Tre metri sopra il cielo

Suona la sveglia, ma che sonno oggi. Accendi la caffettiera, apri le finestre, ma che buio stamattina, e dire che la primavera è a un passo.

Il gatto dorme ancora, strano, di solito è il primo che arriva per la pappa.

Certo che ho sonno, certo che è buio.

Certo che mannaggia la miseria sono le cinque, e la mezzana ha messo la sveglia sbagliata e io adesso la sveglio con una secchiata d’acqua anzi no, la secchiata la tiro al suo cellulare così altro che down di Facebook, vedi la tragedia.

Suona il telefono, la sua faccia sorridente sul mio schermo. Perché mi chiama a quest’ora, che dovrebbe essere ormai quasi a casa?

“Mamma ti prego vienimi a prendere, non davanti alla scuola però magari alla farmacia, sì facciamo lì ti prego fai presto”

“Ma che succede? Stai male?”

“Malissimo, fai presto”

“Eccomi qui, ma…zoppichi?”

“Sì, ho messo le scarpe nuove senza calze perché risaltavano di più, adesso i piedi sanguinano e io non riesco più a camminare”

“Mamma mamma la partita! Dov’è la divisa? E i calzoncini? E i calzettoni?”

“Sono dove li hai messi tu, in lavatrice”

“Ma quando ce li ho messi non stava mica andando, oddio è tutto bagnato e adesso?”

E adesso ferma la lavatrice, togli la divisa, i calzoncini, i calzettoni.

Asciuga tutto col phon in un disperato tentativo di fare in tempo.

“Scusa, ma la partita non è domani?”

“Eh? Ah già, allora va bene così. Ciao mamma, vado in video chat con le mie amiche”

L’iperuranio deve essere un bel posto dove abitare, perché la mezzana non accenna a scendere.

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Ehi tu, lo vuoi un palloncino?

“Mami dai, facciamone un’altra!”

“Piccola ti prego, pietà. Ancora una partita a Cluedo e l’assassinio da risolvere sarà il tuo”

“Mami sono malata, non puoi dire così”

“Cosa ne dici se guardiamo un film? Ci accoccoliamo sul divano con la coperta, eh?”

“Mother! Ottima idea! Vi faccio compagnia”

“Ah, davvero? Non vedevi l’ora di vedere il seguito di Barbie magia dell’oceano o vuoi solo smettere di studiare?”

“Donna di poca fede! È ora di smetterla con questi film per mocciosi: ci penso io”

“Che il cielo ci aiuti”

“Oh, ecco qua. Perfetto. Una storia interessante, con una trama ben costruita, attori di livello, colpi di scena e lieto fine”

“Scherzi, vero?”

“No, perché? Ai bambini piacciono i clown e i palloncini”

“Ma quello è IT”

“Quello è un pezzo di storia del cinema”

“Mami, voglio guardare Barbie”

“Mother, la piccola va educata al cinema d’autore. Lo vuoi un palloncino ahahahahah”

“Aaaaarghhhhh”

“Bene! Tutti pronti per un’altra partita a Cluedo?”

La piccola ha funestato il fine settimana familiare con febbre, raffreddore e giochi in scatola.

Il primogenito ha cercato di elevare la cultura cinematografica della famiglia.

Io avrei preferito essere la vittima di Cluedo.

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Silenzio

Un bambino cade dal carro di carnevale. Non sopravvive.

E non sopravvive nemmeno la pietà, a leggere commenti e opinioni sulla tragedia. Pietre scagliate contro la colpa e la negligenza dei genitori, lapidati sulla pubblica piazza social.

Io ho imparato l’arte dell’indulgenza, in questi quindici anni e mezzo di pratica genitoriale.

La mezzana aveva poco più di due anni. Eravamo su un traghetto che stava salpando da Genova verso la Sardegna, e anche lei si divertiva a salutare con la manina le persone rimaste a terra. Io ero in piedi dietro di lei, che si appoggiava alle mie gambe. Nello spazio di un secondo si è sporta, cadendo sulla terrazza sotto la balaustra. Una gran botta e tanti graffi, lo spavento e il medico di bordo che con sguardo di disapprovazione mi dice “e lei, signora, dov’era? Bisogna stare attenti a questi figli”

Tunisia. La mezzana (sì, sempre lei) sta ballando la baby dance nell’anfiteatro di un villaggio turistico. Suo fratello, mentre si dimena sulle note de “Il coccodrillo come fa” chiede un fazzoletto e io mi giro verso la borsa per prenderlo. Quando mi volto lei non c’è più. La cerco lì vicino, nell’ingresso, per i corridoi, sulle scale, agli ascensori. Mi sembra di disfarmi in tanti piccoli pezzi. Qualcuno guarda vicino alle piscine, magari è caduta.

Arriva una signora e mi dice di averla riaccompagnata in camera, dove c’era la nonna (lei, tre anni appena compiuti era riuscita a mostrare la strada per arrivare alla stanza) e con sguardo di disapprovazione mi apostrofa “poteva stare un po’ più attenta, eh. Chissà in che mani poteva finire la bambina”

Il primogenito è caduto di testa dal letto a castello mentre gli davo la buonanotte, è svenuto. Quando ha riaperto gli occhi mi ha guardato stupito dicendomi “chi sei?”

Al pronto soccorso mi hanno raccomandato di stare più attenta ai miei figli.

La piccola s’è persa al supermercato perché cercava le patatine, al centro commerciale per tornare sulle giostre dalle quali era stata fatta scendere.

Tutti e tre si sono persi a Gardaland, perché non hanno trovato l’uscita giusta del gioco.

A casa, mentre preparavo la cena, i due grandi hanno tagliato i capelli della piccola e l’hanno fatta brindare con un bicchierino di ammorbidente.

Ho imparato l’indulgenza, dicevo.

Non l’assoluzione, non l’indifferenza.

Ho imparato che c’è la responsabilità, la cura, la vigilanza e l’attenzione.

Ma che a volte non bastano.

Ho imparato che di fronte alle tragedie c’è bisogno solo di compassione. E silenzio.

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Otto marzo

Non confondere la grinta con la prepotenza.

Litiga pure ma litiga bene, senza insulti, lagne o mani alzate.

Cerca di essere più socievole e meno social, più contenta e meno connessa.

Ascolta prima di parlare, che l’ordine alfabetico non è mai casuale.

Sii gentile, sempre.

Assaggia qualcosa di nuovo, annusa un profumo diverso.

Tieni in tasca un pensiero bello e un fazzoletto.

Sorridi di faccia e ridi di pancia.

Porta pazienza che le cose arrivano come i fari nella nebbia, all’improvviso.

Ascolta una canzone bella con le cuffie, poi toglile e falla sentire a tutti.

Piangi da sola se ne senti io bisogno, ma cerca anche delle braccia amate per sprofondare in un abbraccio.

Scrivi ogni bella frase che ti viene in mente, anche sullo specchio appannato del bagno.

Dai voce alla tristezza quanto alla felicità.

Viaggia con la fantasia quando non puoi farlo con l’aereo.

Testa alta e coraggio.

La fragilità rende preziosi, non deboli.

Sorridi allo specchio la mattina perché sei bella, brava e capace, e volte bisogna ricordarselo.

Essere femmina è una bellissima responsabilità, bambine mie.

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New York, New York

“Cari bambini, anche quest’anno festeggeremo insieme il carnevale con una bellissima e divertentissima festa.

Il tema sarà il viaggio e sarete liberi di travestirvi come vorrete, diventando un abitante di qualunque altro paese.

Vi aspettiamo! Le maestre”

Per santificare la festa il vero viaggio che ogni anno si intraprende a casa mia è quello verso Moreno dove tutto costa meno, la mecca del travestimento carnevalesco low-cost.

Sarà che a carnevale i ricordi si ripropongono come gli straccetti di maiale in salsa di ostriche mangiati a Ferragosto al cinese, e rivedi con orrore la gallery dei tuoi imbarazzanti travestimenti infantili.

Sarà che Amazon non è mai abbastanza prime quando serve, sarà che esiste un perfido TripAdvisor tra madri per valutare le competenze nella creazione dei costumi e io non ho mai preso più di una stella.

Sarà che sono fortunata e il mio angelo custode si è materializzato con le belle sembianze della vicina-amica che ha preso in mano la situazione col piglio sicuro e l’arte della sopravvivenza tipici di una madre con due figli piccini.

La piccola avrebbe potuto trasformarsi in qualsiasi cosa, una cinese coi capelli lisci, una eschimese col suo igloo, una russa con la sua vodka, una hawaiana con il suo Lei, la ghirlanda di fiori.

Nella sua infinita umiltà ha scelto di essere il monumento più famoso al mondo, la statua della libertà.

Al posto della tavola incisa il libro delle bambine ribelli, invece che la toga il lenzuolo della sorella.

Lo sguardo fiero e il braccio con la torcia in alto, conquisterà il carnevale.

E il mondo.

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Una serie di fortunati eventi

“Mother senti un po’ qua come spacca questo dissing”

“Uh, è uscito l’album nuovo, cominciano i firma copie e i concerti, prenotiamo”

“Perché devi capire che questo modello di scarpe merita davvero, sono quelle dei rookie, sai chi sono vero? Certo che non lo sai. Si intende il primo anno che si gioca in nba. Insomma, queste scarpe sono bellissime, sai quanto costano? Certo che non lo sai. Solo cinquecento euro! Se li avessi le prenderei al volo. Come? Sì, lo so che non ce li ho”

“Devo leggere un libro entro dieci giorni, ma posso scegliere: o Cristo si è fermato a Eboli o Fontamara. Ah, tu consigli il primo? C’è la serie su Netflix?”

“Questo film non fa per niente paura, potrebbe vederlo anche la piccola, era meglio il primo. Dove vai? In bagno? Non vorrai lasciarmi qui”

“Ci facciamo due spaghetti?”

Per una serie di (s)fortunati eventi la serata è passata solitaria e casalinga col figlio primogenito, a base di perle di saggezza, improbabili film dell’orrore e patatine al formaggio mangiate sul divano.

Ho arricchito la mia cultura generale di sport, le mie competenze musicali e il bagaglio di conoscenze cinematografiche non trascurando la formazione letteraria.

Tutto in una sola serata, al modico prezzo di un piatto di spaghetti.

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Strumenti pedagogici e dove trovarli

La piccola scrive una storia sul bullismo dal titolo “lo sport è per tutti” dove racconta di un bambino innamorato della ginnastica ritmica e per questo deriso ed emarginato.

L’intervento provvidenziale della mamma e delle sue sagge parole sistemano la situazione e conducono allo sperato lieto fine.

“Per il ruolo della mamma mi sono ispirata alla nonna” ha dichiarato l’autrice poco prima di essere mandata a letto senza cena.

La mezzana ricorda con nostalgia il passato -non che ne abbia così tanto, ma questo è- facendo riferimento a episodi della sua infanzia.

“Mamma, sai che per me ogni cosa che dicevi era legge? Era la verità assoluta. Anche a scuola rispondevo alle mie compagne ‘questo l’ha detto la mia mamma’. Tu per me eri il sole che sorge”

“E adesso?”

“Beh, sei un po’ tramontata”

Sono state le ultime parole della mezzana prima di essere spedita in camera sua.

Ne uscirà a diciotto anni, se fa la brava.

Il primogenito si è tatuato metaforicamente il motto “tu non mi capisci” e lo declama col fervore di “yes, we can” di Obama.

“Mother, sei diventata più bassa?” ha esclamato questa mattina mentre lo accompagnavo al ritrovo per la partita della domenica mattina (che se non è l’emblema dell’abnegazione materna, io non lo so cos’è)

Quando tornerà avrò già cambiato la serratura di casa.

Dove non arriva la pedagogia, interviene il fabbro.

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Piccola fashion week

“Bentornata piccola, tutto bene?”

“Benissimo mami, che si mangia?”

“E ti pareva che potevamo parlare d’altro. Ma…cos’hai sui pantaloni?”

“Questo? Ah, è un pezzo di scotch che ho messo in classe perché c’era un buco”

“Aspetta che lo tiro via…ma non vedo il buco, dov’è?”

“Non si vede perché ho colorato la pelle sotto col pennarello nero, come i pantaloni”

“Caspita, ingegnosa la fanciulla, eh? Vabbè dai tirali fuori che li diamo alla nonna da cucire”

“Perché tu non sai cucire”

“Perché io non so cucire, se dobbiamo proprio sottolinearlo”

“Già”

“Però adesso toglili, su”

“Non posso”

“Perché non puoi?”

“Perché per chiudere il buco ho provato anche la colla. Non scendono più”

La settimana della moda si apre così.

E si chiude subito dopo.

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L’insostenibile leggerezza dei tredici anni

Lascio la giacca in macchina che fa caldo, lo senti il sole che bello a quest’ora, sembra di vivere in due stagioni diverse nello stesso giorno.

Studio le leggi di Keplero su youtube, c’è la canzone di una boy band, senti che ritmo.

Oggi mangio le carote e la mela, nient’altro non insistere. E faccio ginnastica, addominali, flessioni, corsa, salto.

Dove hai nascosto la nutella? Mi fai la carbonara a pranzo e la pizza a cena? E’ ora della merenda, vero?

Vado in cortile, devo allenarmi nella battuta.

ll divano è casa mia, ho tutto quello che mi serve.

Massaggiami la schiena, le spalle, fammi i grattini, coccolami.

Esci dalla mia camera e chiudi la porta, sono in video chat con le mie compagne di squadra, perché dovete stare tutti a ascoltare quello che dico, guardare quello che faccio, giudicare quello che penso?

Secondo te faccio bene mamma? Quale scelgo? A te cosa piace di più? E se sbaglio?

Esci? vengo con te, non voglio stare a casa da sola.

Come non posso stare a casa da sola? Sono grande, ormai.

Dopo il liceo farò l’università, poi andrò a vivere a New York.

Non ce la farò mai, lascio tutto, farò la badante della nonna.

La vita con una tredicenne è un pullulare di emozioni.

Sembra di stare al Bates Motel di Psyco.

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Vieni a ballare in Umbria

Il meeting è stato un successo.

Malgrado sia stato pianificato all’ultimo momento, l’organizzazione è stata ineccepibile.

Le partecipanti hanno portato contributi di valore e linfa al dibattito, in alcuni momenti acceso.

Il brain-storming ha prodotto idee di buon livello.

Il clima generale è stato di reciproco rispetto e di positività.

Il catering, nella sua semplicità, ha soddisfatto i palati di tutti.

Il gruppo ricerca sull’Umbria si è riunito oggi nel mio salotto, per completare la ricerca assegnata dalla maestra e a far merenda con lo yogurt, dopo che la torta preparata con amore dalla mamma si è carbonizzata nel forno.

Le fanciulle di quinta elementare, trent’anni in tre, hanno concluso che

-l’Umbria è una regione d’Italia

-i legumi a mensa sono una schifezza

-M ama D ma nessuno lo deve sapere

-D ama F ma M non lo deve sapere

-i circle time in classe sono momenti bellissimi perché non si fa matematica

-il martedì c’è merenda sana e P porta il panino con la porchetta

-nell’ora di motoria si gioca a baseball ma le regole sono peggio di quelle degli scacchi

-le mamme ti fanno sempre fare brutte figure

-l’Umbria è una regione d’Italia

Per info e prenotazioni, la sala congressi è disponibile.

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