Ti posso spiegare

“Mamma non è come sembra, ti posso spiegare. Sì, lo so che è una nota. No, ma fammi parlare, mi dispiace un sacco ma io non lo sapevo. Non avevo capito. Poi mi ero tanto appassionata dello spettacolo che ci hanno fatto vedere e hanno chiesto se qualcuno avesse domande e io ne avevo un sacco e allora sono rimasta lì.

Il signore continuava a raccontare, raccontare, io ascoltavo, ascoltavo e così non mi sono accorta.

Certo che potevano anche dirmelo che se ne stavano andando, una cortesia non è che uno chiede molto ma non è che posso sempre pensare a tutto io, eh”

L’alunna si dimentica di entrare in classe al termine dello spettacolo.

Così dice il registro elettronico della mezzana, alla voce note disciplinari.

Non è più solo di passaggio: nell’iperuranio ci ha proprio preso la residenza.

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Let’s get physical

Fa gli esercizi ogni sera, per la gioia del vicino che abita sotto. Saltella, corre,resta in equilibrio precario su un vecchio materassino della Decathlon.

Conta gli addominali come se sgranasse un rosario, con le guance rosse e il fiato corto.

Segue un programma di allenamento da full metal jacket consigliato dalla cugina S, guida e guru per questioni di forma e sostanza.

La mattina non batte ciglio mentre la sorella affonda in un mare di latte e gocciole, mentre lei apre con calma il suo yogurt magro alla frutta.

La sera osserva composta il fratello che divora un crispy McBacon con doppie patatine e salsa, intanto griglia sulla piastra la sua fetta di petto di pollo.

Cucina, impasta gnocchi e spadella ragù, ché il modo più semplice e immediato per sembrare più magri forse è fare ingrassare chi abbiamo accanto.

È decisa e determinata, caricata a molla per affrontare il suo nemico più grande: la pancetta.

Si faccia da parte il dottor Dukan, tanti saluti alla dottoressa Tirone, addio beveroni e tisane. Da oggi, se volete rimettervi in forma ed essere pronti per la prova costume, c’è lei.

La personal piccola.

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L’insospettabile

Io sono una persona mite.

Una donna accomodante, che non ama i contrasti e rifugge, se e quando può, il conflitto.

Non ingannino i lunghi ricci rossi, l’aria sicura, l’incastro quotidiano di lavoro e famiglia.

Sotto la criniera ramata si celano pace e serenità.

Tuttavia.

Ci sono passioni che mi attraversano, fugaci come un tramonto, intense come uno shottino di rum, totalizzanti come la nuova stagione della serie tv preferita.

Che mi attirano inesorabili in un gorgo di dipendenza, dal quale sembra impossibile riemergere.

L’ultimo gorgo è la passione per la vasocottura. In microonde.

Che farebbe già ridere così, considerate le mie qualità casalinghe.

Nello spazio di un mattino ho ordinato su Amazon dieci vasetti adatti all’uso, un manuale di ricette e mi sono iscritta a tutti i gruppi facebook disponibili sul mercato.

In capo a un giorno avevo provato a replicare una moltitudine di ricette, dai fusi di pollo alla farfrittata, acquistando un chilo di farina di ceci che ha già cominciato a fare le farfalline per portarsi avanti, consapevole che giacerà nell’ultimo ripiano della cucina.

Ho preparato patate, ragù, verdure, minestre, mancava solo il gatto, che si è saggiamente tenuto alla larga.

“Questa non è una esercitazione! Tutti a terra!” ha urlato la piccola mentre nel microonde scoppiettava furiosamente, chiusa dentro il suo apposito vaso, una sovracoscia di pollo.

Non ci sono stati feriti né morti, se escludiamo la sovracoscia.

Per questa volta è andata bene.

Fino alla prossima ricetta, o alla prossima passione.

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Prendila con filosofia

«L’uomo è la misura (mètron) di tutte le cose, di quelle che sono per ciò che sono, e di quelle che non sono per ciò che non sono.»

“Mother, che vuole questo da me?”

“Intanto non è ‘questo’ ma è Protagora, ha formulato un signor pensiero e io porterei rispetto, visto che spesso il massimo dello sforzo per la tua testolina è scegliere tra McDonald e il kebabbaro”

“Guarda che non è mica una scelta facile, sai? Sono buoni tutti e due. Comunque dai, facciamo in fretta che non ci capisco niente”

“La filosofia va maneggiata con calma e cura, è bandita la fretta. È lo spazio del pensiero, della riflessione…”

“Devo andare all’allenamento!”

“….dicevo appunto della riflessione, lo sguardo e l’ascolto rivolti all’interno, alla nostra umanità. Tutto questo necessita di tempo, tranquillità e pazienza”

“Tranquillità e pazienza”

“Già”

“Scusa, ma non dovevi andare a prendere la piccola mezz’ora fa?”

“La piccola a teatro! Mannaggia è vero! Muoviti andiamo! Corri!”

“Mother, tranquillità e pazienza, ricordi?”

Caro Protagora, non so quale sia la misura di tutte le cose.

Figurati, non misuro neanche il tempo.

Non per fare la sofista, ma tu non hai mai avuto figli adolescenti in giro.

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Quanto basta per arrivare a sera

C’è odore di sudore e solo Dio sa di cos’altro, sul treno che stamattina mi porta al lavoro, a Milano. Fuori però c’è il sole e io ho un libro bello da leggere.

Ho lasciato in stazione un primogenito triste e addolorato per la morte del suo campione preferito, quello di cui vestiva la canottiera gialla quando era solo un piccolo atleta di mini basket. Ricordo che non avevo trovato la sua taglia e che lui navigava dentro questa enorme canotta lunga fino alle ginocchia.

Ieri sera non poteva credere che non ci fosse più, perché quando nello sport regali grandi emozioni ti ammanti di super poteri, e i super eroi non spariscono così all’improvviso.

Al treno ho portato anche una mezzana assonnata e la sua amica, ché il fine settimana è stato ricco di impegni e dell’intensa vita sociale di una neo liceale.

Ogni tanto assume le sembianze di un palloncino gonfiato a elio, che va ancorato forte a terra per non farlo volare via.

A scuola ho accompagnato per ultima la piccola, carica di zaino, cartelletta e sacca di motoria ma sorridente e ciarliera, ormai la sua cifra stilistica.

Sotto la felpa xxl che tanto le piace porta solidità e entusiasmo, due talenti che ammiro e un po’ le invidio.

È solo lunedì.

A piccoli passi, arriveremo a sera.

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Pensieri e parole

Il primogenito preoccupato per il virus in Cina, le fiamme in Australia, Junior Kelly a Sanremo, i leoni che muoiono di fame in uno zoo del Sudan, l’uso delle armi negli Stati Uniti, la situazione delle carceri italiane. Che condivide con me video e articoli dei più importanti quotidiani, perché io non abbassi la guardia e come lui stia sempre pronta, ché non si sa mai cosa potrebbe accadere.

L’unica preoccupazione che io provo timidamente a mettere sul tavolo, la scuola, viene liquidata con un laconico “stai senza pensieri, Mother”

La mezzana che mi intrattiene con video tutorial sul migliore uso possibile del mascara, con tecniche e accessori che mettono paura, mentre io non pensavo nemmeno di avere bisogno, di tecniche e accessori.

Ogni tanto compro un mascara nero, nuovo, uguale al precedente è tutto si ferma lì.

La piccola che è un tornado di energia, che incanaliamo come acqua piovana con la ginnastica artistica il mercoledì e venerdì, il teatro di martedì, gli esercizi sul tappetino che fa ogni sera saltellando beata per la gioia del vicino sottostante. Che vive ogni attimo come fosse l’ultimo, mangia le lasagne come se ci fosse una carestia l’indomani, che coglie l’attimo come nessuno.

Per essere madre ci vogliono spalle larghe, è cosa nota.

Io ho i fianchi, spero vadano bene ugualmente.

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Ma sì

Ma sì, corri veloce la mattina presto a prendere il treno dell’alba per arrivare prima al lavoro, e il suddetto treno si ferma nelle campagne prima e al buio poi e saresti arrivata con maggiore anticipo salendo sul treno dopo.

Ma sì, quando torni e fuori è di nuovo buio ma al supermercato vuoi non passare per due cose? Mi raccomando, solo le uova che vuole la mezzana, ah già la marmellata del grande sta finendo, il detersivo! Non possiamo fare senza, ma l’arrosto è in offerta e la farina per la pizza necessaria. Ma sì, tieni tutto fra le tue lunghe braccia che il carrellino è per gli anziani, accorgiti solo alla cassa che la farina è aperta e tu sembri un narcotrafficante all’aeroporto di Bogotà.

Ma sì, dai che sei arrivata a casa e sembra di stare in una puntata di CSI scena del crimine, c’è sangue sul pavimento, sul divano, sul gatto e seguendo le gocce trovi la mezzana isterica perché sta perdendo abbondantemente sangue dal naso ma il problema è che si è macchiata la felpa di marca.

Ma sì dai, che il sangue è ripulito, la tavola sparecchiata, il pigiama ormai prossimo, il primogenito che ti ricorda la partita serale alla quale hai promesso giorni fa di andare. La partita serale che avevi rimosso dalla mente come il peggiore dei traumi.

Ma sì dai, che al palazzetto nessuno si accorgerà, se sotto la giacca indossi il pigiama.

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Hollywood

“Allora, come è andata? Contenta?”

“Direi proprio di sì”

“Dai, racconta! Cosa avete fatto?”

“Uh, tante cose. In un esercizio ci hanno detto di presentarci agli altri, prima solo col nome e poi la volta dopo aggiungendo un aggettivo. Dovevamo interpretarlo l’aggettivo”

“Capisco. E tu che aggettivo eri?”

“Sorridente”

“Avrei detto nervosa ma è giusto anche sorridente. E poi?”

“Mami, quante domande. Devi sapere che noi attori interpretiamo più col corpo che con la voce”

“Noi attori”

“Già. Diventerò famosa”

La piccola, catturata dal sacro fuoco, ha cominciato martedì pomeriggio il suo primo corso di teatro.

È assolutamente certa che diventerà ricca e famosa.

Quindi datori di lavoro, colleghi tutti, ciao.

Con la presente mi dimetto, con effetto immediato.

Tanto noi si va a (B)Hollywood.

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Frozen

Un risveglio al freddo al gelo e al buio, ché la caldaia sceglie sempre questo periodo dell’anno per movimentarci le esistenze e questa volta lo ha fatto in grande stile, andandosene nella notte e regalandoci un risveglio tra i ghiacci.

Chiamatemi Elsa di Frozen.

L’uomo della caldaia, al quale brillano gli occhi mentre esamina la vastità del danno da sistemare, mentre rapidamente fa il conto se prenotare un safari a Malindi o la pesca d’altura alle Maldive.

La mattinata al McDonald per lavorare al caldo con una connessione wi fi che a casa non hai, perché la caldaia se ne è andata portandosi con sé anche l’impianto elettrico, i tre caffè che bevi per giustificare il tuo stare attaccata alla presa della corrente come a un salvagente nella tempesta.

La notifica di una nota sul registro elettronico della mezzana, rea confessa di studio di francese durante l’ora di scienze umane.

Per questo sarebbe anche stata graziata, se solo non avesse -cito testuale- “risposto in tono ironico e saccente che è in grado di fare due cose contemporaneamente, eh” alla professoressa.

Aveva ragione Jack Nicholson, il mattino ha l’oro in bocca.

Ma solo per l’uomo della caldaia.

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Anche i ricchi piangono

Modestia a parte, posso dire di possedere una buona cultura di base.

Negli anni del ginnasio, periodo particolarmente ricco per la mia formazione personale, quando tornavo da scuola mangiavo e poi mi dedicavo per mezz’ora a un imperdibile appuntamento: gli episodi di Beautiful su Rai due.

Amori, tradimenti, morti, resurrezioni, amicizie, scambi di coppia, figli dispersi e poi ritrovati, gemelli separati alla nascita, estranei che si scoprono parenti -preferibilmente dopo essersi sposati- addii e riconciliazioni.

Non paga, ricordo vagamente qualche episodio di Sentieri, che credo venga trasmessa da millenni, e Quando si ama, altra ridente saga familiare.

Credo di avere addirittura visto una puntata con Grecia Colmenares, la regina delle telenovelas sudamericane.

Insomma, pur non essendomi più documentata negli anni a venire posso affermare di avere basi solide e conoscenze di un certo livello.

Eppure non ero preparata ad ascoltare le chiacchiere in chat dalla piccola e le sue compagne.

Altro che Febbre d’amore, fatti da parte General Hospital, saluti a Dynasty.

Siamo pronti per scrivere la telenovela del millennio.

Anche le piccole piangono.

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