Scacco ad Alfio

“Nooooo! Mami, posso non andare a scuola oggi? Non voglio farlo”
“Ma fare che, piccola? Matematica, storia, geografia?”
“Ma no, quelle mi piacciono. Non voglio stare altre due ore a sentirmi dire come si muove Alfio”
“Alfio? E chi sarebbe?”
“E che ne so? Mi hanno detto dove deve andare e dove non può andare”
“Ma non sarà l’alfiere?”
“Eh, sì, cosa ho detto?”
“Ah, vero, avete già cominciato allora”
“Sì, ma io non volevo e l’ho detto! Io voglio fare teatro!”
La piccola, nel mese di ottobre, ha iniziato le attività integrative.

A dispetto dei suoi desideri è stata inserita nel gruppo scacchi ed esclusa da quello di teatro.

Care maestre, io davvero credo nella buona fede e nell’accuratezza delle vostre scelte educative ma, date retta a una madre, forse questa volta non ci siamo. 

La piccola, che ha pazienza come io talento per la musica, che nel suo essere maldestra riesce a rovesciare sedie, bicchieri e persone al suo passaggio, che inscena la sua vita su un perenne palcoscenico non è adatta a una così nobile attività.

E per il bene suo, mio, vostro e di Alfio, vi invito a ripensarci.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Quarta L

Si sono trovate una sera, davanti a una pizzeria del centro, qualcuna più elegante, tutte emozionate.

Per metterle d’accordo ci sono voluti diversi messaggi nel gruppo “Ginnasio ci manchi”, per stabilire giorno, posto e orario dove rincontrarsi dopo un numero imprecisato ma vergognoso di anni.

Loro, le compagne della quarta L, prima sezione interamente femminile del ginnasio. 

Non sto a raccontare, perché facilmente intuibile, lo sconforto cosmico in cui cade una quattordicenne quando scopre, il primo giorno di scuola superiore, che il massimo del testosterone cui può ambire è il suo canuto professore di greco e latino.

Sono sopravvissute tutte in questo folle gineceo, tra una parafrasi e un tema, una declinazione e un’interrogazione.

Si sono riviste con gli occhi di allora e gli occhiali di oggi, ognuna col suo viaggio e ognuna un po’ diversa, come direbbe il buon Vasco.

Si sono ascoltate raccontare di carriere, figli, amori e destino. 

Hanno sparlato senza ritegno dei loro vecchi insegnanti e di qualche assente.

Hanno cercato, dietro qualche ruga e un po’ di trucco, di ritrovare la compagna di banco nella donna sorridente seduta di fronte.

Hanno scovato ricordi sepolti nella memoria delle altre.

Hanno riso, tantissimo, come se la cena fosse un lungo intervallo senza campanella.

Si sono ripromesse di vedersi presto e non far passare ancora tutti quegli anni.

Altrimenti, la prossima volta, rischiano di incontrarsi al centro anziani.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Effetto placebo

“Mother, mi fa male il ginocchio, ho due afte in bocca e chissà per quanto non posso mangiare, una stanchezza che non puoi assolutamente immaginare. Oh, è il mio cellulare. Ciao, come? Andiamo giù a piedi in piazza a prendere il kebab? Ma certo! Ti saluto, mother”
“Mamma, mi sento poco bene. Anzi sto proprio male. Sono debolissima, guarda, non riesco neanche a sollevare il gatto. E ho anche la nausea, ho preso solo cinque gocciole e un bicchiere di succo insieme al latte, a merenda. Se leggo mi gira la testa”
“Va bene, allora scrivo sul gruppo che stasera non vai all’allenamento di pallavolo, così ti riposi e domani starai meglio”
“È oggi? È vero! Prendo tedesco, poi faccio matematica. Tu non scrivere niente”
“Mami mami, zoppico! Vedi? La caviglia mi fa malissimo, non posso camminare. Senti qui l’osso che sporge. Prima non c’era. Lo sapevo, lo dice anche Carlotta Ferlito che le ginnaste si fanno male, se sono vere ginnaste. Quindi io mi sono fatta male e allora sono una vera ginnasta”
“Se vuoi ci mettiamo del ghiaccio, e al canile andiamo un altro giorno, non importa”
“Aarghh! No! Il canile, i miei cuccioli mi aspettano, andiamo”
La vita, il placebo migliore che esista.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Come sarebbe stato se

Ciao papà,
I ricordi sono una faccenda strana.

