Amici come prima

“Mother vado al cinema coi miei amici. Posso?””Certo, cosa andate a vedere?”

“Ma, non mi ricordo il titolo…c’è uno fortissimo che spacca delle cose…”

“Cosa sarà mai?”

“Boh”

Due ore dopo

“Bentornati primogenito e amici, come è stato il film?”

“B-E-L-L-I-S-S-I-M-O”

“Ah però, bene. Ma come si intitolava?”

“Baywatch”

“Amore, ti piace la tua foto che ho postato? Sei venuta proprio bene”

“Ehm…uh…certo, bellissima”

“Mi sembri vaga, che succede? Guardiamo insieme, è qualche giorno che non vedo il tuo profilo”

“…devo studiare…”

“Come? Cosa mi stai nascondendo? Tu non vuoi mai studiare!”

“Ma…questo è mio figlio? Su Facebook? Ma da quando? E non mi ha nemmeno detto niente! E non mi ha nemmeno chiesto l’amicizia!”

Un primogenito che millanta di andare a vedere l’incredibile Hulk e torna con lo sguardo estatico, naturale conseguenza dei costumi dell’erede di Pamela Anderson.

Che si iscrive a Facebook e lascia che sia Facebook stesso a presentarmelo come “persona che potresti conoscere”. 
Bloccata su Instagram come una stalker qualunque dalla figlia di mezzo, che occulta aforismi e confidenze alla sua mamma condividendoli però col resto del mondo.

È vero che sul “sono tua madre, non una tua amica” ci ho costruito la mia filosofia educativa, ma qui si esagera.

Ti ho messo al mondo, una richiesta di amicizia come minimo me la merito.

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Lunga storia triste

La vita ti riserva sempre sorprese. Infinite possibilità di sperimentare, anche oltre le tue convinzioni più profonde. E comunque solo gli stolti non cambiano mai idea, quindi.Con questo spirito sono entrata, in una mattina di temporali, nel più grande centro commerciale dei dintorni, che si trova accidentalmente tra due comuni lontani dove passo per lavoro.

Vertigine e confusione hanno accompagnato il mio peregrinare tra negozi, alla vana ricerca del capo perfetto per una occasione importante.

Ho scoperto con sgomento che la moda di quest’anno prevede la presenza di ananas, pappagallini e fiori che neanche in un giardino botanico. 

O stampe di animali, dall’intramontabile tigre al più originale rinoceronte passando per il tenero ma sempre piacente gattino, all’insegna della sobrietà e del basso profilo.

Persa tra questi pensieri filosofici, mi sono imbattuta in lei. 

Bassina e riccissima, jeans a vita che più bassa non è vita e top colorato che lascia scoperta una generosa porzione di pancetta. Il responsabile di quell’abbondante giro vita, una testa piena degli stessi riccioli, sta seduto per terra, in calzoncini e maglietta, a pochi passi da lei. Gioca con una macchinina mentre la madre si prova sopra vestiti nel pieno del negozio così, come fosse sola in camera sua.

“Maaammaaa”

Canotta verde acido.

“Maaammaaa”

Prendisole con ghepardo.

“Maaammaaa”

Vestito con tulipani.

Stufo di essere inascoltato, il piccolo e la sua macchinina si spostano a giocare dietro un espositore di magliette coi brillantini. 

La madre, sbucando con la testa dall’ennesimo maglioncino fluorescente si accorge dell’assenza del suo erede, e lancia il primo ansioso richiamo: “Keeeeviiin!!!”

Io indico col dito il nascondiglio del piccolo, che esce con lo sguardo torvo. 

“Cattiva”

Mi apostrofa il riccioluto Kevin, mentre la madre appare ormai decisa per una sobria maglia con gattini e paillettes. 

È inutile, non son fatta per i centri commerciali. 

E la maglia col micio, della mia taglia non c’era più.

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A pieni polmoni

“Mother non puoi capire. Che emozione! È entrato con una camicia rosa, i capelli rasta e mi ha detto “Ehi zio, happy days?” Ma certo che è stato un happy day! Il day più happy di tutta la mia vita, nonostante le tre ore di coda! Poi mi sono appostato vicino alla sua macchina quando è uscito e mi ha dato il cinque! Non mi laverò questa mano mai più”
“Mamma che bella la festa della pallavolo! Fino a sera a giocare all’aperto, le salamelle con le patatine, le mie amiche, era bello pure il maxi schermo con la partita. Non vi ho visto tu e la piccola, dove eravate?”

