti che stazionavano da giorni sul pavimento della stanza delle ragazze.

Con una plateale sceneggiata, ho portato tutto nel baule della macchina. È lì, per l’appunto, li ho dimenticati per un mese. Non so se li tirerò mai fuori.

Nel complesso, tutto bene.

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Sorridi, sei su candid camera

“Piccola?”

“Qualcuno ha visto la piccola?”

“Io no mamma”

“Piccola chi? Ahahahahah come sono simpatico Blo”

“Non risponde neanche al telefono”

“Magari è scesa a giocare?”

“Senza dircelo?”

La piccola, con l’animo burlone da carnevale di Rio, si è furbamente nascosta nei meandri del mio armadio (a suo rischio e pericolo, tra l’altro)

Sbucata dopo un tempo indefinito tra mille risate (sue) ha deciso dopo poche ore di replicare questo riuscitissimo scherzo.

Senza considerare però l’inaffidabilità e la cialtroneria dei suoi congiunti.

È rimasta quindi rintanata, tra vecchie magliette sbrindellate e jeans che mi si chiuderanno dopo morta ma che non butto perché sai mai, per un considerevole lasso di tempo.

Scovata dal gatto, infastidito per il furto della cuccia preferita, se ne è andata offesa per non essere stata cercata.

Caro telefono azzurro, se dovessi ricevere una sua chiamata sappi che abbiamo le nostre valide ragioni, per lasciarla chiusa nell’armadio.

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Oggi

“Avanti prego avanzare, davanti alla sedia e piedi sul bollone per terra, questa è la giusta distanza”

“Sembra il gioco della sedia”

“Ma adesso prenderò benissimo il 5G ahahahahah”

“Quello dietro mi sembra troppo giovane, secondo me imbroglia”

“Avanti prego avanzare, davanti alla sedia e piedi sul bollone per terra, questa è la giusta distanza”

“Io non ci credo, però lo faccio”

“Io ho fame, ma ho letto che è più sicuro farlo a stomaco vuoto”

“Ma tu, che ti fai iniettare?”

“Perché, si può scegliere?”

“Avanti prego avanzare, davanti alla sedia e piedi sul bollone per terra, questa è la giusta distanza”

Una mattina nebbiosa e freddina, che promette però una giornata splendente. Una umanità variegata e varia, in attesa coi piedi sul proprio bollone.

L’emozione della prima dose, anche se detta così fa un po’ tossico.

Mi sono vaccinata.

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Madri

Amorevole, presente, attenta, sacrificale, attiva, biologica, premurosa, severa, coraggiosa, dolce, indulgente, affettuosa, disponibile, adottiva, combattiva, inadeguata, paziente, affidataria, stressante, sorridente, tollerante, mancata, felice.

Il curriculum di una madre contiene tanti e tali requisiti che mettono timore.

Difficile trovare un candidato che presenti tutte queste caratteristiche.

A un passo dalla maggiore età come madre, so che la maternità è l’esperienza più pervasiva e trasversale che si possa sperimentare.

So che una madre non nasce davanti a due linee colorate su un test, né dopo il parto e nemmeno quando torna a casa col suo bambino.

Essere madre è un’attitudine, un orientamento, un’opportunità.

Come ogni cosa, non ti rende migliore se non ne cerchi il senso.

È scrivere parole a matita, che saranno i figli a scegliere se ripassare in penna o cancellare, per riscriverne altre.

È la capacità di accogliere senza essere travolti, far stare in equilibrio il tenere e il lasciare andare, lo stare vicino e la giusta distanza, mantenere la rotta consentendo deviazioni, sorreggere lasciando che camminino da soli, intuire quando mollare la presa.

È un modo di stare nel mondo e stare in relazione con gli altri, guidati dalla consapevolezza che la maternità è un dono che si fa dono a sua volta.

Auguri a chi è madre, di un figlio, un’idea, un progetto, un pensiero.

Perché chiunque si prenda cura di qualcuno o di qualcosa, è madre.

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