A me i denti (atto secondo)

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“Oh, bentornata piccola! Ti stavamo aspettando”

“Io mica tanto, dovevo andare a giocare dalla mia amica oggi”

“Ma faremo delle cose divertenti oggi, sai? Tante belle fotografie alla tua faccia e alla tua bocca”

“Vuol dire le radiografie?”

” Eh? Si, certo, bravissima”

“Anche mia sorella le ha fatte”

“Bene. E poi useremo una pasta speciale tipo il pongo per prendere la forma dei tuoi denti”

“Le impronte?”

“Esattamente”

“Ma mi fa vomitare mettere quella pasta in bocca. Lo sai che mia sorella una volta ha vomitato sulla poltrona del dentista? Si è sdraiata giù così e..bleah! Tutto fuori. Pastasciutta, carote, pure il budino. E guarda che l’aveva detto alla mamma che aveva mal di pancia, ma lei non le ha creduto perché pensava fosse una scusa. Sai, ogni tanto usiamo questa scusa per non andare a scuola. Comunque la mamma era imbarazzata e il dottore un po’ arrabbiato”

“Molto interessante piccola, ma se continui a parlare non posso fare niente”

“Appunto”

Questa volta è andata meglio. Non ci sono stati morsi alla mano della gentile dottoressa. Il dubbio però è che la piccola abbia scambiato lo studio dentistico per un confessionale.

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Io Barbie, tu Ken

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“Mamma, che bello, sei tornata!”

“Sorella mia, nostra madre è arrivata!”

“Abbracciatemi, su!”

“È stato un inferno senza di te. Ci sei mancata moltissimo. Perché ci hai affidato alle cure di quel disgraziato di nostro fratello? A lui non importa niente di noi!”

“È vero! Pensava solo ai suoi amici e al cellulare. E fumava, per di più in casa! Quanto abbiamo sofferto..”

“Non ci lasciava nemmeno mangiare, l’aguzzino”

“E si teneva tutte le merendine per sé”

“Ma tu non ci lascerai mai più, vero? Resti con noi per sempre”

“No bambine, riparto subito. Mi hanno offerto un lavoro in Africa. Vi scriverò spesso. Vostro fratello si occuperà di voi. Gli dirò di non fumare per casa”

La piccola gioca con le Barbie. Inventa, scrive e sceneggia personalmente tutti i dialoghi. Le bambole sono nude, ad eccezione della mamma che indossa un cappello da cowboy. Il maschio è interpretato da una Barbie alla quale sono stati tagliati i capelli a spazzola. È una fase evolutiva, ne sono consapevole. Ma la consapevolezza non basta a scacciare l’inquietudine.

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A Zacinto

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Né più mai toccherò le sacre sponde
ove il mio corpo fanciulletto giacque
Zacinto mia, che te specchi nell’onde
del greco mar da cui vergine nacque

“Mother? Mother!! abbiamo un problema. Non so cosa vuole questo tizio da me. Che significa tutto questo?”

“Intanto questo tizio si chiama Ugo Foscolo e porta rispetto, che è stato un grandissimo poeta”

“Dici così per solidarietà, perché anche lui aveva i capelli rossi. Siete complici fra voi. Ah no, tu però non sei mica rossa naturale eheheheh”

“Continua così e ti faccio studiare anche I Sepolcri e le ultime lettere di Jacopo Ortis, da ammazzarsi dalle risate”

Venere, e fea quelle isole feconde
col suo primo sorriso, onde non tacque
le tue limpide nubi e le tue fronde
l’inclito verso di colui che l’acque

“Si riferisce alle onde? Ha fatto le vacanze in Grecia?”

“Sii serio e vai avanti”

cantò fatali, ed il diverso esilio
per cui bello di fama e di sventura
baciò la sua petrosa Itaca Ulisse

“Ulisse!”

“Oh, finalmente, ti ricordi?”

“Certo, il cane di nonna”

“Forse è meglio fermarsi qui”

“No che vediamo come va a finire”

Tu non altro che il canto avrai del figlio,
o materna mia terra; a noi prescrisse
il fato illacrimata sepoltura

“Finisce bene, vero Mother?”

