È la regola

All’ipermercato, casse automatiche

“Ehm…mi scusi. Qui il display dice che il prodotto non corrisponde col peso. Che faccio?”

“Signora, cosa ha combinato? Ne ha per caso mangiato qualcuno?”

“Ma le pare che mi metto a mangiare i pomodori -l’unica verdura accettata dalla mia figlia piccola, si vabbè sbucciati ma non apriamo questo triste capitolo- tra la corsia del biologico e la macelleria?”

“Ah guardi, le persone fanno le cose più strane, sapesse quante ne vedo. Quindi non ne ha mangiati?”

“No!”

“Vabbè, allora vada a prendere un’altra confezione”

“Ma ho fatto mezz’ora di coda!”

“È la regola”

“Rinunceremo ai pomodori”

In banca

“Sì, buongiorno signorina. È successo che ho provato a prelevare al bancomat qui fuori, tutto bene, mi restituisce la carta, aspetto i soldi…e le banconote non escono. Appare la scritta ‘guasto tecnico’.

Quindi dallo sportello non sono uscite, ma dal mio conto sì, come può vedere dall’app sul mio cellulare”

“Mi spiace, non mi occupo io di queste cose”

“Ma è la terza persona a cui lo spiego!”

“Tesoro, non posso farci niente. Quando verrà aperto il bancomat, se verrà riscontrata una eccedenza, se verrà collegata al suo bancomat, solo allora daremo comunicazione alla sua banca e poi a stretto giro le verrà riaccreditata la somma. Tutto chiaro?”

“Cosa intende per ‘stretto giro’?”

“Un mesetto”

“Così tanto?”

“È la regola, tesoro”

Negozio

“Ecco la sua collana, è riparata”

“Quindi…tutto bene? Nessun guaio?”

“No, perché mai? Anzi volevo chiederle qualcosa del suo libro!”

“Davvero?”

“Certo! Mi interessa molto, volevo venire alla presentazione ma ero in negozio”

Delle volte basta poco per passare dal baratro alla gratificazione.

Pe essere più sicura, però, andrò a farmi una cioccolata con panna al bar.

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Scomode verità

“Mami, sto pensando al mio futuro e ho deciso. Non voglio un marito, voglio un cane”

“Piccola, bentornata da scuola. Deve essere stata una mattina interessante, eh?”

“Sì, abbiamo fatto il progetto affettività”

“Capisco. E quindi hai deciso di non avere un marito”

“Già. E di avere un cane, però”

“Mmm…sai che si possono avere tutti e due, volendo?”

“Certo mami, per chi mi hai preso?”

“E sai che non c’è fretta di prendere decisioni? Tanto sarai solo tu a scegliere”

“E io ho scelto! Avrò tanti cani, tanti amici, mia sorella”

“Beh, mi sembra un bel progetto. Vedremo quel che succederà”

“Vedrai, sarà bellissimo. Però se mia sorella è mio fratello vogliono un marito possono prenderlo”

“Intendevi una moglie per tuo fratello?”

“Boh, può fare quello che gli pare”

“Giusto, farete come preferite”

“E tu lo vuoi il cane, mamma?”

“No, grazie. Sto a posto così”

“Sei sicura? Guarda che ti farebbe tanta compagnia!”

“Ti sembro una che cerca compagnia?”

“Vuoi la verità?”

E niente, qui si parte dai massimi sistemi per arrivare sempre lì, ai quadrupedi.

Passando per futuri mariti e scomode verità.

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L’è semper un gran Milan

Una mattinata nel capoluogo lombardo offre sempre spunti interessanti e non delude mai, anche se devi lavorare e vai di fretta.

In breve e in ordine sparso alcuni accadimenti.

Un cielo che proprio azzurro non era, nonostante il sole, ma è quanto di meglio si possa sperare.

Il baciamano di un signore probabilmente sprovvisto di tutti i venerdì, davanti al duomo e dietro a centinata di piccioni becchettanti.

Un bellissimo negozio di abbigliamento, scelto appositamente per rinnovare il guardaroba dopo il catastrofico cambio armadi, dal quale uscire con due magliette per la mezzana, un pigiama per la piccola e un cappellino per il grande.

