Holiday

L’anno scorso era stato il profondo nord, al freddo e con un vento gelido, il febbrone e l’antibiotico.

Quest’anno è al mare, col sole e la spiaggia dove si può stare anche senza giacca, una tosse incessante, una debolezza congenita e delle fastidiosissime afte sulle labbra che lo fanno somigliare a Nina Moric dopo la chirurgia estetica.

Il primogenito è partito stamattina all’alba per il consueto torneo di pallacanestro delle vacanze di natale con la divisa azzurra, i calzettoni e lo sciroppo.

Da circa dieci ore non si hanno sue notizie e si prevede di non averne per le prossime settantadue.

La mezzana ha cambiato taglio di capelli e non vede l’ora che torni il fratello maggiore, perché vorrà dire che sarà il suo turno di partire, per un mare che non è lo stesso, all’ immancabile torneo della befana.

Considerate le reazioni dello scorso anno alla nostra visita a sorpresa, per questa volta di è deciso di soprassedere e tenersi la voglia di mare.

La piccola non va da nessuna parte, ha finito i compiti i primi due giorni di vacanza perché non vuole scocciature, indossa enormi pigiamoni natalizi e non si rassegna che sia ricominciato il conto alla rovescia per la sua festività preferita.

Io lavoro, anche se un po’ meno, cerco invano di stare lontano dal pacco di cioccolatini rossi che ha ricevuto in dono il primogenito, guardo serie tv con la vicina amica facendo a gara a chi porta il pigiama peggiore. Per ora ha vinto lei.

Ma le vacanze sono ancora lunghe.

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La piccola che finisce il suo calendario dell’avvento e anche il mio, che non ricordavo di avere forse perché stava nascosto nella sua stanza.

Una litigata epica tra fratelli, davanti a un piatto di tortellini in brodo che diventano freddi, parole che si dicono quando si è pieni di rabbia e dopo tocca riparare e riscaldare i tortellini nel microonde.

Un aperitivo natalizio con i vicini amici, per farsi gli auguri che ci rifaremo domattina in pigiama, per ricordarci che a volte si è molto fortunati a condividere un numero civico.

Un funerale, a ventiquattro anni esatti da quello del mio papà, un’amica che piange ma risplende di amore e coraggio.

Un regalo inaspettato portato con l’inganno davanti a una tazza di caffè, da un’amica speciale che ti conosce. E essere conosciuti da qualcuno è un dono bello e prezioso.

Gli ultimi regali da sistemare, i biglietti da scrivere, ché c’è sempre una certa aspettativa quando le persone pensano che tu sappia fare una cosa.

Il fidanzato lontano, che trova comunque il modo di starti vicino.

Natale è un megafono sulla bocca dello stomaco, amplifica e fa rimbombare ogni emozione, dentro e fuori.

Buon Natale, a tutti

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Il sorpasso

Quello che può fare mio fratello

A 15 e mezzo può uscire una sola volta all’una

A 15 ha il coprifuoco delle 00:00-00:30

A 16 anni può andare all’alcatraz al concerto di Massimo Pericolo

Al compleanno dei 16 anni invita 10 amici a dormire

A 15 anni invita gli amici mentre la casa è vuota e cucina in autonomia

A 15 anni va a milano con problemi (dipende da quanto si fida la mamma)

A 16 anni va a Milano senza problemi

A 16 anni non può andare al Tempesta

A 16 anni va al concerto di Rkomi

A 16 anni può uscire il sabato sera, con i suoi amici a casa di un amico a vedano e una volta è tornato alle 2 ma la mamma lo ha messo in punizione

A 16 anni va in discoteca (una volta) la mamma lo porta e poi la madre del suo amico lo viene a prendere

La mezzana, in un’ottica di equità e giustizia, da due anni scrive in un apposito file tutto ciò che è permesso o no al fratello maggiore.

Lo fa con una esasperante meticolosità, pronta a rivendicare i suoi diritti di secondogenitura.

Precisa come uno spacciatore col bilancino del fumo, annota ogni discrepanza tra il suo trattamento e quello del congiunto più prossimo.

Il primogenito traccia la via della libertà e autonomia e lei lo segue in scia.

Ma la piccola, già lo so, li sorpasserà entrambi.

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Fashion

Mi ha tenuto la mano stretta stretta, mentre stava distesa sul lettino.

Ha fatto un respiro profondo e chiuso gli occhi, ma è durato giusto un attimo.

La mezzana desiderava e chiedeva da un anno il piercing all’orecchio e approfittando della fragilità emotiva della sua mamma prima dell’intervento chirurgico ha estorto il consenso.