È come buttare qualcosa in mare, che piano piano -il dolore ancora più lentamente, purtroppo- sprofonda sempre più giù, sfuggendo alla vista e alla memoria. 

Io ogni tanto mi ci immergo, in quel mare. Per cercare ricordi, frammenti e conchiglie.

Per chiedermi come sarebbe stato se.

Credo che ti saresti innamorato del primogenito. Maschio, studioso, con la passione della pallacanestro e l’amore per le montagne e il cammino.

Nella mezzana avresti rivisto la mia faccia e ti saresti specchiato in quegli occhi tanto grandi e marroni, così simili ai tuoi. Avresti ritrovato la tua riservata timidezza, lei ti avrebbe insegnato ad usare il cellulare e forse tu saresti riuscito ad appassionarla alla lettura.

Dalla piccola saresti stato travolto e incantato, lei così piena di entusiasmo, energia e curiosità. Avresti dovuto trovare risposte alle sue mille domande e avresti potuto perderti nei suoi abbracci infiniti.

Saresti stato orgoglioso del mio libro. 

Tu, lettore instancabile e onnivoro, avresti ammirato con gioia nella tua libreria un volume col mio nome e cognome, che poi è anche il tuo.

Mi piace pensare che mi avresti guardato, fiero.

Avresti riso perché ho un amore che ama il cammino, io che da ragazzina facevo scene della malavita per seguirvi sui sentieri.

Avresti capito, mi piace pensare, il perché di alcune mie scelte.

E se nella vita siamo tutti sullo stesso treno, anche se ognuno con il suo biglietto, tu sei sceso prima di tutti. 

Ma quel biglietto lo conservo io, papà. 

E continuo il viaggio anche per te.
Barbara

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Di lunedì mattina

Quando la mattina alle sei e un quarto stai preparando i petti di pollo e l’insalata per il pranzo dei due grandi, che torneranno a casa affamati prima di te.

E ti accorgi che quel profumino di padella non è solo in cucina ma anche sui tuoi capelli, vestiti e mani.

Quando corri in macchina perché hai un treno da prendere, ti accorgi con sgomento di essere senza benzina e passi al volo al distributore, pregando di riuscire ad arrivarci. 

E ci arrivi con indicibile sollievo ma il distributore è ancora chiuso, quindi ti rassegni ad usare l’automatico, che pur essendo un’attività a portata di tutti non è mai stato il tuo forte.

Quando per la fretta e la sbadataggine estrai la pompa con un secondo di anticipo, innaffiandoti i piedi con gli ultimi due euro di benzina.

E corri a cercare un parcheggio nel raggio di cinque chilometri intorno alla stazione, non lo trovi ma ormai è tardi e allora lasci la macchina tra una striscia blu, un marciapiede, un passaggio pedonale e un passo carraio dicendole addio mentre la chiudi, consapevole che non la troverai più al tuo ritorno.

Quando sali sul treno al volo, ansimante ma fiera di avercela fatta, e ti accorgi di emanare un odore a metà strada tra la friggitrice di McDonald e il benzinaio dell’autogrill.

E realizzi che non puoi lamentarti. 

C’è chi sta peggio.

Per esempio quei poveretti seduti vicino a te.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Grazie, eh

“Sono arrabbiata, furibonda e offesa!

Ecco, non vieni mai. Io ho fatto il pennello, la rovesciata sulla trave e il salto sul trampolino. E tu dov’eri? Non c’eri a vedermi. Se non mi vedi quando mi alleno come fai a sapere se divento brava? 

