Animali fantastici e dove trovarne

L’Islanda è il paese perfetto per chi soffre di demofobia.

Qui, nella terra del fuoco e dei ghiacci, ogni abitante ha due pecore pro capite. Se ne incontrano ovunque, preferibilmente mentre attraversano la strada all’improvviso, pacifiche.

In questi giorni abbiamo incontrato poche persone, diversi bei felini, molti cavalli, qualche mucca e anche una non meglio precisata piccola creatura che correva veloce tra le rocce vulcaniche.

Abbiamo visto le foche libere in una piccola baia piena di sole, ed è valsa la pena la variazione di trenta chilometri per ammirare questi placidi pinnipedi, immersi nel loro ambiente naturale.

Ho realizzato un sogno, e in un pomeriggio caldo ho indossato la tuta del l’omino Michelin e navigato fino ad arrivare al cospetto del più grande mammifero al mondo, la balena. Un’emozione unica e inaspettata, quello sbuffo nel cielo e una lunga ombra nera a pelo d’acqua, la coda maestosa che si immerge per ultima, fino a scomparire lasciandoti stupefatta e grata, per esserle passata accanto.

La sera, nel primo albergo dopo tanti ostelli, alla reception troviamo Leonardo, un giovane ragazzo di Corato che due anni fa si è innamorato dell’Islanda e dei suoi vulcani, di questo paese sempre pronto a cambiare e che vive nell’incertezza di una terra ancora in movimento e divenire.

È lui che con pazienza risponde alle nostre tante domande, che ci racconta la storia dei pastori che da settembre a Natale, girando a cavallo, vanno a recuperare le greggi di pecore che hanno pascolato liberamente per tutta l’estate, finendo magari sulla cima di un monte o sul greto di un fiume.

Che ci racconta di una famiglia di rifugiati siriani che ha aperto un ristorante tipico in una città poco distante.

È lui che ha fatto della sua curiosità un vero e proprio sapere e tra non molto pubblicherà un libro sui vulcani e il rapporto non sempre facile tra gli islandesi e queste montagne sacre.

Che ci saluta con la speranza di vedere, forse, l’aurora boreale, che io aspetto scrutando il cielo ogni sera da quando siamo arrivati.

Ma questa è un’altra storia.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

A nord

La giornata inizia presto, un po’ perché qui il sole va via per poco la sera e torna presto la mattina.

Pensandomi furba ho portato con me la mascherina nera per dormire, per poi accorgermi che mi faceva sentire claustrofobica e abbandonarla in valigia.

Dopo una strada di pianure sconfinate, montagne buttate là con apparente noncuranza, tanti cavalli e qualche pecora, giungiamo al cospetto di sua maestà, Snæfellsnes. Dal suo cratere Jules Verne si è immaginato di passare per dare inizio al celebre viaggio nel centro della terra.

Noi ci limitiamo ad ammirarlo da lontano, percorrendo a piedi un sentiero accanto alle scogliere, dove gli unici rumori sono quelli del mare e dei gabbiani, fino ad arrivare a una casetta di legno, poco più su di una piccola baia, dove premiarci con una dolcissima cioccolata e un soffice waffle. Chissà, magari davanti a un panorama tanto magico hanno meno calorie.

Il viaggio prosegue in direzione nord, finché non leggo sulla guida di una piccola spiaggia con un faro arancione, sì la strada sembra essere un po’ sconnessa ma cosa vuoi che sia, certo è un po’ lunga ma in fondo cosa abbiamo da fare. E così parcheggiamo la macchina nel punto in cui è stata trovata la tomba di un famoso vichingo, e come indomiti esploratori decidiamo di cercare il faro, a piedi.

In un paesaggio più lunare che mai, tra il nero della pietra lavica e il verde del muschio, nel silenzio più totale camminiamo per oltre un’ora, in uno scenario apocalittico, come soli al mondo. Certo, perché gli altri ci erano arrivati con la macchina.

All’arrivo un panorama spettacolare, il faro arancione proprio lì e spunta pure l’arcobaleno, insieme a una decisione strategica: fare l’autostop per tornare indietro.