Un’osservazione attenta sulla variopinta umanità che ci circonda, dal turista in canottiera e infradito alla signora con la pelliccia e il colbacco, a dimostrazione che il meteo è solo uno stato mentale.

Una dichiarazione d’amore d’altri tempi alla stazione, dove un ragazzo con l’emozione negli occhi e un grande mazzo di tulipani rossi fra le mani ha accolto la fidanzata al binario cinque, restituendo fiducia e romanticismo a tutti i viaggiatori del regionale delle otto e ventisei.

Un’orda di ragazzine fuori da un albergo di lusso, che inseguono urlanti un personaggio così famoso che quando ti dicono il nome ne sai quanto prima, ma forse sei ormai vecchia per certe conoscenze.

Un viaggio di ritorno seduta nella direzione giusta, con la fronte appoggiata al finestrino e il sole che ti scalda, mentre, un paese dopo l’altro, si avvicina casa tua.

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Dal Giappone con furore

È sdraiata con tutti i suoi centosessantotto centimetri sul pavimento della sala e bisogna scavalcarla per poter passare. In sottofondo una voce femminile che potrebbe appartenere alla signorina Rottermeier dà il tempo ed esorta a essere performanti.

La serie di addominali della mezzana si arresta sulla metà, con la richiesta di un tè coi biscottini e la cancellazione della nuova app “in forma in trenta giorni”.

La piccola attacca figurine sull’album, guarda il mazzetto di figurine doppie, scambia figurine come un pusher il fumo a parco Sempione.

Una bambina costante, pure nelle ossessioni.

Il primogenito ha ripreso la scuola e le sue abitudini, come dimenticare l’abbonamento, leggere un libro in un giorno ché durante le vacanze aveva da fare ma stai tranqui, mother, che ci vuole?

Io ammiro il frigorifero nuovo appena arrivato, rigorosamente vuoto ché con quello che è costato non vorrai mica riempirlo.

Posseduta dal demone di Marie Kondo, la giapponese che tutto riordina, mi affanno in una giornata di pioggia a sistemare il sistemabile di una casa dove il caos regna incontrastato da secoli. L’annosa operazione ha portato al ritrovamento delle chiavi di scorta della mia vecchia Pegeout 307, una carta di credito scaduta nel duemila nove, delle fotografie che avrebbero meritato l’oblio.

Presa da questa molesta euforia mi sono cimentata anche nel cambio degli armadi, e da stamattina giro con camicette sbracciate verde acqua, perfette con l’abbronzatura, un gran freddo e maledico le mie idee malsane e il Giappone intero.

A eccezione del sushi, naturalmente.

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Sangue e arena

“Eccoci! Dov’è la bambina?”

“Sono qui”

“Oh, brava, accomodati pure su questa bella poltrona e non avere paura”

“Io non ho paura”

“Brava”

“Sono terrorizzata”

“Ma va là! Guarda che io sono esperto, sai? È la terza volta che lo faccio ahahah”

“Mami?”

“Tranquilla tesoro, il signore scherza, è molto esperto”

“E quanti anni hai piccina?”

“Nove”

“Ma pensa, io alla tua età ne avevo già dieci ahahaha”

“Mami?”

“Tranquilla tesoro, il signore scherza”

“E che classe fai?”

“La quarta elementare”

“Ma tu dimmi, io in quarta facevo già la quinta ahahaha”

“Mami?!?”

“Forza amore che tra poco è finita, andiamo a fare colazione e poi in edicola”

“E posso comprarmi tutto quello che voglio?”

“Beh tesoro vediamo. È un prelievo di sangue, mica un intervento a cuore aperto”

“Giusto! Quello lo facciamo dopo ahahaha”

“Mami!!!!”

Questa mattina abbiamo approfittato del penultimo giorno di vacanza da scuola per andare a fare gli esami del sangue rimandati da tempo.

La piccola si è fatta forza visualizzando gli acquisti in edicola, e l’atmosfera è stata alleggerita da un infermiere non giovanissimo ma in grande spolvero.

Ecco, magari analizzare il sangue dopo una ventiquattro ore di lasagne e cioccolato non è stata l’idea migliore.

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Scusa se ti chiamo amore

L’ha aspettata per quattro giorni con la fede del discepolo che attende il messia, il fervore della moglie col marito al fronte, l’impazienza di Giulietta per il suo Romeo, la costanza dello stalker con la sua vittima.

Le si è gettata fra le braccia quando ancora non era scesa dal pulmino della squadra, travolgendola col suo amore e stordendola con tutte le parole che ha saputo trovare, perfino l’immancabile “ti faccio un caffè?”

Lei, la mezzana pallavolista e vagabonda, ha rivolto alla sorella più piccola un distratto cenno del capo, spegnendo il sorriso di lei, da poche ore libero dall’ingombrante apparecchio.

Ha varcato la soglia di casa col magone di esservi tornata, un borsone colmo di pantaloncini e calzettoni puzzolenti, una piadina mangiata per metà come ricordo della sua prima esperienza romagnola.

Ha raccontato in modo vago e sommario di partite e semifinali ‘ma come siete arrivate?’ ‘Boh’ descrivendo invece con cura la disposizione delle camere, il gusto della marmellata a colazione, l’acqua ancora gelida del mare e l’emozione dei piedi sulla sabbia.

Il tutto col sottofondo di una tipica canzone spagnola estiva e relativa coreografia, tanto da chiedersi se la meta non fosse il torneo Pasquale di Cesenatico ma il Festival Latino di Buenos Aires.

La piccola è rimasta in adorante attesa di un gesto della sorella maggiore, e quando ha capito che non sarebbe arrivato le si è spalmata addosso come la senape sul würstel, fino all’ora della buonanotte.

Il primogenito si è accorto a malapena dell’assenza di una sorella, essendosi trasferito in pianta stabile al palazzetto dello sport per non perdersi nemmeno una partita dei tornei pasquali di pallacanestro, dai quali si è allontanato solo per nutrirsi rapidamente al McDonald più vicino.

Durante una fugace apparizione a casa, forse per chiedere soldi, ha incrociato la sorella appena rientrata ‘Fratellone eccomi qui! Sono tornata! Ti sono mancata?’ ‘Ah, eri andata via?’

Amor c’ha nullo amato amar perdona. Prima o poi.

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C’è post@ per te

Da: xxxxxxxx@libero.it

A: barbara.boggio74@gmail.com

Data: 28 marzo 2018, 17.02

Oggetto: io

Ciao,

Ti volevo dire che dobbiamo andare al canile, che sono finiti i miei biscotti al cioccolato e vuoi un caffè?

P.S. Mi compri un cane?

P.S2 cosa mangiamo stasera?

Cordiali saluti

Nell’ora di informatica a scuola la quarta elementare ha creato un account di posta elettronica, che ogni bambino può usare per scrivere alla maestra, imparando la nobile arte della comunicazione via email.

Nelle mani della piccola è solo uno strumento in più di persecuzione e assillo, tanto che non oso immaginare quando, per il suo quarantesimo compleanno, le regalerò un cellulare.

Quasi quasi scrivo anch’io una mail alla maestra.

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Piccole ossessioni

“Buongiornissimo, caffè?”

No, non è Pasquale che come ogni domenica mi invita a bere una tazzina di caffè su Messenger e nemmeno Ivano con le sue romantiche immagini di pulcini e albe infuocate.

Non è neppure Silvana che vuole propormi una bevanda purificante detox che mi farà perdere cinque chili e uno stipendio.

È lei.

La piccola.

Da quando, pochi giorni fa, ha fatto il suo ingresso in cucina una fiammante macchinetta per il caffè, dono del fidanzato, non c’è requie.

L’ultimogenita appare inspiegabilmente attratta dal funzionamento della macchinetta. Ha chiesto e ottenuto che le fosse spiegata la procedura e ora la preparazione del caffè non ha più segreti per lei.

Il problema qui è che, acquisita questa fondamentale abilità, ogni momento è buono per esercitarla.

“Mami, vuoi un caffè?”

E senza avere il tempo di articolare una risposta voilà! Ecco pronta una bella tazzina fumante di caffè. A colazione, dopo pranzo, per merenda, dopo cena, prima di dormire. La signora delle cialde entra in azione all’improvviso, e piuttosto che sprecare finisco per assumere la quantità mensile di caffeina in un unico fine settimana.

Poi mi chiedo come mai fatico a prendere sonno e mi stupisco se rispondo isterica al saluto del postino.

Non cedo al sonno e alla disperazione solo perché stamattina ho trovato la piccola impegnata in una istruttiva lettura: le istruzioni della friggitrice ad aria.

Se la compulsione continua, dormirò a breve sonno tranquilli.

Su un cuscino di patatine fritte.

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Panta rei

La mezzana ha partecipato al primo ballo della sua giovane vita, organizzato dall’instancabile nonché inaffondabile associazione genitori, che è stata capace di trasformare la palestra puzzolente della scuola media in una discoteca a tutti gli effetti.

La fanciulla e le sue compagne si sono preparate con cura, trucco, parrucco e bastone del selfie.

Sotto l’occhio discreto dei genitori chiamati a vigilare su quella bolgia adolescenziale, hanno ballato e cantato, rigorosamente divisi in maschi da una parte e femmine dall’altra, come ogni festa delle medie che si rispetti.

Al suo rientro, la mezzana ha fornito risposte laconiche al mio pacato e discreto interrogatorio, lamentando di non aver mangiato pizza ma pasta al pesto.

La sorella minore, dal basso del letto a castello ha sentenziato che dove c’è una pasta al pesto c’è festa, roba che George Clooney spostati proprio.

E se la sorella è andata al ballo, la piccola ha partecipato alla dimostrazione di ginnastica artistica al parco, durante la festa della scuola, zompettando e piroettando per il pomeriggio intero, felice come non mai.

Il grande è stato in ritiro spirituale per il mistico appuntamento di domani, l’arrivo dell’ennesimo rapper, l’ennesima coda oceanica e l’ennesimo cd che prenderà polvere insieme agli altri.

L’amato frigorifero ha deciso di salutarci per sempre di domenica mattina, spegnendo luci e motori e rischiando di mandare in malora la spesa settimanale. La mezzana ha proposto, con la saggezza che la contraddistingue, di mangiare pizza e kebab fino all’arrivo del nuovo frigo, previsto per dopo Pasqua.

La ricostruzione dopo i danni da permanente selvaggia procede con lentezza, ma avanza. Continuando di questo passo ho speranza di andare al mare senza sembrare Tina Turner negli anni ottanta.

Perché non ci si bagna mai due volte nello stesso fiume, e qui non si passa mai una giornata uguale a un’altra.

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Ma come ti vesti?

“Ecco il primo. Mamma! Vieni a vedere e dimmi cosa ne pensi”

“Amore, ma sei bellissima! Intanto l’azzurro della maglia ti fa risaltare il viso, poi questi pantaloni sono proprio perfetti. Non troppo stretti né troppo larghi. Guarda lì che meraviglia”

“Va bene, grazie. Adesso provo le altre cose. Aspetta lì”

“Son qui apposta”

“Rieccomi! Che dici?”

“Mmm…non so. Non mi convince. Ma sono jeans? Non sono troppo stretti? Riesci a sederti? La maglietta rosa è carina, forse il colore ti spegne un po’ e…”

“Va bene mamma ho capito. Mi rivesto e andiamo alla cassa che devo ancora lavare e sistemare i capelli”

Essere madre di una figlia femmina è una grande responsabilità. Devi essere un modello, lasciarle lo spazio per esprimersi liberamente e cercare se stessa, restando coerente con le scelte che fai.

Pur essendo ormai prossima all’adolescenza, la mezzana ha ancora il bisogno di confrontarsi con la sua mamma, di chiederne pareri e approvazione.

“Pronta! Ecco i vestiti, andiamo!”

“Certo, ma…questa è la maglietta rosa e…hai preso i jeans stretti?”

“Sì! Mi piacciono un sacco. Grazie per i consigli, mamma. Sei stata di grande aiuto”

Essere madre di una figlia femmina è una grande responsabilità.

Forse non fa per me.

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