Qui di illacrimata c’è solo una madre, in un pomeriggio di compiti al tavolo della cucina.

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Perdendo colpi

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“No. Così non ci siamo. Ma ci ha messo le mani lei, signora? Sia sincera che qui la sincerità è tutto”

“Io? Come? Le mani? Ma cosa va a pensare..e comunque pensavo che andasse tutto bene”

“E pensava male, signora mia. L’intervento è stato utile nell’immediato, ha superato lo shock ma presto o tardi i guai vengono a galla se non si risolve il problema alla radice”

“E quindi?”

“Niente. Deve passare qui la notte. Visto che i disturbi descritti si manifestano in modo particolare il mattino è necessario che sia già qui”

“Allora la devo lasciare. Subito, così, adesso?”

“Sì”

“E come torno a casa?”

“A piedi, no? Sarà una mezz’oretta al massimo. Arrivederci, ci sentiamo domattina”

La macchina di famiglia questa estate aveva avuto un piccolo cedimento, forse perché avevo incautamente lasciati accesi i fari per una notte intera. In quell’occasione furono i gentilissimi proprietari dell’agriturismo a farci ripartire. Questa volta è stato il turno di un meccanico burbero e barbuto che parla come un primario di neurochirurgia e analizza la situazione come uno stimato psichiatra. Io, poco avvezza alla neurochirurgia quanto alla psichiatria, mi sono messa nelle sue mani senza capire granché. Però l’indomani me ne sono tornata a casa con la macchina funzionante, questo è ciò che conta.
In fondo non è così importante capire sempre tutto.

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Party Rock

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Tutto è cominciato con una partita al bowling, tra risatine e birilli caduti. Pochi, in realtà, perché le fanciulle non sembravano particolarmente concentrate sul gioco.
Fuori dal bowling dentro una pizzeria, ché si sa, lo sport mette fame. E qui ha messo sul piatto tre pizze ai würstel e una con le patatine, due bottiglie d’acqua e due di sprite. Cinque serie di Masterchef non sono servite a farne delle buongustaie.
Fuori dalla pizzeria e dentro un pigiama, sotto una coperta vicine vicine a vedere un film che prima era un cartone.
Giù dal letto e sopra un divano, abbracciate a un bidone di patatine al formaggio, di quelle che alla fine ti lecchi le dita, ad ascoltare e commentare giovani talenti musicali di un talent show.
Dal divano ai letti, solo perché obbligate, dove sono rimaste a chiacchierare oltre ogni ragionevole orario.
La sveglia è arrivata presto sulle note stonate di una pianola, come è usanza tra le undicenni la mattina dopo un pigiama party.
La colazione è parsa di più un pranzo di Natale, tanto che il piccolo gatto è stato trovato sotto il tavolo a leccare avanzi di Nutella.
Trentatré anni in tre, amiche da sempre, hanno festeggiato il compleanno della mezzana. Tra ininterrotte chiacchiere e spedizioni di gruppo in bagno, critiche spietate verso tutto e tutti, giochi da bimbe con la musica di Alvaro Soler che usciva dai cellulari.
Un’esplosione di allegria, vivacità e pettegolezzi.
Stasera però a letto presto, che l’età avanza.

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Geometrie esistenziali

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Mentre la mattina sei a scuola, durante l’ora di tecnologia con le proiezioni ortogonali e l’amico del banco accanto ti scrive cose su un bigliettino, io sono in macchina con la mia collega. Parliamo del lavoro, dei progetti, delle scadenze e dei fatti nostri.

Intanto che sei a pallavolo, nella palestra nuova, con compagne nuove e lo sport di sempre, coi calzoncini e le ginocchiere, io sono a fare la spesa e spingo un carrello. Con dentro la pasta e i biscotti senza zucchero, il detersivo dei piatti e le cosce di pollo, la lista stropicciata e il sacchetto giallo di un altro supermercato.

Sei seduta al tavolo della cucina, con la matita in bocca già tutta rosicchiata, l’impugnatura sbagliata e la pazienza scappata. Contemporaneamente ai tuoi compiti io son lì, all’altro capo del piccolo tavolo, dietro lo schermo del mio computer. Faccio asciugare lo smalto rosso scrivendo veloce una nuova storia.