“Mami, perché io non faccio mai niente?”

“Piccola, ma che dici? Hai fatto il saggio di ginnastica artistica, due ore tutti ad applaudire in palestra. Poi la festa di classe, dove hai mangiato patatine come se non ci fosse un domani e avete cantato occidentali’s karma a quella povera donna della maestra tutti in coro”
Siamo agli sgoccioli. 

Il tempo sta per finire e le vacanze per cominciare. Qui si respira già aria di libertà, tra l’autografo del rapper famoso e i bagordi delle feste di fine anno, anche se la mezzana non si accorge nemmeno più se ci siamo oppure no. 

E se loro respirano a pieni polmoni, a me comincia a mancare un po’ l’aria.

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Entusiasmi

“Mami che bello, davvero hai scritto un libro? Evviva evviva evviva lo dico alla maestra, alle mie amiche e alla bidella”
“Oh, che bello questo entusiasmo piccola, mi fai felice”
“Felice? Che c’entra? Io voglio essere popolare!”
“Mamma, lo dico alla prof. Muta, deve stare. Così non potrà più dire niente se non vado bene in grammatica. Perché mia mamma ha scritto un libro”
“E quindi? Come si collegano le due cose, scusa? Tu la grammatica la devi studiare, santa pazienza!”
“Non capisci mamma, è ereditario. Noi ci somigliamo, giusto? Bene, quindi so anche scrivere e coniugare. Solo che adesso non ne ho voglia”
“Mother, finalmente. Sono fiero di te, potrei anche pensare di tornare a chiamarti mamma. Comunque. Per il film, ho già in mente l’attore”
“Ecco, l’ho scritto proprio per farmi chiamare mamma, il libro. Ma il film? Di quale film parli scusa?”
“Beh, dai libri fanno i film, giusto? Voglio che la mia parte sia interpretata da Jack Nobile, il mago più mago nonché il più bravo con le carte”
L’entusiasmo qui è alle stelle ma tranquilli, resto umile. 

E per la mia parte avrei pensato a Julia Roberts.

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“I sogni son desideri. Chiusi in fondo al cuor”

Eh no cara Cenerentola, non è mica sempre così.
Se li tengo chiusi da qualche parte i sogni me li dimentico.
Io li appiccico sul muro della cucina, tra il calendario e il menù della mensa scolastica, in quel lembo di muro dove guardo ogni giorno.
Un sogno in particolare da oggi è online.
Per tentativi ed errori è diventato grande, e da blog si è fatto libro. Con la bellissima copertina di Alessandro Sanna, che mi accompagna dalla prima pagina del blog.
Con la prefazione di Marco Giovannelli, che è sì un po’ di parte ma garantisce di aver scritto solo cose vere.
Con le storie, vecchie e nuove, che colorano questa pagina da più di un anno.
Ho avuto bisogno di un bel po’ di spinte per vincere la mia perenne indecisione, e di questo devo dire grazie.
A chi, con un like, un commento o un messaggio mi ha convinta che forse era la cosa giusta da fare.
Ora ci siamo e sono qui, grata e fiduciosa nella condivisione e nel sostegno della piccola comunità virtuale che si è venuta a creare tra queste righe sparse.
Vi ringrazio qui tutti, ma con nomi, cognomi e indirizzi nell’ultima pagina del libro.
Se siete curiosi, vi tocca andare a vedere.

https://www.amazon.it/dp/B0719VGXVB/ref=cm_sw_r_oth_api_rLhlzbXBPEZKB

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DSM 5 (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali)

Confusione

La paziente insiste nel pagare il casello con la tessera fedeltà gialla del supermercato, maledicendo gli automatismi e rimpiangendo di non essere passata con le monetine dal casellante.

Tachicardia

La paziente ha un sussulto a ogni notifica dei gruppi WhatsApp, consapevole che sarà l’ennesimo invito a una pizzata, un saggio, una festa, una gita, un torneo.

