Fischio d’inizio

pag10-copia-e1428671945313“Mother, sei pronta? Andiamo?”

“Pronta? Andiamo? Dove, che io sono già in pigiama?”

“Ecco, sapevo che ti saresti dimenticata. Comincia il corso, stasera! Dobbiamo essere là fra mezz’ora”

“No, ti prego, dimmi che è uno scherzo. È stasera? Di già? Ma è buio, fa freddo, ho sonno”

“Mother non fare così che arriviamo tardi. E io non mi voglio perdere una sola parola”

“Io metto la giacca sopra il pigiama, tanto sto in macchina”

“Fai come vuoi, basta che andiamo”

E così siamo andati, il primogenito ed io, nella notte oscura. Siamo arrivati puntuali alla prima serata del corso, che trasformerà un giovane ragazzino in uno stimato arbitro di pallacanestro. Ad abbellire la già notevole esperienza ci sarà la possibilità di vedere all’opera gli arbitri veri, nelle partite più importanti. Ciliegina sulla torta, l’omaggio dello strumento di potere per antonomasia, il fischietto. Spirito critico, osservazione attenta, amore per il basket sono le caratteristiche richieste. E con lo spirito critico che si ritrova il ragazzo, prepariamoci a vederlo arbitrare i play off dell’Nba.

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Una buona reputazione

Amici a cui piace campane BON tibetane
Vaticano assaltato e preso dal popolo italiano
Amici a cui piace tizio
L’oasi del dio degli inferi
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Le griffe della moda
Amori di un tempo
Dieguito
Il bello delle donne
Oktoberfest, Monaco e la Baviera
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Vodka e inferno
Mondo fluttuante
L’oasi del benessere
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BRB Belli & ribelli
Gli inseparabili
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Offerte scacciacrisi
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Universum Academy Basilicata
Gruppo benessere
JoyMix Team
Tutti amici
Informare per lottare
Toccami l’anima
Mercatino italiano in Svizzera
Vivere a Tenerife
L’angolo magico
Guerrieri bianconeri
Sei la mia vita
Regno delle due sicilie
Mary Roma grande moda
Le donne e il loro mondo
Azzurra
Gli albisettiani-albisettian

Questi sono i gruppi di Facebook nei quali stata aggiunta nell’ultimo mese, a mia insaputa. Quindi, se qualcuno volesse farsi un’idea su di me e sbirciasse sul mio profilo scoprirebbe che amo le campane tibetane, la musica napoletana, sono spirituale ma non disdegno vodka e birra, sono devota al satanismo e juventina. Insomma, una immagine di tutto rispetto. Adesso capisco cosa intendevano all’incontro per genitori sulla reputazione digitale.

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Balocchi e profumi

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Sono entrata così, ignara e fiduciosa come un bambino al primo vaccino. Ho vagato sperduta per un po’ tra profumi e creme snellenti finché non si è avvicinata sorridendo. Lei, la signorina della costosa profumeria. Lei, che ha fiutato la preda della cliente inesperta e poco avvezza al profumato mondo dei belletti. Lei, che con un sorriso sincero mi ha chiesto di affidarmi alle sue abili mani. E io, tonta, mi sono affidata. Ho vacillato per un attimo quando, con uno strano sguardo negli occhi, ha esclamato “Facciamo uscire il rosso!” Ho temuto uno spargimento di sangue invece intendeva esaltare il colore dei capelli. Ho scoperto di tenere bene il collagene, avere degli zigomi interessanti e soprattutto che quelle intorno agli occhi non sono rughe bensì un problema di secchezza della pelle. Problema peraltro risolvibilissimo grazie a un potente elisir custodito in un minuscolo flaconcino, con lo stesso prezzo al grammo del tartufo d’Alba o del caviale Beluga. La gentile signorina ha continuato l’opera di restauro imperterrita, spalmando, picchiettando e sfumando coi misteriosi arnesi custoditi in una voluminosa cintura appoggiata sui fianchi magri, che ricordava vagamente i cinturoni dei cowboy. Al posto delle pistole, pennelli e spugnette.
Un’ultima spruzzata di profumo ha completato l’opera, anche se forse la fragranza così intensa serviva a farmi riavere dopo il conto in cassa.
Sono entrata in cerca di un miracolo, uscita come Crudelia De Mon la mattina, dopo essersi dipinta la faccia. Senza il potente elisir ma con un fondotinta che promette meraviglie. E io, tonta, ho deciso di crederci.

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Di venerdì

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Arrivare dal lavoro di corsa, trovare parcheggio a così tanti chilometri dalla scuola che forse conveniva andare a piedi.
Portare a casa la figlia piccola e mettere su il pranzo, riprendere la figlia piccola e andare a recuperare i figli grandi, che tra pianole, cartelle, cartellette e borsa di ginnastica hanno bisogno di un passaggio. Tornare a casa a finir di preparare il pranzo, mangiare, raccontarsi, sistemare. Controllare i compiti e prepararsi agli infiniti spostamenti del venerdì pomeriggio, con poca differenza di orario l’uno dall’altro ma con molti chilometri tra una palestra e un palazzetto. Verificare che le borse siano pronte, che non manchino ginocchiere, calze, accappatoi e divise. Saltare in macchina velocemente senza far sotto il gatto e partire per il primo accompagnamento della giornata. Arrivare alla rotonda fuori casa e sentire la figlia mezzana esclamare

“Mamma, ma la piccola? Non dobbiamo portarla a ginnastica?”

Frenare di colpo, guardare nello specchietto e voltarsi per sicurezza. Fare inversione a u rendendosi conto di avere lasciato a casa la bambina da portare a ginnastica. Trovarla sulle scale furibonda, la giacca aperta e lo zainetto sulla spalla. Sentire per un quarto d’ora le legittime proteste della piccola abbandonata, giurare sulla giacca preferita che non accadrà mai più. Cospargersi il capo di cenere e preparare per cena delle lasagne riparatorie.

Certo, io lo spero che non accada più. Ma di doman non v’è certezza.

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Proprio un amore

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“Non lo cercavo. Sono stata trovata. Come un regalo inaspettato, un dono insperato. Non potevo cercarlo né aspettarlo, non si cerca quello che non si conosce. E io un amore così non l’ho immaginato mai. Ho desiderato, certo. Ho sognato, ovvio. Ho aspettato, è naturale. Ma non lo trovavo perché guardavo per terra, mentre lui arrivava dal cielo. Forse il problema è quello, ho sempre rivolto lo sguardo dalla parte sbagliata. Ho dato le spalle senza voltarmi mai. Ma è arrivato e mi ha toccato la schiena, io mi sono girata e l’ho visto. Ho aspettato prima di aprire le braccia, perché le cose troppo belle mi fanno più paura di quelle brutte. Una gioia la puoi perdere, una sofferenza può finire. Io un amore così non l’avevo mai visto. Sarà che ho sempre avuto la pelle troppo vicina al cuore. Sarà che tutto mi faceva troppo bene o troppo male. Sarà che non credevo che due persone potessero combinarsi così bene. Non è l’incontro di un bisogno con una necessità, di un vuoto con un pieno, ma di una vita con un’altra. Non ho scoperto l’amore, ho imparato la cura di quell’amore. L’attenzione, la tenerezza, la presenza. Le verdure grigliate per cena che mi piacciono tanto e che non ho il tempo per prepararmi, la foto di un mattino luminoso perché lo possa vedere anche io, il messaggio del buon giorno e quello della buona notte. Un amore che non dà dubbi ma nemmeno certezze, solo fiducia. La sorpresa di trovare ragione in un altro punto di vista, l’aver guardato sempre un quadro senza vederlo. Non è stato un colpo di fulmine, ma l’accendersi di una lampada. E adesso non voglio che si spenga più”

Stare seduti su una panchina a esse, di quelle che ti dai le spalle ma un po’ ti vedi. Una ragazza bionda che sembra stia parlando da sola, finché sbuca dai riccioli disordinati il cavo bianco di un auricolare. Una ragazza che sta raccontando a qualcuno dall’altra parte del telefono o del mondo che cosa bella le sia capitata. Ascoltare rapiti, e voltarsi per vedere se c’è qualcuno anche dietro la tua schiena.

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Saturday night fever

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“Mother, dov’è il mio zainetto grigio?”

“Sarà in camera tua, immagino. A cosa ti serve?”

“Beh, ci devo mettere il pigiama e lo spazzolino da denti”

“Ah sì, certo, pigiama e spazzolino. Perché?”

“Perché stasera dormo dal mio amico M, no?”

“Ma non hai la festa di T stasera?”

“Sì, ho la festa di T alle otto, appena finisce quella di L”

“La festa di L? E da dove salta fuori? Non mi avevi detto niente!”

“L’ho saputo anche io poco fa. Sai mica dove potrebbe essere il mio caricabatterie?”

“Aspetta un momento e fammi capire. Dalle tre alle sei festa di L, dalle otto a mezzanotte festa di T, dopodiché dormi da M?”

“Esatto. La maglia della squadra? Domattina c’è la partita, dobbiamo essere in palestra per le dieci”

“Ma tu non giochi questa settimana”

“E allora? la squadra è la squadra”

“Organizzazione impeccabile. Dimentichi niente?”

“Mmmm..pigiama, spazzolino, cellulare..no. Mi sembra che ci sia tutto”

“I compiti! Lo studio!”

“Ah, quello! tranquilla mother, è tutto sotto controllo. Ora ti saluto che è tardi. Ci sentiamo”

E niente. Una vita d’inferno, quella del tredicenne nel fine settimana.

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13

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Oggi ci sono tredici buone ragioni:

1. sei il primo della fila e della lista ed è cosa impegnativa che richiede responsabilità e pazienza, soprattutto verso i tuoi genitori che tutto sperimentano per la prima volta con te;
2. Hai un senso dell’umorismo innato, ancora probabilmente incompreso ma che ti aiuterà ad affrontare le fatiche e gli angoli bui che la vita non risparmia, nemmeno a tredici anni;
3. Vedi solo il bianco e il nero ed è una sfida bellissima mostrarti che ci sono quaranta sfumature di verde, insegnarti che quelle di rosso sono infinite e lasciamo stare quelle del grigio che ne hanno già scritto a sufficienza;
4. La tua timidezza di bambino che si è trasformata in uno sguardo riflessivo e attento, aperto agli altri e alle esperienze;
5. Il coraggio di provare, l’ardire di sperimentare, l’incoscienza del fare. Mi piace pensare di averti regalato un po’ di fiducia nel mondo e nelle tue capacità;
6. La sensibilità adulta, più del necessario, anche se la eserciti più fuori che dentro casa;
7. La passione travolgente, assoluta e che non conosce esitazioni per la pallacanestro, ché coltivare passioni è il modo più sano per crescere;
8. Studi. Che a te non sembrerà una cosa tanto bella, ma lo sarà. Perché la responsabilità e l’impegno sono lezioni che si imparano da piccoli, per usarle poi tutta la vita;
9. La curiosità. Vuoi conoscere e pretendi di sapere. Non ti accontenti di parziali o edulcorate verità, e questo mi impegna oltremodo ma inorgoglisce altrettanto;
10. Sei bravo in matematica, hai talento per il disegno e una scrittura colorata e creativa. Se per le ultime due mi sento di prendermi un po’ di merito, la prima è solo farina del tuo sacco;
11. Sei una rogna col raffreddore, una piaga col mal di pancia, una palla al piede col mal di testa. Ma hai sopportato ricoveri, dottori e ospedali, e non ti offendi quando ti dico che sei montato al contrario;
12. Leggi. Sei stato un lettore vorace da piccolo, ora un po’ meno ché gli interessi cominciano a essere altri. Ma so che conosci il potere di un buon libro;
13. È il tuo compleanno. Oggi compi tredici anni e la tua mamma ha cercato di celebrare degnamente questo numero magico e misterioso, che è anche la mia data di nascita e un’età scomoda da portare addosso, come un vestito nuovo che ancora non ha preso la forma del corpo. E allora tanti auguri, tanti auguri a te. Da chi non smette di osservarti e si incanta a vederti crescere.

Mamma

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Come in una telenovela

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Nina è la migliore amica di Luna, ragazza amante del pattinaggio su rotelle nonché autrice di blog con lo pseudonimo di Felicity. Simon è il migliore amico di Luna, inizialmente innamorato di lei e  ora fidanzato con tale Jasmine. Pedro suona in una band ed è grande amico di Simon e di Nico. A Jem piace a Ramiro, ma Ramiro è innamorato della sua amica Jam (un po’ come Cip e Ciop, per intendersi)
Luna vuole partecipare a una importante gara di pattinaggio ma Delfi rivela a Gaston di essere Felicity, mentendo. A Nina piace Gaston ma non sa se può fidarsi di lui. Durante una gara di canto Tamara si commuove. Ambar è la cattiva, amica di Jem e Jam. Fidanzata con Matteo, segretamente amata da Sebastiano. Tutti vivono a Buenos Aires tra amori, intrighi, amicizie e cadute dai roller.

Non è una puntata de il Segreto e neanche il riassunto delle ultime cento puntate di Beautiful. E’ Soy Luna, telenovela argentina di Disney Channel, ultima passione delle mie figlie femmine. Certo, non è che io possa dire qualcosa, che sono cresciuta coi cartoni degli anni ottanta. Con Candy Candy orfanella, che tra un bravo ragazzo e un attore squinternato sceglie, manco a dirlo, il secondo. Con Georgie cara Georgie, che intratteneva relazioni sentimentali coi suoi fratellastri. Con Lady Oscar, travestita fin dalla più tenera età. Con Lamù, cartone che oggi sarebbe vietato. Con Remì, Belle e Sebastien, Sampei. Tutti bambini senza famiglia che girano il mondo, chi per ritrovare la mamma e chi la carpa gigante. Oggi sarebbero tutti  affidati a una comunità per minori da un tribunale. Sono diventata grande così, senza troppi pensieri pedagogici, perlomeno in tivù. Per anni ho vigilato, presidiato e censurato quello che i miei bambini vedevano in televisione. Come abbia fatto una telenovela sudamericana a insinuarsi nelle nostre vite lo ignoro. Quali saranno i danni, è da vedere. Per ora è da segnalare solo la richiesta di un paio di pattini a rotelle. E finché non si presentano a casa con Ramiro, posso anche accettarlo.

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Di nuvole, draghi e piastrelle

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“Guarda, un orso col suo cucciolo”

“Ma no, è un daino sulla cima di una montagna”

“È il profilo di un demone, si vede benissimo. Segui il mio dito: fronte, naso adunco, bocca chiusa, mento sfuggente..”

“Ma hai visto lì? Sono almeno quattro pecorelle”

“No, è un cane da caccia con una preda in bocca”

“Io direi una donna di spalle, qui ci sono i capelli”

“Un gatto. Seduto e con la testa all’insù. Guarda le orecchie”

No, non siamo matti, o comunque non lo siamo per questo motivo. Nuvole, piastrelle, gocce sparse sulla doccia. Diventano draghi, automobili, panini e salamandre.

È la pareidolia, talento indiscusso della famiglia intera, orgogliosamente ereditato dalla nonna materna. Ogni occasione è buona per scovare un’immagine dentro un oggetto, anche se è per tutti diversa e si perde del gran tempo per spiegare agli altri cosa si stia vedendo. Quando erano piccoli avevo raccontato loro che fosse un potere magico tramandato di madre in figlio, uno smartphone con internet ha svelato loro la verità . E cioè che è una bizzarra attitudine, un istinto naturale. Che anche grandi geni manifestavano. Quindi problema risolto. Non siamo matti, solo geniali.

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Confesso che

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Mento, ho mentito e probabilmente mentirò.

Babbo natale, la befana e il topo dei denti. A oggi l’unica che almeno apparentemente, mostra fede e fiducia, è la piccola. Eccezion fatta per il roditore odontoiatra, smascherato una mattina mentre rovistavo nel salvadanaio della bambina per lasciare il solito euro al posto del dentino.

La polverina magica per dormire. Sparsa lievemente sulle palpebre insieme a un bacio garantisce un sonno immediato.

Lo scolapasta come acchiappa sogni. Appeso sopra il letto cattura i sogni brutti e non li fa uscire più.

Le fate nascoste nel giardino di nonna, che si mostrano solo alle bambine dal comportamento irreprensibile. Non ne abbiamo mai viste.

La tisana della calma, che assicura la fine di ogni capriccio: altro non è che camomilla con un cucchiaino di miele.

L’imposizione delle mani della mamma su ogni botta, ferita o distorsione come potere taumaturgico.

La gomma cancella broncio. Magica gomma di proprietà della mamma. Passata sulla bocca imbronciata cancella il malumore e riporta il sorriso.

Il risotto col pesto, quando in realtà il verde viene dagli spinaci.

Giurare sulla Bibbia, la Costituzione e tutta la saga di Harry Potter che in mare non esistono granchi, per convincere una bambina piccola a pucciare i piedi.

Giurare sulla testa di tutti i parenti fino alla settima generazione che all’arrivo della camminata mancano solo cinque minuti, anche se sono cinque chilometri.

Mento, ho mentito e mentirò. Ma confesso che non mi sento in colpa nemmeno un po’.

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