Dagli all’untore

Ha le guance arrossate, che colorano un po’ una pelle bianca come il suo nome.

I capelli arruffati nella coda di ieri, che per stanchezza ha dimenticato di sciogliere.

La voce roca da fumatrice incallita, buffa su quel facciano rotondo.

Giace sul divano circondata dai gatti, vicini per affetto o per il tepore che emana, rimane il dubbio.

Non ha appetito e questo è stato il primo sintomo a metterci sull’avviso, ché la fame è una sua fedele compagna.

Chiede un tè e non lo beve, uno yogurt e non lo assaggia, un cioccolatino e se lo mangia.

Ha il termometro accanto e registra la temperatura con frequenza ossessiva, casomai ci fossero variazioni significative e potesse quindi andare all’allenamento di ginnastica artistica.

Spalanca la bocca davanti allo specchio per controllare la gola arrossata.

Non vuole dormire ma appoggia la testa sul cuscino e non la senti più, vorrebbe chiamare amici e parenti per raccontare del suo malessere.

Nei momenti di veglia sfoglia interi album di foto di famiglia, sua grande passione, guarda vecchi dvd di Barbie e i cartoni di quando era piccina sul serio.

Infilata sotto il piumone si lascia catturare da un film che racconta di una bambina il cui desiderio più grande è avere un cane, immedesimandosi completamente nella parte.

Sorride sorniona ai fratelli che escono per andare a scuola, mentre si accoccola fra le mie braccia.

La piccola è influenzata, la sua mamma influenzabile da quegli occhietti lucidi di febbre e furbizia.

Ci godiamo la vicinanza e il tempo raro dello stare in due.

E pazienza se la piccola untrice ha già appestato la sua mamma.

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Confesso che

“Mami, sono agitata. Cosa devo dire? Cosa devo fare? E se quello che dico non va bene?”

“Amore stai tranquilla, non c’è un modo giusto o uno sbagliato di farlo. Andrà tutto bene”

“Piccola! Vieni qui che facciamo una prova: io faccio il prete e tu ti confessi. Forza, pecorella smarrita, raccontami i tuoi peccati!”

“Se dici un’altra parola dovrò confessare un omicidio oggi pomeriggio”

“Piccola, stai tranquilla. E tu, girale al largo che non si sa mai. Comunque non c’è niente di cui preoccuparsi, ti hanno spiegato cosa devi fare…”

“Sì, ma non cosa devo dire! I miei peccati non sono affatto interessanti. Posso confessare quelli di un altro?”

“No che non puoi! Che senso avrebbe? E poi come fai a sapere i peccati degli altri?”

“Beh, mia sorella ha usato il cellulare quando glielo avevi sequestrato, mio fratello al telefono ti ha detto che stava facendo i compiti e invece giocava a carte coi suoi amici, tu hai detto ai testimoni di Geova che stavi andando a lavorare invece sei andata dal parrucchiere e…”

“Va bene va bene basta. Andiamo che si fa tardi”

In Chiesa

“Benvenuti a tutti, oggi abbiamo tante belle cose da fare.

Cominciamo col canto, poi un altro canto, quindi una lettura. Poi c’è il Vangelo, un altro canto, i bambini che leggono, le confessioni di tutti e sessanta, l’unzione delle mani del bambino che non è ancora battezzato, un canto, un breve (sic!) discorso mio, un altro canto, e poi tutti fuori a far volare i palloncini!”

Qualche ora dopo

“Bene piccola, il palloncino è là incastrato nel pino dell’oratorio quindi possiamo andare, che la chiesa non era riscaldata e mi sento un inizio di broncopolmonite”

“Ok mami, tanto è andata benissimo. Ho scoperto di avere peccati molto interessanti anche io”

La piccola ha ricevuto la prima confessione, il crocefisso da conservare fino alla comunione a maggio e la conferma di essere una discreta peccatrice.

Poteva andare peggio.

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Oggi

Ci si può avvolgere in una coperta colorata prima di dormire, nell’abbraccio confortante di chi amiamo e in una musica nuova che ci emoziona.

Stasera io mi sono avvolta nel calore della presenza di tante persone intorno a me, in un sabato pomeriggio di metà dicembre.

C’era la piccola, col cerchietto delle grandi occasioni.

C’era il grande, con l’aria da funerale delle giornate passate con la mamma e rubate agli amici.

C’era la mezzana, che ha rinunciato alla partita di campionato e detto stoicamente no alla convocazione dell’allenatrice.

C’era l’uomo che mi accompagna nei marosi della vita e nelle mattine assolate, che condivide con me onori e oneri di due vite complesse che si sono incastrate cosi bene.

C’erano le persone che ho conosciuto in questo mondo virtuale e che ho potuto guardare negli occhi, c’erano amici venuti dal passato e dal presente, c’era chi condivide con me il lavoro e chi lo stesso portone d’ingresso.

C’era chi non ha mai smesso di fare il tifo e chi ho incontrato da poco.

