Otto marzo

Non confondere la grinta con la prepotenza.

Litiga pure ma litiga bene, senza insulti, lagne o mani alzate.

Cerca di essere più socievole e meno social, più contenta e meno connessa.

Ascolta prima di parlare, che l’ordine alfabetico non è mai casuale.

Sii gentile, sempre.

Assaggia qualcosa di nuovo, annusa un profumo diverso.

Tieni in tasca un pensiero bello e un fazzoletto.

Sorridi di faccia e ridi di pancia.

Porta pazienza che le cose arrivano come i fari nella nebbia, all’improvviso.

Ascolta una canzone bella con le cuffie, poi toglile e falla sentire a tutti.

Piangi da sola se ne senti io bisogno, ma cerca anche delle braccia amate per sprofondare in un abbraccio.

Scrivi ogni bella frase che ti viene in mente, anche sullo specchio appannato del bagno.

Dai voce alla tristezza quanto alla felicità.

Viaggia con la fantasia quando non puoi farlo con l’aereo.

Testa alta e coraggio.

La fragilità rende preziosi, non deboli.

Sorridi allo specchio la mattina perché sei bella, brava e capace, e volte bisogna ricordarselo.

Essere femmina è una bellissima responsabilità, bambine mie.

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New York, New York

“Cari bambini, anche quest’anno festeggeremo insieme il carnevale con una bellissima e divertentissima festa.

Il tema sarà il viaggio e sarete liberi di travestirvi come vorrete, diventando un abitante di qualunque altro paese.

Vi aspettiamo! Le maestre”

Per santificare la festa il vero viaggio che ogni anno si intraprende a casa mia è quello verso Moreno dove tutto costa meno, la mecca del travestimento carnevalesco low-cost.

Sarà che a carnevale i ricordi si ripropongono come gli straccetti di maiale in salsa di ostriche mangiati a Ferragosto al cinese, e rivedi con orrore la gallery dei tuoi imbarazzanti travestimenti infantili.

Sarà che Amazon non è mai abbastanza prime quando serve, sarà che esiste un perfido TripAdvisor tra madri per valutare le competenze nella creazione dei costumi e io non ho mai preso più di una stella.

Sarà che sono fortunata e il mio angelo custode si è materializzato con le belle sembianze della vicina-amica che ha preso in mano la situazione col piglio sicuro e l’arte della sopravvivenza tipici di una madre con due figli piccini.

La piccola avrebbe potuto trasformarsi in qualsiasi cosa, una cinese coi capelli lisci, una eschimese col suo igloo, una russa con la sua vodka, una hawaiana con il suo Lei, la ghirlanda di fiori.

Nella sua infinita umiltà ha scelto di essere il monumento più famoso al mondo, la statua della libertà.

Al posto della tavola incisa il libro delle bambine ribelli, invece che la toga il lenzuolo della sorella.

Lo sguardo fiero e il braccio con la torcia in alto, conquisterà il carnevale.

E il mondo.

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Una serie di fortunati eventi

“Mother senti un po’ qua come spacca questo dissing”

“Uh, è uscito l’album nuovo, cominciano i firma copie e i concerti, prenotiamo”

“Perché devi capire che questo modello di scarpe merita davvero, sono quelle dei rookie, sai chi sono vero? Certo che non lo sai. Si intende il primo anno che si gioca in nba. Insomma, queste scarpe sono bellissime, sai quanto costano? Certo che non lo sai. Solo cinquecento euro! Se li avessi le prenderei al volo. Come? Sì, lo so che non ce li ho”

“Devo leggere un libro entro dieci giorni, ma posso scegliere: o Cristo si è fermato a Eboli o Fontamara. Ah, tu consigli il primo? C’è la serie su Netflix?”

“Questo film non fa per niente paura, potrebbe vederlo anche la piccola, era meglio il primo. Dove vai? In bagno? Non vorrai lasciarmi qui”

“Ci facciamo due spaghetti?”

Per una serie di (s)fortunati eventi la serata è passata solitaria e casalinga col figlio primogenito, a base di perle di saggezza, improbabili film dell’orrore e patatine al formaggio mangiate sul divano.

Ho arricchito la mia cultura generale di sport, le mie competenze musicali e il bagaglio di conoscenze cinematografiche non trascurando la formazione letteraria.

Tutto in una sola serata, al modico prezzo di un piatto di spaghetti.

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Strumenti pedagogici e dove trovarli

La piccola scrive una storia sul bullismo dal titolo “lo sport è per tutti” dove racconta di un bambino innamorato della ginnastica ritmica e per questo deriso ed emarginato.

L’intervento provvidenziale della mamma e delle sue sagge parole sistemano la situazione e conducono allo sperato lieto fine.

“Per il ruolo della mamma mi sono ispirata alla nonna” ha dichiarato l’autrice poco prima di essere mandata a letto senza cena.

La mezzana ricorda con nostalgia il passato -non che ne abbia così tanto, ma questo è- facendo riferimento a episodi della sua infanzia.

“Mamma, sai che per me ogni cosa che dicevi era legge? Era la verità assoluta. Anche a scuola rispondevo alle mie compagne ‘questo l’ha detto la mia mamma’. Tu per me eri il sole che sorge”

“E adesso?”

“Beh, sei un po’ tramontata”

Sono state le ultime parole della mezzana prima di essere spedita in camera sua.

Ne uscirà a diciotto anni, se fa la brava.

Il primogenito si è tatuato metaforicamente il motto “tu non mi capisci” e lo declama col fervore di “yes, we can” di Obama.

“Mother, sei diventata più bassa?” ha esclamato questa mattina mentre lo accompagnavo al ritrovo per la partita della domenica mattina (che se non è l’emblema dell’abnegazione materna, io non lo so cos’è)

Quando tornerà avrò già cambiato la serratura di casa.

Dove non arriva la pedagogia, interviene il fabbro.

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Piccola fashion week

“Bentornata piccola, tutto bene?”

“Benissimo mami, che si mangia?”

“E ti pareva che potevamo parlare d’altro. Ma…cos’hai sui pantaloni?”

“Questo? Ah, è un pezzo di scotch che ho messo in classe perché c’era un buco”

“Aspetta che lo tiro via…ma non vedo il buco, dov’è?”

“Non si vede perché ho colorato la pelle sotto col pennarello nero, come i pantaloni”

“Caspita, ingegnosa la fanciulla, eh? Vabbè dai tirali fuori che li diamo alla nonna da cucire”

“Perché tu non sai cucire”

“Perché io non so cucire, se dobbiamo proprio sottolinearlo”

“Già”

“Però adesso toglili, su”

“Non posso”

“Perché non puoi?”

“Perché per chiudere il buco ho provato anche la colla. Non scendono più”

La settimana della moda si apre così.

E si chiude subito dopo.

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L’insostenibile leggerezza dei tredici anni

Lascio la giacca in macchina che fa caldo, lo senti il sole che bello a quest’ora, sembra di vivere in due stagioni diverse nello stesso giorno.

Studio le leggi di Keplero su youtube, c’è la canzone di una boy band, senti che ritmo.

Oggi mangio le carote e la mela, nient’altro non insistere. E faccio ginnastica, addominali, flessioni, corsa, salto.

Dove hai nascosto la nutella? Mi fai la carbonara a pranzo e la pizza a cena? E’ ora della merenda, vero?

Vado in cortile, devo allenarmi nella battuta.

ll divano è casa mia, ho tutto quello che mi serve.

Massaggiami la schiena, le spalle, fammi i grattini, coccolami.

Esci dalla mia camera e chiudi la porta, sono in video chat con le mie compagne di squadra, perché dovete stare tutti a ascoltare quello che dico, guardare quello che faccio, giudicare quello che penso?

Secondo te faccio bene mamma? Quale scelgo? A te cosa piace di più? E se sbaglio?

Esci? vengo con te, non voglio stare a casa da sola.

Come non posso stare a casa da sola? Sono grande, ormai.

Dopo il liceo farò l’università, poi andrò a vivere a New York.

Non ce la farò mai, lascio tutto, farò la badante della nonna.

La vita con una tredicenne è un pullulare di emozioni.

Sembra di stare al Bates Motel di Psyco.

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Vieni a ballare in Umbria

Il meeting è stato un successo.

Malgrado sia stato pianificato all’ultimo momento, l’organizzazione è stata ineccepibile.

Le partecipanti hanno portato contributi di valore e linfa al dibattito, in alcuni momenti acceso.

Il brain-storming ha prodotto idee di buon livello.

Il clima generale è stato di reciproco rispetto e di positività.

Il catering, nella sua semplicità, ha soddisfatto i palati di tutti.

Il gruppo ricerca sull’Umbria si è riunito oggi nel mio salotto, per completare la ricerca assegnata dalla maestra e a far merenda con lo yogurt, dopo che la torta preparata con amore dalla mamma si è carbonizzata nel forno.

