Messaggio in bottiglia 

Lei gli scrive, e lo fa spesso. Sono frasi brevi, pensieri sparsi, la buonanotte, il buongiorno.

Sovente gli ricorda quanto lo ha amato e quanto lo ama ancora.

Sempre gli dice quanto senta la sua mancanza, ogni giorno che passa.

Ricorda momenti passati insieme, la complicità e l’amore che li legava.

Io non ho conosciuto lui né conosco lei, ma le sue parole mi compaiono sullo schermo del cellulare ogni giorno, tra un aforisma di Osho e la ricetta del semifreddo alla Nutella.

Lei è mia amica su Facebook, qualsiasi cosa voglia dire considerato che non ho mai visto la sua faccia né parlato con lei.

Non so nulla della sua storia, solo che ha amato e perduto. 

Lei scrive al suo compagno che non c’è più e lo fa con delicatezza, vulnerabilità e sincerità. 

Lo fa in un posto che è di tutti e quindi di nessuno, lanciando ogni sera il suo messaggio in bottiglia.

Un messaggio d’amore nel mare grande del web.

Perché il vuoto di un’assenza va riempito per non caderci dentro. 

Di parole, ricordi, malinconie, desideri, anche attraverso i pixel.

Perché il dolore ha un punto di fusione, e quando tutto si fa liquido diventa un grosso sasso lanciato in uno stagno e i cerchi concentrici i gradi di separazione tra noi e gli altri.

Lei scrive io non la conosco, ma riconosco l’amore.

E se la conoscessi le vorrei dire che deve essere stato davvero un amore grande, il loro. 

Che traspare da quelle poche parole, ogni sera. 

Che resiste e sopravvive, se riesco ad avvertirlo con tanta intensità attraverso lo schermo di un cellulare.

Questo le direi, se la conoscessi.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

News

Sintesi della periodica ricognizione sulle mode del momento, servizio di pubblica utilità per l’adulto che vuole stare sempre sul pezzo.
“Guarda che trick ho imparato! Fighissimo!”
“Il mio gira più del tuo, bello”
È il fidget spinner, ultimissima moda tra bambini e adolescenti. Pochi centimetri di plastica o metallo, alle estremità tre cerchi che in alcune versioni si illuminano come un semaforo. Si tiene tra pollice e indice e si fa girare, all’infinito. Vince quello che gira più a lungo. Un vorticoso giramento di sfere insomma. Appartiene alla categoria degli anti stress e fa sorgere spontaneo il dubbio sulla effettiva necessità di un anti stress in così tenera età. Roba che, se a otto anni devi fare vorticare uno spinner a diciotto devi farti di Xanax per rasserenarti. 
“Gangsta! Gangsta! Sempre collegato /

altro che gangsta, sei un hacker /

a casa ho quattro cessi, sai dove abito /

se ti presenti ficco la tua faccia nel water /

mando questa gente in coma cerebrale /

dalle Marche al nord il sapore è acre /

tu sulla strumentale cadi e sbatti la testa /

il flow è macabro tipo bum! Shumacher /

Scarica gratis e vaffanculo, scarica gratis e vaffanculo /

Fabri Fibra! Ha!

Io non capisco perché dici tante cazzate /

se mi passi il microfono ti gonfio di mazzate ”

Fabri Fibra versus Vacca, Pino Scotto vs Salmo, Entics vs Mondomarcio. È il magico mondo del dissing, la moderata arte del dibattito rap. Un ragionevole e fecondo scambio di opinioni e gentilezze fra rapper. 

Una disamina attenta e partecipe dell’altrui punto di vista.
“Guarda com’è molle! Se lo schiacci torna su! E senti come scrocchia! È meravigliosamente disgustoso”
È il nuovo skifidol fluffy slime, la pasta modellabile che ha reso definitivamente obsoleto il pongo e preistorico il das.

Un impasto molliccio in una vasta gamma di colori e profumi venduti in piccoli barattoli in ogni edicola del paese. Scopo del gioco nessuno, se non lasciare il barattolo aperto e ritrovare una massa colorata e rinsecchita.
Per ora è tutto, grazie al cielo.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Chi ha tempo non aspetti altro 

“Oh Barbara, beata te, che hai tanto tempo per scrivere! Ah, potessi avrei già scritto un romanzo. Ma io sono un uomo perennemente impegnato. Paolo”

Eh già caro Paolo, beata me. 

Che ho tanto tempo. 

Il tempo delle attese fuori dal palazzetto e dalla palestra di ginnastica artistica, una scuola elementare e una media, dentro lo studio del pediatra, del dentista, dell’otorino e del dermatologo. 

Alla fermata dello scuolabus, in un piazzale per il ritorno di una gita, dietro un vetro durante una lezione di nuoto. Seduta su una panchina al parco giochi, in cucina mentre giro il risotto, al lavoro quando non guarda nessuno.

La sera a casa quando la cacofonia diventa sinfonia: nel silenzio.

Beata me, che accosto nel primo posto utile quando mi prende l’urgenza di scrivere, quando una serie di parole si combinano nella mente e so che le devo ancorare su un foglio per non farle volare via.

