Piccoli momenti di trascurabile felicità 

Il grande si aggira per musei con l’andatura dinoccolata e uno strano ondeggiare a tempo di musica, che a un più attento esame si scoprirà provenire dalle cuffiette abilmente sostituite all’audioguida. Si entusiasma per un giro in bicicletta e si sdraia sul tronco di un albero nel mezzo di un parco meraviglioso, mentre divora un panino al salame per merenda. È affetto da stupidera cronica, molesta e persistente.
La mezzana osserva un quadro di Iris, ammira una scultura di marmo, cammina col naso all’insù per spiare le case di mattoni. E intanto fotografa, filma, posta senza sosta in tutti i mari e in tutti i social la sua avventura olandese. Mangia patatine fritte e si stringe nella giacca quando il vento fa tremare.
La piccola fa le ruote e le verticali nel grande ostello che ci fa da casa. Corre in bicicletta ma nella direzione sbagliata, entra in un mulino a vento e si fa fotografare per portarne testimonianza a scuola, si lamenta per il troppo camminare e si nutre di muffin grandi come le case dei puffi. Rovescia qualunque sostanza liquida intorno a lei, meglio se sulla mamma.
I tre insieme litigano su un tram, si stuzzicano nei vicoli, si picchiano sui canali. Si fotografano con e senza permesso, si rubano le patatine e l’attenzione della mamma. Come stare a casa, quindi.
Io un po’ li seguo e un po’ li precedo, nel mentre li ammiro immergersi in un altro che non è casa ma mondo. Li osservo scoprire e imparare, confrontare e dedurre, criticare e ragionare. Li scopro ecologici e schizzinosi, ma sempre e comunque curiosi. E mi godo il bello che mi circonda e quello che mi sta accanto.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Dag

“Mother silenzio, stanno dando le istruzioni”
“Ma non è che per caso hai paura?”
“Chi? Io? Ma va. È solo che mi piace essere informato”
“Mami, mi dai un orsetto gommoso che se no si tappano le orecchie?”
“Piccola, te ne ho già dati cinque. Se continuiamo così ti viene il diabete prima del decollo”
“Mamma parte! Mamma parte! Ci siamo! I miei compagni si stanno alzando per andare a scuola e noi voliamo!”
Eh già, noi voliamo. Per essere precisi scartiamo in ritardo il regalo di famiglia di babbo natale, che quest’anno ha scelto per noi un paese un po’ freddo ma pieno di fiori. Un paese coi canali, gli zoccoli e i mulini a vento. Un paese dove, come dice l’irreprensibile primogenito, si fumano cose strane. Noi non fumeremo né faremo altre cose strane, questo è sicuro. Non più del solito, almeno. 

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Del doman non v’è certezza

“Mi passi l’acqua per favore?”
“Faccio io! Faccio io! Eccola quaaaaa”
“Piccola! Hai rovesciato la caraffa! Accidenti”
“Vabbè mami non ti arrabbiare. Ci pensi? Fra qualche anno non rovescerò più niente. Non dovrai più fare la lavatrice tutti i giorni, cucinare tre volte al giorno e stirare, preparare le merende per la scuola e comprare libri diari e quaderni a settembre”
“Vero, pensa mother. Niente compiti al pomeriggio, niente sgridate perché non li vogliamo fare, niente inseguimenti per levarci il cellulare. Niente tornei il pomeriggio del sabato e la mattina della domenica. Niente liti furibonde perché ho ragione io”
“Basta con le ore di shopping per negozi perché non troviamo quello che ci piace, basta coi cartoni animati al cinema. Niente accompagnamenti a pallavolo, pallacanestro, ginnastica e catechismo. Noi saremo grandi e vivremo per i fatti nostri, io e la piccola nella casa della nonna e mio fratello…boh non lo so basta che sia lontano. Ah, e poi non dovrai correre al supermercato perché è finito il latte o mancano i biscotti, o magari sì se finisce la pappa dei gatti. Loro resteranno con te”
Comincio a soffrire della sindrome del nido vuoto, anche se attualmente è ancora discretamente affollato. Ma sono serena, almeno mi resteranno i gatti.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

E a piovere incominciò

“Mother? Va bene lì, puoi fermarti all’angolo della strada”
“All’angolo? Ma se il parcheggio è vuoto? Andiamo un po’ più in là”
“Madre, tranquilla, faccio quattro passi”
“Quattro passi? È l’alba e c’è il diluvio universale, c’è la grandine e quasi la neve, invece che il pullman per la gita prenderete l’arca di Noè e tu vuoi fare quattro passi? E poi guarda, là in fondo ci sono i tuoi compagni, andiamo, ti tengo sotto il mio ombrello”
“Maria, appunto. Preferirei scendere qui”
“A parte che la devi smettere di chiamarmi con tutti questi nomignoli. Io sono la mamma. Vuoi dire che preferisci camminare sotto l’acqua che farti vedere dai tuoi amici con me?”
“Ehm…”

Meglio la pioggia che la vergogna, a quanto pare. Il preadolescente ha reciso in una mattina buia di pioggia l’ultimo brandello di cordone ombelicale. Lo ha fatto con quel sorriso incantatore, lo stesso che gli ha attraversato la faccia quando aveva solo poche settimane e io meditavo di regalarlo per Natale, dopo giorni di veglia e pianti. Lo stesso sorriso di quando ha perso la mia collana preferita, tagliato i ricci alla sorella mezzana e dato da bere il detersivo liquido alla piccola, consapevole fin dalla più tenera età della magia che nasce da due angoli della bocca tirati verso le orecchie. Lo ha fatto con una rassicurante pacca sulle spalle, come è uso tra vecchi amici. Lo ha fatto sbattendo la portiera e correndo felice sotto una pioggia battente, verso i suoi compagni, la gita, la vita.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Revolution Baby


“Mamma io non ci sto! Mi ribello!”
“Piccola buongiorno anche a te, vedo che sei scesa dallo scuolabus col piede giusto oggi”
“Non è possibile, questa è una ingiustizia!”
“Vieni che attraversiamo. Mi dici cosa è successo e che ti ha fatto tanto arrabbiare?”
“La gita! La gita! Ti rendi conto che mio fratello -oh ciao piccolo gatto- domani va di nuovo in gita?”
“Aspetta che cerco le chiavi. Ecco. Amore, tuo fratello è in terza media, tu in terza elementare. È normale che si facciano cose diverse. E comunque vai anche tu a fare una bella gita alla fine del mese”
“Sì ma lui è sempre in giro! È un vagabondo! E poi è alle elementari che ci si dovrebbe divertire di più perché siamo piccoli, è un nostro diritto”
“Vai a lavarti le mani e i diritti che è pronto. È vero che lui fa più gite di te, ma deve anche studiare molto di più, ha gli esami quest’anno”
“Studiare? Ma se è sempre in camera a fare magie coi suoi amici? Io per domani devo studiare a memoria la filastrocca di inglese e poi vado pure a catechismo!”
“Il pranzo diventa freddo. A tavola, piccola polemica”
“Guarda! Persino il gatto va in giro più di me. Basta, vado in bagno”
Il piccolo felino alza pigramente la testa. L’idea di uscire non sembra passargli nemmeno per l’anticamera della collottola. Con un occhio aperto osserva la piccola ribelle che si dirige spedita verso il bagno. 

D’altronde, prima di fare la rivoluzione bisogna fare la pipì.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Sei meno 

Sembra impossibile che una formica sollevi tre volte il proprio peso o che per saltare in alto come una pulce un uomo dovrebbe spiccare un balzo fino al sessantacinquesimo piano di un edificio.E invece no, se pensiamo che dieci chili di bambino in calzoncini possono smuovere montagne, due gambette che escono da un pannolino essere più ostinate del più testardo dei muli. 

Per i piccini il no non è il contrario del sì, ma di on. E quando l’interruttore passa sull’off non si vogliono più mettere i pantaloni coi dinosauri, si pretende di uscire in ciabatte a gennaio e col piumino fucsia a ferragosto. Ci si impunta nella corsia dei giochi del supermercato perché non si può sopravvivere senza la Barbie Sirena, si ulula al parco giochi perché non si vuole lasciare l’altalena, si trattiene il fiato fino a diventare blu per non mangiare gli spinaci.

Ci si nasconde nell’armadio per non andare dal dentista, si lanciano le costruzioni dalla finestra per non riordinare, si trascina il gatto per la coda perché non vuole giocare. Il cucciolo d’uomo sa essere tanto meraviglioso quanto pernicioso, in grado di far implodere una armonia familiare nello spazio di un capriccio. Capace di incrinare un’autostima faticosamente costruita in trent’anni di vita con mezz’ora di urla al parchetto. L’importante è essere madri sufficientemente buone, ci racconta Winnicot dall’alto del suo sapere. Peccato che a scuola ci abbiano insegnato che la sufficienza non è abbastanza, che puoi fare di più ma non ti impegni. E allora ogni buona mamma ce la mette tutta, studia, ripete e ripassa. Va a lezione e a ripetizione, ascolta e prende appunti. E non si sente comunque mai abbastanza. Io, dopo una laurea e un master, mi sa proprio che mi accontento della sufficienza. 

