Una lacrima sul viso

Il primogenito fuori sede é tornato al suo studentato gaudente, dopo le feste di Natale. Sceso dal flixbus ha pensato di essere giunto a Cortina per le olimpiadi invernali, stante la neve che ricopriva la spiaggia riminese.

Lei, la pedagogista dai rossi capelli nonché sua madre, lo ha accompagnato alla stazione e abbracciato a lungo, come si conviene. 

Tirando su col naso e asciugandosi qualche lacrima ha sentito una stretta allo stomaco, non per la nostalgia ma per l’imminente ora di pranzo. Pensando di affogare i suoi dispiaceri in un bel piatto di pasta fresca, ha constato con sconcerto che che se l’era portata via il primogenito.

La figlia mezzana é anch’essa ripartita verso la patria del prosciutto crudo e dei giovedrink. Promettendo settimane di studio indefesso, ha abbracciato a lungo la madre commossa, sempre la pedagogista dai rossi capelli.

Tirando su col naso e asciugandosi qualche lacrima la pedagogista ha pensato quindi di riscaldare il cuore e la pancia con una calda tisana, salvo scoprire che le tisane e il bollitore erano in viaggio nella valigia dell’allegra studentessa. 

Presa quindi da una commozione feroce, la pedagogista é andata a prendere dei fazzoletti di carta dall’armadio, per asciugarsi le copiose lacrime di nostalgia ma soprattutto rabbia per i reiterati furti. 

Ma la mezzana si era portata via anche quelli. 

Pubblicato in Senza categoria | 1 commento

Cronache di Narnia

Lunedì. Mattina. Pioviggina.

Il parcheggio vicino alla stazione é facile da trovare come il santo Graal, quindi si lascia la macchina a chilometri di distanza  e cosa saranno mai quattro passi sotto una romantica pioggerella, con una borsa che ha il peso specifico dell’uranio impoverito. 

“Il treno delle 8.52 termina la sua corsa da un’altra parte”

Mannaggia, meno male che sono in grande anticipo, prendo quello dopo.

“Il treno successivo é soppresso”

accidenti, vabbè ma ce la faccio pure con quello dopo ancora, mi tengo sempre larga quando vado a Milano

“Il treno viaggia con un ritardo di ennemila minuti”

Eh no, così non ce la faccio. Aspetta, se il problema é qui posso correre in una stazione dello Stato.

Correre certo, sotto la romantica pioggerella e con la borsa di prima, verso l’infinito e oltre.

Di nuovo in macchina verso l’altra stazione, pochi minuti per arrivarci, e nell’ordine davanti a me: camioncino pulisci strade, centoduenne che sta probabilmente andando a rinnovare la patente, neopatentato. 

Ma non importa, raggiungo al volo la stazione e mentre lancio la macchina in un divieto di sosta, vedo arrivare il treno. 

Corro -pioggerella, uranio impoverito, divieto di sosta- e per un soffio salgo, prima che si chiudano le porte. Sudata nonostante i tre gradi esterni ma felice, ce l’ho fatta.

“Dlin Dlon! Si avvisano i gentili passeggeri che a causa di persone sui binari nella stazione di C. il treno ripartirà quando ripartirà”

Spoiler: il treno non é ripartito, e a questo punto da domani userò un mezzo più affidabile ed economico per andare al lavoro: l’armadio di Narnia.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Come un gatto in tangenziale

“Meow”

“Gatto Matisse, ciao! Vuoi la pappa?”

“Meow!”

“Ok, in effetti stiamo mangiando anche noi…eccola, buon appetito”

-il felino osserva per qualche istante la ciotola straripante di straccetti umidi gusto salmone, annusa svogliatamente, si allontana-

“Meow, meow”

“Ma che c’è, non avevi fame? Per caso vuoi uscire? Andiamo che ti apro”

-il felino resta di fronte alla porta-finestra aperta, quella con il passa gatto per intendersi. Entra un vento polare, dopo qualche minuto di riflessione per lui e di congelamento per me- resta in casa-

“Meow, meow meow!”

“Ma insomma, che vuoi? Hai la pappa, ti ho aperto la porta, che altro resta?”

“Meow…”

“Ah già, i croccantini”

-il felino si avvicina alla ciotola delle crocchette, le annusa, si allontana verso la porta finestra. Miagola-

“Basta, vorrei pranzare anche io, sai? Ti apro ma é l’ultima volta. Prossimo “meow” e chiamo il gattile”

-il felino si avvicina stancamente alla porta finestra aperta. Il vento s’é fatto più freddo, la temperatura della stanza é scesa, il pranzo ormai ghiacciato. Sculettando, esce-

“Oh, finalmente mi posso sedere a tavola”

“Meow, scrat scrat scrat, meowmeowmeowmeowmeowmeowmeow, scrat scrat scrat, meooooooooooow”!

-rumore di unghie sulla porta, litania di miagolii che neanche le prefiche a un funerale. Prendo le chiavi della macchina, ora lo abbandono in tangenziale-

“Meow”

-sospira rientrando, mentre addenta  un croccantino e va a vomitare in sala, di fianco alla mia borsa. 

Forse mangio più tranquilla se vado io, in tangenziale 

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Qua qua

Qualche tempo fa, in una mattina uggiosa, sono andata in ospedale a liberare la mano destra dal souvenir guadagnato  in Grecia: il gesso per un dito rotto.

Va da sé che le cose gravi della vita sono ben altre, e la rottura del mignolo può classificarsi serenamente fra le situazioni che sarebbe meglio evitare, ma se succede pazienza. 

Sul momento un dinamico e giovane dottore -che andiamo in fiducia fosse laureato, anche se sembrava appena uscito dal catechismo- ha piegato di netto il suddetto mignolino, per dimostrarne il perfetto funzionamento post frattura. L’unica dimostrazione avvenuta é stato un lungo elenco di martiri e santi pronunciati non troppo silenziosamente tra me e me.

Tanti cari saluti e mi raccomando, signora mia, la fisioterapia! E così dopo qualche giorno mi sono ritrovata sdraiata su un lettino in una grande sala. Alla mia sinistra una anziana signora che si riprendeva dall’intervento all’anca, facendo allusioni piccanti al giovane fisioterapista che la aiutava con la ginnastica. 

Alla mia destra un uomo, vittima di una partita a calcetto con gli amici nella quale ha perso il menisco e la dignità. Ha conversato di derby, formazioni ed altre amenità maschili. 

Io sono stata affidata alle cure di un altro fisioterapista, che deve avermi scambiata per la signora ultra ottantenne del femore. 

“Buongiorno signora, tenda bene la mano” ha dichiarato scandendo lentamente e ad alta voce ogni sillaba. 

Mi sono rotta un dito, non ho perso la facoltà di intendere di volere, avrei voluto rispondere. Ma teneva stretto il mio mignolo fra le mani, e ho preferito soprassedere.

“Ecco, mano ben dritta, ora unisca le dita al pollice così come una papera…P-A-P-E-R-A, coraggio, insieme”

Appurato di non essere su scherzi a parte, ho eseguito, pur nutrendo forti perplessità sul compito assegnato. 

“Brava cosi, ancora P-A-P-E-R-A”

Sono uscita con un nuovo appuntamento sull’agenda, e un martellante ballo del qua qua nella testa. 

Pubblicato in Senza categoria | 1 commento

I have a dream

La piccola stamattina é andata scuola senza zaino, solo con una borsetta.

Ha preso il treno alla solita ora antelucana e si é diretta baldanzosa verso la sua sede.

Andava a scioperare con l’intero istituto. Uno sciopero organizzato dopo un tentativo fallito di mediazione, comunicato con una mail serale a tutti gli studenti. 

Si sono presentati fuori dai cancelli all’ora della campanella, ma al primo squillo si sono accampati fuori. Pare ci fosse pure un dress code ma non ho approfondito molto l’argomento.  

Si sono muniti di cartelli e della tigna tipica della contestazione adolescenziale.  

Nel tragitto casa-stazione la sottoscritta ha preparato il pippone pedagogico del caso (ne conservo uno per ogni argomento, in rigoroso ordine alfabetico)

“Mi raccomando che sia una protesta civile bla bla bla, portate correttamente le vostre argomentazioni bla bla bla, non passate dalla parte del torto con comportamenti scorretti bla bla bla…”

“Mamma” mi ha interrotta la piccola.

“Tranquilla, io mi sento più Martin Luter King che Malcom X”

I have a dream.

Una lunga vacanza. 

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Romagna mia, Romagna in fiore

Era iniziata lo scorso anno, con la discesa della mezzana nella ridente Emilia. 

Un giorno dopo l’altro la fanciulla, zitta zitta e quatta quatta, ha conquistato sempre più agio nella città che la ospita per il suo corso di studi. Tra un giovedrink e una festa delle matricole, il jogging al parco ducale e le passeggiate lungo il fiume, lo studio pomeridiano al bar e lo shopping per i mercatini, si sente ormai per metà parmigiana.

Quest’anno abbiamo voluto allargare i confini del regno, scendendo alla conquista della Romagna. 

Da un paio di settimane il primogenito si é trasferito, armi e bagagli, nella patria della piadina, del divertimento e dell’orchestra Casadei. 

Fronte mare e retro stazione, alloggia in uno studentato gaudente che in un’altra epoca é stato un hotel. 

Si cimenta con le gioie della vita in autonomia, che al maschile si dice disastro. Tra l’acquisto di una padella al costo di un volo low cost per Barcellona, la scoperta di quel misterioso elettrodomestico che é la lavatrice, va scoprendo la città che lo ospiterà per i prossimi due anni di magistrale. 

Se non si perderà alla ricerca dello yogurt greco intra le corsie di un Conad, tornerà a noi nella professionale veste di nutrizionista, mettendoci tutti in riga. 

Emilia-Romagna, sei nostra. 

Pubblicato in Senza categoria | 3 commenti

Prima falange greca

Varie cose che succedono sul finir dell’estate. 

La mezzana vagabonda e fuori sede ci fa dono della sua eletta presenza di tanto in tanto, preferibilmente quando non ha improrogabili impegni come il festival techno.

La suddetta musica, in estrema sintesi, é quella che fa “tunz!tunz!tunz!”per almeno dodici ore a un numero di decibel che ti priva dell’udito per le successive dodici ore.

Si zompetta a ritmo forsennato su un paio di altissimi stivali, che al termine dell’esibizione é preferibile bruciare. 

Il primogenito ogni tanto scompare, “abbiamo

Il volo alle sette” mentre tu ti chiedi “ma per dove?” e poi decidi che é meglio non fare domande. Sta decidendo quale università avrà l’onore di ospitarlo per la magistrale, e anche su questo é meglio non fare domande.

La piccola é una donna distrutta. 

La sua scuola comincia le lezioni dopodomani. Lei ha preso questa notizia  come un’offesa personale, un delitto di lesa maestà. 

La furba pedagogista ha ben pensato, durante la gioiosa vacanza greca, di inciampare in un sentiero “facile facile, scendi dalla barca, quattro passi e sei nella spiaggia più bella delle Cicladi”. Frattura della prima falange di un dito, che come souvenir é senz’altro più originale del magnete a forma di Partenone.

Forse solo più difficile da attaccare sul frigo in cucina. 

Settembre, sei complicato. 

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Cantami o diva

“Gutta cavat lapidem”, la goccia scava la pietra e la resistenza dei viterbesi, dicevano i latini.

Ma oggi ci frega il giusto di quel che dicevano, perché dopo anni di viaggi insieme in terre più o meno fredde ed ostili il direttore viterbese ha ceduto alla terra degli dei, la patria della mitologia e del cartone animato Pollon: la Grecia. 

Lui, con la modestia  e il rigore che lo contraddistingue, si sente già il capo, Zeus. 

Lei, stante il vizietto del Dio degli dei di sollazzarsi con le più disparate ninfette, lo ha declassato ad Apollo.

Che é sì il nome proprio del gatto dei vicini ma anche e soprattutto quello del Dio del Sole. Considerato l’indubbio talento del direttore, a portare il bel tempo per viaggi, vacanze e cammini, pare più che dignitoso. 

La stimata pedagogista ha optato per una più sobria divinità, Atena, dea della saggezza (in questo caso pedagogica, per il resto si tira a campare) 

Indecisa fino all’ultimo con Afrodite, scartata infine per umiltà  nonché per spietato esame di realtà. 

Nella terra dei miti e leggende la pedagogista si sente a casa sua, e millanta competenze linguistiche frutto dei suoi studi classici.

Peccato che in greco fosse sempre rimandata a settembre. 

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Terminal mamma

Il primogenito neolaureato é partito con una ristretta selezione degli amici di sempre, a godere del meritato riposo. 

Per ricaricarsi in vista delle importanti scelte sul futuro, niente di meglio di un ritiro spirituale in quel di Corfù.

Di lui non si hanno notizie da giorni, se non per un video che lo ritrae in un delizioso ristorante in cui il piatto forte è spaccare i piatti per terra. 

La mezzana riusciamo a vederla in casa con la stessa frequenza dell’aurora boreale nelle valli del varesotto. Dopo una puntatina veloce a Venezia “c’è la biennale, mica la posso perdere”, qualche giorno a Barcellona “c’è il boat trip, mica lo posso perdere”, stamattina é ripartita per la sua Parma “c’è la mia amica, mica la posso perdere”. Tornerà e ripartirà, ché la sua estate é ancora lunga. 

D’altronde lei é cintura nera di low cost, gran visir dei flixbus, nostra signora degli ostelli economici.

La piccola -buon sangue non mente- é salita oggi su un altro flixbus per una due giorni in quel di Reggio Emilia, per salutare un’amica che farà l’anno all’estero. 

Poco prima di partire si é accorta con orrore di non possedere un mascara waterproof, ma non mi sono sentita abbastanza forte da fare domande. 

Io accompagno in stazione,recupero in aeroporto e viceversa questa squadra di globe trotter che ho messo al mondo.

O meglio, che ho messo nel mondo. 

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Cum laude

Si dice sia solo un pezzo di carta.
In fondo é vero, anche se é una pergamena da incorniciare.
Quella cornice però dovrebbe poter contenere ben di più: lo scoramento in terza elementare, di fronte allo studio della mezzaluna fertile e la poesia a memoria la domenica pomeriggio. La seconda media, terra di nessuno dove nella stessa classe siedono ragazzini in calzoncini e marcantoni con la barba, e ci sono giorni in cui vorresti mimetizzarti con il muro del corridoio.
Le verifiche il primo anno del liceo, che cominci a capire quanta fatica dovrai fare e anche che non ne hai voglia, vorresti passare la giornata al campetto con gli amici e un pallone da basket.
Il professore universitario che, dopo una lunga giornata di interrogazioni, ti caccia malamente e con brutte parole ti invita a ripresentarti al prossimo appello, anche se avevi studiato così tanto.
Le volte in cui sei stato chiamato a scegliere che direzione dare al tuo futuro ed eri troppo piccolo o confuso per farlo.
Le pagine lette e sottolineate, studiate e ripetute.
Ogni pagina é stata come un piccolo passo, che ti ha portato esattamente dove sei oggi.
In una mattina di luglio che sembrava ottobre, sei stato proclamato dottore con il massimo dei voti, e dal pubblico sembravo la madre di Sinner alla vittoria di Wimbledon.
Non sempre merito e risultati coincidono, lo sappiamo.
Oggi sì, Dottore.

La tua, orgogliosissima, mamma

Pubblicato in Senza categoria | 3 commenti