Di venerdì

pag10-copia-e1428671945313

Arrivare dal lavoro di corsa, trovare parcheggio a così tanti chilometri dalla scuola che forse conveniva andare a piedi.
Portare a casa la figlia piccola e mettere su il pranzo, riprendere la figlia piccola e andare a recuperare i figli grandi, che tra pianole, cartelle, cartellette e borsa di ginnastica hanno bisogno di un passaggio. Tornare a casa a finir di preparare il pranzo, mangiare, raccontarsi, sistemare. Controllare i compiti e prepararsi agli infiniti spostamenti del venerdì pomeriggio, con poca differenza di orario l’uno dall’altro ma con molti chilometri tra una palestra e un palazzetto. Verificare che le borse siano pronte, che non manchino ginocchiere, calze, accappatoi e divise. Saltare in macchina velocemente senza far sotto il gatto e partire per il primo accompagnamento della giornata. Arrivare alla rotonda fuori casa e sentire la figlia mezzana esclamare

“Mamma, ma la piccola? Non dobbiamo portarla a ginnastica?”

Frenare di colpo, guardare nello specchietto e voltarsi per sicurezza. Fare inversione a u rendendosi conto di avere lasciato a casa la bambina da portare a ginnastica. Trovarla sulle scale furibonda, la giacca aperta e lo zainetto sulla spalla. Sentire per un quarto d’ora le legittime proteste della piccola abbandonata, giurare sulla giacca preferita che non accadrà mai più. Cospargersi il capo di cenere e preparare per cena delle lasagne riparatorie.

Certo, io lo spero che non accada più. Ma di doman non v’è certezza.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Proprio un amore

pag10-copia-e1428671945313

“Non lo cercavo. Sono stata trovata. Come un regalo inaspettato, un dono insperato. Non potevo cercarlo né aspettarlo, non si cerca quello che non si conosce. E io un amore così non l’ho immaginato mai. Ho desiderato, certo. Ho sognato, ovvio. Ho aspettato, è naturale. Ma non lo trovavo perché guardavo per terra, mentre lui arrivava dal cielo. Forse il problema è quello, ho sempre rivolto lo sguardo dalla parte sbagliata. Ho dato le spalle senza voltarmi mai. Ma è arrivato e mi ha toccato la schiena, io mi sono girata e l’ho visto. Ho aspettato prima di aprire le braccia, perché le cose troppo belle mi fanno più paura di quelle brutte. Una gioia la puoi perdere, una sofferenza può finire. Io un amore così non l’avevo mai visto. Sarà che ho sempre avuto la pelle troppo vicina al cuore. Sarà che tutto mi faceva troppo bene o troppo male. Sarà che non credevo che due persone potessero combinarsi così bene. Non è l’incontro di un bisogno con una necessità, di un vuoto con un pieno, ma di una vita con un’altra. Non ho scoperto l’amore, ho imparato la cura di quell’amore. L’attenzione, la tenerezza, la presenza. Le verdure grigliate per cena che mi piacciono tanto e che non ho il tempo per prepararmi, la foto di un mattino luminoso perché lo possa vedere anche io, il messaggio del buon giorno e quello della buona notte. Un amore che non dà dubbi ma nemmeno certezze, solo fiducia. La sorpresa di trovare ragione in un altro punto di vista, l’aver guardato sempre un quadro senza vederlo. Non è stato un colpo di fulmine, ma l’accendersi di una lampada. E adesso non voglio che si spenga più”

Stare seduti su una panchina a esse, di quelle che ti dai le spalle ma un po’ ti vedi. Una ragazza bionda che sembra stia parlando da sola, finché sbuca dai riccioli disordinati il cavo bianco di un auricolare. Una ragazza che sta raccontando a qualcuno dall’altra parte del telefono o del mondo che cosa bella le sia capitata. Ascoltare rapiti, e voltarsi per vedere se c’è qualcuno anche dietro la tua schiena.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Saturday night fever

pag10-copia-e1428671945313

 

“Mother, dov’è il mio zainetto grigio?”

