Di bene in meglio

Il fidanzato temporaneamente americano, che si farebbe pure il coast to coast del Lichtestein pur di viaggiare.

I saluti via whatsapp la mattina quando io mi sveglio e lui va a dormire, e la sera quando io vado a dormire e lui si sveglia. Fortuna che tra poco ritorna, ché non è mica facile mantenere una relazione con due fusi orari differenti.

Io che mi consolo con il migliore acquisto fatto dopo la guaina contenitiva, il Dyson. Ora devo solo trovare qualcuno che lo passi al posto mio e il gioco è fatto.

I figli maggiori che soffrono per mancate convocazioni a partite importanti, così tanto da farmi rimpiangere i fantozziani tornei di minibasket e minivolley che duravano come un intervento per il trapianto di cuore ma almeno o si giocava tutti, si prendeva la medaglia che finiva aggrovigliata in un cassetto e tutti a casa felici e contenti.

La piccola che coltiva sogni e ambizioni per il suo futuro lavorativo, fa ricerche su internet di scuole di specializzazione -questa è a Roma e costa millemila euro al mese mami, va bene?- ma non si può abortire un sogno e quindi si resta nei deliri di grandezza di una undicenne.

Il sacco di dolciumi ricevuto per la befana e prontamente sequestrato, nella speranza che non scadano prima di halloween per sbolognarli ai bambini del vicinato.

Caro duemilaventi, nulla di che ma restano grandi margini di miglioramento, eh.

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Cento colpi di piastra

Sarà la fine delle vacanze, sarà che mancano cento giorni alla fine della scuola, sarà l’ormone impazzito, sarà quel che sarà questa vita è solo un’autostrada come diceva il buon Venditti, ma io sto seriamente pensando di abbandonarcela, in autostrada, la mezzana.

Negli ultimi tempi la dolce creatura che tanto mi somiglia si è trasformata in una estranea prepotente, indolente e emotivamente instabile.

Stare vicino a lei è piacevole come aprire una raccomandata di equitalia con la sabbia nelle mutande.

Rilassante come stare seduti sulla spiaggia sorseggiando un cocktail in attesa di uno tsunami.

Traghettata da quel maledetto Caronte dell’adolescenza, naviga in acque burrascose con la conseguenza di far venire a tutti il mal di mare.

La piccola sembra essere la più vessata dalle prepotenze della sorella, che pretende per sé il computer, il telecomando, il posto sul divano vicino alla mamma, l’ultimo boccone rimasto sul vassoio.

Una assolutamente casuale intercettazione telefonica ha lasciato trapelare le parole “diciottenne” “sabato sera” e “da lui non me lo aspettavo”, ragion per cui è stato serenamente deciso che non uscirà fino ai -suoi- diciotto anni e sabato sera vedrà un film a casa con mamma e sorella.

Lo so che lì dentro, sotto quei ricci ormai lisci che si piastra ogni mattina, dietro quel mascara che si dimentica stropicciando gli occhi, c’è sempre la tenera bimba che mi ha preso il cuore quattordici anni fa.

Devo solo cercarla.

Proverò su Instagram.

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Like a candle in the wind

Le candele sono quasi consumate, qualcuna sul tavolo, altre sulla mensola, una in cucina. Ce ne sono sette.

In cucina un pacco gigante di orsetti gommosi, vicino al divano una lattina vuota di Mojito analcolico, un ossimoro.

I copri divano rossi, slabbrati dalle unghie del gatto, messi al contrario.

Dopo pochi attimi entra in casa un primogenito sorridente e vanesio.

“Ehi, ma che è successo? Che hai fatto oggi?”

“Uh? Boh, niente, perché?”

“Perché? No ma hai dato un’occhiata in giro? Sei davvero uscito lasciando candele accese come in chiesa? E cos’è questo casino?”

“Non sono stato io”

“Ma che dici? Tua sorella è in liguria, la piccola era con me…il gatto-castrato-forse aveva in programma un tête-a-tête con la gatta dei vicini?”

“Ma no, intendo dire che io c’ero coi miei amici, le candele le ha accese M. Il

Mojito analcolico lo beve R, io solo quello vero ahahahahahah scherzo dovresti vedere la tua faccia”

“Aspetta di vedere la tua quando avrò finito di darti schiaffoni”

Il primogenito lasciato solo è più pericoloso a sedici anni che a sei.

Se organizzi messe sataniche, orgie, party alcolici, non è dato sapere.

Io ancora mi chiedo il perché degli orsetti gommosi.

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Avvertenze

Primo atto, bagno

“Mamma, ti stai lavando i denti?”

“Sì, perché?”

