Auguri

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“Guarda mami il mio ginocchio, qui di lato. Ti ricordi quando mi sono fatta male e ho pianto come una pazza? È rimasta la ciccatrice”

“E come dimenticarsene? Se lo ricordano pure i vicini dalle urla che hai lanciato. Eri piccola. Comunque si dice cicatrice, con una c sola”

“Davvero? Sei sicura sicura?”

“Certissima”

“Peccato. Io preferirei si chiamasse ciccatrice”

“E perché mai piccola?”

“Beh pensaci mami. Ti fai male. Hai paura. Piangi e vuoi la mamma. Le cicche sono colorate, profumate, sanno di buono. Le mastichi per tanto e sai di buono anche tu. Puoi fare i palloni giganti che ti scoppiano sulla faccia e così ti metti a ridere perché rimane sulla punta del naso. Quindi sarebbe bello che a riparare una ferita ci fosse una ciccatrice”

“Ma sai che c’è? Che hai ragione tu, piccola”

E allora un Buon Natale a tutti, con l’augurio di avere sempre in tasca una ciccatrice per le sbucciature che ogni tanto capitano sul cammino.

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Colpevole

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“Mami, che bello! Davvero sei venuta ad aiutare le mamme a preparare la merenda! Evviva! Grazie! Sono così felice, non vieni quasi mai a scuola”

E mi guarda così, con quegli occhioni da cucciolo che nei momenti peggiori si trasformano in due fessure da vipera.
Ed eccolo lì, il maledetto. Il senso di colpa, in tutto il suo splendore. Vero, a scuola non vengo quasi mai, ho lo scuolabus fuori di casa che è tanto comodo.
Vero, non ho mai fatto la rappresentante di classe, e dire che di occasioni ce ne sarebbero state a bizzeffe.
Vero, non mi offro mai per il turno al mercatino delle torte.
A mia parziale discolpa posso dire di avere ospitato venticinque bambini della materna in casa per fare l’albero di Natale, in nome del progetto “addobba una casa”.
Posso dire di avere disegnato e dipinto scenografie per la festa di fine anno con in pancia una figlia mezzana.
Posso dire -anche se preferirei non dirlo- di avere recitato in occasione della festa della solidarietà della quarta elementare, spettacolo di cui ancora si parla e di cui il primogenito ancora si vergogna.
Posso dire di avere speso cifre considerevoli a ogni evento benefico a sostegno dell’istituto comprensivo.
Eppure la felicità della piccola si accende per qualche fetta di pandoro tagliata e due bottiglie di gazzosa stappate.
Vorrà dire che anche quest’anno mi laverò la coscienza acquistando l’acquistabile al mercatino, ché in casa si sentiva giusto la necessità di un presepe dorato fatto con le penne Barilla, una cornice in tappo di sughero e una candela profumata aroma di vaniglia del Madagascar.

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Qualifiche

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“Maaammaaaaa cooorriiii!!”

“Che succede? È urgente? Sicuri? O è procurato allarme come al solito?”

“No mother è davvero importante. La piccola ha perso un pezzo”

“La piccola? Un pezzo? Fatemi vedere”

“Maaammaaa vieni presto! Mi fa maleee”

“Dove amore? Dove fa male?”

“Guarda mamma, l’apparecchio! Si è rotto! Cos’è quel filo che esce?”

“O cielo. È un pezzo di apparecchio che si è sganciato”

“Aiutooo! Toglietemi questo coso, punge!”

“Va bene niente panico, adesso troviamo una soluzione. Piccola, apri la bocca”

“Aaaaaaaa”

“Io ci metterei lo scotch”

“Colla vinilica?”

“Zitti e lasciatemi provare, magari riesco a sistemarlo”

“Mother, non metto in dubbio le tue capacità ma non sarebbe meglio andare dal dentista? Credo sia appena un po’ più preparato di te”

“Ma davvero? Non mi dire. Peccato solo siano le dieci e mezza di sabato sera. Qualcosa mi dice che non sia in studio ad aspettare la nostra chiamata”

“Maaammaaa ma io non posso farmi vedere in giro così!!”

“Ferma e zitta. Apri bene…proviamo così…un po’ di più…ecco!”

“L’hai sistemato davvero?”

“No. Per finta. Ma fino a lunedì spero rimanga”

“Ma io come faccio a mangiare domani?”

“Ahahah pensi solo al cibo sorella”

“Fammi pensare…puoi mangiare il budino!”

“Davvero? A pranzo e cena? Ci sto”

“Mother, frullale le lasagne”

Che per fregiarsi dell’ambito titolo di Madre occorressero innumerevoli capacità lo avevo intuito. Chef, autista, psicologa, medico di base, colf, organizzatrice di eventi, maestra, nutrizionista, puericultrice, pedagogista, confessore, sarta, preparatrice atletica.
Da oggi aggiungo con orgoglio al mio medagliere la qualifica di ortodontista.

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Gesti

Una mattina azzurra e ghiacciata ad accompagnare il primogenito e il suo amico al temuto esame di arbitro.

Uno spettacolo di cartomagia con le star di YouTube e street magic, nuovi idoli dei tredicenni.

Un palazzetto affollato di bambine in divisa, con una mezzana ancora piccola ma più grande di loro a segnare i punti del torneo di natale.

Una corsa all’ipermercato alla ricerca della maglietta rossa per il saggio di terza elementare, una mano nell’altra e la cioccolata sulle labbra.

I regali ritrovati e impacchettati, lasciati a riposare sul fondo dell’armadio ancora per pochi giorni.

Il Natale che quest’anno è arrivato, forse per restare. L’albero, il presepe, il calore.
Una felicità sommessa e sussurrata che non impedisce di sentire e di vedere quello che sta succedendo nel resto del mondo. Di indignarsi e interrogarsi, di pregare e di sperare. Con un piccolo ma significativo gesto di aiuto
http://terredeshommes.it/bambini-in-fuga/#prossimi

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Generazioni a confronto

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“Lo devi tenere acceso! Quante volte te lo devo dire, santa pazienza!”

“Ma lo dovevo spegnere per forza, non potevo…”

“Sono scuse. E ce n’è sempre una diversa”

“Ma non ci ho pensato..”

“E certo, non ci hai pensato. Io intanto a casa a preoccuparmi. Perché io mi preoccupo, sai? Ho delle responsabilità”

“Ma forse era scarico…”

“Non mi sembra di chiedere molto. Devi solo ricordarti di metterlo in carica di notte. A me non pare tanto difficile, ce la puoi fare pure tu”

“Ma io non voglio avere anche questo pensiero…”

“E ce lo devi avere, porca miseria, mamma!”

La signora china la testa di corti capelli bianchi e si stringe al petto la borsetta, dove probabilmente giace il cellulare spento. Il figlio le cammina accanto con l’aria sfrontata e la faccia scocciata, in un pomeriggio freddo e nebbioso.
Io sono contro le sculacciate, le mani alzate, la violenza in ogni sua forma, che nulla a che vedere con una sana educazione. Ma forse non è mai troppo tardi per due sberle.

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Alien

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Mattino

“Mamma, mi fai i grattini?”

“Chi osa entrare in bagno? Avevo detto che c’ero io!!! Gatto! Fuori!”

“Un bacino mamma che vado a scuola”

“Nooooo ho detto che non me lo metto il capello che ho la coda alta e il ghiaccio fuori non è freddo come sembra”

Mezzogiorno

“Ciao ciao mami abbracciami”

“La pasta? Ancora? Ma l’ho già mangiata ieri! Volevo la pizza würstel e patatine. Non mi accontenti mai e pensi solo ai fratelli”

“Mi aiuti nei compiti mammina?”

Pomeriggio

“Dov’è la mia maglietta azzurra preferita del campeggio? Come da stirare? Ancora? Come dici? Me la devo stirare io se ho tanta fretta??”

“Mamma, mi fai i grattini sulla schiena?”

Sera

“E poi lei ha detto che era contenta ma preferiva essere solo sua amica. Invece in terza c’è uno che fuma, pensa te. Sai che all’intervallo sono stata a chiacchierare con la mia amica e abbiamo riso tantissimo”

“Non ho voglia di parlare, lasciatemi sola”

“Mamma, mi fai i grattini sul collo?”

Volevo dire agli alieni che hanno inavvertitamente lasciato una delle loro bambine al posto della mia, che sono pronta allo scambio e a riavere la mia fanciulla. Se questo non fosse possibile mi dicessero gentilmente dove hanno parcheggiato l’astronave, sarò lieta di riconsegnarla a domicilio.

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Prove di fede

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Drinnn!

“Piccola, apri che arrivo”

“Ciao bambina, è in casa la tua mamma?”

“Ciao. Sì ma è in bagno. A farsi la doccia. Forse si lava anche i capelli. Però se ha anche il cellulare ci metterà un po’. È sempre col telefono in mano, sai? Perché la mamma scrive delle storie su Facebook. Anche mio fratello vuole Facebook ma la mamma ha detto che non è il caso anche se ha tredici anni e quindi potrebbe, giusto? A mia sorella invece non interessa. A lei piace fare i filmati e da grande diventerà una youtuber famosissima e così saremo ricche e famose. Ci prenderemo un cane perché la mamma adesso non vuole. Dice che i gatti bastano e avanzano, soprattutto perché il piccolo fa la cacca e la pipì sul divano e lei gli tira le ciabatte. Io però chiederò a Babbo Natale il cagnolino che abbaia e scodinzola per davvero anche se è finto. Speriamo che il gatto non si spaventi ma mio fratello si”

“Piccola? Con chi stai parlando?”

“Ah, mami! Parlavo con questi due simpatici signori…signori?”

Due figure alte e dai capelli brizzolati si allontanano rapidamente dalla nostra casa. Dalla cassetta della posta spunta una inequivocabile rivista.
La piccola è riuscita a mettere in fuga persino due zelanti testimoni di Geova.

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Sig. Babbo Natale, Circolo Polare Artico, Lapponia

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Caro Babbo Natale,

rieccoci qui, che a quanto pare il tempo passa veloce. Mi sembra ieri di avere visto girare per casa qualche paio di infradito, ma forse è colpa del disordine cronico di casa mia. Malgrado ciò ho delle buone notizie. A differenza dello scorso anno mi sono ricordata quasi di tutto. Ho trovato al primo colpo albero, decorazioni, presepe e finto babbo da appendere alla finestra. Certo, le lucine sono ormai tutte fulminate e alcune palline si sono rotte nella fretta, il sei gennaio scorso, di spazzare via ogni traccia di festività, quando non vedevo l’ora di rimandare a scuola i tre piccoli zampognari. Il presepe si è conservato decisamente meglio, finché non è stato allestito con tutti i crismi, dalla paperella ai pastorelli, dal cielo stellato al muschio, e il gatto grande pensandosi forse il bambin Gesù si è accomodato sulla capanna per una bella dormita. Ma sono dettagli, se confrontati con l’entusiasmo travolgente della più giovane abitante di casa. La piccola, cui tocca quest’anno l’onore massimo di apporre la stella sulla cima dell’albero, ha addobbato sala, cucina, camera e gatto con chilometri di nastro dorato, che semina fastidiose pagliuzze su ogni cosa e persona. La giovane fanciulla canta le canzoni del saggio di natale mentre fa colazione, si lava i denti, coccola il felino e fa i compiti. Ti ha scritto una lunga missiva, caro Babbo, una riflessione sull’andamento dell’anno passato e del comportamento suo e della famiglia tutta, oltre una serie di richieste ordinatamente suddivise in imprescindibili e facoltative. Fortuna ha voluto che molte delle sue richieste fossero già ben nascoste in qualche parte della casa, perché quest’anno ho deciso di non arrivare all’ultimo momento e ho cominciato la ricerca doni per lei e per i suoi fratelli in tempi non sospetti. Quindi, caro Babbo, non ho richieste particolari da farti quest’anno. O forse una, ma piccola. Potresti aiutarmi a ritrovare i regali comprati con tanto mirabile anticipo? A quanto pare sono stata così accurata nella ricerca di un nascondiglio efficace che ci sono riuscita fin troppo bene.
Latte e biscotti sul camino non mancheranno, prometto.

Barbara

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Tu chiamale, se vuoi, emozioni

 

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Sarà stato per le luci, così intense da illuminare un palazzetto intero.
Sarà stato per i brillantini sul body bianco e blu, che luccicavano come cristalli.
Sarà stato per il tuo apparecchio scintillante, che risplendeva a ogni sorriso.
Sarà stato per le decorazioni di Natale tirate fuori la mattina, e i pezzi di presepe sparsi per casa.
Sarà stato per l’emozione di vincere il primo premio della lotteria.
Sarà stato per tutti quei bambini e quelle bambine in fila, tutti vestiti uguali.
Sarà stato per le spaccate, i salti, le verticali, il leprotto zoppo, il ponte e tutte le evoluzioni viste sul tappeto verde.
Sarà stato per la musica, che a Natale ti incanta anche come colonna sonora dello spot di un panettone.
Sarà stato perché ormai ho una certa età e sono più sensibile.
Sarà stato perché le tue insegnanti sembravano davvero felici di essere lì con voi la domenica pomeriggio, come lo sono sempre durante le lezioni.
Sarà stato lo stare al cospetto di tanta passione per uno sport.
Sarà stato per tutto questo e forse altro che ho seguito con le lacrime agli occhi l’intero saggio di ginnastica artistica, piccola mia. Sotto lo sguardo imbarazzato dei tuoi fratelli, trascinati chi con le buone e chi con le cattive a fare il tifo per te. Con la coda alta e tirata, il body luccicante e un sorriso abbagliante.

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Incomprensioni

 

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“Mother, guarda lì che meraviglia”

“Hai ragione, un tramonto bellissimo. Spettacolare”

“Ma quale tramonto? Io parlavo della strada. L’hanno appena asfaltata. È liscia come la seta”

“Mi prendi in giro, vero? Ti prego, dimmi che stai scherzando”

“Non capisci. La strada così è perfetta per andare in bici o con lo skate. E poi da un senso di…ordine! Ecco, è proprio ordinata”

“Capisco. E da quando, se posso chiedere, sei diventato cultore dell’ordine? No perché la tua stanza sarebbe lì a dimostrare il contrario”

“Non capisci. È il mondo che è più in ordine, la mia camera non c’entra. Fuori mi dà fastidio il disordine. È anche altre cose”

“Per esempio?”

“Per esempio i bagni che non sono pulitissimi. Non ci entro. Quello di casa nostra, ogni tanto…”

“Cosa vorresti dire? Il nostro bagno è pulitissimo finché non passate voi tre barbari”

“Non capisci. Ah, un’altra cosa! Non sopporto che qualcuno beva dal mio bicchiere. Tu a volte lo fai e mi scoccia”

“Ma se all’allenamento bevete tutti dalla stessa bottiglia! Ma se ti ho visto coi miei occhi scambiare la coca cola con i tuoi amici?”

“Non capisci. La squadra è la squadra. È come una famiglia”

“E noi cosa saremmo, scusa??”

“Mother, non capisci. Rilassati e ammira la meraviglia di una strada appena asfaltata”

Eh già, non capisco proprio.

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