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Il tredici aprile sono nati Caterina de’ medici, Samuel Beckett, Thomas Jefferson e Jacques Lacane. Ma anche un’attrice pornografica polacca, un calciatore sud coreano, un cestista serbo, un modello giapponese, un rugbista argentino, un rapper statunitense, un pallavolista bulgaro, un hockeista su ghiaccio ucraino, una sciatrice alpina italiana, un calciatore panamense. Oltre a un sacco di altre persone. I nati il tredici aprile nell’oroscopo cinese sono tigri, in quello Maya cani, in quello nostrano arieti. Insomma, quadrupedi a qualsiasi latitudine. I nati il tredici aprile sono egoisti ma altruisti, generosi ma avari, coraggiosi ma pavidi, impulsivi ma riflessivi.

E poi ci sono io, che amo le storie rubate nelle corsie dei supermercati, che al casello dell’autostrada pago con le monetine per fare quattro chiacchiere col casellante, che in casa perdono disordini e urla ma combatto per i congiuntivi.

Che sono nata il tredici aprile.

E allora benvenuto, numero quarantatré.

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Lo so

Lo so che non è semplice tenere dentro undici anni in centosessantacinque centimetri, in bilico su un quaranta di piede.Lo so che è faticoso nascere e crescere schiacciati come la sottiletta dei toast tra un primogenito saccente e una piccola esuberante.

Lo so che è complicato imparare a conoscersi e riconoscersi in un mondo che corre più veloce della banda larga, dove tutto sembra facile, immediato e divertente.

Lo so che non è normale amare la scuola alla tua età, che è più piacevole ascoltare la musica nelle cuffie che le prediche della mamma nelle orecchie.

Lo so che ti guardi in giro curiosa, che vuoi andare da sola ma corri perché insieme alla libertà arriva anche la paura.

Lo so che il tuo peluche preferito non è più vicino al cuscino ma ai piedi del letto.

Lo so che ci sono le amiche, la pallavolo e la squadra. Che ci sono i ragazzini.

Lo so perché ti guardo, ti vedo e ti osservo, sempre incantata da vederti tanto simile a me, ma più bella.

Lo so che la somiglianza confonde ma l’amore distingue, e io ho il privilegio di conoscerti e scoprirti.

Io la vedo, la fiammella dentro di te. Ancora non sappiamo per cosa si accenderà. Ma io sono qui a custodirla, a tenerle le mani intorno per proteggerla dalle turbolenze e dalle vacuità di questo momento di crescita, dagli acquazzoni dell’adolescenza e dalle trasformazioni dell’età.

Lo so e sono qui apposta, mezzana del mio cuore.

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Gente di poca fede

Sedute su un gradino appena fuori casa, a godersi pigramente il sole di un pomeriggio di aprile sulla faccia. Lei, la vicina-amica un po’ affaticata da una pancia rotonda e gioiosa e io, rilassata a fianco a lei. Intorno a noi un numero imprecisato di bambini, alcuni nostri e altri no che giocano, corrono, vanno in bici e scavano buche. Col passo felpato del felino predatore si fanno avanti due signori dall’abbigliamento serioso e fuori moda, con una valigetta in mano. Il più anziano dei due si presenta subito come Luciano, il portatore di luce. Nomen omen, insomma, come si ostina a spiegare al più piccolo dei bimbi presenti, che ignaro del tentativo di conversione continua a zappettare con la sua paletta.L’anziano predicatore rivolge quindi la sua attenzione a noi due, tutte prese da questioni esistenziali quali “abbronzerà già il sole in questa stagione?” e si complimenta per la pancia e il suo contenuto.
“I figli sono doni del Signore, sia lode all’uomo che compie quest’opera”
“Ehm, veramente la compie la donna”
“Eh no signora cara! È l’uomo, il maschio, che tira le frecce dalla sua faretra! Tanto onore all’uomo con tante frecce”
“Guardi, meglio non inoltrarsi in questa strada pericolosa, mi creda”
“Ma è l’uomo che…”
Il pomeriggio è proseguito rilassato e caldo, tra giochi e chiacchiere. Il buon signor Luciano ha rischiato di incontrare prematuramente la luce sotto i colpi di una paletta. Mai disturbare due mamme al sole.

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Mamma

Ha aperto la porta a mezzogiorno spaccato con già indosso il cappottino azzurro delle grandi occasioni e il sorriso di sempre, in una domenica delle palme piena di luce. Ha chiuso la porta con le solite quattro mandate, ché non c’è troppo da fidarsi ed è salita in macchina allacciandosi rapida la cintura di sicurezza. Ad attenderci un ristorante in cui non entravano da anni, per la precisione da quando la nostra era una famiglia di tre persone. Abbiamo chiacchierato mangiando, raccontandoci qualcosa di noto e altro di nuovo. Abbiamo ricordato un tempo lontano e chi non c’è più, chi c’è adesso e come si sta. Abbiamo passeggiato nel parco di una bella villa, tra ragazzini che si sbaciucchiavano sui prati, signore col cane e bambini sulle altalene, senza il cappottino azzurro perché faceva troppo caldo.Da madre ti dimentichi a volte di essere anche e ancora figlia. Che quella è la tua mamma e non solo la nonna dei tuoi bambini. Che molto di quello che sei, forse anche di quello che non sei, arriva da chi è venuto prima di te. Io ho ricevuto la creatività, la fantasia, la testardaggine nonché una pericolosa inclinazione a volere sempre avere ragione. La tenerezza, la cura e certamente non il pollice verde. Per questo speriamo nelle nuove generazioni.

