La prima impressione

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“..e poi posso mangiare guardando i cartoni, quando finisco continuo a guardare i cartoni, poi c’è la merenda e..”

“Guardi i cartoni”

“No. I video sul computer della mamma. Però vedo che hai capito”

“Ma sei proprio sicura?”

“Certo. Conosco bene la vita di questa famiglia. È la mia. Ti dico anche che mio fratello ci darà fastidio. Porta sempre a casa gli amici, giocano a carte, fanno magie o stanno giù al canestro. Sono maschi”

“Ah. Tua sorella?”

“Mia sorella è meravigliosa. Però le devi sequestrare il cellulare sennò non gioca può a Barbie con me. Lei va in prima media ed è altissima, ma la mamma dice che è ancora piccola”

“Capisco”

“Ma parliamo di cose serie: che telefono hai? Marca? Modello? Anno? Bello il tuo maglioncino. Su, non essere timida”

“Beh..veramente non sono tanti interessata a queste cose..”

“Come?? Davvero? Incredibile!”

“Però faccio delle altre cose, per esempio lo yoga per i bambini. Ti piacerebbe?”

“Eh? Oh, sì, carino. Ma io devo guardare i cartoni”

“Piccola! Cosa caspita stai raccontando? Lo sapevo che non dovevo lasciarvi sole. Scusa. Non credere a una sola parola uscita da questa dolce boccuccia”

La piccola è stata da me incautamente lasciata sola per qualche minuto con la nuova baby sitter, venuta a conoscere la famiglia per la prima volta. Entrando si è imbattuta in un primogenito sfuggente chino su un tablet e una mezzana ridente pronta per un giro in bici con la sua amica. Ha ascoltato le menzogne di una bambina dal davanti angelico e il retro diabolico. Ha visto correre via un gatto grande spaventato e ha ammirato il piccolo felino incontinente nel pieno del sonno.
E nonostante tutto ciò, oltre il buon senso e ogni ragionevolezza, ha deciso di restare.

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Si sta come d’autunno

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Gli starnuti la mattina appena svegli, le calze sui piedi e le maniche lunghe. Il piumino sul letto, anche se la notte lo scalci.
La sveglia di mattina quando fuori è ancora buio, le tazze sul tavolo e la nutella sui denti.
L’armadio con dentro sole e pioggia, canotte e camicie, magliette e maglioni. Le labbra sulla fronte a misurare la prima febbre, le gole arrossate, il fazzoletto accartocciato in mano. Cento colpi di spazzola prima di andare a scuola, ché la sera non servono e la notte porta sogni e nodi da sciogliere.
Le scarpe di un numero in più perché il piede è cresciuto, come un fungo o un bambù, mentre eri distratta.
Le firme sui fogli e nei diari, per dare consensi e prendere visione, la busta coi soldi e il righello nuovo. L’euro della merenda, perché i grandi fanno così.
Gli zaini per terra, pesanti e colorati, l’avviso dei pidocchi, lo sciopero sospeso.
Il planning settimanale con gli impegni di tutti, un mosaico, un incastro o come dice la piccola un puzzle matto.
Il pomeriggio in cucina, coi fogli sparsi, le briciole di gomma sul tavolo e un problema irrisolto. L’alfabeto in tedesco, la divisione in sillabe, l’unità d’iItalia. Gli amici sul divano invece che in cortile, la rete del canestro sbrindellata dopo tanto giocare.
I capelli lisci, ché i ricci se li porta via l’estate, la crema colorata sul viso tornato bianco, il trucco veloce davanti allo specchio. Vecchi maestri e nuovi sport, la squadra di sempre con la divisa moderna.
Le feste di compleanno, le riunioni a scuola, la visita dal pediatra.
Ricominciare qualcosa, iniziare altro.
L’autunno da me è così, fatto di una malinconia serena, una fatica piena, un incastro imperfetto.

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A me i denti

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“Ciao, bene arrivata, ti chiami..”

“Piccola”

“Ciao Piccola, e quanti anni hai?”

“Otto”

“Sei nervosa? Preoccupata? Spaventata?”

“No. Semmai arrabbiata perché volevo stare a giocare con le mie amiche e invece sono qui”

“Ah, capisco. Ma faremo in fretta, ancora qualche domanda”

“Da piccina tenevi il ciuccio? Il dito in bocca?”

“No. Quando avevo due anni e mezzo il ciuccio è caduto giù dall’aereo, me lo ha detto la mamma. Stavamo andando al mare. Io poi l’ho cercato tutta la settimana ma niente, per terra non c’era. In realtà la mamma mi ha imbrogliato per farmelo togliere, adesso lo so”

“Signora, non si mente ai bambini così!”

“Ehm..io..se non lo avessi fatto probabilmente la creatura qui presente girerebbe ancora col ciuccio”

“Andiamo avanti. Immagino che tu non fumi e non aspetti un bambino vero? Ahahaha!”

“Mamma, ma che domande mi fa il signore?”

“Tranquilla abbiamo finito. Passiamo alla visita da una dottoressa simpaticissima”

“Vieni, piccola, siediti pure qui su questa bella poltrona”

“Mai”

“Amore, ne abbiamo già parlato. Non ti fanno niente. Devono solo controllare i tuoi denti”

“Non sono mica un cavallo”

“Adesso basta, sali su quella sedia o stasera niente cartoni”

“Oh, brava così, apri bene. Ecco le gengive e..ahi! Se chiudi la bocca con la mia mano dentro mi mordi”

“Già”

La piccola si è presentata all’appuntamento col suo primo apparecchio così, in forma smagliante, portatrice sana di brutte figure.
Non si può dire lo stesso della povera dottoressa.

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Lesson number one

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Il cervello degli adolescenti manifesta una attitudine a reagire con intensità a incentivi e contesti socioemotivi in una maniera che non è ancora mitigata dalle strutture deputate al controllo degli impulsi, ai processi decisionali e alla valutazione rischi/benefici, che sono ancora relativamente immature.

Mother! Presto! dobbiamo andare a Milano subito, adesso, immantinente. C’è un Pokemon ultrararo che aspetta solo noi. Ho già sentito i miei amici, vengono tutti. Eh? No, non l’hanno ancora chiesto ai genitori. Come sarebbe è troppo tardi? Cosa sarà mai un’oretta di macchina la sera al buio per arrivare?”

Il cervello è un insieme di cellule – i neuroni – che comunicano tra loro, attraverso sostanze chimiche chiamate neurotrasmettitori. Durante l’adolescenza si intensifica l’attività dei circuiti cerebrali che utilizzano la dopamina, un neurotrasmettitore che ha un ruolo fondamentale nel creare la spinta a cercare la gratificazione e il piacere.

No, adesso non studio, c’è tempo. E’ sabato, vado al campetto a fare due tiri. No, adesso non posso sparecchiare, ho una sfida a Clash Royale tra cinque minuti. No, la spesa magari la porto su più tardi che mi aspettano in cortile per il torneo di muretto”

La diminuzione dei neuroni e delle loro connessioni, le sinapsi, chiamata ‘potatura’, si basa su un principio simile a quando si sfoltiscono le piante in giardino.

Ma l’hai visto quello youtuber? Che figo! Dice che dietro il cartone dei Simpson c’è un complotto. E il bambino che beve la coca con dentro la salsa barbecue? Delle risate da non crederci. Ma chi sei? Il gatto pancrazio? Ahahahah! Ma ce la fai?”

Altro che i genitori. A questa età serve un buon neuroscienziato.

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Undici

pag10-copia-e1428671945313Undici minuti, mi sembrano passati.
Undici anni, sono oggi.
Undici tirate d’orecchie, mezzana del mio cuore.
Che giochi con le Barbie ancora per poco, che alla copertina di Linus preferisci quella di Vanity Fair.
Che hai i capelli sempre più lunghi stretti stretti in una coda di cavallo, e li sciogli ancora soltanto per noi.
Che sei così simile a me, ma altrettanto meravigliosamente migliore di me.
Che hai il dono raro di rompere qualunque cosa tocchi, dal telefono al telecomando, dalla caldaia alla sveglia, dalla televisione alla cintura di sicurezza. Come re Mida trasformava in oro, tu come Attila non fai più crescere l’erba.
Che inventi e costruisci, colori e modelli, grazie a una creatività vivace dono della tua nonna.
Che da grande vuoi diventare youtuber, veterinaria o parrucchiera, dipende da come ti svegli la mattina.
Che cominci e non finisci, e soprattutto non sistemi.
Che sei disordinata e distratta, ma solo con quello che non ti interessa. Che hai un udito selettivo e ascolti solo ciò che ti fa comodo. Che sai percepire sentimenti e emozioni, e forse è più importante dell’ascoltare parole.
Che desideri uno sport che diventi passione e una best friend forever, come dite voi, e io non posso regalarti né una né l’altra.
Che ti fai massaggiare da quando sei nata, in ogni momento, in una coccola perenne.
Che conosci il mio punto di rottura e te ne tieni ben lontana, che chiedi scusa per prima perché come me mal sopporti i musi lunghi.
Che con un sorriso riesci a illuminare anche la più grigia delle mie giornate.
Che un centimetro dopo l’altro sei diventata più alta di me, ma non montarti la testa perché, anche se devi abbassarti per abbracciarmi, quella più grande rimango sempre io.
Undici volte tanti auguri amore mio.
Undici grattini sulla schiena, proprio come piace a te.
Undici e per sempre ti voglio bene, mia bellissima undicenne.

La tua mamma

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Siamo fragili

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“Ehi!”

“Dove sei?”

“Dai che dobbiamo andare”

“Adesso basta, il gioco è bello quando dura poco. Vieni fuori che è tardi”

“Mi sto arrabbiando, alla tua età questi giochetti scemi non si fanno”

“Mamma, dov’è mio fratello?”

Quindici lunghissimi minuti dopo

“Eccolo, è lì!”

“Mother, che c’è? Perché quella faccia? Sei pallida? Ma..hai gli occhi lucidi?”

“No. Mi dà fastidio il sole. Ti stavo cercando”

“Ma io ti avevo detto che uscivo da casa di nonna e andavo in piazza, non mi hai sentito?”

In un pomeriggio qualunque, non trovarlo più. Cercarlo in camera, in giardino, in garage. Chiamarlo nel bosco vicino alla casa della nonna. Pensare a uno scherzo, non credendoci. Farsi prendere dalla paura, che ti sospende in un tempo senza tempo. Io, capace di affrontare svenimenti e malattie, che non mi scompongo di fronte a ferite o fratture scomposte, mi sono persa nel cercarlo.
Io, razionale nelle emergenze quanto nel quotidiano, maestra di problem solving dentro e fuori casa, ho perso la bussola e smarrito i punti cardinali.
Come quando senti la sirena di un’ambulanza e temi gli sia successo qualcosa, anche se sono tutti lì sul divano di fianco a te. E come quando cerchi tuo figlio senza trovarlo, anche se è un dodicenne che ha quasi i baffi e l’anno prossimo andrà alle superiori.
È quel gorgo buio e profondo della paura irrazionale, che ogni tanto anche il più assennato dei genitori sperimenta. È quel fantasma nascosto lì, tra le pieghe del cuscino e il rientro da scuola, che non vedi ma sai che c’è. È quell’abisso buio dove nessuno vuol guardare, perché spaventa e fa sentire fragili e esposti. Figli piccoli problemi piccoli, figli grandi problemi grandi, mi dicevano quando sono diventata mamma. Ma l’ansia di perdersi resta uguale.

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Quel posto è mio

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Primo giro dell’isolato. Se trovo parcheggio ora sono puntuale.
Secondo giro dell’isolato. Se lo trovo adesso e poi corro ce la faccio.
Terzo giro dell’isolato. Sono in ritardo.
Quarto giro dell’isolato. Maledetta la Smart e chi l’ha inventata, credevo fosse un posto e per poco non mi schianto.
Quinto giro dell’isolato, panico.
Quando finalmente eccolo, il parcheggio. Bello, nelle sue rassicuranti anche se costose righe blu. Mi infilo, spedita e sollevata, fiduciosa di non perdere il lavoro, almeno per oggi.
All’improvviso, sbucata da chissà dove, si materializza lei, nella diagonale perfetta tra le strisce blu. Lei, con un instabile chignon biondissimo raccolto in cima alla testa. Un sobrio abito in tutte le gradazioni del rosso, come un semaforo vivente. Mani strette sulla borsetta in tinta, brandita come una sciabola nella mia direzione.

“Eh no signorina, questo posto è occupato”

“Signora mi scusi, ma da chi? Questo è un posto auto, non un posto in piedi”

“Mio marito, arriverà a momenti”

“Signora ma non c’è nessuna altra macchina dietro di me”

“Infatti. È appena uscito dal dentista, torna a casa tra una ventina di minuti, mezz’ora al massimo. Gli tengo il posto”

“Più che altro è occupazione di suolo pubblico! Signora devo andare a lavorare, sia gentile”

“Io son gentilissima, ma il posto è di mio marito”

“Devo andare a lavorare!!”

“Io non mi levo neanche se mi investe”

“Non mi tenti”

Inutile dire che alla fine non ho investito la moglie devota. Ho proseguito nei miei giri dell’isolato finché la maledetta Smart non mi ha lasciato il posto, mentre la signora si ergeva fiera a difesa del parcheggio.
E per quanto ne so, potrebbe essere ancora lì.

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Come si cambia

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Le fette biscottate con la marmellata alle more di rovo, al posto del tè coi biscotti.
L’acqua micellare invece che la cera di Cupra.
La coda di cavallo e non i capelli sciolti.
Il bar all’angolo al posto della solita caffetteria.
Un lucida labbra color ciliegia invece del burro cacao.
Un libro giallo dalla copertina azzurra al posto dei miei soliti romanzi.
Un fico d’India mai assaggiato comprato al posto delle mele, mangiato solo dopo avere capito come aprirlo.
A sinistra invece che a destra al bivio della pista ciclabile.
La mano destra al posto della sinistra per firmare un avviso.
Prendere le scale invece dell’ascensore e scoprire cognomi buffi sui campanelli.
Fare il passeggero e non l’autista.
Usare la grattugia al posto del grattugiato.
Stare con invece che contro.
Guardare il cielo e non i piedi.

Spostarsi di un passo o salire su un gradino, cambiando prospettiva e punto di vista.
I cambiamenti grandi germogliano nei piccoli gesti.

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A volte ritornano

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“Mamma che emozione! Non ti puoi immaginare! Che momento! Loro erano lì, a un passo. Loro, così belli e famosi, e quanta gente c’era! Tutti gridavano! Eh sì, ne è valsa la pena passare il pomeriggio nella galleria del centro commerciale. Che felicità conoscere persone così famose!”

“Mamma, ti ho mentito. La maglietta che mi hai regalato non mi piace. Mi fa orrore. Non te lo volevo dire per non offenderti però l’ho nascosta in fondo all’armadio. Ma possiamo tenerla via per la piccola, vero? Mamma? Ti sei offesa?”

“No, non piove così tanto. Sì, l’ho sentito il tuono ma fa niente, passa in fretta. Sono solo quattro gocce. Come dici? La giacca? No, non serve. Grazie per l’offerta ma non voglio un passaggio. A scuola ci vado a piedi con le mie amiche”

La domenica pomeriggio alla scoperta di due famosi youtuber, immersa in una folla di ragazzini e ragazzine con i piedi in centinaia di Nike e All Star.
Gusti nell’abbigliamento cambiati dalla sera alla mattina, che divergono da quelli di mamma come punti cardinali.
Dallo scuolabus alle chiavi di casa, senza gradi intermedi, da zero a cento in un battito di ciglia.
Io, che alla sua età mi sono emozionata per avere toccato la mano a uno dei Righeira durante un’esibizione. Che ho subito in silenzio il principe di galles delle gonne comprate da mia madre. Che andavo a scuola a piedi da anni, e un passaggio l’avrei anche gradito.
E dire che questa volta si era annunciata. Aveva bussato e pure suonato il campanello, ma io ho chiuso la porta e spento le luci per non farci trovare.
È bastato mandare una figlia in prima media per fare entrare lei, la signorina preadolescenza.
Che, al femminile, è ancora più faticosa della sua versione maschile. Più complicata e contraddittoria, come il genere a cui appartiene. Più testarda e polemica, come la fanciulla che la abita.
Che se la ride sotto i baffi, perché il divertimento è appena cominciato.

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Pensionati moderni

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Gilet a righe su polo bianca, pantaloni di fustagno color topo e mocassini. Occhiali così spessi da fare gli occhi piccoli piccoli. Una strana metamorfosi tra il ragionier Filini e Mister Magoo, con l’accento del Milanese imbruttito. Braccia giunte dietro la schiena e corpo proteso in avanti, per meglio osservare i prodotti che scorrono sul nastro della cassa, mentre li ripongo alla rinfusa cercando di fare prima della cassiera.

“Mmm..tanta roba”

“Uh? Parla con me?”

“Eh già signorina, guarda vè quanta spesa”

“Sì, siamo in tanti a casa”

“E vorrei vedere che se le mangiasse tutte lei quelle cosine buone ahahahah!”

“…”

“Prosciutto, formaggio, la sfoglia.. Fa mica una torta salata?”

“Come? Non so, può darsi”

“Beh però un po’ di verdura bisognerebbe mettercela, fa bene ai bambini, sa?”

“L’ho sentito dire”

“Maionese, Ketchup..questi non fanno mica bene però. A me il dottore li ha vietati. Dovrebbe evitarli anche lei signorina. Non mi dica che gli compra pure la coca cola!”

“No, stia tranquillo, niente coca cola”

“Yogurt, fette biscottate, ma..cus’è chel rob lì? Ah, cose da femmine ahahaha”

“Sono quarantotto euro e venti”

“Ma pensa te. Una volta con centomila lire ci mangiavi per giorni. Adesso non ci compri che due cosette. Povera Italia. Stia bene signorina!”

Una volta i pensionati osservavano i cantieri. Ora presidiano le casse dei supermercati.

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