Quando mi suonano al semaforo perché non mi sono accorta del verde.

Beata me, che uso ogni momento utile per scrivere e raccontare, sbagliare e cancellare.

Beata me, che ogni tanto mi preoccupo che finiscano le parole, poi sto nel mondo e le storie e le persone arrivano insieme.

Beata me, che un romanzo ancora non ce l’ho ma chissà.

Il tempo di un giorno è lo stesso per tutti, caro Paolo.

La verità è che scegliamo noi come riempirlo.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento


“Oh Barbara, beata te, che hai tanto tempo per scrivere! Ah, potessi avrei già scritto un romanzo. Ma io sono un uomo perennemente impegnato. Paolo”

Eh già caro Paolo, beata me. 

Che ho tanto tempo. 

Il tempo delle attese fuori dal palazzetto e dalla palestra di ginnastica artistica, una scuola elementare e una media, dentro lo studio del pediatra, del dentista, dell’otorino e del dermatologo. 

Alla fermata dello scuolabus, in un piazzale per il ritorno di una gita, dietro un vetro durante una lezione di nuoto. Seduta su una panchina al parco giochi, in cucina mentre giro il risotto, al lavoro quando non guarda nessuno.

La sera a casa quando la cacofonia diventa sinfonia: nel silenzio.

Beata me, che accosto nel primo posto utile quando mi prende l’urgenza di scrivere, quando una serie di parole si combinano nella mente e so che le devo ancorare su un foglio per non farle volare via.

Quando mi suonano al semaforo perché non mi sono accorta del verde.

Beata me, che uso ogni momento utile per scrivere e raccontare, sbagliare e cancellare.

Beata me, che ogni tanto mi preoccupo che finiscano le parole, poi sto nel mondo e le storie e le persone arrivano insieme.

Beata me, che un romanzo ancora non ce l’ho ma chissà.

Il tempo di un giorno è lo stesso per tutti, caro Paolo.

La verità è che scegliamo noi come riempirlo.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Basta poco

Una mattina inondata di luce e un cielo azzurro a dirti che sì, forse il peggio è passato.Sentirsi leggeri uscendo di casa senza giacca, a parte la piccola che sale sullo scuolabus bardata come a gennaio e scende con un look da villaggio vacanze.

Una corsa in centro dal cartolaio, che ti sorride sornione mentre si dibatte se il quaderno a righe di terza sia meglio con o senza il margine. 

Un caffè veloce al bar, dove il proprietario che ti conosce da anni ti scambia da sempre per un’altra persona, facendo riferimento a fatti, luoghi o persone di cui tu non sai nulla.

L’incontro sul marciapiede con l’amica in maniche corte come i suoi capelli, a parlare di estate e progetti.

Gli occhiali da sole finalmente utili, da sollevare sopra la testa a ogni incrocio di persone conosciute per un saluto veloce.

La premura che non è fretta ma cura, nello scegliere qualcosa di buono da mangiare per il pranzo.

Il profumo della panetteria che ti trascina indietro come il canto delle sirene, consapevole di quanto sia inutile combattere con un simile richiamo.

Il postino che non ti deve lasciare niente ma si ferma per dirti che c’è proprio un bel sole, sembra quasi estate.

A volte basta poco, per sentirsi a casa.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

La festa della mamma

In corridoio, con la cesta dei panni puliti in bilico sotto un braccio e lo zaino di ginnastica da mettere in ordine. Giungo davanti a una porta socchiusa cercando di aprirla col gomito. Mi fermo in ascolto, per meglio dire, origlio, gongolando per quello che sento.
“Hai visto che brava?”
“Davvero. Sa sempre le cose giuste da dire”
“Ha sempre buone idee”
“E poi è dolce ma ferma. Dà le regole ma è capace anche di capire i bambini”
“E poi ha tanta pazienza! Non si arrabbia mai”
“Beh, è un’educatrice”
“Ed è anche bella, con quel sorriso”
“E quei capelli lunghi”
“Vero piccola, Tata Adriana è proprio la migliore”
Le sorelle hanno scoperto su YouTube le vecchie puntate di SOS Tata.

Le seguono con attenzione, ascoltano i consigli educativi e discutono di buone prassi pedagogiche, come mettere in castigo Marietto di tre anni sulla sedia della riflessione perché ha cercato di incendiare il gatto dalla nonna. Con metodo scientifico confrontano la vita nella loro casa con quella delle famiglie esaurite e urlanti che popolano il programma, arrivando alla conclusione che sì, loro sono proprio delle brave bambine.

Peccato solo non avere per mamma la tata.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Martino 

Me lo aveva annunciato una calda mattina di settembre, con il segno dell’abbronzatura che si intravedeva dal maglione e la mano lieve ad accarezzare una pancia ancora piatta. Lo aveva raccontato sottovoce, come se potesse spezzare un incantesimo parlando a voce alta. Con gli occhi scuri che le brillavano di una luce nuova. Con la fragile felicità di un test positivo, quando quelle due linee blu sono già la tua vita anche se non sono ancora una vita. Quando sei consapevole del miracolo del concepimento e altrettanto conscia della sua precarietà. In questi mesi, tra un caffè in cucina e le chiacchiere sulle scale quella pancia è cresciuta sempre di più, in tutto il suo splendore. L’incertezza si è fatta coraggio, il sussurro risata. Lei è la vicina-amica, che oggi è diventata mamma per la seconda volta, ha regalato un fratellino al suo primogenito e un nuovo compagno di giochi ai bambini della corte. E allora benvenuto Martino, ti voglio rivelare un segreto. Detto tra noi, sei capitato proprio bene. Tra una mamma dal sorriso felice e il dono raro della cura, un papà dagli occhi buoni colore del cielo, capace di aggiustare le case, un fratellino che ancora non sa ma un giorno sarà contento di non essere solo. Benvenuto tra noi, piccolo Martino.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Dieci piccoli anziani 

“L’aglio. Questa è la risposta. Tiene lontane le farfalline dalla pianta”
“Le mie azalee quest’anno sono meravigliose, grosse come tacchini”
“E mi hanno chiesto duecento e ventitré euro per gli esami, ti rendi conto? Duecento e ventitré! Roba da matti, duecento e ventitré per dieci esami”
“Tiene duro tuo suocero, eh? Novantotto anni e ancora fa l’orto. Vi seppellisce tutti”
“Io quest’anno ho avuto delle emorroidi più grosse delle tue azalee”
“La mamma? Si, sta abbastanza bene, però sai com’è. Nasconde di continuo la dentiera nel frigorifero”
“Speriamo che il dottore non mi dica anche stavolta che non devo mangiare le merendine perché gli rigo la macchina”

“Sì, l’ho vista al funerale di Enzo, la suocera della Sonia. Stava così bene! È morta stamattina. La Sonia mi pareva contenta”
“Antonina, ti trovo ingrassata!”
Un’ora e quarantacinque. Dieci anziani nella sala d’aspetto del medico. Che in confronto i protagonisti di dieci piccoli indiani si volevano bene. 

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Sul podio


In principio fu il primogenito, una domenica pomeriggio in una palestra della provincia. Neanche cinque anni e un kimono bianco troppo grande risvoltato, a confrontarsi con la prima gara di arti marziali. Cadde a terra dopo pochi istanti e rimase lì a ammirare il soffitto con le luci al neon per un tempo che mi parve infinito. Anni dopo arrivò il nuoto agonistico, e io imparai a trascorrere i fine settimana in piscine vicine e lontane, con un’umidità percepita che nemmeno in Bangladesh, a fare il tifo per il ragazzino sbagliato a causa di una incipiente miopia. 

Fu poi il turno della mezzana prodigarsi nella nobile arte della danza classica quando era ancora all’asilo. Un anno di chignon, collant rosa e tutù, culminato con un indimenticabile saggio di due ore, durante il quale la dolce creatura rimase sul palco una manciata di secondi, nascosta dietro a una bambina più alta.

Di seguito un susseguirsi di tornei, trofei, gare, saggi, amichevoli, dimostrazioni. Di pallacanestro, pallavolo, tennis, ginnastica, palla rilanciata e chi più ne ha più ne metta. 

Ultima in ordine di tempo e di piazzamento la gara intersocietaria domenicale di ginnastica artistica, cui la piccola ha partecipato agguerritissima. Nemmeno questa volta siamo riusciti ad aggiudicarci un posto sull’ambito podio, nonostante l’impegno profuso -dalla piccola- e le preghiere a tutti gli dei -da me-. In compenso, come accade da quella lontana domenica sul tatami, io mi emoziono appena si diffonde la prima nota di una canzone di Mika per il palazzetto. Ogni volta come fosse la prima. Forse una medaglia spetterebbe a me.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Sulla via del ritorno

“La mia parte preferita è stata la bicicletta, sempre, comunque e ovunque. Poi le patatine fritte a colazione, pranzo e cena. Scendere da un tram per salire su un pullman, una barca, un aereo”
“A me sono piaciuti tantissimo i mulini a vento. E il bar di fianco dove abbiamo mangiato i waffle con la Nutella. I quadri di Van Gogh, l’essere immersi nella bellezza”
“Io ho preferito il museo delle cere, perché mi sembrava di essere abbracciata per davvero a Justien Bibier. Poi Ariana Grande e Obama, i miei idoli tutti insieme. Il frappuccino, i regalini e l’ostello”
“Sì, l’ostello era fighissimo! Tutti quei ragazzi in giro da soli, liberi, felici. A parte quelli della stanza a fianco che ieri notte ululavano. Però sono strani forte questi olandesi. Ah, la faccia della mamma quando cercava i bulbi di tulipano per la nonna nel negozio e ha trovato i sex toys”
“E quando hanno fermato la piccola ai controlli in aeroporto? Suonava tutta! È il signore che è sceso dall’aereo quando stava per decollare? Per un momento ho pensato che fosse la mamma che se ne voleva andare”
“Io ho adorato che non siamo andati a scuola”
“E basta?”
“No, che gli altri invece ci sono andati”
C’era bisogno di fare mille e settantotto chilometri? Sì, decisamente, sì.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento