A bordo

“Ma è grandissima, mami! Ieri la gondola che mio fratello per fare le storie su Instagram stava per ribaltarsi, poi il vaporetto avanti e indietro che era più comodo di camminare e adesso questa…è gigante! Ma starà a galla?”

“Every night in my dreams I se you I feel you…”

“Basta con questa canzone”

“Mamma! Evviva! Voglio andare in piscina, in palestra, fare tutto il giro, guardare giù, guardare su. A proposito, dov’è il ristorante?”

“Near, far, wherever you are I belive that the earth does go on…”

“Ti ho detto di smetterla”

“Mami, lasagne e pasta alla carbonara ci sono nel menù?”

“Mamma, mamma mamma perché non ho il Wi-Fi??”

“And you are bere in my heart and my heart will go oooooooooooonnnnnn!!!!”

“Ma allora! Basta!”

“Mami ma che canzone è?”

“La colonna sonora di Titanic”

Dal porto di Venezia, con un primogenito dall’ugola d’oro, una mezzana affranta senza il Wi-Fi, una piccola entusiasta di tutto per quanto preoccupata di cosa mangerà, è tutto.

Babbo natale quest’anno ha lasciato sotto l’albero una crociera, la prima delle nostre vite.

Io sono ferma agli episodi di Love Boat e mi aspetto che da un momento all’altro sbuchi il capitano Stubing.

E adesso invece che imbarcarci, come dice la piccola, innaviamoci.

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Un taglio netto

“Meow, meowww, meowwww!!!”

“Piccolo gatto, cosa diavolo vuoi?”

“Meow”

“Vuoi la pappa? No, ce l’hai”

“Meow”

“Acqua?”

“Meow”

“Uscire?”

“Meow”

“No, il mio polpaccio non lo puoi avere, è inutile che insisti”

“Meowwww!!!”

“Mi sembri un po’ strano, sai? Certo, mai come me che parlo con un gatto, in effetti. Ma….cos’hai lì davanti?”

Il nostro giovane e scapestrato Matisse, convinto com’è di essere un cervo e non un felino, deve essersi scornato contro un altro gatto per contendersi le grazie della micetta di turno, procurandosi un gran buco nel petto da chiudere con una una bella ricucita. E visto che per farlo è stato necessario addormentarlo, la nostra buona e brava veterinaria dai capelli rossi ha pensato di cogliere due piccioni con una fava, anche se forse non è il modo di dire più calzante trattandosi di gatto.

È quindi giunto il momento di dare un taglio al passato, di chiudere per sempre la carriera di casanova, appendere al chiodo le nottate brave e i miagolii suadenti, abbandonare l’assalto ai nostri polpacci, mettere un punto -o anche due- e andare a capo.

Coraggio Matisse, troveremo altri modi per passare il tempo.

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Prime impressioni

“Mami, questo oratorio è una meraviglia. Primo! Piatti di pasta al ragù più abbondanti del solito.

Secondo! Ero nei verdi ma le mie amiche no e allora ho fatto gli occhioni all’animatrice Costanza che mi conosce e mi vuol bene e mi hanno spostata.

Terzo! Di merenda c’era il gelato. A proposito, tu quando vieni a aiutare le mamme il pomeriggio?”

“Mamma, ti prego. Ci devo andare per forza? Fammi stare a casa, mi annoio. La pasta l’ho presa in bianco perché al ragù non mi piace, il gelato lo sai che non lo mangio mai. Ah, non trovo il braccialetto elettronico per entrare e uscire, sarà un segno del destino. Ho studiato un anno, mi merito il divano”

“Mother, non puoi capire quanto sia impegnativo stare dietro ai bambini di sei anni. E quanto parlano, poi! Non immagineresti mai! E poi ce n’è uno…peggio della piccola quando era piccola. Gli altri ok, sanno cos’è il rispetto per l’adulto”

Un solo giorno di oratorio ed eccoli qui. Una piccola entusiasta e golosa, che corrompe animatrici innocenti sbattendo gli occhioni.

Una mezzana annoiata e affranta, che cerca il divano come il

Sacro Graal.

Un grande che è grande per davvero, non più animato ma animatore, con la maglietta dello staff e qualche decina di bambini di prima elementare da aiutare, far divertire, contenere.

Per una volta tornerà utile il curriculum da fratello maggiore.

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Voglio una vita spericolata

L’euforia della fine, che chiude la porta della scuola e spalanca il portone dei party, io che festeggio ma perdo la macchina nel parcheggio dell’ipermercato, preparo le valigie con uno scandaloso anticipo ma sennò quando lo trovo il tempo, compro vestiti per la mezzana che mai metterà e passeranno alla piccola, contengo l’euforia molesta del grande in possesso di un cellulare nuovo.

Che mitigo l’ansia della nuovo ménage estivo con l’entusiasmo per le prossime destinazioni, che in un momento di ossessione organizzativa acquisto i libri delle vacanze e prenoto quelli dell’anno che verrà.

Il mega saggio finale della ginnastica artistica, quasi due ore di ruote, capriole, salti mortali e meravigliose fanciulle che volteggiano sfidando la gravità.

La piccola che si esibisce sulle note della canzone dello scrittore, sullo sfondo il ticchettio di una macchina da scrivere.

La festa della pallacanestro, con il palazzetto gremito di atleti e genitori, palloni e divise, birre e salamelle.

Il torneo estivo della pallavolo, con una mezzana in gran spolvero in canotta e calzoncini, che riesce a saltare anche dopo pranzo, cena e merenda a base di hot dog.

Vivo tre vite supplementari, per interposta persona.

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Saluti e baci

Ciao sveglia all’alba che mi strappa ogni mattina da sogni e riposo, benvenuta santa ora di sonno in più.

Ciao zaini, cartellette e borse di motoria abbandonate scomposte in sala, ché appena entrati in casa bisogna allontanare da sé più in fretta che si può ogni traccia di scuola.

Ciao merenda sana del venerdì che sei stata portata sempre nel giorno sbagliato, benvenuti ghiaccioli e marschmallow appiccicosi al bar dell’oratorio.

Ciao scuolabus giallo che passi ogni mattina alle sette e trentasette, benvenuta bicicletta.

Ciao registro elettronico che non smette di mettermi ansia ogni volta che mi ricordo di andare a vedere i voti, benvenuto braccialetto elettronico che fa tanto Guantanamo più che parrocchia.

Ciao studio del pomeriggio e del fine settimana, benvenuti compiti delle vacanze perché tanto bariamo sempre un po’.

Ciao cartoleria, benvenuta gelateria.

Ciao coprifuoco perché la mattina bisogna alzarsi presto, benvenuto gelato serale in piazza con gli amici.

Ciao alle mani sulle orecchie per il suono del flauto, benvenuta una mano alla cabeza, una mano alla cintura, un movimento sexy, un movimento sexy.

Ciao ciao scuola, benvenuta vacanza.

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Io canto

La maglietta bianca con le note appiccicate sulla pancia e i pantaloni blu, raccattati all’ultimo nel cassetto della sorella maggiore e per questo risvoltati alle caviglie, ché in queste occasioni il dress code è sempre rigido e non negoziabile.

In piedi nelle file dietro, destino di tutti i bambini un po’ più alti della media.

Lo sguardo fiero, l’espressione di chi ha polemizzato con l’organizzazione, la scaletta e la scelta dei brani neanche fosse il direttore artistico di Sanremo.

L’emozione nella pancia, tra le mani che si tormentavano nervose e le pellicine dei pollici mangiucchiate.

L’ansia del debutto, che ammutolisce taluni e rende logorroici altri, e indovinate un po’ che categoria c’è toccata in sorte.

Le dita a casaccio sui buchi del flauto, l’esortazione della maestra a tenere schiena da coro, pancia da coro, chiappette da coro.

E tra una canzone sugli egizi con una meravigliosa Iside su una sedia a rotelle di un rosa abbagliante, un faraone che in realtà arriva dal Brasile, un’orchestra di fiati, archi e tastiere, un insieme indistinto di suoni, acuti e chiacchiericci, io l’ho sentita forte, quella vocina che amo tanto.

Signori e signore in piedi, canta la piccola.

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E quando arriva la notte

Non capitava da tanto, o almeno da abbastanza per farmelo dimenticare.

Perché alle comodità ci si abitua in fretta, come l’ascensore al posto delle scale o il caffè pronto ogni mattina.

Anche alle notti intere di sonno ci si fa l’abitudine, tanto da considerarle normali dimenticando un passato fin troppo recente di risvegli multipli, emergenze, febbri alte, brutti sogni e male di vivere.

Il primogenito, che non è secondo a nessuno nella nobile arte del far preoccupare il prossimo, che come dice anche il suo pediatra è montato al contrario, col gomito che fa contatto col ginocchio come canta Elio, preso da inesprimibile saudade per le nostre notti brave ha deciso di rispolverare i vecchi talenti.

E così abbiamo trascorso la nottata a cercare rimedi per una tosse maledetta che gli toglieva il fiato, mischiando tradizione -camomilla e miele-, scienza -un mix letale di farmaci- a magia -cucchiaiate di nutella, che magari non fanno niente per la tosse ma smorzano gli istinti figlicidi.

In queste lunghe ore di veglia, tra un pacchetto di fazzoletti e un lamento, mi sono vista tre episodi del dottor House, comprata su Zalando una maglietta che non avrò mai il coraggio di mettere, mangiata quattro biscotti al cioccolato dalla scorta segreta, che tanto segreta non deve essere visto che erano gli ultimi, scritto questo post, meditato sui massimi sistemi.

L’alba ci ha sorpresi così, appena addormentati, ché la notte in fondo è solo un giorno al contrario.

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Tra serpenti e lumache

Tre quarti di un serpente abbandonato sullo zerbino, un piccolo gatto seduto che si lecca le ferite con sguardo fiero.

Deve essere stata una battaglia combattuta, ma non v’è dubbio di chi sia stato il vincitore.

Un torneo di pallavolo con patatine e salamelle per festeggiare la fine della stagione, che la mezzana in calzoncini aveva già cominciato ad onorare la sera prima con la pizzata della squadra, vincitrice del temibile campionato under tredici.

Una cena sulle panche sotto un tendone perché non c’è estate senza sagra, lo sguardo inorridito della piccola che osserva il piatto di polenta e lumache del vicino mentre raschia il fondo della sua porzione di lasagne.

Un primogenito raffreddato e affranto per la prematura dipartita del suo smartphone, che getta ombre inquietanti sull’acquisto di uno nuovo e in tempi rapidi, ché privati di Instagram e lontani dalla rete si corre il rischio di affogare.

Una parete colorata di turchese, per fare colazione ogni mattina con il cielo in cucina, imbiancata da chi ha la manualità di Edward mani di forbici e la testardaggine di Pinocchio.

Un sacchetto colmo di ciliegie prese da un signore fermo al bordo di una strada, così belle e invitanti che fai inversione a u per tornare indietro a comprarle.

Non so da voi, ma qui l’estate è già cominciata.

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Sarà la musica che gira intorno

In attesa dell’esibizione della piccola, tra sette giorni esatti, non siamo stati con le mani in mano, ché in questo periodo ricco di eventi non sembra proprio possibile.

Ieri pomeriggio è stata dunque la volta del saggio di musica della mezzana, che studia le note su Spotify e gli spartiti su Musically.

L’impegno profuso per boicottare l’evento è stato ammirevole, niente da dire.

Prima un improvviso mal di pancia, poi la misteriosa sparizione del cavo della tastiera, in ultimo un’apocalisse imminente.

Niente di tutto ciò è stato efficace, quindi alle diciassette esatte l’artista si è fatta trovare nel piazzale della scuola e mezz’ora dopo la piccola e io sedevamo sulle poltroncine rosse dell’aula magna.

Nell’ordine si sono esibiti i ragazzi e le ragazze di terza, quelli di prima, di seconda, poi ancora le prime, una canzone delle terze, l’assolo di sax, di nuovo le seconde, e come gran finale un virtuoso esempio di body percussion.

Per chi come me non lo sapesse, questa nobile forma artistica consiste nel produrre musica col corpo, per i ragazzini della fila dietro l’apoteosi delle scoregge.

La mezzana sul palco ha diviso la tastiera con una compagna, cantato una canzone in francese anche se studia tedesco e si è sbracciata nella nostra direzione per vietarci di riprendere o documentare la rumorosa esibizione.

Inutile dire che l’intero spettacolo e il file audio sono al sicuro in una cartella del mio computer, pronti ad essere usati come arma di ricatto nel futuro prossimo della figliola.

Avrò pure sopportato tutto questo per un buon motivo.

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Do re mi fa…temi uscire

“Mamma, firma qui. Metti pure la x sulla casella del no”

“Scusa, ma cosa sarebbe? Fammi leggere”

“Ma niente di importante, il saggio di musica di fine anno domani, ma non ci tengo grazie”

“Come sarebbe non ci tieni? Certo che lo farai, come le altre volte”

“Mami? Non ci voglio andare nemmeno io al saggio di musica”

“Piccola, che dici? Hai imparato le canzoni, sono mesi che ci sfinisc…ci allieti col flauto e adesso? Certo che ci devi andare, io e i tuoi fratelli saremo in prima fila”

“Io passo”

“Io pure, mother”

“Zitti voi, certo che ci venite. Allora piccola, che succede?”

“Succede che non so cantare”

“Ma no, che dici? Scacco matto la canti benissimo, ti ho sentito io. Come ti è venuta questa idea?”

“Non è un’idea. L’ha detto il maestro di musica. Ci ha fatto cantare uno per uno e i bravi andavano in un gruppo, gli stonati nell’altro”

“Ah. E quindi fa esibire solo quelli intonati?”

“No. Dobbiamo cantare tutti, ma quelli bravi devono farsi sentire, noi dobbiamo solo muovere le labbra”

“Mother, hai sentito? La piccola deve cantare in playback!”

“Ah no, nessuno mette in un angolo mia sorella. Piccola, fatti sentire!”

“Dici? Non so, e se lui si arrabbia?”

“Nessuno può chiuderti la bocca, se hai qualcosa da dire, dillo! Se hai qualcosa da cantare, cantalo!”

“Mi hai convinta! Canterò comunque”

Si prevedono disordini e sommosse mercoledì pomeriggio, all’annuale saggio di musica delle quarte elementari.

Mi sa che mi siedo dietro, vicino alla porta.

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