“Perché la piccola si è tolta lo smalto dalle unghie proprio con quello spazzolino”

Secondo atto, cucina

“Mami! Cos’è questa puzza di bruciato? Chiamiamo i pompieri?”

“Sto facendo i pancake per colazione”

“Quasi quasi mangio una mela”

Terzo atto, sala

“Mother, ma davvero ti senti così fiera per un aspirapolvere? Credevo che la tua vita fosse migliore”

“Il Dyson è molto più di un aspirapolvere, bestia”

“Beh, comunque si vede che la casa è proprio pulita”

“Davvero?”

“No. Ahahahahahaha”

Fateli i figli, sul serio.

Poi però non dite di non essere stati avvertiti.

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Finisce così

L’anno finisce così, col primogenito appena rientrato dal torneo felice e stravolto. “lo sport è la miglior droga del mondo” afferma tronfio, e io spero che se lo ricordi anche stasera alla festa in casa del suo amico, prima occasione di capodanno outdoor.

La mezzana si prova maglioncini e magliette, anche se poi finirà per indossare la solita felpa per il cenone al sushi all you can eat dove andrà, per quanto racconta, con due sue amiche. Non è nota la presenza di maschi al loro tavolo ma chissà.

La piccola piange contro il destino cinico e baro che la condanna a essere appunto la più piccola e non poter beneficiare delle fraterne libertà.

Io lavoro, per chiudere in bellezza un anno di grandi fatiche, con l’atteso giro pizza dal kebabbaro egiziano, in compagnia di una moltitudine di adolescenti delle più svariate etnie.

Di mattina ho camminato con la piccola e per sei chilometri ho ascoltato canzoni tamarre, richieste varie, lamentazioni che neanche in un campo di cotone ai tempi degli schiavi.

Chiudo l’anno così, con un fidanzato prossimo a una nuova partenza, figli caotici e impegnativi, il gatto che vomita in salotto, una lista di cose da fare.

Insomma, chiudo l’anno come l’ho iniziato.

Grata per quello che è stato, ricca di parole per raccontare, reimparare e ringraziare.

Buon anno, buon inizio, buon cammino.

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Holiday

L’anno scorso era stato il profondo nord, al freddo e con un vento gelido, il febbrone e l’antibiotico.

Quest’anno è al mare, col sole e la spiaggia dove si può stare anche senza giacca, una tosse incessante, una debolezza congenita e delle fastidiosissime afte sulle labbra che lo fanno somigliare a Nina Moric dopo la chirurgia estetica.

Il primogenito è partito stamattina all’alba per il consueto torneo di pallacanestro delle vacanze di natale con la divisa azzurra, i calzettoni e lo sciroppo.

Da circa dieci ore non si hanno sue notizie e si prevede di non averne per le prossime settantadue.

La mezzana ha cambiato taglio di capelli e non vede l’ora che torni il fratello maggiore, perché vorrà dire che sarà il suo turno di partire, per un mare che non è lo stesso, all’ immancabile torneo della befana.

Considerate le reazioni dello scorso anno alla nostra visita a sorpresa, per questa volta di è deciso di soprassedere e tenersi la voglia di mare.

La piccola non va da nessuna parte, ha finito i compiti i primi due giorni di vacanza perché non vuole scocciature, indossa enormi pigiamoni natalizi e non si rassegna che sia ricominciato il conto alla rovescia per la sua festività preferita.

Io lavoro, anche se un po’ meno, cerco invano di stare lontano dal pacco di cioccolatini rossi che ha ricevuto in dono il primogenito, guardo serie tv con la vicina amica facendo a gara a chi porta il pigiama peggiore. Per ora ha vinto lei.

Ma le vacanze sono ancora lunghe.

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– 1

La piccola che finisce il suo calendario dell’avvento e anche il mio, che non ricordavo di avere forse perché stava nascosto nella sua stanza.

Una litigata epica tra fratelli, davanti a un piatto di tortellini in brodo che diventano freddi, parole che si dicono quando si è pieni di rabbia e dopo tocca riparare e riscaldare i tortellini nel microonde.

Un aperitivo natalizio con i vicini amici, per farsi gli auguri che ci rifaremo domattina in pigiama, per ricordarci che a volte si è molto fortunati a condividere un numero civico.

Un funerale, a ventiquattro anni esatti da quello del mio papà, un’amica che piange ma risplende di amore e coraggio.

Un regalo inaspettato portato con l’inganno davanti a una tazza di caffè, da un’amica speciale che ti conosce. E essere conosciuti da qualcuno è un dono bello e prezioso.