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Amici

Guglielmo ti ha invitato a iscriverti al suo gruppo chiuso di amanti della cicoria saltata in padella, ma è un invito strano visto che poi ti trovi comunque iscritto. È un po’ come chiedere a qualcuno di venire a cena da te e apparecchiare per lui anche se dice no.
Il tuo amico Antonino ha pensato potesse piacerti la sua pagina di poesie composte in prima elementare, e il tuo like compare nella sua bella paginetta, tra il suo faccione sorridente e l’ode al rododendro.
Stephanie ha condiviso un evento in cui ci sei anche tu. La sua iperbolica festa di compleanno alla discoteca La Pantera. Peccato che tu non abbia idea di chi sia Stephanie e alla discoteca La Pantera non ci andresti neanche morta.
Aurelio, con una costanza che ha del miracoloso, ti scrive ogni mattina in privato “Kaffè?”

E tu non solo non vuoi conoscere Aurelio, ma auspichi pene corporali per chi utilizza le kappa in parole che non siano kebab, koala e kiwi.
Franco ti ha iscritta al gruppo ragazze gnocche e lì non ti lamenti perché quando mai ti ricapita di essere chiamata ragazza. 
Samantha ha detto che era con te e altre centodieci persone all’evento “dimagrisci dieci chili in dieci giorni”. Peccato, averlo saputo prima sarei andata volentieri. 
Facebook è un paese strano, dove si parla senza sapere, si condivide senza conoscersi, si fa senza avere il permesso. 

E se ti piace, mi raccomando, scrivi amen e condividi.

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Salvezza in offerta

“Signora bella! Ascolta a me!”
“Ehm…buongiorno. Scusi ma vado di fretta”
“Nostro signore nella sua infinita misericordia saprà aspettarti”
“Oh, bene. Grazie ma devo fare la spesa”
“È il nostro spirito che deve essere nutrito, bella signora! Non i carrelli della spesa”
“Beh, forse il parcheggio di un supermercato non è il posto migliore per la predicazione”
“Ogni luogo è buono per portare la parola del salvatore! Donna! Vuoi tu essere salvata?”
“Io veramente vorrei solo trovare l’euro per il carrello”
“Il signore ti aiuterà, bella signora, se tu ti affidi a lui!”
“Gentile a preoccuparsi ma faccio da sola”
“La superbia non ti deve appartenere! Concediti al signore, bella signora”
“Oh! Finalmente! Ecco l’euro! Se si sposta prendo il carrello, scusi”
“Non ti concedi dunque?”
“Sono già impegnata, grazie comunque”
Un cappello di paglia su una testa canuta e una camicia a quadri infilata in un paio di pantaloni troppo larghi, stretti in vita con una cinta. Il novello evangelista aspetta nel parcheggio di un supermercato, non per chiedere un euro bensì per offrire la salvezza eterna. In offerta speciale.

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Amor de fradei amor de curtei (trad. amore tra fratelli è amore di coltelli)


Mio fratello e io condividevano la stanza. Lui dipinse baffi e corna col pennarello indelebile sul mio poster di Louis Miguel, primo amore mai dimenticato. Per vendetta raccontai alla mamma che l’enciclopedia degli insetti che lui teneva sull’ultimo ripiano della libreria conteneva in realtà l’opera omnia del fumetto pornografico.
Eravamo alle medie. Io in terza, mia sorella in prima. Un giorno mi vide fumare fuori da scuola con alcuni compagni. Era il mio primo tiro e mi aveva anche fatto schifo. Lei lo raccontò a mamma e papà durante il pranzo di natale, a parenti riuniti. 
Ai miei fratelli maggiori non piaceva il mio fidanzatino dei sedici anni, colpevole di essere juventino e noi una famiglia di interisti. Un giorno, mentre mi stavo preparando per uscire con lui, furono loro ad aprirgli la porta e raccontargli che mi ero fidanzata con un altro. Non l’ho mai più rivisto, nonostante abbia cercato in ogni modo di spiegargli.
Mia sorella ha raccontato alla ragazza che mi piaceva e che invano provavo a conquistare, la più bella della scuola e per questo più invidiata, che ero gay.
Mio fratello minore ha passato i primi dieci anni della sua vita a darmi fastidio. Credo fosse una missione.
Le mie sorelle sono molto unite, così tanto che è come essere figlio unico senza una però una stanza propria ma l’eredità da dividere.
Mio fratello a cinque anni ha convinto la mamma a lasciargli spingere la carrozzina con me neonata dentro e ha cercato di lanciarmi giù per una discesa. 
Mio fratello maggiore mi ha ripetuto per anni che io sono stato adottato. Per avvalorare la sua tesi mi ha anche donato una copertina lacera che a suo dire stava nella cesta in cui sono stato trovato.
Ogni volta che mi capita di conoscere delle fratrie cerco di farmi raccontare i loro rapporti.

