
Era tempo di migrare.
La mezzana, come un pennuto esotico, sentiva che era giunto il momento di rimettersi in viaggio verso la dimora emiliana.
Dopo una estate dalle temperature tropicali il giorno prescelto é stato quello del diluvio universale. Fino all’ultimo sono state indecise se partire o no, prendere la Dacia o l’Arca.
Alle otto e trenta del mattino hanno preso l’indomita decisione di salpare, e con coraggio si sono avviate a svegliare la piccola, terza partecipante alla spedizione.
La dolce fanciulla, alla quale é stata così impedita l’ultima lunga dormita prima dell’inizio della scuola, é salita in auto con la felicità dell’agnellino strappato alla madre che va al macello. Con le cuffie nelle orecchie e l’odio nello sguardo si é rimessa a dormire sul sedile posteriore.
A metà viaggio, in prossimità di un autogrill, si sono trovate davanti a una scelta difficile. Chi avrebbe svegliato di nuovo la piccola? La decisione é stata affidata alla logica e alla razionalità: tre tiri di sasso/carta/forbice. (Ha perso la mezzana, N.d.A)
Arrivate in quel di Parma, hanno scaricato trolley, valige, sacchetti, giacche, scarpe, il frigorifero di casa e altre amenità sotto una pioggia battente.
Approdate alla residenza della mezzana, hanno così trasportato il tutto fino al terzo piano, nella nuova stanza singola della giovane universitaria. L’obiettivo -pulire e sistemare- s’è invece rivelato essere entrarci tutte e tre. Una camera con bagno delle dimensioni di un loculo con finestra.
Al termine delle operazioni le tre si sono dirette a pranzo con il bus, e con un’altra mano di sasso/carta/forbice hanno deciso chi avrebbe comunicato alla piccola in che ristorante sarebbero andate a mangiare: etiope.
La notizia ha tolto alla giovane l’ultimo sprazzo di vitalità. S’è accasciata tra maschere africane e statue di giraffe. Lei, che accetta di accompagnarci solo per la torta fritta e i tortelli, s’è ritrovata a pranzare con dei samosa vegetariani da mangiare senza posate.
I tuoni e fulmini del cielo, in aggiunta a quelli dell’ultimogenita, ci hanno convinto a ripartire, non prima di avere abbracciato a lungo la giovane parmense.
Missione compiuta: mezzana sistemata, loculo arredato, e piccola riportata alla base.
L’arca ha tenuto il mare anche questa volta.