Mentre, intanto, contemporaneamente. Amo le parole della contemporaneità. Definiscono i nostri mondi quando non siamo insieme. Siamo rette parallele che ci ripensano e dopo una giornata di equidistanza decidono di incontrarsi. Per anni, quando in casa giravano ancora ciucci e pannolini si camminava tutti in fila indiana su un’unica linea. Poi siamo cresciuti ed è diventata stretta e scomoda, ci toccavamo dentro e non c’era spazio per i mondi di tutti.
È la geometria del nostro amore, il teorema degli spazi, l’assioma del nostro stare insieme. E fatta così riesce anche a piacermi .

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La prima impressione

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“..e poi posso mangiare guardando i cartoni, quando finisco continuo a guardare i cartoni, poi c’è la merenda e..”

“Guardi i cartoni”

“No. I video sul computer della mamma. Però vedo che hai capito”

“Ma sei proprio sicura?”

“Certo. Conosco bene la vita di questa famiglia. È la mia. Ti dico anche che mio fratello ci darà fastidio. Porta sempre a casa gli amici, giocano a carte, fanno magie o stanno giù al canestro. Sono maschi”

“Ah. Tua sorella?”

“Mia sorella è meravigliosa. Però le devi sequestrare il cellulare sennò non gioca può a Barbie con me. Lei va in prima media ed è altissima, ma la mamma dice che è ancora piccola”

“Capisco”

“Ma parliamo di cose serie: che telefono hai? Marca? Modello? Anno? Bello il tuo maglioncino. Su, non essere timida”

“Beh..veramente non sono tanti interessata a queste cose..”

“Come?? Davvero? Incredibile!”

“Però faccio delle altre cose, per esempio lo yoga per i bambini. Ti piacerebbe?”

“Eh? Oh, sì, carino. Ma io devo guardare i cartoni”

“Piccola! Cosa caspita stai raccontando? Lo sapevo che non dovevo lasciarvi sole. Scusa. Non credere a una sola parola uscita da questa dolce boccuccia”

La piccola è stata da me incautamente lasciata sola per qualche minuto con la nuova baby sitter, venuta a conoscere la famiglia per la prima volta. Entrando si è imbattuta in un primogenito sfuggente chino su un tablet e una mezzana ridente pronta per un giro in bici con la sua amica. Ha ascoltato le menzogne di una bambina dal davanti angelico e il retro diabolico. Ha visto correre via un gatto grande spaventato e ha ammirato il piccolo felino incontinente nel pieno del sonno.
E nonostante tutto ciò, oltre il buon senso e ogni ragionevolezza, ha deciso di restare.

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Si sta come d’autunno

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Gli starnuti la mattina appena svegli, le calze sui piedi e le maniche lunghe. Il piumino sul letto, anche se la notte lo scalci.
La sveglia di mattina quando fuori è ancora buio, le tazze sul tavolo e la nutella sui denti.
L’armadio con dentro sole e pioggia, canotte e camicie, magliette e maglioni. Le labbra sulla fronte a misurare la prima febbre, le gole arrossate, il fazzoletto accartocciato in mano. Cento colpi di spazzola prima di andare a scuola, ché la sera non servono e la notte porta sogni e nodi da sciogliere.
Le scarpe di un numero in più perché il piede è cresciuto, come un fungo o un bambù, mentre eri distratta.
Le firme sui fogli e nei diari, per dare consensi e prendere visione, la busta coi soldi e il righello nuovo. L’euro della merenda, perché i grandi fanno così.
Gli zaini per terra, pesanti e colorati, l’avviso dei pidocchi, lo sciopero sospeso.
Il planning settimanale con gli impegni di tutti, un mosaico, un incastro o come dice la piccola un puzzle matto.
Il pomeriggio in cucina, coi fogli sparsi, le briciole di gomma sul tavolo e un problema irrisolto. L’alfabeto in tedesco, la divisione in sillabe, l’unità d’iItalia. Gli amici sul divano invece che in cortile, la rete del canestro sbrindellata dopo tanto giocare.
I capelli lisci, ché i ricci se li porta via l’estate, la crema colorata sul viso tornato bianco, il trucco veloce davanti allo specchio. Vecchi maestri e nuovi sport, la squadra di sempre con la divisa moderna.
Le feste di compleanno, le riunioni a scuola, la visita dal pediatra.
Ricominciare qualcosa, iniziare altro.
L’autunno da me è così, fatto di una malinconia serena, una fatica piena, un incastro imperfetto.