Le fanciulle di quinta elementare, trent’anni in tre, hanno concluso che

-l’Umbria è una regione d’Italia

-i legumi a mensa sono una schifezza

-M ama D ma nessuno lo deve sapere

-D ama F ma M non lo deve sapere

-i circle time in classe sono momenti bellissimi perché non si fa matematica

-il martedì c’è merenda sana e P porta il panino con la porchetta

-nell’ora di motoria si gioca a baseball ma le regole sono peggio di quelle degli scacchi

-le mamme ti fanno sempre fare brutte figure

-l’Umbria è una regione d’Italia

Per info e prenotazioni, la sala congressi è disponibile.

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La buona novella

“Mother, buongiorno! Non puoi capire cosa è successo a scuola oggi”

“No, basta, pietà. Si può avere una buona notizia ogni tanto? È chiedere troppo? Cosa ho fatto di male? Perché c’è l’obbligo scolastico?”

“Mother, tranquilla. Su un bel respiro che se corrughi la fronte si vedono le rughe. Non ho brutte notizie”

“Ah no? Vuoi dire che il tema è andato bene? Hai preso la sufficienza in fisica? L’insufficienza in inglese non è troppo bassa?”

“Niente di tutto questo, carissima!”

“E allora? Dimmi!”

“Oggi c’era la verifica di informatica. Difficile. Io avevo il bigliettino perfetto. Piccolo ma con tutte le informazioni necessarie, nascosto in un posto strategico ma di facile accesso”

“Non sono sicura di voler sentire”

“Quindi io facevo la mia verifica, bello tranquillo, quando all’improvviso il prof ha urlato: tu! Laggiù! Ti ho visto! Porta subito qui quel bigliettino”

“Quindi ti ha beccato”

“No! E qui viene il bello. Io mi sono visto passare la vita davanti, sai come quando stai per morire. Pensavo già che non sarei tornato mai più a casa e avrei passato il resto dei miei giorni vagabondando come Remì l’orfano”

“E quindi?”

“E quindi si è alzato quello dietro di me perché anche lui aveva un bigliettino! E io, salvo! Visto, che era una bella notizia?”

Il concetto di buona novella è assai relativo, eh.

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Anche se

Si incespica un po’ in salita, talvolta.

Gli astri sono ostili, il karma ti attanaglia, la nemesi ti osserva.

Si sta malfermi sulle gambe sotto il peso di progetti, responsabilità, quotidiano.

Ma poi.

Arriva la pagella della piccola con un bel giudizio, anche se lei si lamenta per un sette in matematica che doveva essere di più.

Una email conferma l’iscrizione al liceo dell’ormai sfiduciata mezzana, anche se non è proprio l’indirizzo prescelto ma gli somiglia molto.

Il primogenito legge un libro complicato, anche se è costretto dalla sua illuminata professoressa di italiano.

C’è il sole e chiacchieri con una amica bella fuori dal supermercato di mattino presto, anche se di un argomento tanto triste.

Trascorri del tempo pieno di gioia con la persona che ti fa sempre tornare il sorriso e ti accompagna nei marosi della vita, anche se poi partirà e dovrai avere un po’ di pazienza.

Ogni mattina dedichi un po’ del tuo tempo a studiare una cosa nuova che volevi imparare da tempo, anche se sarà un percorso lungo.

Forse la misura della felicità è proprio lì, in quell’anche se.

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Tropico del capricorno

Figlia piccola: mami, Margherita è morta. Ah no, era una bufala ahahahahahahaha

Vigile: signora, guardi che non può mica passare di qui, eh? Non facciamo i prepotenti col suv, eh!

Segretario: no, non c’è posto nella nostra scuola per sua figlia. Nemmeno negli altri quattordici licei della provincia

Figlio: la verifica è andata male a tutti, mother

Benzinaio: il gasolio è finito, spiace

Spia della riserva: non andrai lontano

Figlia: non trovò più il libro di storia, le ginocchiere, il mascara e la (tua) collana

Display Lavatrice: error 40, contattare il tecnico

Postino: bollette, signora!

Speranza: addio!

Destino cinico e baro: eccomi!

Oroscopo: giornata scintillante per i nati sotto il segno dell’Ariete. Finalmente le stelle sono allineate per voi, raccoglierete i frutti di tanto lavoro, stringerete nuove amicizie e sarete travolti dalla passione amorosa.

Chissà se posso chiedere il trasferimento al Capricorno.

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