Ci incamminiamo fiduciosi nella potenza del karma, visto che ieri abbiamo dato un passaggio a due giovani scozzesi.

E il karma arriva, su una Duster Bianca quattro per quattro con a bordo una coppia gentile, accogliente, ma soprattutto nostri concittadini, trovati proprio qui, nel mezzo del niente.

L’arrivo di questa lunga giornata è in nuovo ostello sul fiordo, davanti a un isolotto, raggiungibile a piedi, con una sola attrazione: un altro faro arancione.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Il circolo d’oro

Una strada nel mezzo del niente, o di come mi immagino sarebbe la luna con l’erba e l’acqua.

È mattino presto, non c’è traffico e la sensazione di una solitudine carica di libertà si fa ancora più forte.

Geyser è la prima tappa, dove restiamo ipnotizzati dal padre di tutti i geyser, il primo a essere scoperto e che ha dato il nome a quelli che sono venuti dopo. In realtà lui ormai riposa sobbollendo un poco, dopo ottocento anni di ininterrotte esibizioni. Il suo discendente, Strokkur continua a stupire e incantare turisti e locali.

È la volta di Gullfoss, le cascate più imponenti e importanti dell’Islanda. Un salto di trentadue metri, una quantità gigantesca di acqua che scorre, un fiume che ne avrebbe di storie da raccontare. Come quella di Sigriöur, giovane fanciulla che per impedire la costruzione di una centrale idroelettrica fece centoventi chilometri a piedi nudi, fino alla capitale, minacciando di buttarsi dalla scogliera se questo fosse accaduto. Se oggi abbiamo ammirato quelle cascate è anche e soprattutto merito suo.

L’ultima tappa del circolo d’oro è un parco naturale, che ha degli ottimi motivi per essere famoso, oltre la bellezza.

Una spaccatura di tre metri nel terreno a testimoniare la frattura tra le placche tettoniche dell’Europa e l’America del Nord.

Poco più a valle, davanti una vista di pace, si visita il luogo dove si è riunito il primo parlamento all’aperto, dove gli antichi islandesi legiferavano, combinavano matrimoni e stringevano alleanze, tra cielo e terra.

L’arrivo è nell’ostello di un piccolo paese affacciato su un fiordo, dove per un hamburger tocca pagare il corrispettivo di un menu completo da Cracco.

“Amore, ci penso io”

“Davvero?”

“Sì”

E carbonara fu.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Si comincia

Reykjavik ci accoglie un tardo pomeriggio, pulita, ordinata e con un gran traffico per le strade.

Orientarsi non è difficile, anche se le vie hanno i nomi delle lampade Ikea.

Il freddo ci sorprende, abituati come siamo all’afa, al caldo e alle zanzare.

È strano ma bello rimettere giacca e cappello, mentre guardi il mare.

Capisci dal primo in caffè in un bar che il problema non sarà il freddo né il traffico, ma il costo proibitivo di ogni cosa, commestibile e non.

La catena di supermercati più famosa e diffusa ha un porcellino come insegna e la carbonara in scatola come piatto forte. Nemmeno la piccola arriverebbe a tanto.

C’è una grande chiesa Luterana, la più famosa dell’isola, che svetta sulla città insieme a Leiff Eiricksson, l’islandese che primo fra tutti-gli islandesi-è approdato in America.

In riva al mare si staglia l’Harpa, un auditorium simile a un alveare, ricoperto di vetro che cambia colore di giorno e si illumina la notte.

La sera si cammina per il centro, anche se fa freddo, tra giovanissimi sugli skateboard e famiglie con bambini piccolissimi.

“Amore, domani un anello”

“Davvero?”

“No, facciamo il circolo d’oro. Sarà bellissimo”

Ciao, Reykjavík

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Iceland

Il mio tempo non è mio.

Al lavoro è il tempo degli orari, dei turni, di appuntamenti e scadenze, di bisogni e incombenze.

A casa è il tempo degli accompagnamenti, lo sport, la spesa, il pranzo con la cena, il dentista, le lunghe liste di cose da fare appiccicate al frigo come i magneti della vacanza, che non ti ricordano una spiaggia ma una bolletta da pagare, il latte da prendere, un messaggio da scrivere.