C’erano quasi tutti i miei mondi e sicuramente tutti i miei amori.

Chi è mancato non ha perso occasione di farmi sentire la sua presenza.

C’era una bella energia, parole in circolo e abbracci.

C’è stato un brindisi, il primo del primogenito che ha approfittato dell’euforica distrazione materna.

Ora c’è un grazie, il mio.

Grazie di esserci stati, per le dediche sulla prima pagina del libro e per aver dimostrato che l’affetto riesce passare dallo schermo di uno smartphone alla vita vera.

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Rapporto fraterno

“Pronto? Che sia un’emergenza vera perché sono al lavoro”

“Mamma? Certo che è un’emergenza! Perché non mi hai lasciato il pranzo?”

“Amore ma che dici? C’è il piatto nel forno, la carne è il purè. E le carote grattugiate. Guarda bene”

“No! Il piatto è vuoto e sono rimaste solo le carote!”

“Passami tuo fratello”

“Mother? Buongiorno! Non ti vorrei disturbare, sei al lavoro…ci vediamo più tardi, eh?”

“Hai mangiato tu il pranzo di tua sorella?”

“Ehm…dunque…lei è arrivata tardi…”

“Certo che è arrivata più tardi! Esce due ore dopo di te! Le hai mangiato tutto! Come hai potuto?”

“No, le carote gliele ho lasciate”

“Stasera facciamo i conti. Passami tua sorella”

“Allora è stato lui? Mi ha mangiato tutto? Stavolta lo uccido”

“Amore ascolta, prendi qualcosa dal frigo, fatti un panino, ok? Pronto? Pronto?”

“Vieni qui!!! Mostro!”

Stonk, sbong, deng.

Tu tu tu tu tu…

È caduta la linea e probabilmente anche i denti davanti del primogenito.

Ma le linee guida della pedagogia in proposito parlano chiaro.

Se i fratelli litigano, ringrazia di essere al lavoro.

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La prima volta che

“Mami, che roba. Ti dico la verità, quando ce lo hanno spiegato le maestre non ci volevo andare, insomma, tutte quelle regole, ma neanche in prigione! E poi perché bisogna vestirsi eleganti? Lo sai che io non sono una di vestiti e gonnelle. Le scarpe da ginnastica sono più comode. Però se non ci vestivamo eleganti non ci facevano entrare. Non si possono fare le foto, portare i cellulari ma non importa perché io il cellulare non ce l’ho mica. E bisogna fare silenzio. S-I-L-E-N-Z-I-O capisci? Noi!?! Però siamo stati zitti zitti, perché alla fine essere lì ti fa un po’ impressione. È bellissimo il teatro! È gigante! E le poltroncine sono comode. Però credo che il canto lirico non fa per me, perché non ho capito quasi niente di quello che dicevano! Sembrava mio fratello quando canta le canzoni rap in inglese che tanto non lo sa e lo inventa.

Ho sentito che c’era Figaro, perché ce lo aveva detto la maestra. Però non so se lo voglio risentire. Ma lì ci voglio tornare, perché La Scala è bellissima. A te era piaciuta?”

“Io non ci sono mai stata, sai?”

“Come non ci sei mai stata? Vuoi dire che io ho visto un posto prima di te? Che io ho fatto una cosa e tu no?”

Eh già, piccola mia.

Speriamo che sia la prima di tante altre.

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Pronti, via!

E chi l’ha detto che nessuno è profeta in patria?

È con grande gioia e ansia da prestazione che vi invito alla presentazione del libro, proprio nella mia città.

Vi aspetto sabato 16 dicembre alle 16.30, per fare quattro chiacchiere insieme, per una volta non virtuali.

La piccola ci sarà, chissà mai che ci scappi una lasagna.

A sabato!

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Il regalo giusto

‘Cuccia imbottita da esterno

Cuscinone per casa

Traversine

Guinzaglino

Pettorina

Ciotola pappa

Ciotola acqua

Ciotola croccantini

Lattine di pappa

Spazzola pelo

Gallina da mordere

Ah, ovviamente, un cucciolo (preferirei un Labrador o un pastore australiano , altrimenti c’è Aisha giù al canile che cerca casa da un po’, oppure su cuccioli.it c’è tanta scelta)

La mamma non vuole, vabbè’

La piccola si gioca il tutto per tutto e stila questa precisa quanto toccante missiva per Babbo Natale.

Mi pare evidente e inevitabile arrendersi a tanta determinazione e desiderio.

La costanza e la perseveranza vanno sempre premiate.

Quindi, se qualcuno possiede un cucciolo rispondente alle caratteristiche elencate, mi scriva in privato.

La piccola verrà a vivere a casa vostra entro Natale.

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Droghe leggere ma non troppo

“Signora buongiorno! Come posso esserle utile?”

“Buongiorno a lei, ecco le ricette”

“Dunque, vediamo, questo ce l’ho, questo forse arriva nel pomeriggio, ma…aspetti un momento! No posso darle niente!”

