Che sorpresa

Tre, due uno…sorpresa!!

Lui è sulla porta immobile, pietrificato nel gesto di togliersi la giacca, le braccia indietro, la mano stretta intorno al polsino.

La divisa da lavoro immacolata, la camicia bianca che ha stirato lui stesso. Ci tiene a essere sempre in ordine, al lavoro.

Lui è F., diciotto anni compiuti quel giorno, albanese che da tre anni vive qui, in un paesino tra la montagna e il lago, insieme ad altri ragazzi che, come lui, hanno fatto del viaggio la speranza di una vita nuova.

F fa il cameriere in un ristorante colorato, ha cominciato da pochi mesi ma ha già imparato dove vanno le posate, come si porta un piatto, che il cliente ha sempre ragione. Ha imparato a preparare la pastasciutta piccante, quella che brucia in bocca e ti fa lacrimare gli occhi.

Glielo hanno insegnato loro, che sono marito e moglie e i proprietari del ristorante colorato. Hanno chiuso un occhio la volta che ha fatto cadere i bicchieri tornando in cucina, perché se non rompi qualcosa non sei un vero cameriere. Hanno avuto la pazienza di aspettare che imparasse a pronunciare bene tutti i piatti del menù, da proporre ai clienti. Hanno capito che stare lontano dalla famiglia non è mai semplice e spesso doloroso, forse perché anche loro arrivano da un posto che non è quello dove siamo adesso.

Lui in cambio si è sforzato di superare una grande timidezza e ha cercato di imparare il più possibile, con umiltà e impegno.

E ieri sera, proprio in quel ristorante, gli hanno regalato una festa a sorpresa, tutti insieme, pizzaiolo, camerieri, proprietari invitando le persone che accompagnano ogni giorno F e i ragazzi che condividono questa faticosa avventura del crescere.

Lui è rimasto così, con la mascella caduta e una gioia inaspettata.

C’è speranza, ancora.

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Il momento giusto

In macchina, è domenica mattina, la mezzana a fianco, la piccola dietro, il tergicristallo davanti che si muove ipnotico, al ritmo della pioggia che non smette di cadere.

Quei momenti di rara lucidità in cui capisci che io momento è giunto, non puoi procrastinare oltre, la verità deve essere detta ad alta voce e tocca assumersi le proprie responsabilità.

“Piccola, ti devo parlare di Babbo Natale”

“Mami, è presto per scrivere la letterina”

“Mamma, sei impazzita? Non è ancora il momento”

“Il momento per cosa?”

“Silenzio, so quello che faccio. Beh, piccola, vediamo. Ti ricordi l’anno scorso, che mi facevi tutte quelle domande, ma come fa Babbo Natale a girare il mondo in una notte, come può fabbricare tutti quei giochi e i vestiti con le etichette, le renne come fanno a volare?”

“Sì, mi ricordo ma tu sei stata molto convincente nelle risposte”

“Uhm. Sì. Bene. Ecco. In realtà volevo dirti che…”

“Mamma, sorridi”

“Ma…che fai? Mi stai filmando col cellulare?”

“Certo! Faremo milioni di visualizzazioni! Madre imbranata e imbarazzata che cerca di spiegare alla sua bambina che Babbo Natale non esiste…”

“Cosa hai detto?!”

“Ah, brava, guarda un po’. Bel colpo. Stavo cercando le parole giuste…”

“Mamma, quali parole giuste. A me lo hanno detto a scuola quando ero più piccola della piccola ma ho fatto finta di niente perché tu ci tenevi tanto alla letterina, le renne, il latte coi biscotti lasciati sul camino”

“Quindi mami te li mangiavi tu i biscotti? E lo bevevi tu il latte?”

“Ehm…sì ma era per mantenere la magia del Natale, l’aspettativa, l’incanto…”

“Mamma, stai andando sempre peggio, sappilo. Ma il video sarà una bomba! Piccola, come ti senti? Triste?”

“No. Come se mi avessero pugnalato”

La pioggia continua a cadere, i tergicristalli ad oscillare.

La piccola si sente tradita e mi tiene il muso.

Però avremo milioni di visualizzazioni, eh.

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15

Devo dirti qualcosa.

Sì, proprio a te che hai il ciuffo sugli occhi e gli elastici sulle caviglie per tenere su i pantaloni, come moda comanda.

Devo dirti qualcosa ma non è mica semplice, ci vuole equilibrio e l’equilibrio tra un adolescente e una madre non è cosa da tutti i giorni.

Tu che mi chiami mother, oppure Blo in omaggio a Bloody Mary, che detto così non mi garantirà una candidatura al premio madre dell’anno.

Tu che riesci nella mirabile impresa di suscitare, nell’arco di dieci minuti, amore travolgente e furia omicida.

Che usi lo stesso tono della me stessa adolescente e mi trasformi in mia madre quando ti riprendo.

Che sei capace di riflessioni profonde quanto di stupidere improvvise, e non sempre è dato sapere quando avverrà il cambio di rotta.

Che hai tanti amici e, anche se non lo ammetterò mai, mi fa piacere quando siete tutti qui a casa pure se solo di merenda vi divorate la spesa di tre giorni.

Che dalla sera alla mattina sei diventato più alto di me, che puoi vantare l’esclusiva in famiglia di una tartaruga girata dalla parte giusta sulla pancia.

Che ascolti e mi fai ascoltare il trap e -oh te lo devo proprio dire- certe volte mi fai venire voglia di cancellare Spotify e scaricare l’app di Radio Maria.

Perché crescere è fare un tuffo a bomba da uno scoglio altissimo nel mare profondo. Ma tu sai nuotare bene.

Buon compleanno, figlio grande.

La tua Blo

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Extraterrestre portami via

“Mamma, perché sei passata stamattina? Ti avevo chiesto di non venire”

“Mamma? Da quando? Non sono sempre ‘mami’ per te?”

“Non è questo il punto, ti avevo chiesto di non venire e tu invece eri lì! L’unico genitore poi!”

“Piccola, cerchiamo di darci una calmata. Mi avevi detto che con la classe andavate a fare il pane alle nove. Io sono passata davanti a scuola alle dieci. Non è mica colpa mia se stavate uscendo in fila per due proprio in quel momento. È stato un caso”

“Il caso non esiste, lo dice il maestro shifu”

“Sì ma io non sono Kung fu panda quindi prendilo per quello che è. Che poi, mica ti darà fastidio o imbarazzo incontrare la tua mamma, giusto?”

“…”

“Piccola?”

“…”

La piccola ha un brufolo sul mento, ascolta GionnyScandal che canta

“solo io e te

solo te e me ormai, ormai

chi se ne frega se parla di te

chi se ne frega pure del tuo ex

usciamo a cena e poi sali da me

insieme siamo i nuovi Barbie e Ken”

e la mattina va allo scuolabus da sola.

Non so voi, ma io non sono pronta.

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A momenti

L’euforia di svegliare le figlie il sabato mattina con la voce di Adriano Pappalardo che si diffonde per tutta la loro stanza con un roboante ricominciamo.

“Mami, sei malvagia”

“Silenzio o lunedì comincio con Albano”

La partenza per un fine settimana di pace, su un treno che attraversa una valle e due paesi per ammirare la meraviglia del foliage.

Una piccola passeggiata perché siamo in anticipo, facciamo un giro, sono solo quattro passi. Frasi che ho imparato a temere, a ragione.

“Amore, per di qua”

“Ma è un sacro monte”

“Gia”

“Ma é tutta salita”

“Sarà una passeggiata”

“Ma si chiama calvario”

“Si vede che devi espiare”

La domenica mattina che comincia pigra al tavolino di una pasticceria, sopra la testa un cielo azzurro e dietro le spalle il rosso delle foglie.

Un museo unico che racconta la storia degli spazzacamini, di un’infanzia perduta e del primo vincitore del giro di Francia.

I discorsi rubati ai passanti, che camminano sottobraccio, con calma.

“Stanotte ho sognato tre numeri, li ho giocati e poi ho aggiunto il ventidue di Santa Rita e il ventiquattro di Maria ausiliatrice”

“E Santa Assunta?”

“No, con lei non si vince”

Qui si cammina piano, ci si meraviglia, non si smette di ascoltare e in certi momenti si è immensamente felici.

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Luci e ombre

La mezzana è una creatura dolce, mite, silenziosa finché in possesso di smartphone e connessione funzionante.

Abitudinaria e pacifica, amante della pizza würstel e patatine e dei frappé al cioccolato, raramente si discosta dalla sua quotidianità che ha inizio ogni giorno alle sei e quaranta con il fastidiosissimo suono di una sveglia Ikea.

A differenza del fratello maggiore nonché primogenito mantiene un basso profilo, non chiede abiti di marche famose né invia link su whatsapp dell’ultimo paio di Nike sul mercato.

Semplice e morigerata, troppo pigra per truccarsi o acconciarsi, esce di casa il mattino presto con la cartella, la coda alta e la faccia pulita.

Ma poi.

“Mamma, una mia compagna ha detto che mi vesto sempre uguale, e le mie felpe sono tutte dello stesso colore”

“E quindi?”

“Come, ‘e quindi’? Dobbiamo andare fare shopping”

“No”

“Come no? Mamma! Hai capito cosa ho detto? Mi prendono in giro per come mi vesto”

“Tesoro, ma è vero. Apri il tuo armadio. Ci sono sette felpe della stessa tonalità di azzurro. Senza scritte né immagini. Niente stampe. Metti solo fouseaux grigi o neri. Schifi le magliette colorate che ti compro e le nascondi in fondo al cassetto. Insomma, il tuo sembra il guardaroba di Paperino con le casacche alla marinara tutte uguali”

“Però ho comprato la giacca nuova!”

“Sì, uguale a quella dell’anno scorso”

“È una diversa sfumatura di azzurro”

“Ti porto a fare acquisti solo se prendi qualcosa di colorato”

“Sì, la pizza würstel e patatine”

L’adolescenza è un’età buia, rischiarata solo da uno spicchio di pizza.

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Filosofia pratica

Treno regionale delle 7.52

“Minchia raga”

“Bella zio”

“Oh ma l’hai sentito l’album nuovo? Se spacca”

“Minchia raga”

“Sì è una bomba, è la nuova wave frate”

“Guarda le stories di insta, che dissa l’altro rapper, e tutti muti”

“È il disagio zio, non sei nel mood”

“Minchia raga”

“Che poi ha fatto il botto al concerto”

“L’hanno incastrato zio”

“Era pieno di droga, frate”

“Minchia, raga”

“Ma l’hai visto Ricki con la felpa di Gucci?”

“Ma se è tarocca, si vede da chilometri”

“Boh, è fatta bene”

“Minchia, raga”

“Vabbè frate, cosa c’era per oggi?”

“Materia e forma che sono pensate come distinte ma in realtà sono sempre inscindibili, Il sinolo, quello che è un tutt’uno indivisibile di materia e forma.

Tutto ciò che esiste ma non è sostanza, che è comprensibile solo in relazione alla sostanza”

“Già. Tutti gli uomini per natura tendono al sapere”

“Fedez?”

“Aristotele”

“Minchia raga”

I ragazzi di oggi sono bilingui, non c’è altra spiegazione.

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Vuoti da riempire

“Mami, che settimana impegnativa. La nuova ginnastica, la scuola, ah! Il catechismo”

“Eh già tesoro, abbiamo proprio ricominciato tutto, capisco la fatica”

“No guarda mami tu proprio non puoi capire”

“Credimi, se c’è una cosa che capisco è la fatica”

“Sì, ma tu non vai a catechismo”

“No, ma ci sono andata”

“Ma tu non sai cosa è successo venerdì col don”

“Cosa è successo?”

“Praticamente eravamo seduti in chiesa, per la preghiera prima di cominciare, e il don ha detto che dovevamo stare seduti”

“Beh, non ci vedo niente di male nello stare seduti in chiesa”

“Ma tu non hai capito, mami. Ha detto che ci potevamo alzare solo quando sentivamo la gloria nell’animo”

“La gloria? E cioè? Come si fa a sapere quando è arrivata?”

“Ah, non lo so. Però io e la mia amica C ci siamo guardate, abbiamo contato con le dita fino a cinque e ci siamo alzate”

“Con la gloria nell’anima?”

“No, con la fame nella pancia. Volevo andare al bar dell’oratorio a prendere le caramelle”

C’è sempre un vuoto da riempire.

Si tratta solo di capire quale.

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Che profumo ha la felicità

“Ma ti sposti? Guarda che non è mica solo tuo il tavolo!”

“E allora? Tu ne occupi più di metà. Leva quel telefono che poi ci stai sempre attaccato”

“Hahahaha proprio tu parli! Comunque non leggere a voce alta, che non riesco a concentrarmi”

“Se non leggo a voce alta non capisco”

“Ma come fai a non capire la geometria di terza media! È facilissima. Io, che vado al liceo invece…”

“Invece tu sai tutto, vero?”

“Ragazzi, basta. Condividete lo spazio. Ci vuole reciproca tolleranza”

“Mother, ma che dici? Parli come Budda! Dovresti scrivere un libro di aforismi”

“Beh mamma, sicuramente non uno di ricette ahahahah”

“Basta voi due, povera mami! Lasciatela stare che lavora tanto e fa tutto per noi. Vieni qui che ti abbraccio”

“Grazie piccola, abbracciamoci”

“Mmm che profumo di frutta buono che hai mami! Sembra il deodorante del bagno al cinema!”

Ecco. Se a qualcuno avanza un po’ di autostima mi scriva in privato, grazie.

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Criminalita (dis)organizzata

Esco di corsa, per accompagnare il primogenito alla fermata del pullman visto che ancora non può portare lo zaino sulle spalle.

Parcheggio al volo alla fermata del bus bloccando il traffico, perché in centro le probabilità di trovare parcheggio sono frequenti quanto l’apparizione della luna blu e io sono praticamente in pigiama, quindi non scenderei comunque.

Articolo 158, comma 2.

Torno a casa senza mettere la cintura che tanto sono solo pochi minuti.

Articolo 172, comma 8.

Ritrovo le bambine che ho lasciato sole, configurando il resto di abbandono di minore, con l’aggravante della parentela.

Articolo 591.

Falsifico una firma su un’autorizzazione, ché non c’è stato il tempo per recuperarla. Reato depenalizzato, fortunatamente.

Rubo il mascara e il profumo che la mezzana ha ricevuto in dono dalla zia, perché non trovo i miei.

Mento ai testimoni di Geova dicendo che devo correre al lavoro, invece sto guardando un film su Netflix.

Io che credevo di essere una donna onesta, un modello di rettitudine, un esempio positivo per i miei figli.

E invece.

Sono una brutta persona.

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