Il tempo libero è un ossimoro, per la maggior parte dell’anno.

E poi c’è un tempo sospeso e luminoso, fuggevole e incerto, disteso e immobile, un tempo che è una madre dolcissima, che ti racconta di scoperte e possibilità.

È il tempo del viaggio, che sa di attesa e l’attesa ha il sapore del vento e il vento profuma di libertà.

E se per il Bianconiglio di Alice il per sempre può durare un attimo, per Cenerentola si concentra in una notte, per me comincia ora, in questa terra di ghiaccio e fuoco, di tante pecore e poche persone, di cascate roboanti e pianure immerse nel silenzio.

Non tutti gli spostarsi sono dei viaggiare.

L’Islanda sì.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Vento d’estate

Sei nata nel cuore dell’estate, due passi dopo il ferragosto, e forse per questo hai sulla mano quel formidabile pollice verde che ti fa essere il San Francesco dei vegetali.

Forse per questo ami tanto il tuo giardino, che prima ancora è stato il giardino del tuo papà, il nonno Gerolamo.

Lui non te lo lasciava curare e oggi che ne sei padrona ti piacerebbe tramandare alla tua unica figlia i segreti delle coltivazioni e della potatura, ma hai già capito che molto probabilmente dovrai saltare una generazione.

Dell’estate hai l’energia e il calore che metti in quello che fai, la pazienza nell’attesa, la testardaggine del sole di mezzogiorno.

Dell’estate hai anche la tendenza ad accumulare e tra la cantina e il garage trova spazio di tutto, dalle mie odiate ballerine rosse al seggiolone della pappa del primogenito.

Dell’estate hai il carattere solare e gli improvvisi temporali, l’amore per gli animali che ha trasformato negli anni la tua grande casa in uno zoo, anche quando liberavi i pappagallini perché potessero volare liberi.

Dell’estate hai la leggerezza e la giocosità che ti fanno vincere ogni anno il premio di miglior nonna a mani basse.

E anche oggi che compi gli anni, che non diciamo quanti altrimenti ti arrabbi, c’è una parte di te che rimane piccina.

E allora alla bambina, alla madre e alla nonna, siamo tutti qui a dirti buon compleanno.

Tanti auguri, mamma

Barbara

Pubblicato in Senza categoria | 3 commenti

Amityville possession

Nel mezzo della notte, il riposo dei giusti.

Quando, all’improvviso.

“Aaaaarghhhh!!!”

“Mamma, calmati, ti ho solo fatto una carezza sulla testa! Non gridare che svegli tutti, è notte, santo cielo”

“Appunto, è notte! Ossignore che spavento. Io dormivo! E tu mi hai terrorizzata”

“Ah, dormivi? Io no, non riesco”

“Non riesci”

“Non riesco”

“Sparisci”

“Sparisco”

Poco dopo.

“Thanks je urlp lengerren fuvitsu je suis bonjour address”

“O cielo, il grande. Ehi? Sveglia, è solo un brutto sogno”

“Can ai parlevù respan”

“Ecco, parla lingue sconosciute, adesso prendo un crocefisso”

“Ronf”

All’alba

“Aiuto! Accidenti ma…piccola! Cosa fai nel mio letto, ommioddio io non arrivo a domani”

“Non so mami, non mi ricordo niente. Vabbè, abbracciamoci”

Presenze silenziose, carezze assassine, lingue sconosciute.

Chissà se lo trovo un esorcista aperto la settimana di ferragosto.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Coi se e coi ma

Saresti sceso dall’auto più o meno a quest’ora, la giacca tenuta con un dito sulla spalla, la camicia con le maniche corte, il sorriso soddisfatto di chi ha finito di lavorare.

Avresti guardato in su, forse, per vedere se alla finestra del quinto piano una di noi fosse affacciata.

Avresti chiamato l’ascensore e fatto un sospiro, perché nell’atrio del palazzo, l’ultima casa che abbiamo vissuto insieme, c’era un bel freschetto d’estate.