“Come? Cosa? Perché? Che ho fatto?”

“Signora, le ricette ripetibili durano sei mesi, queste sono scadute”

“Scadute? No, non è possibile, le ho fatte tornata dalle vacanze, faceva ancora caldo, mi faccia vedere…ecco! Settembre, visto? Sono ancora valide”

“Eh no signora, è settembre sì, ma del 2017”

“Sì, settembre 2017. Quindi, che problema c’è?”

“Come che problema c’è? Signora! Sono scadute da un anno, siamo nel 2018! La matematica non è un’opinione!”

“Ehm…no. Siamo nel 2017. Che è quasi finito, mi rendo conto, però è ancora valido direi”

“Ossignore ma è vero! Mi scusi, ha ragione, è sempre così. No ci posso credere, avevano ragione i miei professori a scuola”

“Perché le dicevano…”

“Beh, ovvio, no? che sono sempre avanti un passo! Vabbè, mi spiace per l’equivoco. Arrivederci”

“E le mie medicine?”

“Ah, già”

Il lavoro del farmacista è impegnativo, non c’è dubbio.

Meno se assumi sostanze psicotrope.

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Sai cosa ti dico, ciao

È sempre difficile dirsi addio, chiudere una relazione, mettere la parola fine e prendersi la responsabilità di farlo per primi.

Passano anni in cui ci si culla nella rassicurante presenza dell’altro, si da per scontato che lui ci sarà, manterrà le sue promesse, farà la sua parte.

Basta chiedere e aspettare, con gioia e fiducia.

Ci si abitua alle presenze e alle assenze, alla ripetizione sempre uguale a se stessa, forse poco emozionante ma confortante.

Poi qualcuno insinua un dubbio, si apre una crepa in quella casa che pensavi solida e capace di resistere alle scosse della vita.

Quel dubbio resta lì, sospeso come il fiato quando è trattenuto, come un sussurro per non farsi sentire.

Ma la verità respira e urla, e ti costringe ad ascoltarla.

Senza dimenticare il bello che c’è stato, ma col coraggio di pensarsi oltre.

Sapendo che sarà diverso, magari ancora più bello.

È finita, Babbo Natale.

Sono stati anni intensi, tra una letterina e un piatto di biscotti sul camino, da una villa Barbie Malibù a una vacanza a Parigi, passando per le carte rare dei Pokemon e la bicicletta rossa fiammante.

Sei stato preciso, affidabile e puntuale, più del corriere di Amazon.

Il genere di uomo si cui poter contare.

Però non può continuare.

Il primogenito a breve si farà la barba, la mezzana curiosa nei miei trucchi e la piccola finge di credere in te solo perché è più facile che tu esista piuttosto che io le compri un cane.

Questa lettera sarà l’ultima, Babbo carissimo.

Restiamo amici, sentiamoci, buona vita.

Scherzo, ma ti pare.

Ci si rivede fra qualche anno.

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Manovre natalizie

L’albero di Natale è stato montato dalle sorelle, un ramo alla volta.

Inspiegabilmente perde aghi, nemmeno fosse una pianta vera.

Le decorazioni e il presepe sono ancora nello scatolone, lo stesso degli ultimi dieci anni, ad aspettare che il primogenito resti in casa un tempo sufficiente per aiutarci ad addobbare.

Il pomeriggio del sabato lo ha visto impegnato in una palestra lontana da casa, dove ha voluto essere accompagnato ma solo fino all’ingresso.

Pare che gli arbitri non debbano farsi vedere in giro con le loro madri, ma chissà.

Finito l’arbitraggio è stata la volta del compleanno di S, sua compagna dalla prima elementare e trasformata oggi in una bellezza dagli occhi verdi e il sorriso dolce.

Nonostante le discrete indagini -‘ma quanto dura questa festa? Cosa faranno’-e le domande appena accennate -‘ti sei divertito? Eravate in molti? C’erano i suoi genitori?’- nulla è trapelato dal misterioso adolescente, tranne uno sguardo condiscendente e un po’ beffardo.

La domenica abbiamo pranzato fuori, in una formazione familiare insolita ma bella, con un tiramisù finale che ha messo tutti d’accordo.

La piccola, pancia in dentro e coda tirata stretta stretta si è preparata per il saggio di Natale di ginnastica artistica. Per stemperare l’emozione, nel pomeriggio ha voluto comprare un grosso osso per il suo cane preferito, diventata mamma da poco.

La mezzana ha fatto quello che le piace di più dopo l’idea di possedere un iPhone: ha giocato a pallavolo e non ha studiato troppo, mica di prendere brutte abitudini.

Stesa sul divano con la testa vicina alla mia, ha passato un tempo esagerato a farsi massaggiare con una nuova crema per curare la sua pelle ribelle.

Il giovane gatto ha dormito per l’intero fine settimana, finché la piccola non l’ha svegliato per controllare che fosse vivo.

Lo era.

Il primo fine settimana del mese più impegnativo dell’anno è passato così.

Poteva andare peggio.

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