“Sarà in camera tua, immagino. A cosa ti serve?”

“Beh, ci devo mettere il pigiama e lo spazzolino da denti”

“Ah sì, certo, pigiama e spazzolino. Perché?”

“Perché stasera dormo dal mio amico M, no?”

“Ma non hai la festa di T stasera?”

“Sì, ho la festa di T alle otto, appena finisce quella di L”

“La festa di L? E da dove salta fuori? Non mi avevi detto niente!”

“L’ho saputo anche io poco fa. Sai mica dove potrebbe essere il mio caricabatterie?”

“Aspetta un momento e fammi capire. Dalle tre alle sei festa di L, dalle otto a mezzanotte festa di T, dopodiché dormi da M?”

“Esatto. La maglia della squadra? Domattina c’è la partita, dobbiamo essere in palestra per le dieci”

“Ma tu non giochi questa settimana”

“E allora? la squadra è la squadra”

“Organizzazione impeccabile. Dimentichi niente?”

“Mmmm..pigiama, spazzolino, cellulare..no. Mi sembra che ci sia tutto”

“I compiti! Lo studio!”

“Ah, quello! tranquilla mother, è tutto sotto controllo. Ora ti saluto che è tardi. Ci sentiamo”

E niente. Una vita d’inferno, quella del tredicenne nel fine settimana.

Pubblicato in Senza categoria | 2 commenti

13

pag10-copia-e1428671945313

Oggi ci sono tredici buone ragioni:

1. sei il primo della fila e della lista ed è cosa impegnativa che richiede responsabilità e pazienza, soprattutto verso i tuoi genitori che tutto sperimentano per la prima volta con te;
2. Hai un senso dell’umorismo innato, ancora probabilmente incompreso ma che ti aiuterà ad affrontare le fatiche e gli angoli bui che la vita non risparmia, nemmeno a tredici anni;
3. Vedi solo il bianco e il nero ed è una sfida bellissima mostrarti che ci sono quaranta sfumature di verde, insegnarti che quelle di rosso sono infinite e lasciamo stare quelle del grigio che ne hanno già scritto a sufficienza;
4. La tua timidezza di bambino che si è trasformata in uno sguardo riflessivo e attento, aperto agli altri e alle esperienze;
5. Il coraggio di provare, l’ardire di sperimentare, l’incoscienza del fare. Mi piace pensare di averti regalato un po’ di fiducia nel mondo e nelle tue capacità;
6. La sensibilità adulta, più del necessario, anche se la eserciti più fuori che dentro casa;
7. La passione travolgente, assoluta e che non conosce esitazioni per la pallacanestro, ché coltivare passioni è il modo più sano per crescere;
8. Studi. Che a te non sembrerà una cosa tanto bella, ma lo sarà. Perché la responsabilità e l’impegno sono lezioni che si imparano da piccoli, per usarle poi tutta la vita;
9. La curiosità. Vuoi conoscere e pretendi di sapere. Non ti accontenti di parziali o edulcorate verità, e questo mi impegna oltremodo ma inorgoglisce altrettanto;
10. Sei bravo in matematica, hai talento per il disegno e una scrittura colorata e creativa. Se per le ultime due mi sento di prendermi un po’ di merito, la prima è solo farina del tuo sacco;
11. Sei una rogna col raffreddore, una piaga col mal di pancia, una palla al piede col mal di testa. Ma hai sopportato ricoveri, dottori e ospedali, e non ti offendi quando ti dico che sei montato al contrario;
12. Leggi. Sei stato un lettore vorace da piccolo, ora un po’ meno ché gli interessi cominciano a essere altri. Ma so che conosci il potere di un buon libro;
13. È il tuo compleanno. Oggi compi tredici anni e la tua mamma ha cercato di celebrare degnamente questo numero magico e misterioso, che è anche la mia data di nascita e un’età scomoda da portare addosso, come un vestito nuovo che ancora non ha preso la forma del corpo. E allora tanti auguri, tanti auguri a te. Da chi non smette di osservarti e si incanta a vederti crescere.

Mamma

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Come in una telenovela

pag10-copia-e1428671945313

Nina è la migliore amica di Luna, ragazza amante del pattinaggio su rotelle nonché autrice di blog con lo pseudonimo di Felicity. Simon è il migliore amico di Luna, inizialmente innamorato di lei e  ora fidanzato con tale Jasmine. Pedro suona in una band ed è grande amico di Simon e di Nico. A Jem piace a Ramiro, ma Ramiro è innamorato della sua amica Jam (un po’ come Cip e Ciop, per intendersi)
Luna vuole partecipare a una importante gara di pattinaggio ma Delfi rivela a Gaston di essere Felicity, mentendo. A Nina piace Gaston ma non sa se può fidarsi di lui. Durante una gara di canto Tamara si commuove. Ambar è la cattiva, amica di Jem e Jam. Fidanzata con Matteo, segretamente amata da Sebastiano. Tutti vivono a Buenos Aires tra amori, intrighi, amicizie e cadute dai roller.

Non è una puntata de il Segreto e neanche il riassunto delle ultime cento puntate di Beautiful. E’ Soy Luna, telenovela argentina di Disney Channel, ultima passione delle mie figlie femmine. Certo, non è che io possa dire qualcosa, che sono cresciuta coi cartoni degli anni ottanta. Con Candy Candy orfanella, che tra un bravo ragazzo e un attore squinternato sceglie, manco a dirlo, il secondo. Con Georgie cara Georgie, che intratteneva relazioni sentimentali coi suoi fratellastri. Con Lady Oscar, travestita fin dalla più tenera età. Con Lamù, cartone che oggi sarebbe vietato. Con Remì, Belle e Sebastien, Sampei. Tutti bambini senza famiglia che girano il mondo, chi per ritrovare la mamma e chi la carpa gigante. Oggi sarebbero tutti  affidati a una comunità per minori da un tribunale. Sono diventata grande così, senza troppi pensieri pedagogici, perlomeno in tivù. Per anni ho vigilato, presidiato e censurato quello che i miei bambini vedevano in televisione. Come abbia fatto una telenovela sudamericana a insinuarsi nelle nostre vite lo ignoro. Quali saranno i danni, è da vedere. Per ora è da segnalare solo la richiesta di un paio di pattini a rotelle. E finché non si presentano a casa con Ramiro, posso anche accettarlo.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Di nuvole, draghi e piastrelle

pag10-copia-e1428671945313

“Guarda, un orso col suo cucciolo”

“Ma no, è un daino sulla cima di una montagna”

“È il profilo di un demone, si vede benissimo. Segui il mio dito: fronte, naso adunco, bocca chiusa, mento sfuggente..”

“Ma hai visto lì? Sono almeno quattro pecorelle”

“No, è un cane da caccia con una preda in bocca”

“Io direi una donna di spalle, qui ci sono i capelli”

“Un gatto. Seduto e con la testa all’insù. Guarda le orecchie”

No, non siamo matti, o comunque non lo siamo per questo motivo. Nuvole, piastrelle, gocce sparse sulla doccia. Diventano draghi, automobili, panini e salamandre.

È la pareidolia, talento indiscusso della famiglia intera, orgogliosamente ereditato dalla nonna materna. Ogni occasione è buona per scovare un’immagine dentro un oggetto, anche se è per tutti diversa e si perde del gran tempo per spiegare agli altri cosa si stia vedendo. Quando erano piccoli avevo raccontato loro che fosse un potere magico tramandato di madre in figlio, uno smartphone con internet ha svelato loro la verità . E cioè che è una bizzarra attitudine, un istinto naturale. Che anche grandi geni manifestavano. Quindi problema risolto. Non siamo matti, solo geniali.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Confesso che

pag10-copia-e1428671945313

Mento, ho mentito e probabilmente mentirò.

Babbo natale, la befana e il topo dei denti. A oggi l’unica che almeno apparentemente, mostra fede e fiducia, è la piccola. Eccezion fatta per il roditore odontoiatra, smascherato una mattina mentre rovistavo nel salvadanaio della bambina per lasciare il solito euro al posto del dentino.

La polverina magica per dormire. Sparsa lievemente sulle palpebre insieme a un bacio garantisce un sonno immediato.

Lo scolapasta come acchiappa sogni. Appeso sopra il letto cattura i sogni brutti e non li fa uscire più.

Le fate nascoste nel giardino di nonna, che si mostrano solo alle bambine dal comportamento irreprensibile. Non ne abbiamo mai viste.

La tisana della calma, che assicura la fine di ogni capriccio: altro non è che camomilla con un cucchiaino di miele.

L’imposizione delle mani della mamma su ogni botta, ferita o distorsione come potere taumaturgico.

La gomma cancella broncio. Magica gomma di proprietà della mamma. Passata sulla bocca imbronciata cancella il malumore e riporta il sorriso.

Il risotto col pesto, quando in realtà il verde viene dagli spinaci.

Giurare sulla Bibbia, la Costituzione e tutta la saga di Harry Potter che in mare non esistono granchi, per convincere una bambina piccola a pucciare i piedi.

Giurare sulla testa di tutti i parenti fino alla settima generazione che all’arrivo della camminata mancano solo cinque minuti, anche se sono cinque chilometri.

Mento, ho mentito e mentirò. Ma confesso che non mi sento in colpa nemmeno un po’.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Lingue straniere

pag10-copia-e1428671945313“Il pizzaiolo assassino consegna le pizza ad omicidio?”

“Sono stanca. puoi fare la pipì al posto mio?”

“Che prurito! Ho la dermatite atomica”

“Mani in alto! Ti dichiaro in arrosto!”

“Sono stanco morto, mi fanno male anche le tasche”

“Odiavo andare all’asilo, ma poi ho assaggiato la scuola”

“Complimenti mamma, questo polpettone è astronomico”

“La spada nella roccia? bello! quella col mago merluzzo!”

“Prima di dire, zitto”

“No, il nonno non risponde. ho lasciato un messaggio sulla segreta telefonia”

“Non si ha mai troppi amici e troppi abbracci”

“E poi tu ho detto..” “Io, piccola, si dice ‘IO ho detto’” “Io, tu, che differenza c’è? Noi siamo la stessa cosa”

“Ho un compagno nuovo. E’ cinese, viene dal giappone, precisamente da Machu Pichu”

Ritrovare il quaderno delle frasi buffe in fondo un cassetto, un sabato pomeriggio quando fuori piove. Ricordare un passato che ti sembra ancora presente, tra scivoloni linguistici e poetici aforismi. Ripassare quella strana lingua propria dei bambini, alla ricerca del tuo unico e meraviglioso lessico familiare.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

E tu, che ossessione hai?

pag10-copia-e1428671945313

Il lancio di una bottiglietta d’acqua di plastica, piena per un terzo che va tenuta saldamente tra l’indice e il pollice. Deve atterrare in piedi, su qualunque superficie venga lanciata. È il water bottle flapping, ultima moda tra i giovanissimi abitanti e ospiti di casa mia. C’entrano la gravità, il movimento angolare e la dinamica dei fluidi. Si traduce in un rumore costante di plastica sbattuta alternato a grida di trionfo per il successo ottenuto. Somiglia al bowling come effetto collaterale. Col lancio della bottiglietta si rischia di travolgere arredi, suppellettili varie e umani di passaggio.

Quattro ragazzine in una stanza, musica e risate. Non è una festa, non stanno ballando, non cantano col karaoke.
É musical.ly, l’applicazione del momento. Le regole sono semplici: cerchi fra migliaia di canzoni quella che preferisci -a casa nostra è la stessa da dieci giorni- fai partire la registrazione col cellulare e muovi le labbra come se stessi cantando proprio tu; canti e balli come non ci fosse un domani. Condividi il video con il mondo intero. Questa la filosofia della geniale applicazione, che tiene incollate ancora di più, qualora ce ne fosse bisogno, le giovanissime al loro smartphone.

Un uomo vestito con un completo di pitone e una sciarpina leopardata, coi baffetti che sembrano disegnati col tratto pen.
Non si capisce se fruttivendolo o cartolaio viso che delira di mele, ananas e penne. È PPAP, la canzone del momento, che se ascolti una volta ti si pianta nella memoria a lungo termine da augurarti un’amnesia pur di cancellarla. Il geniale autore è tale Pico Taro, comico giapponese che si è inventato prima e ha divulgato poi questo allegro motivetto. Si canta in bagno, in sala e in cucina. Sotto la doccia, prima di dormire, in coda allo scuolabus.

Le mode dei preadolescenti si chiamano ossessioni. E io cerco di non pensare a quale sarà la prossima.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Cara maestra

pag10-copia-e1428671945313

Cara maestra S,

Sono la mamma della piccola.
No, stia tranquilla, non le scrivo per i compiti delle vacanze, quelli li abbiamo fatti imbrogliando solo su un paio di pagine. Non scrivo nemmeno per le operazioni in colonna dal lunedì al martedì, quando in mezzo c’è rientro. La piccola ci mette dieci minuti, non mi pare una tragedia. Non scrivo neanche per il metodo che usate per insegnare le tabelline o il corsivo, perché saper scrivere e contare non fa di me un’esperta di didattica infantile. Ammetto che le poesie da imparare a memoria la domenica mi gettano nello sconforto, ma non perché io abbia in mente chissà quale attività pedagogica altra da proporre, eh. Vorrei solo riposarmi.
Non scrivo per la destinazione della gita, ché alla fine è il problema minore, quando l’entusiasmo si accende per il pullman a due piani.
No davvero, non mi devo lamentare. Anzi. Oggi sul gruppo whatsapp della terza ho letto una bellissima notizia. Ecco, del gruppo sì, avrei qualcosa da ridire ma lei e la scuola non avete colpe, naturalmente. Non è certo una vostra responsabilità se la mamma di Arturo scrive preoccupata che è tornato a casa senza la matita celeste, o se il papà di Chantal non capisce quello che c’è scritto sul diario di Hello Kitty. Ma la notizia di oggi è proprio bella. Siamo tutti felici che lei aspetti un bambino, anche se non riuscirà a terminare l’anno con la nostra classe. E adesso sì che scrivo per lamentarmi, cara maestra S. Perché lei non sa cosa rappresenta questa novità per noi. La piccola non viene a scuola perché le piace. Non si alza all’alba perché è un obbligo. Non studia a memoria le poesie perché è scritto sul diario. La mia piccola fa tutto questo e tutto il resto perché sa che la mattina, scesa dallo scuolabus, troverà lei. Che è gentile, accogliente, preparata e sorridente ed è pure nata il suo stesso giorno. Che riesce a trasformare le bizze in sorrisi, il lamento in attenzione, lo sbaglio in opportunità. Perché la piccola ci tiene tanto a fare bella figura con la sua maestra S, più di quanto le importi sfigurare con noi. E, mi creda, la bambina fa una selezione all’ingresso nella sua vita che neanche la discoteca più alla moda.
Allora auguri, cara maestra S, per la sua maternità. Che sia un periodo magico. Ma torni presto tra noi, che una piccola l’aspetta.

Barbara, la mamma

Pubblicato in Senza categoria | 2 commenti