Saresti entrato in sala di buon umore, sollevato di essere finalmente arrivato al momento delle ferie.

Le vacanze sarebbero state probabilmente in montagna, tua grande passione insieme alla lettura, e magari ci sarebbero state discussioni perché la mamma voleva cambiare, forse andare al mare.

Ti saresti seduto sulla poltrona, quella a sinistra, forse con una sigaretta, e guardando le notizie al telegiornale avresti commentato che su quel ponte, a Genova, c’eravamo passati anche noi.

Avresti avuto caldo, tu che tanto lo soffrivi, ma forse un po’ meno perché in vacanza ci si sente più freschi.

Avresti avuto sul comodino un libro da leggere e in testa uno da comprare.

Buon ferragosto, papà

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Noi, quattro.

Il grande che passa dal tre contro tre del campetto al ristorante giapponese all you can eat-e a quell’età il can è notevole- organizzando grigliate ferragostiane e dormendo dagli amici, tanto da avere stabile solo la residenza, a casa.

Che si prepara a tornare al mare con mestizia, lui che vivrebbe con i suoi coetanei fino a Natale se solo potesse.

La mezzana che, in ottemperanza del decreto degli sdraiati, occupa il suo posto nel mondo spalmata sul divano rosso della sala, quello vicino alla presa per il caricabatterie, con la sua onnipresente appendice tecnologica fra le mani. Che legge solo dietro minacce per nulla velate e aspetta con ansia settembre per ricominciare gli allenamenti di pallavolo, mentre i compiti delle vacanze vanno alla deriva senza più nessun controllo.

La piccola che legge Road Dahl, gioca con le Barbie in camera sua ma ammira il vincitore di amici su YouTube, seduta sul mio letto in canotta e calzoncini.

Che basta guardarla per capire quanto sia cresciuta e osservarne i cambiamenti, ma io per fortuna o disgrazia la guardo con gli occhi della mamma e la vedo sempre piccola.

Il lavoro che ad agosto sembra non finire mai, lo squalo da vedere al cinema e la cena fuori perché comunque è vacanza, i temporali che rinfrescano aria e pensieri.

Che bello, essere di nuovo in quattro.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Su e giù per le montagne

Ha la faccia abbronzata e il segno della maglietta tatuato sulle braccia.

Il labbro inferiore così gonfio che sembra essere andato in un low cost di chirurgia plastica dell’est Europa anziché in Valfurva.

È più alto è più magro, nonostante racconti di grigliate luculliane.

Dopo un silenzio di qualche ora, per riabituarsi alla famiglia biologica e rimpiangere di aver lasciato la famiglia di amici, ha regalato un abbraccio e una serie di racconti a metà strada tra un libro di Stephen King e un saggio di Mauro Corona.

Ha varcato i tremila metri, visto trincee, camminato su un ghiacciaio inondato di luce. Ha fotografato montagne altissime e silenziose, conosciuto un uomo che ha scalato tutti gli ottomila che è riuscito a trovare, nonostante il gelo gli abbia compromesso per sempre un piede.

Un uomo che gli ha raccontato di non mollare mai, ma anche che la montagna è più forte e ha sempre ragione lei.

Ha cucinato, dalla pizza al pane, persino le ostie, ballato, corso in piena notte, pulito i bagni e lavato i piatti.

Ha camminato e giocato ai quoti, una complessa serie di sfide e penitenze alle quali gli adolescenti campeggiatori si sono sfidati con slancio, allegria e totale follia.

La formula è la seguente: ti sfido a fare qualcosa (solitamente di stupido), ti dico quanto sei quotato per farlo, se non lo fai c’è una penitenza.

Qualcuno ha dovuto fare flessioni nel gelido fiume che scorre dietro le tende, altri baciare chi non avrebbero baciato mai, il primogenito si è guadagnato solo di dover indossare gli scarponi da trekking per la serata elegante.

Ora la sfida si più faticosa.

Tornare a bassa quota e riprendere la quotidianità, le lezioni d’inglese, i compiti delle vacanze e le sorelle.

Altro che gli ottomila.

Pubblicato in Senza categoria | Contrassegnato | Lascia un commento