Quando a casa mia scatta la lite, volano mazzate e parole grosse tra i tre consanguinei, io cerco conforto in queste storie.

E mi dico che in fondo, essere figlia unica non è stata la disgrazia che mi figuravo.

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Ancora 48 ore

In ordine sparso e sparpagliato.
Il figlio maggiore che da bravo mago ora c’è e un attimo dopo non c’è più perché è al campetto, in palestra, con gli amici, con le carte, il cellulare, il vicino, i video, i pensieri.
La mezzana che gioca a pallavolo ininterrottamente, tra un campionato e una coppa, in palazzetti sconosciuti mai più vicini di venti chilometri da casa, come se non ci fosse un domani. Che è proprio quello che vorrebbe non avendo studiato storia, la cui interrogazione è prevista proprio domani.
La piccola e appassionata ginnasta sempre al contrario, nel tentativo di prodursi in una verticale perfetta. Tanta tenacia e un tale accanimento non si vedevano dai tempi dell’invasione della Polonia.

Meglio starle alle larga. Bene che ti vada passandole accanto prenderai un piede sulla faccia, male tutta la sua frustrazione per non esserci riuscita.

Io che impasto la pizza senza saperlo fare e che mi sento dire “brava mamma, dovresti partecipare a Masterchef speciale pasta in bianco” e vado in giro per tutta la mattina del primo aprile con un post it sulla schiena “prendimi a calci”. Che gioco con la piccola e la sua nuova casa delle bambole, anche se mi offre solo la parte della mamma cattiva. Che corro e incastro, che voglio leggere un libro ma non ricordo dove l’ho messo, che ho sequestrato il cellulare della mezzana dimenticando dove l’ho nascosto. E poi il luna park, gli amici e i compiti.
Quante cose stanno dentro a quarantotto ore.

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Blond ambition

“Mamma, mi voglio schiarire i capelli”
“Come amore? Vuoi tagliare i capelli? Va bene, hai già in mente un taglio?”
“Non ho detto tagliare mamma, ho detto schiarire”
“Eh? A me sembrano già abbastanza chiari, non credi?”
“Mamma, sono castana”
“Castano chiaro, su. E poi quando andiamo al mare si schiariscono da soli, che ti vengono quelle belle meches tutte naturali..”
“Mamma, siamo a marzo”
“Ma guarda che bel sole c’è fuori! Vai a giocare un po’ giù, così si comincia a schiarirli”
“Mamma, mi stai dicendo di no?”
“Non proprio. Ti sto dicendo che li schiariremo con metodi naturali”
“Mamma, lo fanno tutti!”
“Ecco, appunto”
“Una mia compagna si mette il mascara. L’altra lo smalto rosso semipermanente. Un’altra ancora ha sei buchi alle orecchie. E io?”
“Un gran bel faccino e le orecchie ancora intere, direi”
“Mamma!!!!”
La ragazza cresce e non posso più fare finta di niente. Il mondo cambia e non è giusto fare paragoni con la me stessa undicenne, che a tutto pensava fuorché bucherellarsi le orecchie come un groviera o cambiare colore ai capelli. Bisogna adeguarsi ai tempi e ai cambiamenti. Detto ciò, vado a comprare lo shampoo alla camomilla, la massima trasgressione che per ora permetterò.

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Tutto il resto è noia


La sagra della patata, della luganega e del polpo fritto. Il giro sull’asinello, sul pony e il dromedario. Il laboratorio del riciclo, lo spettacolo di teatro, quello di bolle di sapone. La giornata in piazza, la serata di canto, il pomeriggio di merenda. Il closlieu per dipingere, il tour didattico in fattoria, la lezione di giardinaggio, i gonfiabili. La festa del paese, il sottomarino in vacanza, le giostre la domenica. Il museo, il planetario e il traghetto. L’aereo, la funicolare e il metrò. Il mare e la montagna, la collina e la campagna. I pic nic nel parco, la biblioteca, la mostra di quadri. La caccia al tesoro, la piscina e il giro del lago in bicicletta. Lo snorkeling sulla barriera corallina, il panorama dalla torre Eiffel, il tramonto sul Colosseo. 

Il cinema e il parco divertimenti, le montagne russe e il parco avventura. I daini e le mante, i delfini e le giraffe. Gli sci e le infradito, gli scarponi e le scarpette da ballo. La cerimonia e la sfilata, il torneo e il concerto.

E dopo tutto questo e molto altro “mamma, a casa nostra non si fa mai niente”

Da domani si lava, si stira e si ricama. Chissà mai che ci si diverta di più.

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