Ora è la fiera proprietaria di un cerchietto in titanio che le trapassa la cartilagine.

Il primogenito narciso è al suo secondo accesso in palestra, sala pesi.

Sottovalutando la situazione e sopravvalutando la sua -scarsa- massa muscolare ha rischiato di rimanere sotterrato sotto un bilanciere.

Il giorno dopo non riusciva nemmeno a lavarsi i denti, tanto il dolore alle braccia.

La piccola si trucca di nascosto, usa il mio mascara e lo lascia aperto per un giorno, così quando serve a me è inutilizzabile.

Si strucca con le salviettine che servono per pulire i mobili e urla dal bagno per il bruciore agli occhi.

Io ho perso la mia battaglia con i fighissimi pantaloni grigi eleganti acquistati con un saldo irrinunciabile, ché non ne vogliono sapere di allacciarsi, i maledetti.

Saranno difettosi, non c’è altra spiegazione.

Non saremo una famiglia perfetta, ma quanto siamo fashion.

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Storie di Natale

L’albero è finto, comprato su Amazon dopo che lo storico abete di famiglia si è spezzato in due sotto il peso di troppi Natali tra bambini e gatti.

Le decorazioni variegate e variopinte, ché ognuno ha una sua personale vena artistica e sistema palline e stelle come meglio crede.

Nel presepe dorme il gatto, le lucine invece che sul terrazzo contornano il letto a castello delle ragazze.

Ho trovato i regali, erano nascosti con le vecchie giacche nel ripostiglio.

La piccola aspetta Natale da ferragosto, è l’unica che tiene il passo con il calendario dell’avvento. Probabilmente si mangerà anche i nostri cioccolatini senza che ce ne accorgiamo.

La mezzana desidera le feste solo per svegliarsi più tardi il mattino, per la cena della vigilia e il torneo di pallavolo in Liguria. È ancora vegetariana, dopo due settimane.

Il grande è in modalità Grinch, snobba gli eccessi natalizi della sorella più piccola, simula indifferenza e si è regalato due mesi di abbonamento in palestra, dove andrà non si sa bene a fare cosa.

Io lavoro, organizzo, pianifico giornate che spesso sembrano non finire mai, scrivo liste e a volte storie, lascio le lasagne pronte perchè arrivo tardi a casa.

Tra qualche giorno andremo a vedere il saggio di ginnastica artistica della piccola e io so già che piangerò, come sempre.

A giorni sono ventiquattro anni che manchi, papà.

Arriva Natale. Te lo volevo raccontare.

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Influencer

“Ciao piccola, che fai di bello?”

“Mi provo dei vestiti. Un po’ miei, un po’ tuoi, un po’ di mia sorella, un po’ di mio fratello”

“Ah. Capisco. Posso darti un consiglio?”

“Preferirei di no”

“Bene. Perché la maglietta la infili nei pantaloni? Guarda come starebbe meglio così, un po’ morbida fuori”

“Ma scusa, stai cercando di nascondermi la pancia?”

“Ma no amore. Dico solo che tutti noi abbiamo vestiti che ci valorizzano e altri meno, punti di forza da accentuare e qualche punto debole da mimetizzare”

“Quindi io devo mimetizzare la pancia?”

“Quello che intendo è che…”

“Mamma, ma se io volessi trasformare un punto debole in un punto di forza? Se io mi piacessi così?”

Lei ha undici anni, brufoletti sparsi sulla fronte, un giro vita non proprio extra small ereditato dalla mamma, una tempesta ormonale in atto che in questa fase della vita non aiuta.

Ha anche due gambe toniche e lunghissime, invidia mia e della sorella, folti capelli lucidi, un profilo armonioso e un sorriso che metterebbe di buon umore anche il Grinch.

Ma soprattutto, mi è maestra di vita.

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Ere moderne

La piccola gira col cellulare in mano nel tentativo di produrre foto artistiche, delle quali nessuno capisce il soggetto.

Una volta il particolare di una mano stretta a pugno che sembra il promo di youporn.

Altre volte, come oggi, spruzzi artistici sullo specchio del mio bagno con quello che trova, col risultato che stamattina il mio spazzolino da denti era ricoperto da uno strato di viakal.

Con la sua amica il pomeriggio fa la black mask della sorella che si infuria, prova a cucinare vietatissimi pancake e chiacchiera fitta fitta in camera, zittendosi all’improvviso mentre abbasso la maniglia della porta.

Ruba i miei trucchi e li spalma sulla faccia con fare maldestro, negando di averli presi col rossetto sui denti.

Ruba i miei vestiti che poi trovo accartocciati nel suo armadio, dice che non sa come ci siano finiti.

La mattina è l’ultima ad alzarsi, con umore cupo e sguardo fosco. Il primo sorriso arriva alle sette e trentacinque, quando deve chiedermi un passaggio per andare a scuola.

Qui si vive nell’adolescenzacene, l’era geologica in cui ci si augura l’estinzione.

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Anonymous

“Mamma, basta, non posso più continuare così”

“Senti amore, capisco lo shock e le tue ragioni, ma forse dovremmo valutare bene i pro e i contro”

“No. Ho deciso. Ma li hai visti anche tu, come puoi non prendere posizione? Dobbiamo fare qualcosa”

“Certo, ma ognuno fa quel che può con ciò che ha, e io non sono certa di farcela”

“Mamma, costerà fatica, ma dobbiamo cambiare! Insieme!”

“Insieme…a chi?”

“Tu e io, no?”

La mezzana, il pomeriggio di sabato dell’otto dicembre, Immacolata concezione, in centro Milano, ha deciso che diventerà -diventeremo- vegetariane.

Lo ha deciso dopo avere visto un flash mob poco lontano dal castello Sforzesco, con la proiezione di video sui metodi di uccisione del bestiame.

Lo ha deciso con le lacrime agli occhi, mentre la sorella minore guardava dall’altra parte perché impressionata.

Lo ha deciso con l’irruenza e l’assolutismo dei suoi quattordici anni.

Di sera, in camera sua, ha cercato di capire come entrare a far parte di Anonymous.

Io sono contemporaneamente orgogliosa e atterrita.

Orgogliosa di vedere il coraggio che io non ho, di rinunciare a un panino con la salamella o al crudo di Parma.

Atterrita che la mia cucina diventi un ristorante -pessimo, tra l’altro- con piatti diversi per ogni componente della famiglia.

Stasera minestrone, poi si vedrà.

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Cosa fai a capodanno?

Quando alle sei e trentasette della mattina il gatto vomita con precisione scientifica nella borsa coi tuoi documenti del lavoro, giusto un attimo prima che tu ti metta la giacca per andare a grattare il ghiaccio dal vetro della macchina.

Quando passi la prima parte della giornata tra le aule di un liceo per parlare con un buon numero di professori e ti senti raccontare che tua figlia si trova al primo banco come sorvegliata speciale perché altrimenti chiacchiera come non ci fosse un domani.

Quando ti fermi a fare benzina e il bancomat lo hai lasciato a casa, probabilmente dimenticato sul tavolo mentre pulivi il vomito del gatto.

Quando l’organizzazione della giornata pare l’ultimo livello del tetris e sarebbe utile il dono dell’ubiquità.

Quando resti al telefono con un call center in Tunisia per quaranta minuti, per scoprire che l’indirizzo del corriere era sbagliato e i tuoi regali di Natale ora probabilmente sono arrivati a una famiglia di Bruzzano Zeffirio in provincia di Reggio Calabria.

Quando nella compulsione della spesa online compri una confezione famiglia di latte di capra, che schifa pure il gatto.

Quando tutto questo e anche qualcosa d’altro succede, è tempo di prenotare il cenone di capodanno.

A Lourdes.

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Letto e mangiato

“Ehi, dove sei? È quasi ora di andare”

“Sono in camera mia mamma”

“Allora dobbiamo sbrigarci che sennò facciamo tard…aaaarghhhh!”

“Mamma, che spavento!”

“Che spavento tu? Ma che succede? Dai, mettilo giù e nessuno si farà del male”

“Uh uh, che spiritosa. Non ti va mai bene niente. E se non lo faccio, perché non lo faccio. Se lo faccio, perché lo faccio. Mai contenta”

La mezzana è stata beccata in camera con un romanzo in mano, nell’atto di leggerlo.

Meno stupore avrebbe suscitato Babbo Natale che scendeva dal camino con slitta e renne.

Per la fanciulla quattordicenne i libri sono considerati da sempre più una punizione che un dono, fatica pure a leggere i post che le scrivo per il compleanno.

L’ipotesi che va per la maggiore sostiene che si sia fidanzata, che il fidanzato sia un lettore e le abbia chiesto quale fosse l’ultimo libro letto, lei si è resa conto che l’ultima cosa letta era il rapporto calorie/grassi sul pacco delle gocciole tribù.

E sia corsa ai ripari.

Ma è ancora tutta da verificare.

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