Gli ultimi regali da sistemare, i biglietti da scrivere, ché c’è sempre una certa aspettativa quando le persone pensano che tu sappia fare una cosa.

Il fidanzato lontano, che trova comunque il modo di starti vicino.

Natale è un megafono sulla bocca dello stomaco, amplifica e fa rimbombare ogni emozione, dentro e fuori.

Buon Natale, a tutti

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Il sorpasso

Quello che può fare mio fratello

A 15 e mezzo può uscire una sola volta all’una

A 15 ha il coprifuoco delle 00:00-00:30

A 16 anni può andare all’alcatraz al concerto di Massimo Pericolo

Al compleanno dei 16 anni invita 10 amici a dormire

A 15 anni invita gli amici mentre la casa è vuota e cucina in autonomia

A 15 anni va a milano con problemi (dipende da quanto si fida la mamma)

A 16 anni va a Milano senza problemi

A 16 anni non può andare al Tempesta

A 16 anni va al concerto di Rkomi

A 16 anni può uscire il sabato sera, con i suoi amici a casa di un amico a vedano e una volta è tornato alle 2 ma la mamma lo ha messo in punizione

A 16 anni va in discoteca (una volta) la mamma lo porta e poi la madre del suo amico lo viene a prendere

La mezzana, in un’ottica di equità e giustizia, da due anni scrive in un apposito file tutto ciò che è permesso o no al fratello maggiore.

Lo fa con una esasperante meticolosità, pronta a rivendicare i suoi diritti di secondogenitura.

Precisa come uno spacciatore col bilancino del fumo, annota ogni discrepanza tra il suo trattamento e quello del congiunto più prossimo.

Il primogenito traccia la via della libertà e autonomia e lei lo segue in scia.

Ma la piccola, già lo so, li sorpasserà entrambi.

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Fashion

Mi ha tenuto la mano stretta stretta, mentre stava distesa sul lettino.

Ha fatto un respiro profondo e chiuso gli occhi, ma è durato giusto un attimo.

La mezzana desiderava e chiedeva da un anno il piercing all’orecchio e approfittando della fragilità emotiva della sua mamma prima dell’intervento chirurgico ha estorto il consenso.

Ora è la fiera proprietaria di un cerchietto in titanio che le trapassa la cartilagine.

Il primogenito narciso è al suo secondo accesso in palestra, sala pesi.

Sottovalutando la situazione e sopravvalutando la sua -scarsa- massa muscolare ha rischiato di rimanere sotterrato sotto un bilanciere.

Il giorno dopo non riusciva nemmeno a lavarsi i denti, tanto il dolore alle braccia.

La piccola si trucca di nascosto, usa il mio mascara e lo lascia aperto per un giorno, così quando serve a me è inutilizzabile.

Si strucca con le salviettine che servono per pulire i mobili e urla dal bagno per il bruciore agli occhi.

Io ho perso la mia battaglia con i fighissimi pantaloni grigi eleganti acquistati con un saldo irrinunciabile, ché non ne vogliono sapere di allacciarsi, i maledetti.

Saranno difettosi, non c’è altra spiegazione.

Non saremo una famiglia perfetta, ma quanto siamo fashion.

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Storie di Natale

L’albero è finto, comprato su Amazon dopo che lo storico abete di famiglia si è spezzato in due sotto il peso di troppi Natali tra bambini e gatti.

Le decorazioni variegate e variopinte, ché ognuno ha una sua personale vena artistica e sistema palline e stelle come meglio crede.

Nel presepe dorme il gatto, le lucine invece che sul terrazzo contornano il letto a castello delle ragazze.

Ho trovato i regali, erano nascosti con le vecchie giacche nel ripostiglio.

La piccola aspetta Natale da ferragosto, è l’unica che tiene il passo con il calendario dell’avvento. Probabilmente si mangerà anche i nostri cioccolatini senza che ce ne accorgiamo.

La mezzana desidera le feste solo per svegliarsi più tardi il mattino, per la cena della vigilia e il torneo di pallavolo in Liguria. È ancora vegetariana, dopo due settimane.

Il grande è in modalità Grinch, snobba gli eccessi natalizi della sorella più piccola, simula indifferenza e si è regalato due mesi di abbonamento in palestra, dove andrà non si sa bene a fare cosa.

Io lavoro, organizzo, pianifico giornate che spesso sembrano non finire mai, scrivo liste e a volte storie, lascio le lasagne pronte perchè arrivo tardi a casa.

Tra qualche giorno andremo a vedere il saggio di ginnastica artistica della piccola e io so già che piangerò, come sempre.

A giorni sono ventiquattro anni che manchi, papà.

Arriva Natale. Te lo volevo raccontare.

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