Pronto, chi vede?

“Mamma mamma mamma corri! Sta suonando il cellulare!”

“E allora rispondi, arrivo”

“È una videochiamata, è l’app dei ciechi”

“Non vedenti. Veloce veloce, rispondiamo! Pronto?”

“Buonasera, sono a cena e vorrei sapere cosa sono questi”

“Sono…vediamo…fiocchi magri di formaggio…scadono domani”

“Ah. Ma chi li ha comprati? Che schifezza. Questo?”

“Ricotta, scade il quindici gennaio”

“Bene. Mi scusi, l’ultimo…”

“Mascarpone! Scade il ventitré febbraio”

“Oh, finalmente qualcosa di buono. Grazie e buona sera”

“Buona sera anche a lei”

La tecnologia può essere sorprendente, quando con un gesto cosi semplice si può fare qualcosa di tanto utile.

Il primogenito e io, presi da euforia per essere riusciti finalmente ad aiutare qualcuno, ci siamo sentiti un po’ Batman e Robin.

Stiamo ancora discutendo su chi sia uno e chi l’altro, ma non si può avere tutto.

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Breaking news

Il primogenito, rapito dalla serie La regina degli scacchi, ha imparato a giocare da solo con dei video tutorial, temo durante le ore altrimenti dedicate alla didattica a distanza.

Se dovesse andar male con il liceo, siamo pronti a fare un corso di russo e sfidare Garri Kimovič Kasparov, per conquistare il titolo mondiale.

La mezzana ha deciso che suonerà l’ukulele, salvo poi accorgersi che in casa vive solo una vecchia chitarra scordata che ha prontamente riaccordato, grazie a una apposita app.

La piccola guarda compulsivamente video sulla migliore preparazione della carbonara. Ormai visita più http://www.salumiciociari che Zalando.

Io che impacchetto regali alla mia maniera, male ma con amore, metto il tappetino del bagno sul calorifero perché bagnato e la mattina scopro che non era acqua, quando la casa si sveglia avvolta in una nuvola di o de piscio di gatto.

I cioccolatini del calendario dell’avvento sono finiti cinque giorni fa.

Per il resto, va tutto molto bene.

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La seconda Legge di Mendel

Eccolo qui.
Da oggi disponibile e pronto per camminare da solo. Un grande grazie ai tanti che, sulla fiducia, lo hanno già acquistato. Non vi dico l’emozione di ricevere le prime foto del libro appena arrivato nelle vostre case.
In questa storia c’è tanto di me, e spero molto di voi.
Che sia una buona lettura

Lo potete trovare in libreria e qui

https://divergenze.eu/2020/12/09/la-seconda-legge-di-mendel/

https://www.lafeltrinelli.it/smartphone/libri/seconda-legge-mendel/9788831900300?smartphone=true

https://www.ibs.it/seconda-legge-di-mendel-libro-barbara-boggio/e/9788831900300

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Libera subito

“Mami, guarda questa villa. Mi sembra adatta a noi”

“Piccola, ancora su Immobiliare.it? Ma basta, non dobbiamo cambiare casa”

“Otto stanze, parco intorno, piscina interrata. C’è anche la sauna. Libera subito. Prezzo su richiesta. Richiediamo?”

“Sei impazzita? Con cosa la pago secondo te? Vendiamo gli organi di tuo fratello?”

“Mami, hai scritto un libro. Diventeremo ricchi”

“Piccola, amore. No, non diventeremo ricchi”

“Ma la Rowling si è comprata un castello”

“Ma la Rowling ha scritto Harry Potter”

“Beh, allora ti potevi impegnare un po’ di più”

E niente, speriamo nelle vendite.

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Di sogni e cassetti

Ho scritto la prima pagina cinque anni fa, una notte caldissima di agosto. Seduta su un terrazzo di un appartamento in Abruzzo, mentre i miei figli dormivano.

La potenza di certe storie è che sono loro a venirti a cercare, svegliandoti se dormi, chiamandoti se stai cucinando, sussurrando l’urgenza di essere raccontate.

Io ho provato a farlo nel miglior modo possibile.

Ho scritto di ciò che conosco, ché non so fare altrimenti.

La storia di una famiglia, della fatica del crescere, partendo da una domanda. Può la mela cadere lontano dall’albero? Possiamo essere diversi da chi ci ha generato?

A brevissimo arriverà lui, un sogno che esce dal cassetto in cui è restato a lungo.

il mio primo romanzo, sarà disponibile presto, grazie anche a una casa editrice che ha fatto della cura dei testi-oltre che di una infinita pazienza verso certi autori impazienti-la sua cifra stilistica.

Che dire, sono felice.

E aspetto con gioia di presentarvelo ufficialmente.

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Thank you

“Buongiorno professoressa, mi scusi ho fatto un po’ fatica a collegarmi. Sa, i figli hanno tutte piattaforme diverse”

“Nessun problema, eccoci qua. Cominci lei a dirmi come vede suo figlio”

“Beh, cosa possiamo dire. Sì, ha delle lacune, vengono da lontano. Negli anni si è cercato di colmarle, a volte con successo, altre meno. Certo, lui sicuramente potrebbe impegnarsi un po’ di più, approfondire, chiedere, ampliare. Diciamo che la didattica a distanza per certi versi non aiuta, l’adolescenza nemmeno. Ci tiene, ma non sempre abbastanza.
E poi, diciamocelo signora professoressa, l’inglese non è proprio la sua materia”

“Beh, mi fa piacere. Perché io insegno matematica, signora”

Temo di essere stata rimandata a settembre.

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Clio make up

“Mamma, non così. Il correttore va picchiettato sulle occhiaie sfumandolo poi verso l’esterno”

“Scusa, ti ho chiesto qualcosa?”

“Ma dai, il fondotinta! Non si spalma, si usa il beauty blender! Dai, le basi”

“Non ricordo di averti chiamata”

“E il contouring? Dove lo mettiamo?”

“Non farmi rispondere”

“No vabbè, ma il blush? Vorrai mica uscire senza una spennellata di colore sulle guance”

“A’ Clio make up, non devi fare lezione?”

“Sono in pausa. Mamma, non ci siamo. Non va bene nulla della tua beauty routine. Meno male che ci sono io”

La mezzana, novella make up artist, ha sentito l’urgenza di correggere le imperdonabili mancanze cosmetiche di sua madre.

A breve un tutorial chiarificatore.

Su come far fuori una figlia senza essere scoperti.

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“Tu mancia?” (Cit)

Non c’è come una riunione su zoom la sera dopo il lavoro, per minare le già fragili certezze genitoriali.

Per chi naviga a vista in questo mare turbolento della didattica a distanza, cercando di non soccombere a connessioni che appaiano e scompaiono che neanche il fantasma dell’Opera.

Per chi non si scoraggia ascoltando le interrogazioni zoppicanti dei propri figli e dalla cucina dove sei esiliata vorresti urlare “Epicuro!” la risposta giusta è “Epicuro!” durante l’ora di filosofia.

Per chi non si arrende a copiature, distrazioni e sciatteria e gira per casa aprendo porte a sorpresa mentre cerca anche di mantenere un lavoro e magari preparare il pranzo.

Per chi si porta addosso l’inadeguatezza come l’alone viola di una pubblicità progresso di tanti anni fa, il confronto con alcuni genitori è sfiancante e quasi sempre perdente.

“Ah, mia figlia la incateno come Vittorio Alfieri alla sedia”

“Io al mio metto gli spilli sotto agli occhi che neanche Dario Argento”

“A casa mia hai otto o non mangi, cari miei”

E poi ci sei tu, che tieni la webcam accesa per la riunione ma intanto mangi qualcosa di nascosto, come Fantozzi e il dottor Birkermaier con le polpette di Baviera.

Ma non sei avvezzo allo strumento e tutti ti vedono.

E capiscono da chi ha preso tuo figlio.

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Groupon

-Tunf!-

Il felino maggiore fa cadere gli occhiali da sole appoggiati sul cassettone, che in codice significa “alzati e fammi uscire, donna”

“Ancora tu. Mannaggia, è l’una di notte. Andiamo che ti apro”

-Musica che proviene dalla stanza del primogenito-

“Ma cosa fai ancora sveglio? Che poi la mattina sembri Nosferatu? Spegni tutto”

“Blo, è uscito adesso l’album nuovo del mio rapper preferito”

-Splash-

Ignara di tutto, in modo particolare del fatto che il gatto avesse vomitato in sala, calpesto a piedi nudi scivolando verso il divano.

“Blo, tutto ok? Senti che sound”

La situazione notturna sta rapidamente degenerando. Oggi cercherò su Groupon un coupon per la visita di un esorcista.

Altro che Babbo Natale.

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Da dove chiami?

Ecco la panoramica che mi regala WordPress, la piattaforma che ospita questo blog dalla sua nascita. Da qualunque parte del mondo vi capiti di leggere queste parole, scrivetemi. Chi siete, da dove venite, come siete arrivati qua. Perché il grande potere delle parole è quello di unire, anche se fisicamente lontani. Se avete voglia, in questo periodo strano, raccontatemelo.

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