Comportamento paranoide

La paziente nel parcheggio della scuola o fuori dai cancelli sta alla larga dalle rappresentanti di classe, con l’idea persecutoria che stiano per chiederle una torta per il mercatino o una mano per spostare il tatami dopo il saggio.
Allucinazioni uditive

Nella testa della paziente risuona in loop “Festa delle medie” di Elio
Disturbi del sonno

La paziente si sveglia durante la notte col terrore di dover rifare gli esami di terza media, di avere dimenticato l’iscrizione all’oratorio feriale, l’ordine dei libri delle vacanze, i documenti del campeggio. 
Narcolessia 

Strettamente legata al sintomo precedente, si manifesta in brevi e improvvisi momenti di perdita di coscienza, in modo particolare durante le riunioni a scuola o il pomeriggio nel ripasso della situazione economico-politica dell’India occidentale.
Amnesia 

La paziente ricorda la sua infanzia, il periodo scolastico, episodi precisi della sua spensierata giovinezza, ma dimentica sistematicamente la merenda della figlia minore, di firmare improrogabili avvisi e di portare fuori l’umido nel giorno stabilito.

Bulimia selettiva

La paziente si nutrirebbe in modo esclusivo di gelato, da che ha riaperto i battenti la sua gelateria preferita.

Se vi riconoscete in uno o più dei suddetti sintomi potreste essere affette anche voi da una infausta sindrome stagionale. 

Quella della madre a fine anno scolastico.

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Stay tranqui

“Recenti studi scientifici dimostrano che il disordine e la sciatteria di un figlio adolescente sono direttamente proporzionali alle cure materne ricevute in tenera età”
No, non è vero. 

È che mi racconterei qualunque scempiaggine pur di giustificare lo stato di caos in cui versa la camera del primogenito e il mio rapporto con lui.

Sta facendo la muta, la mia piccola serpe in seno, traghettando dal corpo di un bambino a quello di un adolescente.

Almeno le serpi hanno il buongusto di ripresentarsi simili, dopo avere cambiato la pelle. 

Io saluto la sera con un bacio un ragazzino sorridente e sveglio la mattina un parente prossimo dell’anticristo. 

A pranzo si dibattono temi filosofici, con profondità e intelligenza.

A merenda si levano le urla e le polemiche per un’uscita negata, con livelli di proteste che in confronto in piazza Tienanmen si poteva dialogare.

Prima di cena si butta fra le mie braccia davanti ai suoi amici, e io prima controllo che non sia una candid camera, poi gli provo la febbre preoccupata per la sua salute.

La mia salute, mentale, è già in bilico da un po’, più o meno da quando abbiamo imboccato il sentiero in salita della crescita.

Sentiero reso più impervio è ostile dall’approssimarsi degli esami di terza media. 

Che il primogenito vive con un’ansia ben controllata, a quanto pare.

“Mother, traanquillaa , il mio amico G. mi ha detto che gli esami sono una passeggiata. Vanno via lisci”
“Ma chi? G? Quello che hanno bocciato agli esami?”
“Sì, lui, perché?”
Così, tanto per sapere. 

Per stare traanquillaa.

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L’unica cosa possibile 


Appoggiata alla portiera chiusa dell’auto, nel piazzale.Un sole che ha il sapore di estate, vacanze, musica e vestiti leggeri.

In piedi, con gli occhiali da sole e le braccia conserte, aspetto. 

Intorno a me macchine, alcuni genitori che parlano, altri in compagnia del cellulare. 

Il brusio che si fa vociare nel tempo del suono acuto di una campanella.

Sorrisi, risate, felpe legate in vita e braccia scoperte.

Saluti, energiche pacche sulle spalle, ci vediamo dopo giù al campo, si fanno due tiri. Ci sentiamo su WhatsApp, studio e poi esco. Dai che facciamo tardi, il pullman non ci aspetta.

Arriva anche lei, che svetta anche se ha smesso di essere la più alta. Arriva con un ondeggiare di capelli e le maniche corte, con una maglietta colorata per me sempre troppo corta che ci fa litigare.

Arriva e la osservo, nell’attimo prima che il suo sguardo trovi il mio.

Arriva e insieme alla consueta felicità di rivederla sento un brivido. Paura, preoccupazione, sollievo. Insieme. 