 

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

In cinque

“C’è una penna sul tavolo, di chi è?”
“Ma cos’è questo rumore di fondo? Mi pare di sentire delle voci” “è la radio di nonna, dice che fa compagnia”
“Mmmm, buono il polpettone mamma, peccato per la carne che rovina un po’ il sapore dell’aglio”
“Cosa facciamo per cena?” “Pasta al pesto, no?” “Ancora??”
“Ma qui gridate sempre così? Ma il campanello suona senza tregua?”
“No grazie, non ho bisogno. Ho già trovato il supermercato, la chiesa, la farmacia e il parrucchiere. Il mercato, la tabaccheria e la fermata dello scuolabus. Ah, ho raccolto i mughetti nella pista ciclabile”
Ricominciare la convivenza nell’emergenza è facile, proseguirla nella quotidianità stranisce. La nonna è con noi da meno di una settimana e si é già perfettamente integrata in casa e sul territorio. Il mio armadio non è mai stato così in ordine, il piccolo gatto felice come una pasqua per l’abbondanza di coccole, il pane fresco in tavola tutti i giorni. Nel frigorifero ogni cosa ha trovato un posto, in cucina ci sono i fiori appena colti e la sera c’è una voce in più per leggere storie. I bambini sono contenti e io mi ritrovo a fare la figlia oltre che la madre. E, aglio a parte, non è poi così male.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Rosso fuoco

In principio è stata una fiamma, rossa e ribelle, che un vento fortissimo che spazzava il cielo ha portato nel posto sbagliato. Poi è stato spavento, concitazione, tentativi vani di arginare l’inarginabile. Poi sono arrivati loro, con la divisa colore del fumo e il casco sulla testa, che camminano sui tetti con la disinvoltura dell’uomo ragno e la calma di Gandhi. Che hanno spento le fiamme ma non la paura, lasciando una casa con una voragine vista cielo, la fuliggine sui muri e l’acqua sul pavimento. Lasciando pezzi di vita sparsi qua e là in una forma diversa, deformata dal calore, e un odore pungente che si attacca ai vestiti, sui capelli e nell’anima. Dei libri che non si leggeranno più, le foto con gli angoli accartocciati, l’orologio della cucina fermo sulle sette. La casa avrà bisogno di tempo, lavori e pulizia per tornare quella di prima. La nonna indomita e coraggiosa, sua proprietaria, ha dato comunque quattro giri di chiave alla porta prima di andare via. Con un pigiama in un sacchetto è approdata nella casa dove la aspettavano tre nipoti e due gatti. Pronti per ricominciare.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Favorisca un documento

pag10-copia-e1428671945313

“Ehm…buongiorno”

“Buongiorno signora. Patente e libretto, prego”

“Sì, certo, un attimo che li cerco…no, questa è la ricevuta del parrucchiere…lo scontrino del supermercato…la revisione della caldaia! Ecco dov’era finita!”

“Signora, non abbiamo tutto il giorno”

“Eh? No, certo, signor vigile. Aspetti che dovrebbero essere qui…eccoli!”

“Mi faccia un po’ vedere. Dove correva così di fretta?”

“Al lavoro, ma non andavo troppo veloce”

“Signora, la vede quella macchinetta lì? Lei dice un’altra cosa”

“No, guardi, posso spiegare. Ero un po’ in ritardo, non c’era nessuno…ma io sono sempre molto prudente, davvero”

“Vabbè, per questa volta…certo che se sarebbe andata più piano…”

“Fossi”

“Come?”

“No, niente, mi scusi”

“Scenda dalla macchina, su”

Lezione numero uno. Mai correggere o contraddire le forze dell’ordine e mordersi la lingua quando la solita grammar nazi fa capolino. Per la cronaca non sono stata arrestata nonostante la mia guida spericolata, la mia linguaccia e il bizzarro contenuto del baule della mia auto.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Va’ dove ti porta il treno

pag10-copia-e1428671945313La sveglia è suonata implacabile e incorruttibile alle quattro e zero zero della notte, ché mattino ancora non si può chiamare, interrompendo un gran bel sogno di cui non mi pare opportuno raccontare. Fuori la Pasquetta era lì ad aspettarci, insolitamente fredda e giustamente buia, molto buia, forse perché mi ero dimenticata di accendere i fari della macchina. Alla stazione eravamo più di duecento, tra ragazzini in calzoni corti e genitori con sciarpa e piumino. Le mamme insieme, in cerchio e con le mani in tasca. A confrontarsi sull’abbigliamento “ma il tuo ha la giacca con le maniche lunghe o corte?”, sulla valigia “zaino o trolley? Ah, nel dubbio gli ho dato tutti e due”, sui mezzi di trasporto “ma va proprio tanto veloce il freccia rossa? Ma poi prendono anche la metropolitana?”, sulle paure, le stesse di quando erano all’asilo e prendevano lo scuolabus per andare alla fattoria “si perderanno? Mangeranno? Avranno fame, sete, sonno, nostalgia?”. Ma anche paure nuove, figlie di un mondo tanto bello quanto imprevedibile .
Il primogenito è partito alla volta della capitale con uno zaino più grosso di lui sulle spalle e i suoi amici intorno, con un pranzo al sacco, pigiama e magliette oltre a un invidiabile entusiasmo e voglia di andare.
E allora vai, ragazzo mio quasi grande. Vai e goditi l’avventura, che ci penso io a custodire la paura.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento