Non è tempo per noi

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Tic, tac. Tic, tac.
Quando sono diventata mamma non è cambiato solo il mio peso, lo stato sociale o la responsabilità.
Mi è stato assegnato anche un nuovo orologio con tre lancette un po’ speciali. Ore, minuti, secondi. Grande, mezzana, piccola. Da quel giorno la parola tempo ha cambiato significato, ha smesso di essere tempo mio per diventare tempo per loro.
Sono diventata il metronomo delle loro giornate, puntuale a scandire ritmi, tempi e pause. La sveglia, il mangiare, la nanna. L’asilo, la scuola, lo sport.
Un buffo bianconiglio in affanno, sempre di corsa senza sempre sapere dove andare. Padrona di un tempo corale, la somma del mio con il loro. Proprietaria di una differenza, il tempo totale meno il loro.
Il tempo del conto fino a tre, il tempo da ritagliare come fosse un decoupage, il tempo di qualità o la quantità del tempo. Il dormi ora che poi non avrai più tempo, le banche del tempo, ché è tanto prezioso da doverlo custodire.
Il tempo che non basta mai per correre da una scuola a un allenamento, da una fermata del pullman a un supermercato, da una compagna di classe al pediatra.
Un tempo che non passa mai la domenica pomeriggio, davanti a un cartone animato per piccoli o un libro di geografia da ripassare.
Illudersi di passare il tempo quando è sempre lui che passa.
E poi succede che ne avanza sempre un po’ di più, un giorno alla volta, un anno dopo l’altro. Loro, i ladri del tempo, crescono e imparano da soli, tra tentativi ed errori, ad amministrarlo.
Lo occupano senza che ci sia perenne bisogno della tua presenza. E allora quel tempo libero, che ti viene riconsegnato come un ostaggio dopo il riscatto, torna a essere tuo. Si spalanca davanti come un prato verde o un deserto. Ti lascia così, tra l’euforia della vertigine e la paura del vuoto. Si impara così, poco alla volta, a riappropriarsi di quel tempo che non pensavi di ritrovare.

Finché non arrivano i nipoti, mi dicono.

Informazioni su BarbaraB.

Educatrice e mamma, preparatissima sulla teoria e un po' meno efficace nella pratica. Per tentativi ed errori vado avanti, con un carico di ironia come antidoto alle quotidiane fatiche educative.
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