
Oggi inauguriamo la Rubrica di leggende normanne e bretoni, imperdibile appuntamento estivo.
Parliamo di Göngu-Hrólfr, che tutti oggi conoscono come Rollo. Le saghe lo dipingevano come un gigante così massiccio e pesante che nessun cavallo della Scandinavia era in grado di reggere il suo peso. Per questo motivo era costretto a muoversi sempre a piedi, camminando alla testa dei suoi guerrieri con un’ascia da battaglia in mano. Un bell’incontro da fare la sera, insomma. Bandito dalla sua terra natia dal re di Norvegia, Rollo radunò i suoi fedeli compagni e volse le prue dei drakkar verso sud, seguendo le correnti dell’oceano fino alle foci della Senna. Conquistò la città di Rouen, dove oggi soggiornano beati il direttore e la pedagogista. Tanto fece, devastò e brigò che il re Carlo il Semplice, stanco dei continui saccheggi, decise di scendere a patti. Nel 911 i due leader si incontrarono per firmare il trattato che avrebbe dato vita alla Normandia. La procedura implicava non una stretta di mano, bensì il bacio al piede del sovrano. Rollo, come gli storici raccontano, esclamò “a Carlé, ma che stai a dì” e mando uno dei suoi soldati al posto suo, scegliendo il più furbo della cucciolata. Il soldato infatti afferrò bruscamente il piede del re ribaltando lo fra le risate generali.
Rollo comunque sì insediò e regnò a lungo, sempre coi suoi modi vichinghi. All’avvicinarsi della morte, il coraggio vichingo cominciò però a vacillare (“me la sto a fa’ sotto” riportano gli storici)
Terrorizzato dal giudizio divino, cercò un compromesso per non scontentare nessun dio: offrì oro ai sacerdoti cristiani per salvarsi l’anima, e ordinò il sacrificio di cento prigionieri in onore di Odino, morendo così con un piede nel paradiso cristiano e l’altro nel Valhalla.
(Rouen é famosa anche perché in una delle sue piazze é stata arsa Giovanna d’Arco, ma quella é un’altra storia)