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Non confondere la grinta con la prepotenza
Litiga pure ma litiga bene, senza insulti, lagne o mani alzate
Cerca di essere più socievole e meno social, più contento e meno connesso
Ascolta prima di parlare, che l’ordine alfabetico non è casuale
Sii gentile, sempre
Assaggia qualcosa di nuovo, annusa un profumo diverso
Tieni in tasca un pensiero bello e un fazzoletto
Sorridi di faccia e ridi di pancia
Porta pazienza che le cose belle arrivano come i fari dentro la nebbia, all’improvviso
Ascolta una bella canzone con le cuffie, poi toglile e falla sentire a tutti
Piangi anche da solo se necessario, poi cerca delle braccia amate per sprofondare in un abbraccio
Scrivi ogni bella frase che ti viene in mente, anche sullo specchio appannato del bagno
Dai voce alla tristezza quanto alla felicità
Viaggia con la fantasia quando non lo puoi fare con l’aereo
Testa alta, coraggio e sorriso per ognuno dei prossimi trecentosessantacinque giorni a venire.
Buon anno a voi tre, che siete il mio caleidoscopio sul mondo.
Buon anno a voi tutti, che in un modo o nell’altro mi avete fatto compagnia su questa pagina bianca.

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Prove tecniche in corso

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“Mami…mami…MAMIIII!!!!”

“Aaaaaaa! Piccola! Signore che spavento. È notte fonda e tu urli?”

“Mi si è staccato un pezzo del l’apparecchio esterno me lo sistemi?”

“Aspetta che accendo la luce…”

“Aaargh!”

“Piccola, basta urlare! Che succede?”

“Perché c’è mio fratello nel lettone?”

“Chi? Ah, il grande. Ha fatto un brutto sogno, sii comprensiva”

“No. Domani allora vengo io”

“Va bene ma adesso torna a dormire per favore che ho sonno”

“Ok notte mami…aaaiaa”

“Ehi, ma che succede?”

“Mother?”

“O cielo è caduta la piccola!”

“Che male…aiaiaiaiaiai!”

“Fammi vedere e stai tranquilla. Un bel bacio sulla gamba e tutto passa”

“Va un po’ meglio ma non sono ancora guarita. E non ho più sonno”

“Neanche io!”

“Idem”

“Eh no, fermi tutti. Ora si dorme e non si discute”

“Ma dai, mother! Stiamo svegli e facciamo le prove tecniche per il capodanno. Pepepepe”

Ecco, appunto. Io che speravo di farla franca e andare a letto presto mi ritrovo con tre fanatici del trenino a mezzanotte e dei brindisi in compagnia.

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L’identikit

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Andatura ciondolante, scarpe slacciate. Felpa, maglietta, pantaloni e calze in tutte le sfumature del nero. Capelli spettinati, un’ombra di baffi sul labbro, un’ombra di inquietudine nello sguardo. In una mano un tubo di Pringles, nell’altra il cellulare, naturale prolungamento del suo arto. Il sorriso beffardo in casa, amichevole fuori, divertito con gli amici. La critica appoggiata sulla punta della lingua, un cobra pronto a scattare alla prima esitazione o contraddizione genitoriale.
Il dubbio e la messa in discussione di ogni certezza, da Babbo Natale al battesimo. La distrazione strisciante, la sciatteria imperante. Non si taglia le unghie ma taglia la corda non appena gli si presenta l’occasione. Lotta coi suoi amici tra il divano e il pavimento, in un crescendo di risate e virili pacche sulle spalle. Le mani rapide che fanno scomparire carte, apparire simboli, creare illusioni.
Lo studio fuori da ogni lista di priorità e bisogni primari, la pallacanestro in cima. Gli amici su, la famiglia giù. La contestazione sempre e comunque, come cifra stilistica e affermazione di sé. L’entusiasmo per le novità, l’appetito vorace in un corpo esile, le bibite gasate e le canzoni dei rapper arrabbiati. La tenerezza verso i cuccioli, umani e animali, l’inflessibilità contro il mondo di fuori.
La contraddizione in termini. L’identikit di un pre-adolescente, il mio.

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Solo un arrivederci

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Caro Babbo Natale,
Questa volta il caro è pura forma stilistica. Dobbiamo parlare. Credo ci sia stato un deprecabile scambio di missive, in tutto quel caos che devono essere le poste in Lapponia nella settimana di Natale. Se così non fosse, potrei addirittura vederci della malafede da parte tua. Perché non si spiega altrimenti. La congiuntivite bilaterale apparsa per magia la mattina del venticinque sui miei occhi, tanto per cominciare, e che sarebbe bastato anche per finire. Il febbrone da cavallo del primogenito, che ha passato la notte col minestrone surgelato findus sulla testa nel tentativo vano di riportare la temperatura al di sotto di quella di fusione del ferro, in un crescendo di deliri sportivi “era da tre! Il canestro era da tre!”
Il bicchiere di latte lasciato sopra il camino e rovesciato sull’albero, che tu dirai saran state le renne ma noi non ci crediamo mica. E poi, è difficile dirselo e non ci sono parole che possano addolcire la verità, ma bisogna avere coraggio. Questo è l’ultimo Natale che passiamo insieme. Ecco, l’ho detto. Abbiamo passato dei bei momenti. Per tanti anni sei sceso baldanzoso dal camino, anche quando non ce lo avevamo. Hai lasciato decine di pacchi e pacchetti, sgranocchiato pacchi di gocciole e consumato litri di latte. Ma è finita. La piccola, tua ultima fervente sostenitrice, non lo sarà ancora per molto. E qualche dubbio sarebbe dovuto venire anche a te questa volta, Babbo caro. Sul biglietto che ti ha lasciato accanto ai biscotti non si è limitata a chiedere certezza della tua esistenza, ma ha anche preteso la tua firma sugli appositi spazi. Ha persino voluto sapere se per caso sei mancino, come la sua mamma. Insomma, tanto vale guardare in faccia la realtà e salutarci. Ma mi raccomando, restiamo amici. Perché fra molti e molti anni ci sarà ancora bisogno di te.

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Auguri

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“Guarda mami il mio ginocchio, qui di lato. Ti ricordi quando mi sono fatta male e ho pianto come una pazza? È rimasta la ciccatrice”

“E come dimenticarsene? Se lo ricordano pure i vicini dalle urla che hai lanciato. Eri piccola. Comunque si dice cicatrice, con una c sola”

“Davvero? Sei sicura sicura?”

“Certissima”

“Peccato. Io preferirei si chiamasse ciccatrice”

“E perché mai piccola?”

“Beh pensaci mami. Ti fai male. Hai paura. Piangi e vuoi la mamma. Le cicche sono colorate, profumate, sanno di buono. Le mastichi per tanto e sai di buono anche tu. Puoi fare i palloni giganti che ti scoppiano sulla faccia e così ti metti a ridere perché rimane sulla punta del naso. Quindi sarebbe bello che a riparare una ferita ci fosse una ciccatrice”

“Ma sai che c’è? Che hai ragione tu, piccola”

E allora un Buon Natale a tutti, con l’augurio di avere sempre in tasca una ciccatrice per le sbucciature che ogni tanto capitano sul cammino.

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Colpevole

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“Mami, che bello! Davvero sei venuta ad aiutare le mamme a preparare la merenda! Evviva! Grazie! Sono così felice, non vieni quasi mai a scuola”

E mi guarda così, con quegli occhioni da cucciolo che nei momenti peggiori si trasformano in due fessure da vipera.
Ed eccolo lì, il maledetto. Il senso di colpa, in tutto il suo splendore. Vero, a scuola non vengo quasi mai, ho lo scuolabus fuori di casa che è tanto comodo.
Vero, non ho mai fatto la rappresentante di classe, e dire che di occasioni ce ne sarebbero state a bizzeffe.
Vero, non mi offro mai per il turno al mercatino delle torte.
A mia parziale discolpa posso dire di avere ospitato venticinque bambini della materna in casa per fare l’albero di Natale, in nome del progetto “addobba una casa”.
Posso dire di avere disegnato e dipinto scenografie per la festa di fine anno con in pancia una figlia mezzana.
Posso dire -anche se preferirei non dirlo- di avere recitato in occasione della festa della solidarietà della quarta elementare, spettacolo di cui ancora si parla e di cui il primogenito ancora si vergogna.
Posso dire di avere speso cifre considerevoli a ogni evento benefico a sostegno dell’istituto comprensivo.
Eppure la felicità della piccola si accende per qualche fetta di pandoro tagliata e due bottiglie di gazzosa stappate.
Vorrà dire che anche quest’anno mi laverò la coscienza acquistando l’acquistabile al mercatino, ché in casa si sentiva giusto la necessità di un presepe dorato fatto con le penne Barilla, una cornice in tappo di sughero e una candela profumata aroma di vaniglia del Madagascar.

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Qualifiche

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“Maaammaaaaa cooorriiii!!”

“Che succede? È urgente? Sicuri? O è procurato allarme come al solito?”

“No mother è davvero importante. La piccola ha perso un pezzo”

“La piccola? Un pezzo? Fatemi vedere”

“Maaammaaa vieni presto! Mi fa maleee”

“Dove amore? Dove fa male?”

“Guarda mamma, l’apparecchio! Si è rotto! Cos’è quel filo che esce?”

“O cielo. È un pezzo di apparecchio che si è sganciato”

“Aiutooo! Toglietemi questo coso, punge!”

“Va bene niente panico, adesso troviamo una soluzione. Piccola, apri la bocca”

“Aaaaaaaa”

“Io ci metterei lo scotch”

“Colla vinilica?”

“Zitti e lasciatemi provare, magari riesco a sistemarlo”

“Mother, non metto in dubbio le tue capacità ma non sarebbe meglio andare dal dentista? Credo sia appena un po’ più preparato di te”

“Ma davvero? Non mi dire. Peccato solo siano le dieci e mezza di sabato sera. Qualcosa mi dice che non sia in studio ad aspettare la nostra chiamata”

“Maaammaaa ma io non posso farmi vedere in giro così!!”

“Ferma e zitta. Apri bene…proviamo così…un po’ di più…ecco!”

“L’hai sistemato davvero?”

“No. Per finta. Ma fino a lunedì spero rimanga”

“Ma io come faccio a mangiare domani?”

“Ahahah pensi solo al cibo sorella”

“Fammi pensare…puoi mangiare il budino!”

“Davvero? A pranzo e cena? Ci sto”

“Mother, frullale le lasagne”

Che per fregiarsi dell’ambito titolo di Madre occorressero innumerevoli capacità lo avevo intuito. Chef, autista, psicologa, medico di base, colf, organizzatrice di eventi, maestra, nutrizionista, puericultrice, pedagogista, confessore, sarta, preparatrice atletica.
Da oggi aggiungo con orgoglio al mio medagliere la qualifica di ortodontista.

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Gesti

Una mattina azzurra e ghiacciata ad accompagnare il primogenito e il suo amico al temuto esame di arbitro.

Uno spettacolo di cartomagia con le star di YouTube e street magic, nuovi idoli dei tredicenni.

Un palazzetto affollato di bambine in divisa, con una mezzana ancora piccola ma più grande di loro a segnare i punti del torneo di natale.

Una corsa all’ipermercato alla ricerca della maglietta rossa per il saggio di terza elementare, una mano nell’altra e la cioccolata sulle labbra.

I regali ritrovati e impacchettati, lasciati a riposare sul fondo dell’armadio ancora per pochi giorni.

Il Natale che quest’anno è arrivato, forse per restare. L’albero, il presepe, il calore.
Una felicità sommessa e sussurrata che non impedisce di sentire e di vedere quello che sta succedendo nel resto del mondo. Di indignarsi e interrogarsi, di pregare e di sperare. Con un piccolo ma significativo gesto di aiuto
http://terredeshommes.it/bambini-in-fuga/#prossimi

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Generazioni a confronto

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“Lo devi tenere acceso! Quante volte te lo devo dire, santa pazienza!”

“Ma lo dovevo spegnere per forza, non potevo…”

“Sono scuse. E ce n’è sempre una diversa”

“Ma non ci ho pensato..”

“E certo, non ci hai pensato. Io intanto a casa a preoccuparmi. Perché io mi preoccupo, sai? Ho delle responsabilità”

“Ma forse era scarico…”

“Non mi sembra di chiedere molto. Devi solo ricordarti di metterlo in carica di notte. A me non pare tanto difficile, ce la puoi fare pure tu”

“Ma io non voglio avere anche questo pensiero…”

“E ce lo devi avere, porca miseria, mamma!”

La signora china la testa di corti capelli bianchi e si stringe al petto la borsetta, dove probabilmente giace il cellulare spento. Il figlio le cammina accanto con l’aria sfrontata e la faccia scocciata, in un pomeriggio freddo e nebbioso.
Io sono contro le sculacciate, le mani alzate, la violenza in ogni sua forma, che nulla a che vedere con una sana educazione. Ma forse non è mai troppo tardi per due sberle.

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Alien

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Mattino

“Mamma, mi fai i grattini?”

“Chi osa entrare in bagno? Avevo detto che c’ero io!!! Gatto! Fuori!”

“Un bacino mamma che vado a scuola”

“Nooooo ho detto che non me lo metto il capello che ho la coda alta e il ghiaccio fuori non è freddo come sembra”

Mezzogiorno

“Ciao ciao mami abbracciami”

“La pasta? Ancora? Ma l’ho già mangiata ieri! Volevo la pizza würstel e patatine. Non mi accontenti mai e pensi solo ai fratelli”

“Mi aiuti nei compiti mammina?”

Pomeriggio

“Dov’è la mia maglietta azzurra preferita del campeggio? Come da stirare? Ancora? Come dici? Me la devo stirare io se ho tanta fretta??”

“Mamma, mi fai i grattini sulla schiena?”

Sera

“E poi lei ha detto che era contenta ma preferiva essere solo sua amica. Invece in terza c’è uno che fuma, pensa te. Sai che all’intervallo sono stata a chiacchierare con la mia amica e abbiamo riso tantissimo”

“Non ho voglia di parlare, lasciatemi sola”

“Mamma, mi fai i grattini sul collo?”

Volevo dire agli alieni che hanno inavvertitamente lasciato una delle loro bambine al posto della mia, che sono pronta allo scambio e a riavere la mia fanciulla. Se questo non fosse possibile mi dicessero gentilmente dove hanno parcheggiato l’astronave, sarò lieta di riconsegnarla a domicilio.

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