Mia figlia non è diversa dai ragazzini che ieri sera erano al concerto. 

Mi immagino l’euforia, la preparazione, le foto dei biglietti su instagram, magari le discussioni e le insistenze perché mamma ti prego, lei è bellissima bravissima e canta benissimo.

Mi immagino quei genitori fuori ad aspettare, che hanno voluto realizzare un sogno, appoggiati alle auto o presi dal cellulare. 

Mia figlia poteva essere una di quelle ragazzine, io potevo essere uno di quei genitori.

Arriva e io la stringo, nonostante il suo imbarazzo.

Arriva e la abbraccio, perché a volte è l’unico gesto possibile.

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Coscienza pulita

“Bella signora buongiorno!Servizio completo?”
“Buongiorno! Qualunque cosa voglia dire, mi piace. Servizio completo sia!”
“Bene, mi faccia un po’ vedere…ah. Signora mia, ma che è successo? Una devastazione, qui, ci vorrà del tempo”
“Tempo? Quanto tempo? Insomma, non può essere così grave la situazione, giusto?”
“Non è grave, signora. È peggio. Intanto guardi qui, cosa devo fare di tutta questa roba?”
“Ehm…le spostiamo un po’?”
“Signora ma qui ci sono un paio di scarpe”
“Sì lo so grazie, le tengo nell’eventualità di trovare del tempo per andare a camminare e…”
“Signora non voglio sapere perché, basta che le tolga”
“E questo? Patatine?”
“Sì, la merenda di mio figlio che poi deve giocare a basket”
“Qui ci sono delle tessere”
“Ah! Ecco dove era finita la tessera fedeltà! Peccato che ne abbia già rifatta un’altra”
“Vabbè dovremmo aver tolto tutto, vada pure di là ad aspettare. Ma…cosa ne facciamo di queste?”
Un paio di mutande lilla della piccola, ordinatamente appallottolate nel portacenere. Anche facendo uno sforzo di fantasia, non riesco a capire come ci siano arrivate e soprattutto quando.

L’autolavaggio è un’esperienza di profonda introspezione, per scavare nella propria coscienza sporca e nell’abitacolo di una macchina zozza.

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Paranormal activity

Può essere solo in una domenica mattina di sole splendente che ti ricordi di dovere stampare un documento importantissimo e ti accorgi di avere finito la cartuccia del nero.Se poi è anche la festa cittadina e tutte le strade sono chiuse diventa proprio una bella avventura raggiungere il più vicino ipermercato.

Ma quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare e così sfidi il traffico, le deviazioni e l’intero corpo dei vigili urbani fino ad arrivare all’enorme centro commerciale, parcheggiare su un albero e districarti tra i millemila modelli di cartuccia pensando che forse sarebbe più semplice e meno impegnativo comprare una stampante nuova.

Ma sei una donna in gamba, anche di una certa età e esperienza e quindi trovi la tua cartuccia, ti affretti a pagare alla cassa e torni a casa fiera della tua impresa.

Neanche il tempo di di provvedere al cambio e aspettare di vedere uscire il tuo indispensabile documento, che qualcosa va storto. 

La malvagia stampante sputa beffarda solo fogli bianchi.

Maledici la tecnologia, le stampanti, le cartucce e i commessi di MediaWorld di tutto il nord Italia, finché un lampo di consapevolezza squarcia il buio della recriminazione: hai comprato la cartuccia del colore anziché quella del nero.

E allora invece che a prendere a testate lo schermo del pc prendi la macchina, ti ributti nel traffico, sui vigili e nel parcheggio, raggiungi la cartuccia -quella giusta- e trafelata arrivi alla cassa. 

Non sono passati trenta minuti dall’acquisto precedente.

La commessa ti guarda, poi ti osserva meglio ed esclama 

“Signora! Che sensazione di déjà vu! Ma lo sa che mi sembra di averla già vissuta, questa scena? Insomma io, lei, la cartuccia…l’ho sempre detto che in famiglia siamo un po’ sensitivi”
Cara commessa del MediaWorld, mi rammarica deluderla.

Ma non mi sembra il caso di scomodare il paranormale.

Siamo semplicemente di fronte a un normalissimo caso di storditaggine.

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