Mattine così

pag10-copia-e1428671945313Sulla tavola le tazze della colazione, le briciole di biscotti sul pavimento, le macchie di succo arancione sulla tovaglia. La caffettiera vuota sul gas. Il gatto che annusa il profumo di dolce nell’aria viziata della cucina.
Le emozioni disordinate nell’anima, briciole di intuizione che affiorano.
I letti sfatti, ancora caldi, le coperte cadute e i cuscini spostati, con ancora attaccati i sogni della notte appena trascorsa.
I pensieri aggrovigliati da riordinare, l’aria fresca da fare entrare.
Gli spazzolini da denti appoggiati in bilico sul bordo del lavandino, il dentifricio al gusto fragola lasciato aperto, qualche goccia rosa che cola piano. La spazzola abbandonata sulla lavatrice, accanto al contenitore di elastici da cui sbuca una molletta di farfalle.
Le parole del giorno da ricordare, il silenzio indaffarato che tutto pervade.
Le scarpe spaiate sul terrazzo, in attesa dei giusti piedi. Le idee sparse nella mente, tutte da riordinare.
I panni da stendere come le intenzioni da mantenere.
Un cassetto lasciato aperto dalla ricerca ritardataria di una penna blu, una gomma piatta, un righello dimenticato.
I sogni, che se stanno nel cassetto si rischia di non trovarli più.
Il caricatore nella presa senza il cellulare, la marmellata che si appiccica come certe paure. La pioggia che batte, l’ansia che bussa.

La verità è che c’è sempre qualcosa da sistemare. I panni e i pensieri, i piatti e le emozioni. E alla fine, bisogna aprire la porta e cominciare.

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Percorsi alternativi

pag10-copia-e1428671945313“E poi siamo andate dalla nonna e il gatto non sai cosa ha combinato…”

“Quando?”

“Quando? Sabato, non ti ricordi?”

“Quando te l’ho chiesto!! Ahahaha messa via!”

“Ma come? La pasta al ragù? Lo sai che quando torno da allenamento mangio solo pasta al pesto”

“Cosa? E questi secondo te sarebbero pantaloni? Non li metterò mai. Mi prenderebbero tutti in giro. Io voglio quelli che hanno al negozio in centro. Ah, dobbiamo comprare le scarpe nuove, quelle fighissime per giocare a pallacanestro”

“Tutti i miei amici fanno viaggi bellissimi. Tutti i miei amici hanno genitori meravigliosi. Tutti i miei amici indossano vestiti firmati”

“Ciao, io esco. Come, non posso? Sì, lo so che sono appena rientrato, e quindi? Cosa sono, un prigioniero? Come sarebbe, sì??”

“Tu non capisci”

Ora. È vero che ho studiato, imparato e sperimentato il funzionamento dei ragazzi in crescita. È indubbio che sono una donna ottimista sempre pronta a cercare il bello. È certo che sono pacifica e contro ogni forma di violenza. Perché può anche darsi che questa vis polemica sfoci un domani in una brillante carriera politica. Che tanta pervicace ostinazione spalanchi le porte del mondo del lavoro. Che tale reiterata protervia renda la vita meno faticosa. Ma oggi, tra un figlio adolescente, una figlia preadolescente e una piccola che vien su per imitazione dei fratelli, nonostante lo spirito di Gandhi mi cammini accanto, sto rivalutando percorsi pedagogici alternativi.
Tipo l’abbandono di minore.

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Memoria esaurita

pag10-copia-e1428671945313Cristina si alza come ogni mattina, presto. Tutti dormono e lei, che la sera prima si è preparata i vestiti sulla sedia, si sposta silenziosamente in bagno. Non vuole che i suoi movimenti sveglino qualcuno, per preservare uno spazio vuoto di tutti prima che la giornata cominci. Si accorge di aver dimenticato le calze. Ricontrolla, è sicura di averle prese, erano quelle nere appena comprate. Non le trova. Rifà la strada al contrario, dal bagno alla stanza, magari sono cadute. Niente. Sembra che le calze siano scomparse. Arresa, torna in camera a prenderne un altro paio, si sta facendo tardi. Apre il cassetto che cigola sempre un po’, la luce spenta, a tentoni trova quello che cerca. Si siede per metterle, il cane accanto che dorme ancora. E si accorge di avere già indosso le calze nere scomparse.

Sandra esce dal lavoro con un po’ di ritardo, una telefonata l’ha trattenuta anche se ha cercato in ogni modo di concluderla in fretta. Al mercoledì c’è mercato e sa che ci vorrà un po’ di più per arrivare a scuola. Sale in macchina di corsa lanciando sul sedile accanto borsa e giacca, perché a metà giornata fa già un gran caldo. Accende la macchina e la spia arancione le ricorda di essere in riserva già dalla mattina, quando si è fermata fuori da scuola perché la maestra di Giulio voleva parlarle del comportamento di suo figlio. Calcola che se corre un po’ dovrebbe riuscire a fare rifornimento sulla strada del ritorno. Arriva dal benzinaio con un sospiro di sollievo per non essere rimasta a piedi, consegna le chiavi e intanto risponde a una mail di lavoro col cellulare. L’anziano benzinaio le riconsegna le chiavi con un sorriso, lei ricambia distratta, sorride e parte diretta verso la scuola. Senza pagare il pieno di benzina.

L’arrosto è stato scongelato la sera, prima di andare a dormire. Raffaella aveva calcolato che ci sarebbe voluta tutta la notte. La mattina accende il forno mentre beve il primo caffè della giornata, e mette la carne alla giusta temperatura. Sveglia la figlia e la porta all’asilo. Prima di tornare a casa -e all’arrosto- passa dal supermercato per prendere il succo di frutta terminato a colazione. Mentre paga alla cassa fai da te, tenendo in equilibrio bottiglie e tessera fedeltà risponde alla chiamata della scuola materna, che le chiede di andare a prendere la sua bambina ricoperta di puntini rossi. Raffaella recupera la piccola puntinata e si dirige dal pediatra per avere la conferma che l’epidemia di varicella non ha risparmiato la sua bambina. Torna a casa con la figlia in braccio e il talco mentolato in borsa. Ad accoglierla la luce rossa del forno e un arrosto tramutato in cenere.

Lapsus, dimenticanze, vuoti. Memoria insufficiente, spazio esaurito, connessione assente. È il temuto e quanto mai diffuso overbooking materno.

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A modo mio

pag10-copia-e1428671945313Caro nonno,

Stamattina presto abbiamo giocato e vinto, tre set a zero. Ho fatto quindici punti solo con la battuta e sono stata felicissima, anche se l’allenatrice mi ha urlato che devo decidermi a saltare quando schiaccio, perché posso farcela. Io sono la più alta della famiglia, sai? Infatti mio fratello è arrabbiato perché è più basso di me, anche se è nato prima. Ah, lui ha giocato a pallacanestro oggi, ma ha perso. Forse perché ieri sera è andato a dormire all’oratorio coi suoi amici per il raduno, e sono andati a letto alle due di notte! Avrebbe dovuto bersi un caffè per svegliarsi, come fa sempre la mamma, ma non può perché non è abbastanza grande. Però potrebbe avere Facebook, ma la mamma non vuole. La piccola invece non ha nemmeno il cellulare perché va in terza elementare. Io ho dovuto aspettare la prima media e quindi aspetterà anche lei, mi sembra giusto. La mamma dice che fa fatica a capire le nostre litigate perché lei è figlia unica, ma questo già lo sai. A pranzo ero contenta perché abbiamo mangiato la bomba di riso, che è il nostro piatto preferito. La mamma mi ha raccontato che una signora vi ha dato la ricetta durante una vacanza in montagna, quando aveva la mia età. Pensa che nel cassetto delle posate abbiamo ancora il foglio con la ricetta, anche se è un po’ rovinato e sbiadito. Al pomeriggio siamo andati al cinema a vedere la Bella e la bestia, sai che la nonna a casa ha ancora la videocassetta che aveva preso per la mamma? Solo che il videoregistratore non va perché uno di noi da piccolo ci ha infilato dentro qualcosa e l’ha rotto. Non abbiamo mai saputo chi sia stato, ma io sospetto la piccola. Insomma, è stata una gran bella giornata. Credo che la mamma volesse farti gli auguri per la tua festa, nonno. Per quello forse ha cucinato la bomba di riso. Non era triste perché dice che ormai si è abituata. Però io credo che te lo abbia detto, a modo suo, buona festa del papà.

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Figure barbine

pag10-copia-e1428671945313In coda alla cassa, coi croccantini del gatto, il flacone XXL dell’ammorbidente e una confezione maxi di carta igienica.
Dietro di me una giovane donna bassa, i corti capelli biondissimi con tre dita di ricrescita nera. Dei pantaloni fiorati su scarpe basse, la giacca senza maniche rosa che non arriva a chiudersi, poggiata su una bella pancia rotonda. La osservo con un po’ di nostalgia mista a sollievo. Tiene fra le braccia la spesa di una settimana, e le cosce di pollo surgelate confezione famiglia minacciano di precipitare a ogni movimento.

“Ah, se aprirebbero un’altra cassa”

Sospira la giovanissima, provocando una fitta di dolore alla grammar nazi che abita in me.

“Vuole passare?”

Le chiedo io, memore delle fatiche di una pancia abitata da un inquilino ribelle.

“Oh, ma grazie! Come è gentile lei, ha proprio poche cose e io invece…”

È così dicendo riversa il contenuto delle braccia sul nastro della cassa. Paga quanto dovuto e si mette a insacchettare la spesa.

“Quando nasce?”

Chiedo con un cenno e un sorriso in direzione della pancia rotonda.

“Chi?”

Risponde la giovane rabbuiandosi in volto, mentre sistema un pacco di tegolini sotto il braccio. Per un attimo temo che voglia colpirmi con le cosce di pollo surgelate.
La cassiera mi guarda sgomenta, il gelo scende nella fila, io balbetto qualcosa di incomprensibile sul prezzo dell’ammorbidente.
La giovane donna in quello che sembrava un evidente stato di gravidanza si allontana torva. E io da domani cambierò supermercato.

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Corrente alternata

pag10-copia-e1428671945313“Mother, emergenza! È sparito il wi-fi! Ritroviamolo! Un dramma!”

“Mamma, il computer si è spento! Stavo facendo un video! Stava venendo così bene, che tragedia”

“Ehi! Dove siete tutti quanti? Mami ho paura del buio vieni qui”

“Il buio ti inghiottirà, sorella”

“Aaaaaaaiuuutoooo”

“Piantala e non farla spaventare. Che qui il vero dramma è che non posso usare la lavatrice”

“Ma io sono senza connessione! Addio, vado dai vicini”

Sono bastate ventiquattro ore senza energia elettrica per gettare nello sconforto la famiglia intera. Per capire che si chiama corrente perché scorre silenziosa e invisibile nelle nostre vite, e riusciamo a vederla solo quando ci manca. Il problema si risolverà in fretta, a quanto pare. Nel frattempo faccio le trecce da Laura Ingalls a me e alle bambine, mando il primogenito nel bosco a tagliare la legna, e saremo pronti per girare la nuova serie della Casa nella prateria.

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È la primavera

pag10-copia-e1428671945313Sono uscita la mattina col piumino e la sciarpa per far ritorno il pomeriggio con infradito e bermuda a fiori. Ho visto donne in maniche corte, uomini in canotta, bambini coi sandali. Ho ammirato occhiali a specchio, pelli abbronzate, smalti colorati. Ho saluta il gelataio che ha riaperto e c’è già la coda fuori. Invidiato chi camminava a passo rapido sulla pista ciclabile. Apprezzato i ciclisti coi bambini nei seggiolini.
Ho scovato una bambina intenta a ravanare nell’armadio in cerca del prendisole del mare, e un primogenito al campetto con la divisa dei Lakers.
È bastato un tepore per risvegliarci e un sole caldo per scioglierci. Un cielo turchino e un vento caldo per scompigliarci i capelli e i pensieri. Le macchie gialle delle primule nei prati per togliere le gomme da neve. La primavera è un po’ come il gioco del cu-cù. Si mostra e si nasconde, illudendoti e raffreddandoti. Dichiara di restare e poi fa nevicare. E ogni primavera è come se fosse la prima volta. È il tempo del rinnovo, dei pensieri per alcuni e del guardaroba per altri. Per me è il tempo degli starnuti appena alzata, del sonno incoercibile e dei desideri inespressi.

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È solo amore

pag10-copia-e1428671945313È sera.
Sul divano, stretti stretti sotto una coperta rossa davanti a un famoso programma di cucina, fingendo di essere giudici dell’infuocata gara.
All’improvviso, uno strano miagolio. Il piccolo e pelosissimo gatto sbuca rapido e deciso davanti a noi e si ferma sull’incrocio delle piastrelle, fissandoci. Piega la testa di lato ed emette un secondo inquietante miagolio, come se dovesse oliare le corde vocali. Con un balzo da ghepardo salta sul divano, annusando con circospezione. Senza preavviso lancia l’ennesimo stridulo miagolio e si precipita cavalcioni sulla gamba del primogenito, intento a whattsappare col gruppo classe. Col pelo gonfio come i pon pon dei cappellini da sci il piccolo felino afferra fra i denti un lembo della coperta e prende a muoversi a ritmo incalzante. Di sottofondo dei borbottii.

“Mother, ma che fa? Ma è matto?”

“Ehm…dunque…non proprio matto, credo sia in calore”

“In calore? E allora? Matisse, spostati subito dalla mia gamba!”

“Meowwwww”

“Credo ti abbia preso per la sua fidanzata”

“Aaarghhhhh!!! Levamelo di dosso subito! È uno stupro! Che orrore!”

“Meowwwww!”

“Aspetta che mi morde…ecco…ahia gattaccio lasciami! Apri la porta, presto! Via, a cercarti una gatta, su”

“Meowwwww”

“Mother, che schifo. Il gatto ha cercato di abusare di me”

“Detta così è brutta. Diciamo che cercava solo un po’ d’affetto”

“Mother, non sei per niente spiritosa. Poteva almeno portarmi fuori a cena, prima”

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8 marzo

pag10-copia-e1428671945313“Buongiorno fanciulle, e auguri!”

“Auguri? Dunque…oggi non è il mio compleanno…è forse il mio onomastico?”

“Ma no piccola, oggi è la festa della donna, e questi fiori sono per voi”

“Festa della donna? E io cosa c’entro?”

“Ahahahah mother hai visto? L’avevo detto io che era di un’altra specie”

“Zitto tu. Certo che c’entri, amore. Sei una piccola donna”

“E io?”

“E tu una giovanissima donna”

“Beh, quindi mother ti saresti la donna anzia…”

“Taci o ti frusto con le mimose”

“E perché si deve festeggiare mamma?”

“Giusto, lo dico anche io. Perché alle femmine una festa e ai maschi no?”

“Si festeggia per ricordare. Si festeggia per non dimenticare. Si festeggia per sperare, che tutte le donne abbiamo uguali diritti e siano sempre rispettate”

“Veramente qui sono io che ho pochi diritti, con tutte voi intorno”

In effetti, in una casa dove i tre quarti della popolazione umana sono femmine, il gatto maggiore è metà maschio e metà no e il gatto piccolo lasciamo stare che è meglio, la vita può non essere sempre facile. Ma visto che il modo migliore per festeggiare è educare le nuove generazioni, qui non ci arrendiamo.

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Rimedi naturali

pag10-copia-e1428671945313

“Mother, ti faccio un trucco”

“Va bene amore”

“Ma dai solo uno e…Cosa? Non ti lamenti? Non sbuffi? Non ti inventi che hai qualcosa d’altro da fare tipo la cena o la lavatrice?”

“A parte che io non mi invento un bel niente, le lavatrici le devo fare e la cena la devo preparare. E poi non è vero che sbuffo. Comunque fammi pure tutti i trucchi che vuoi, son qui”

“E magari dopo possiamo vedere anche dei video di magia sul tuo computer?”

“Certo”

“E guardare su ebay i mazzi di carte nuovi?”

“Sì. E se vuoi per merenda c’è un barattolo di Nutella che ci aspetta. Quello grosso”

“E la mangi con me? Tu che di solito non ti ci avvicini neanche?”

“Eccome, se la mangio”

“Mother, mi sa che la chiamo io, oggi, l’ambulanza”

Per la sindrome da stress post traumatico esistono svariati rimedi.
Studi scientifici dimostrano che tempo passato insieme e Nutella siano quello imbattibile.

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