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A me i denti

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“Ciao, bene arrivata, ti chiami..”

“Piccola”

“Ciao Piccola, e quanti anni hai?”

“Otto”

“Sei nervosa? Preoccupata? Spaventata?”

“No. Semmai arrabbiata perché volevo stare a giocare con le mie amiche e invece sono qui”

“Ah, capisco. Ma faremo in fretta, ancora qualche domanda”

“Da piccina tenevi il ciuccio? Il dito in bocca?”

“No. Quando avevo due anni e mezzo il ciuccio è caduto giù dall’aereo, me lo ha detto la mamma. Stavamo andando al mare. Io poi l’ho cercato tutta la settimana ma niente, per terra non c’era. In realtà la mamma mi ha imbrogliato per farmelo togliere, adesso lo so”

“Signora, non si mente ai bambini così!”

“Ehm..io..se non lo avessi fatto probabilmente la creatura qui presente girerebbe ancora col ciuccio”

“Andiamo avanti. Immagino che tu non fumi e non aspetti un bambino vero? Ahahaha!”

“Mamma, ma che domande mi fa il signore?”

“Tranquilla abbiamo finito. Passiamo alla visita da una dottoressa simpaticissima”

“Vieni, piccola, siediti pure qui su questa bella poltrona”

“Mai”

“Amore, ne abbiamo già parlato. Non ti fanno niente. Devono solo controllare i tuoi denti”

“Non sono mica un cavallo”

“Adesso basta, sali su quella sedia o stasera niente cartoni”

“Oh, brava così, apri bene. Ecco le gengive e..ahi! Se chiudi la bocca con la mia mano dentro mi mordi”

“Già”

La piccola si è presentata all’appuntamento col suo primo apparecchio così, in forma smagliante, portatrice sana di brutte figure.
Non si può dire lo stesso della povera dottoressa.

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Lesson number one

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Il cervello degli adolescenti manifesta una attitudine a reagire con intensità a incentivi e contesti socioemotivi in una maniera che non è ancora mitigata dalle strutture deputate al controllo degli impulsi, ai processi decisionali e alla valutazione rischi/benefici, che sono ancora relativamente immature.

Mother! Presto! dobbiamo andare a Milano subito, adesso, immantinente. C’è un Pokemon ultrararo che aspetta solo noi. Ho già sentito i miei amici, vengono tutti. Eh? No, non l’hanno ancora chiesto ai genitori. Come sarebbe è troppo tardi? Cosa sarà mai un’oretta di macchina la sera al buio per arrivare?”

Il cervello è un insieme di cellule – i neuroni – che comunicano tra loro, attraverso sostanze chimiche chiamate neurotrasmettitori. Durante l’adolescenza si intensifica l’attività dei circuiti cerebrali che utilizzano la dopamina, un neurotrasmettitore che ha un ruolo fondamentale nel creare la spinta a cercare la gratificazione e il piacere.

No, adesso non studio, c’è tempo. E’ sabato, vado al campetto a fare due tiri. No, adesso non posso sparecchiare, ho una sfida a Clash Royale tra cinque minuti. No, la spesa magari la porto su più tardi che mi aspettano in cortile per il torneo di muretto”

La diminuzione dei neuroni e delle loro connessioni, le sinapsi, chiamata ‘potatura’, si basa su un principio simile a quando si sfoltiscono le piante in giardino.

Ma l’hai visto quello youtuber? Che figo! Dice che dietro il cartone dei Simpson c’è un complotto. E il bambino che beve la coca con dentro la salsa barbecue? Delle risate da non crederci. Ma chi sei? Il gatto pancrazio? Ahahahah! Ma ce la fai?”

Altro che i genitori. A questa età serve un buon neuroscienziato.

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