I miei fratelli hanno le partite, ma io niente, la ginnastica è una cosa seria e tu la prendi così, ti basta portarmi e tornare a prendermi”
“A me sembrava già parecchio”
“Ancora pasta? Davvero? Mamma, basta, l’abbiamo mangiata anche l’altro ieri! Non si possono mangiare sempre le stesse cose, non fa bene. Mi faccio le uova strapazzate. Anzi no. Pane e mortadella ne abbiamo? Idea! Ordiniamo la pizza. Io würstel e patatine, al solito”
“Quindi la vuoi in bianco, la pasta? Buon appetito”
“Mother, come sarebbe che non puoi? Ma cosa ti costa portarci al raduno di magia? Siamo solo in cinque. Si, ho capito che è domenica mattina, ah già, non sai dove mettere le sorelle. Ecco, perché non sono figlio unico? Che sofferenza. Sarebbe tutto per me, anche il tuo tempo”
“Non ho detto che non posso, ho detto che non voglio. È diverso” 

Ma guarda. Era la giornata mondiale della recriminazione e ingratitudine filiale e io non lo sapevo. 

Chissà se sono ancora in tempo per chiamare mia madre.

Pubblicato in Senza categoria | 3 commenti

Il più grande spettacolo 

“Mami, ci sei?”
“Si amore, sono quasi pronta”
“Ma l’hai presa?”
“Ma sì, è qui”
“E la custodia?”
“Non ce l’abbiamo. Fa niente, per oggi la portiamo così”
“Sì ma la porto io, tu tieni lo zaino”
“Va bene”
“Mi sento già una rockstar. E poi lo dice anche Jovanotti “ho preso la chitarra, senza saper suonare”
Il mondo della musica trema.

La piccola, alla prima lezione col capo della banda a scuola, ha scelto lo strumento che intende imparare a suonare.

Siamo arrivate davanti ai cancelli ancora chiusi con lo zaino sulle mie spalle e una grossa chitarra imbracciata a mo’ di fucile dalla giovane strimpellatrice. 

Lo strumento, che albergava polveroso nello stanzino tra lo stendi panni e l’aspirapolvere, è stato accordato per l’occasione. 

Nessuno la toccava da che la mezzana, universalmente nota per cominciare cento cose e lasciarne novantanove, aveva deciso che le lezioni con il suo tatuatissimo insegnante non le interessavano più.

Adesso è il turno della piccola, quindi Lorenzo caro fatti più in là.

Perché lei si sente già il più grande spettacolo dopo il big bang.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Fedeli ma non troppo

(sottovoce)
“Che poi io non capisco, ma come hai fatto a perdere il telefono in chiesa?”
“Mother, Nonso che dirti. Non me lo spiego nemmeno io. È qualcosa di sovrannaturale”
“Qui di sovrannaturale c’è solo la tua storditaggine. Ecco, con tutto quello che ho da fare oggi mi tocca anche cercare il sacrestano. Almeno sei sicuro che ce l’abbia?”
“Sì, ha risposto lui ieri sera al telefono”
“E dove sarà? Qui no, qua c’è il fonte battesimale, là il confessionale…ecco! Una porta! Proviamo”
UEUEUEUEUEUEUEUEUEUE
“Ommioddio mother! Cosa hai combinato? È partito l’allarme!”
UEUEUEUEUEUEUEUEUEUE
“Non è colpa mia! Pensavo fosse qui”
UEUEUEUEUEUEUEUEUEUE
“Mother, nascondiamoci!”
UEUEUEUEUEUEUEUEUEUE
“Ma che sei matto? E dove scusa? Nell’acquasantiera? O cielo, ecco il prevosto. E il sacrestano. Che figura”
UEUEUEUEUEUEUEUEUEUE
“Chi è là? Che succede?”
UEUEUEUEUEUEUEUEUEUE
“Ehm…buongiorno signor prevosto, ci scusi tanto non abbiamo fatto apposta. Siamo qui per riprendere il telefono di mio figlio…”
UEUEUEUEUEUEUEUEUEUE
“Fatemi spegnere questo affare. Allora, chi è stato?”
“Lui!”
“Lei!”
“Maledetto, la pagherai”
“Vabbè, ora basta. Due volpi, eh? Prendete il telefono e andate”
“Certo, ci scusi”
“Mother, che figure mi fai fare”
“Zitto tu, che ti sbattezzo qui su due piedi”
E niente. Mi sa che da domani si cambia parrocchia.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Così com’è 

