La zucchina imbruttita

È mattino, presto, troppo.

Stai andando a lavorare in macchina e hai sonno, ascolti la radio pensando a modi creativi per vivere sempre in vacanza, tipo rubare un gratta e vinci milionario dalle mani di un’anziana.

All’improvviso freni, perché la strada è bloccata da una automobile, mollata lì con le quattro frecce. Bloccata lì anche tu, perché la via è stretta.

Basta un attimo e l’imbruttito si impossessa della tua anima, mano sbattuta sul volante, occhi al cielo, teatrali sospiri.

Parolacce, ché non possono mancare.

Mano che tamburella nervosa sul clacson trattenendosi da strombazzare furiosamente.

La rabbia che si riversa tutta lì, su quelle quattro ruote che hai davanti, colpevoli all’improvviso del tuo sonno, dei panni da stirare, la bolletta da pagare, il fatto che non sei sdraiata sulla spiaggia di Koh Phi Phi in Thailandia. La colpa è tutta sua, di colui o colei che ti sbarra la strada.

Poi, quel colui o colei si palesa.

Un anziano signore in braghe corte e cappellino, con l’andatura a scatti e un po’ robotica che l’avanzare degli anni a volte purtroppo regala.

Tra le mani tiene una enorme zucchina trombetta e sorride, come se reggesse un oro olimpico o la spada di re Artù faticosamente estratta dalla roccia.

La solleva un po’,come un cenno di saluto nella mia direzione, risalendo lentamente in macchina.

Ed è allora che l’imbruttito ti abbandona, lasciandoti pure la sensazione di essere un po’ scema, per esserti arrabbiata con una zucchina trombetta.

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Come un koala

“Mamma, bentornata a casa. Sarai stanca. È così la tua meravigliosa figlia ti ha preparato una sorpresa! Vieni, siediti”

“Una sorpresa della mia meravigliosa figlia? Giornatona ggi, eh”

“Non essere ironica e vieni in cucina. Ti ho preparato il dolce!”

“Il dolce? Sei stata carina ma sai che mamma cerca di non mangiarne troppi, sai la prova costume del prossimo anno…”

“Non dire altro! Questo è un pancake iperproteico, a bassissimo contenuto di grassi, carboidrati, zuccheri. L’ho dolcificato col miele! Con questa sana alimentazione e un po’ di sano movimento saremo tutti più in forma!”

“A parte che tu arrivi a stento alla quaranta, comunque basta che mi sembra di essere la madre di Jill Cooper. Dai qui, che assaggio”

“Eccoli. Allora? Allora? Ti piace”

“…”

La mezzana, che oltre ad essere make up artist mi è pure personal trainer, ha cucinato dei bellissimi e sani pancake per la famiglia.

Peccato che il miele con cui ha abbondantemente dolcificato fosse quello balsamico all’eucalipto che usiamo per la tosse.

Con un paio di respiri posso gelare la cucina come Elsa di Frozen, e il gusto mi ha abbandonato senza prendere il covid.

In giornata non sono più riuscita a mangiare nulla, quindi l’obiettivo fitness è stato felicemente raggiunto.

Seguiteci per altre ricette.

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A settembre

Ho scelto un martedì, che diventasse il mio lunedì.

Perché ogni inizio è un impegno, anche quando riprendi ciò che avevi solo appoggiato, solo per un po’, solo per riposarti.

A volte sembra che quando riprendiamo quelle borse pesanti che sono le nostre quotidianità, siano più pesanti di prima. Anche se sei riposato, hai nuove energie, i muscoli caldi e pronti.

Il mio settembre è sempre il mese della incertezza.

Il chiedermi se riuscirò di nuovo a tenere insieme le borse, che nel mio caso sono piene di lavoro, figli, accompagnamenti, moduli da compilare, iscrizioni, pensieri, sport, spesa, la spia della macchina che si accende.

Se saprò tenerle in equilibrio senza farle cadere, dosando le forze perché non si rompano i manici.

Se avrò la costanza di portarle per tutta la strada.

So già che ogni tanto mi fermerò a far riposare le braccia, il cuore e la testa.

Questo settembre ci porta nell’anno degli esami di terza media della piccola, l’ingresso al triennio liceale per la mezzana, la maturità del primogenito.

Le probabilità che a giugno io abbia aperto un chiringuito sulla spiaggia di Guarajuba, in Brasile, sono altissime.

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Cercasi Alberto

Purtroppo ancora nessuna notizia da Alberto Angela ma sento che questa sarà la volta buona.
Oggi ci dedichiamo infatti ad un approfondimento serio e scientifico sul suggestivo e famoso lago di Garda.
Nello specifico, parleremo di Bennie.
Forse non tutti sanno che, come Nessie per Loch Ness, anche il nostro Garda ha il suo mostro personale.
Avvistato già nel medioevo, rivisto più di recente su sponde diverse, Bennie -da Benaco, altro nome del Garda-parrebbe un incrocio tra un serpente e una balena. Ma niente paura: viene considerato un mostro “buono” che non ha mai attaccato nessuno, ed anzi, nell’immaginario locale viene dipinto come un bonaccione, il timido guardiano del lago, che lo protegge dall’inquinamento e dallo sfruttamento eccessivo da parte degli esseri umani.
Per scovarlo è stato addirittura chiamato
Jeremy Wade, biologo conduttore del programma River Monster. L’esperto in realtà ha catturato un enorme pesce siluro di oltre centoventi chili e due metri di lunghezza. Insomma, grandi grigliate e fritti misti, ma ancora mistero fitto sulla sorte di Bennie.

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Trento

Trento è una città austera ed elegante.
A raccontarvela anche oggi la vostra divulgatrice, che scrive nella vana speranza che il fascinoso Alberto Angela si accorga di lei.
Trento è un posto dove si vive bene, lo dimostrano due dati importanti: il concilio ecumenico di Trento si svolse qui per ben diciotto anni e secondo Legambiente è una delle città italiane più vivibili.
Leggenda narra che la campana della torre di San Romedio, che spicca dalle merlature a coda di rondine che ornano la cornice del Castelletto, abbia rintoccato da sola per annunciare a Vigilio, vescovo evangelizzatore di Trento, la sua morte. Chissà come è stato contento.
Qui si mangia molto bene, a farla da padroni canederli e speck, e ne parlo per esperienza vissuta.
Grazie al particolare microclima delle valli, il vino della regione e dell’area di Trento in special modo, è di elevatissima qualità. Ne parlo perché l’ho copiato da Wikipedia, visto che sono astemia e di vini capisco meno che di fisica quantistica.
I trentini sono anche, a sorpresa, molto romantici. Tra un canederlo e uno strudel collezionano proverbi ad alto tasso erotico.
“L’amor el fa far salti, la fam’ ancor pù alti”
“L’amor, la tos e la panza no se i sconde”
C’è concorrenza per i baci perugina, insomma.

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Streghe

E siamo giunti alla conclusione della rassegna letteraria “Miti e leggende delle Dolomiti, appena appena rivisitate” che ha appassionato tanti di voi.
Per finire in bellezza oggi vi narrerò di una figura mitologica che mi è particolarmente cara e con cui sento una certa affinità: la strega.
Siamo sull’altopiano dello Sciliar, considerato un tempo luogo d’incontro molto amato dalle streghe, che vi giungevano da ogni dove a cavallo di una scopa.
E queste streghe erano davvero paurose: più cattive di Tina Cipollari a uomini e donne, più diaboliche di Stephanie Forrester in Beautiful, peggio di me quando dobbiamo uscire la mattina e i figli sono sul divano col cellulare.
Insomma, il terrore.
I vecchi insegnavano ai giovani a non guardarle, perché mai si sarebbero ripresi.
Il contadino Hansel, che riteneva i vecchi tutti un po’ rimbambiti, come suo nonno che cercava la dentiera quando ce l’aveva in bocca, fece di testa sua.
Una sera d’estate la moglie di Hansel stava stendendo i panni, quando sentì arrivare un temporale.
Volse lo sguardo al cielo e scorse, tra le nubi, un’ombra minacciosa.
“ Hansel…” gridò la donna “corri, corri, vieni a vedere, molla quella PlayStation e muoviti”
L’uomo si precipitò alla finestra, maledicendo la moglie, perché era alla finale di FIFA e gli mancavano solo i rigori.“Santi numi, quella è la Strega del tempo! Ah maledetta, adesso ti sistemo io!”
È così imbracciò il fucile e sparò.
Un urlo straziante accompagnò l’eco degli spari: la strega era stata colpita e con un pesante tonfo cadde proprio ai loro piedi.
Hansel raccontò che la strega era così brutta, ma così brutta, che non resse allo spavento e stramazzò, bianco come un cencio, al suolo.
Il giovane non si riprese mai più dallo shock e si rinchiuse sempre più nel suo maso. La moglie lo lasciò e fece fortuna diventando una famosa influencer.
La storia ci insegna che il bodyshaming porta sempre brutte conseguenze.

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Una storia moderna

Questa è la volta di una storia moderna, che a mio avviso non ha ricevuto giusto risalto e considerazione.
Narra di due viandanti, una giovane donna dai rossi boccoli e dal suo uomo brizzolato e barbuto.
I due vagavano da giorni su è giù per le valli delle Dolomiti. Si procacciavano il cibo nutrendosi di canederli e speck, strudel e polenta.
Valicavano passi e conquistavano cime, in macchina e funivia. Giocavano a carte ogni sera e la giovane donna era sempre più povera, poiché perdeva regolarmente.
Lui si orientava attraverso app parla chiaro e sapeva piegare le cartine, lei aveva le fiacche ai piedi e raccontava storie.
Lui salutava tutti lungo il cammino, lei arrivava in cima paonazza e col fiatone, e pur sentendosi intimamente inadeguata al luogo, si sentiva anche stranamente felice.
Lui amava i panorami, lei le baite con la cioccolata.
Lui avvistava marmotte e lepri, lei arrivava sempre troppo tardi.
I due, durante il loro peregrinare, incontrarono un uomo che era leggenda, aveva scalato tutti gli ottomila della terra senza ossigeno. Loro erano giunti all’incontro con la funivia, lui arrampicandosi a mani nude e bendato sulla parete rocciosa.
I due vennero avvistati in diverse valli, ma leggenda dice che la fanciulla dai boccoli rossi tanto insistette e tanto brigò, che l’uomo barbuto prenotò per l’anno successivo le vacanze a Formentera, con all inclusive e gioco aperitivo.

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Orso

Non avendo ancora ricevuto comunicazioni di diffida ufficiale da Regione Trentino, andiamo avanti con la divulgazione di miti e leggende.
Oggi parliamo di animali, in particolare modo di un orso.
Ecco, dimenticate Winnie the Pooh, non pensate al fido compagno di Masha, lasciate stare i pucciosi peluche della Trudy. Niente Yogi che ruba i cestini da picnic o Baloo che aiuta il cucciolo di umano Mowgli.
Quest’orso è più simile a quello che in Revenant si rivolta Di Caprio come un calzino.
I pastori e gli abitanti del villaggio, impauriti e arrabbiati perché il plantigrado si divorava le greggi, si rivolsero al vescovo per chiedere di benedire la loro caccia: contavano di acciuffarlo e appendere la sua testa sul caminetto di una baita, tra le corna del cervo e la marmotta impagliata.
Ma il vescovo, vegano e animalista, fece un tentativo.
Sì addentrò nella foresta finché non si trovò al cospetto del feroce animale.
Questo si alzò su due zampe in tutta la sua altezza ed emesse un fortissimo ruglio.
Il vescovo si avvicinò e, lentamente, gli fece una carezza sul ventre.
In un attimo della bestia feroce non c’era più traccia, al suo posto un mansueto orsetto a pancia all’aria, come il mio gatto Matisse quando gli facciamo i grattini.
Il vescovo fece quindi ritorno in paese a cavallo dell’orso, e da allora visse in paese cibandosi di erbe e bacche, benvoluto da tutti (l’orso, e forse anche il vescovo)
Il posto vuoto sul caminetto rimase tale.
La morale non è come potrebbe sembrare, vegano stammi lontano, bensì che la tenerezza vince sempre.
Detto questo, sconsigliamo vivamente di avvicinarsi agli orsi.

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Cianbolpìn

La leggenda di oggi ci conduce in una storia ricca di amore e colpi di scena.
Protagonista il pastorello Cianbòlpin, un nome un programma, che conduceva una vita serena tra pascoli e greggi.
Le pecore però, si sa, a lungo andare stancano ed è probabile che il nostro pastore si sia iscritto a Tinder con la descrizione “Il mio nome è Cianbolpìn, sono allegro e canterino. Mi piace suonare, le stelle guardare, la luna che nasce, l’erba che cresce. Sdraiarmi sui fiori, annusare i colori…”
Insomma, capirete perché era ancora single.
Un bel giorno in una grotta udì una voce suadente chiamarlo. Non era Alexa e nemmeno un principio di demenza, bensì la fanciulla più bella che avesse mai visto, donna Kelina.
“Minchia, neanche Belèn” pensò il giovine pastorello. E senza esitazione accetto il suo invito e si trasferì in un magico regno fatto di castelli, cibo, e danze. I giorni passavano lieti ma un giorno la nostalgia della famiglia si fece canaglia e così si accordò con la sua bella. Lui sarebbe tornato a salutare i parenti, lei gli avrebbe donato un magico anello. Al momento di tornare, sarebbe bastato chiamarla e lei sarebbe giunta a riportarlo a casa.
Il nostro Cianbolpìn torno dunque al paesello, dove non trovò nemmeno una cugina di quarto grado e nessuno lo riconobbe. Ridendo e scherzando, se ne era andato da più di duecento anni, anche se li portava bene.
In un momento di sconforto si fermò a mangiare in una locanda, esagerò col vino rosso e raccontò agli avventori di avere la moglie più bella di tutte. Per provarlo la chiamò con l’anello, lei giunse più furibonda che mai, perché lui considerava solo il suo aspetto esteriore.
Per farla breve, Cianbolpìn nostro dovette superare prove d’ogni genere prima di tornare dalla sua bella che, nel frattempo, aveva anche partorito un bel ciambolino.
Lui dovette promettere di non frequentare più locande e smetterla una buona volta col vino rosso.
Da allora, vissero tutti felici e contenti.

(E con questa ,Regione Autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol mi diffiderà per sempre dallo scrivere leggende)

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Misurina

Il mito di oggi narra la nascita del lago di Misurina e la morte della pedagogia.
Il Re Sorapiss era padre single di una bellissima bimba, tanto carina quanto viziata e capricciosa.
La bimba non accettava un no, faceva un po’ quel che le pareva come spesso le figlie femmine coi padri.
Un bel giorno però, piantò un capriccio tale che il padre non sapeva più come uscirne. Voleva a tutti i costi uno specchio magico, di proprietà di una fata.
Ce ne volle del bello e del buono per convincere la fata , ma alla fine acconsentì ad una condizione.
Il Re Sorapiss avrebbe dovuto trasformarsi in una montagna per fare ombra al suo giardino di rose, troppo esposto al sole.
Il cuore di padre non resistette agli occhioni della figliola implorante, così accettò. E la Montessori, muta.
Al momento dello scambio, il re diventò piano piano una montagna, e la piccola Misurina si trovò con lo specchio in mano sulla sua cima. Spaventata, cadde e morì.
Le lacrime del padre si trasformarono in un bellissimo lago, e lo specchio frantumato in riflessi di luce.
Da allora, il lago di Misurina incanta per bellezza tutti coloro che passano.
La morale di questa storia è semplice: siate fermi e decisi davanti ai capricci dei vostri figli.
I no aiutano a crescere.

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