Situazione attuale

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In attesa

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Benvenuta

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Virali

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Dica trentatrè

Al cup, ha aperto da poco, dai che diciassette persone in coda non sono mica poi così tante.

Un’ora e mezza dopo.

“signora, questo esame non può prenotarlo qui. Vada in reparto”

In reparto.

“Signora, questo esame non può prenotarlo qui, provi in neuropsichiatria infantile”

In neuropsichiatria infantile.

“Signora, questo esame non può prenotarlo qui, provi in cardiologia”

In cardiologia

“Signora, questo esame non lo facciamo noi. Si fa in cardiologia”

“Perché mi scusi, in che reparto siamo?”

“In cardiologia. Intendevo dire che deve andare all’altro ospedale, non questo”

Altro ospedale, cardiologia

“Signora, questo esame non può prenotarlo qui, provi…”

“Su Marte?”

“Non faccia la spiritosa. Deve andare a cardiologia 2”

“Perché qui dove siamo?”

“Cardiologia 1, perché?”

Cardiologia 2

“Signora sì, questo esame si può fare qui. Per la prenotazione ha portato l’occorrente?”

“Ehm…impegnativa e tessera sanitaria?”

“No! Cioè sí, anche, ma cartella clinica, esami precedenti, diagnosi, indicazioni, nome del medico inviante e…”

“No, non li ho”

“Vabbè, allora ripassi”

Se non mi vedete nei prossimi giorni, sono ricoverata.

In psichiatria.

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Quasi quasi

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Cara Signora

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Il libro della giungla

“Benvenuta, vai pure dietro al separé e togliti tutto, resta in mutande, top e calzini”

“Ok”

“Signora, tutto bene sua figlia? Qualcosa da segnalare rispetto allo scorso anno? Lei compili il questionario e io torno fra poco”

“Mami, eccomi sono pronta”

“Ossignore piccola! Ma cos’hai addosso?”

“Io? Boh, perché?”

“Come perché? Dove hai trovato quelle mutande?”

“Queste? Boh, nel cassetto?”

“Ma nel cassetto di chi? Dove? Quando? Ma soprattutto perché?”

“Mami, non lo so, io trovo e metto. Perché, che cos’hanno che non va?”

La piccola, come ogni febbraio in questi giorni, ha effettuato il tagliando medico sportivo, per accertarci che possa svolgere salti e capriole in tutta salute e senza correre rischio alcuno.

Questa volta lo ha fatto pedalando su una cyclette con gli elettrodi al petto, è un paio di mutande tra lo zebrato e il leopardato che ancora non mi spiego da dove possano giungere.

E dal libro della giungla, anche oggi è tutto.

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Favonio

La piccola che assaggia fagiolini, finocchi e mandorle, non tutti insieme, con l’obiettivo condiviso di allungare un po’ la lista di vegetali che compongono la sua alimentazione.

Lista che vede per il momento al primo posto i pomodori, seguiti dal niente.

La mezzana che ha la memoria del pesce rosso o di Dory della ricerca di Nemo, che va in camera con l’ordine di rifare il letto, si imbambola al cellulare, chiede a me perché è andata in camera, finisce per provare smalti colorati e tanti saluti al letto. Che come un piccolo pollicino lascia ovunque tracce del suo passaggio, gli asciugamani della doccia, la carta dei cerotti, la confezione vuota della merendina, così che sia impossibile perderla ma quando la trovi la riempiresti di mazzate.

Il grande che si interroga su questioni profonde e irrisolte, discute con me di religione, aldilà e verità davanti a un piatto di gnocchi al sugo, che argomenta, dubita e riflette come un filosofo antico e un attimo dopo rutta come Homer Simpson alla terza birra e tu non sai se ringraziare il cielo per tanta profondità o dargli due pedagogiche sberle per tale stupidità.

Io che sono sempre più avvinta dalla vasocottura, sperimento e organizzo e ammorbo chiunque con dettagliate spiegazioni di vasetti, guarnizioni, ganci e tempi di cottura.

Sarà il favonio che scalda questi strani giorni di febbraio, ma qui siamo ancora più squinternati del solito.

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Ci vuole un fisico bestiale

I colloqui con gli insegnanti appartengono alle righe piccole che ho firmato, senza leggere bene, sul contratto di genitorialità più o meno sedici anni e mezzo fa.

Nel corso del tempo e col passare delle stagioni sono stata seduta in bilico sulle seggioline della scuola materna, stretta dietro un piccolo banco della primaria, a disagio come se stessero valutando me alle medie e superiori.

Mi sono sentita dire e raccontare di tutto, in questi anni.

Ha le capacità ma non si applica -al primo posto per originalità e impegno- è bravissimo nella mia materia -ma io ero lì per la piccola- posso chiederle una consulenza? -essere pedagogista può sempre tornare utile- è una brava ragazzina ma parla troppo -una sacrosanta verità.

Ho incontrato uomini e donne preparati, stanchi, sfiduciati, entusiasti, fiduciosi, proattivi, negativi, simpatici, odiosi.

Di qualcuno ho avuto paura e con qualche altro mi sarei fermata volentieri a parlare un po’ di più, non necessariamente dell’andamento scolastico dei miei figli.

Stamattina all’appuntamento con il professore di fisica del primogenito mi sono presentata con l’entusiasmo della coda in posta per pagare un F24, rassegnata ad ascoltare dieci minuti di ovvietà su questo figliolo senza infamia e senza lode, che riesce sempre più o meno a barcamenarsi senza eccellere in nessuna materia in particolare.

Davanti a me un minuto uomo asiatico, dai capelli radi e l’abitudine a sistemarsi gli occhiali sul naso. Che ha inquadrato perfettamente il primogenito in questione, e con voce pacata ha sottolineato come la fisica sia fondamentale, al liceo e nella vita, per rassicurare e mettere ordine. “Perché al polo nord o all’equatore la regola sarà la stessa, la mia materia non dice bugie. Mica come le materie che sono tutte un bla bla bla. Mi sa che a lei piacciono le materie bla bla bla, vero?”

Caro professore, mi sa che ha ragione.

Manderò la mia mamma a parlare, la prossima volta.

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