Sono una buona madre, a volte.

E una cattiva, altre.
Sono una buona madre quando leggo, invento, racconto le storie, quando nutro la loro fantasia e lascio libera la mia.

Sono una cattiva madre quando le urla prendono il posto delle parole, quando a parlare è la mia rabbia invece che il mio cuore.

Sono una buona madre quando coltivo la mia solitudine e trovo il tempo per la mia felicità.

Sono una cattiva madre quando al Mc Donald prendo l’insalata ma rubo le loro patatine, e mi offendo se non me le danno.

Sono una buona madre quando cucino cibi sani, equilibrati e gustosi, ma anche quando porto in tavola bastoncini e patatine, ché a volte l’importante è sapere che c’è un piatto pronto ad aspettarci.

Sono una cattiva madre quando proietto la mia fatica, mi arrabbio con loro mentre sono arrabbiata con me stessa, e non gli spiego la differenza.

Sono una buona madre quando rinuncio. A volerli diversi da come sono, a realizzare quello che non è riuscito a me.

Sono una cattiva madre quando mi lascio guidare dal senso di colpa, dall’affanno e dalla fretta, quando sento senza ascoltare, quando vorrei essere altrove.

Sono una buona madre quando perdono il mio passato, per non condizionare il presente e ipotecare il futuro. 

Sono una cattiva madre quando il mattino si svegliano e io vorrei più tempo e meno fatica.

Sono una buona madre quando dormono e faccio buoni propositi per l’indomani.

Sono una cattiva madre quando dico sì, per sfinimento e stanchezza.

Sono una buona madre quando dico no. Alle mie paure di lasciarli andare, scoprire e sbagliare.

Sono una persona sufficientemente equilibrata quando tengo insieme il buono e il cattivo, quando mi prendo sia il bianco che il nero, e mi ricordo che in quella infinita varietà di sfumature ci sono io, una madre coi capelli rossi.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Eroi

Ferrovie Nord, treno del mattino, direzione Milano. Tanta gente, tutta assonnata. Nessuno senza telefono in mano.

E poi, loro.

Gli eroi.
“Oh raga come butta? Minchia che stamattina c’ho fisica e ieri sono uscito con una tipa e non ho studiato”
“Ma chi, Yasmine di terza C?”
“Ma che, sei fuori? Quella non ti caga neanche a pagarla”
“Allora chi era? Quella bionda di seconda G, che è arrivata quest’anno?”
“No, quella c’ha il tipo, ti pare?”
“E quindi con chi sei uscito?”
“Benedetta, terza A. Quella col cane enorme e la madre gnocca”
“E bravo frate! Oh, gente, che si fa, si bigia? Dai che si spacca oggi”
“Bella lì, caxxo di genio che sei, ci sto”
“Anch’io, me ne fotto. Non ho preso neanche i libri oggi”
“Si va al parco? C’è il bar e poi ce ne stiamo sul pratone”
“Dai frate, spacchiamo!”
“Però sembra nuvolo fuori”
“E se piove?”
“Ma tu c’hai soldi?”
“Niente, zero”
“Io ho tre euro”
“Oh, ma è già la nostra fermata”
“Vabbè, andiamo a scuola frate, che mio padre mi impicca se mi becca”
E anche oggi, si spacca domani.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento