Cara amica ti scrivo

La piccola ha un’amica di penna, si chiama Emma e vive in Colorado.

La maestra ha pensato che per migliorare la lingua è cosa buona e giusta corrispondere con chi la parla dalla nascita.

La bambina oltreoceano fa la seconda elementare e chiede che le si rivelino dei segreti per conoscersi meglio.

La piccola è un po’ infastidita dal fatto che la giovane amica parli solo inglese, ma ha deciso di dirle che ama gli unicorni perché era l’unica frase completa che riuscisse a tradurre.

Chissà Emma, laggiù in Colorado, cosa penserà.

La mezzana vive ormai stabilmente nell’iperuranio. Mangia l’ultima merendina e lascia il pacchetto vuoto, non mette il tappo al dentifricio, esce di casa col profumo ma senza la cartella. Qui tocca ancorarla con dei pesi alla caviglia per non vederla volare via.

Il grande è in un periodo di armonia e grazia, perché ha trasferito colpe e magagne sulla sua ignara madre, colpevole a giorni alterni del quattro in matematica, il canestro mancato all’allenamento e la fame nel mondo.

Fare di lui un uomo coscienzioso e responsabile sembra la più improbabile delle missioni educative.

Il gatto piccolo ha mangiato di nascosto la pappa del gatto grande, dove stavano abilmente nascoste le medicine che deve prendere.

Per ora si aggira per casa come fosse fatto di acido, poi vedremo.

Io mi incollo le dita con l’Attak, e mi sembra il male minore.

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Cronache

C’è una signora col pesante cappotto infeltrito abbottonato fino all’ultima asola, nonostante faccia così caldo che non ti stupiresti nel veder spuntare una mangusta o un’iguana.

Ha una ciocca di capelli blu elettrico che spicca su una chioma altrimenti candida, tiene la borsetta stretta a sé mentre racconta alla sua vicina di sedia che quel signore allo sportello che sta ritirando la pensione è proprio una gran brava persona, mette sempre un like ai suoi post di buongiorno e buonanotte.

Un signore nella fila dietro si lamenta di avere troppe persone davanti, che poteva venire la moglie al posto suo, che il suo tempo è prezioso anche se dà l’idea che passi la giornata a osservare cantieri con le braccia dietro la schiena, che il problema di questo paese è l’immigrazione e lui lo sa bene perché è arrivato dal sud tanti anni fa.

Una ragazza bellissima, con la piega perfetta e il trucco impeccabile si guarda intorno stranita e spaesata, come se non capisse quale incantesimo l’abbia condotta lì anziché dalla manicure.

Il signore allo sportello per ritirare la pensione, prima di uscire rivolge un gran sorriso alla signora con la ciocca di capelli blu, che sembra valga più di mille like.

A volte, più che entrare all’ufficio postale sembra di infilarsi nell’armadio per Narnia.

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Sotto dettatura

Il primogenito non è andato a scuola per due giorni di fila e considerato che dopo c’era la domenica fanno addirittura tre.

Era dai mondiali dell’ottantadue che non vedevo un entusiasmo simile, come quello esploso all’arrivo della comunicazione “l’istituto sarà chiuso per neve”.

La mattina seguente si è alzato comunque presto, ha preso coi suoi compagni di merende il treno delle sette e ventisette per andare a vedere Milano sotto la neve.

Pioveva. L’allegra compagine ha ripiegato con un pellegrinaggio a Starbuks, la mecca del cappuccino e del Wi-Fi gratuito.

La mezzana è andata scuola con un paio di Vans ai piedi, ed è tornata coi pinguini nelle calze.

Ha scaricato due applicazioni sul cellulare.

Una che misura i passi e grazie la quale ha scoperto che la sua media di cammino copre il tragitto divano-cucina-divano.

L’altra per tonificare il corpo con venti minuti di fitness estremo al giorno, che comincerà lunedì, anche se non si capisce quale.

La piccola ha passato pomeriggio e serata con un’amica del cuore, insieme hanno giocato alle ragazzine, ribaltato la camera da cima a fondo, mangiato una dose da sei di lasagne per cena.

A tavola hanno discusso animatamente sui metodi educativi e le teorie pedagogiche praticate dalle loro maestre, giungendo alla conclusione di essere sotto dittatura, anziché sotto dettatura.

Io, ho accolto con gioia il lunedì.

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Varie e eventuali

Il gatto maggiore ricoverato per due giorni nell’ambulatorio della dottoressa dai capelli rossi, per malori diffusi e poco chiari. Lui che ha già perso sei delle sette vite facendosi investire, deve tenersi cara quest’ultima rimasta, ché non siamo mica in un videogioco.

La piccola che sfiora picchi di isteria e collera mai visti prima, e saranno i comandamenti, la bresaola al posto delle lasagne, il male di vivere incontrato ma in questi giorni è meglio girarle al largo.

Il messaggio in segreteria della scuola, che mi esorta a correre lì al più presto. “È per sua figlia, veloce, sta male” e quando tu arrivi trafelata con dieci anni di più e le sette vite del gatto ormai andate, trovi una mezzana con un leggero mal di pancia che sgranocchia un cracker e mediti di crocifiggere in sala mensa colui che ti ha fatta correre lì.

Il fidanzato in tour che nemmeno Jovanotti, le immagini che arrivano di stanze d’albergo colorate, teatri pieni, sorrisi felici.

La neve che mannaggia la miseria è romantica e filosofica solo se stai in baita a duemila metri, con una scorta di cioccolata e waffle.

Saranno anche i giorni della merla, ma io prendo un po’ di primavera, grazie.

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Metamorfosi

“E poi hanno parlato di un po’ di argomenti.

L’aborto, l’eutanasia, la legalizzazione delle droghe leggere”

“Urca, tutto insieme?”

“Sì, nella mattina. Abbiamo visto dei video, dei pro e dei contro. Poi ognuno poteva argomentare la propria tesi”

“Caspita, tanta roba”

“Sì ma è stato molto interessante. Sull’aborto avevo già un’idea, per la legalizzazione l’ho cambiata, dell’eutanasia non sapevo cosa dire. E allora ho pensato che è un diritto anche non avercela, un’opinione”

“Eccome. Anzi, mi sembra una riflessione molto profonda. Non siamo preparati su tutto, e poi ci sono questioni talmente grandi che magari non sono giuste o sbagliate in assoluto, andrebbero valutate volta per volta”

“Sí, beh, l’importante è essere liberi, no? Di pensare, decidere, anche cambiare idea”

“Giusto”

“Sai qual è il problema della libertà? È che tutti possono dire la propria, e credimi che qualcuno ha detto delle cose stupidissime”

“Magari ti sembravano stupide perché erano opinioni diverse dalle tue”

“Forse. Ma comunque se non si sanno le cose bisogna informarsi, altrimenti si tace. Qui si parlava della vita, del suo valore. Oh, guarda! Il video degli orsetti gommosi che cantano! Ahahahah”

Quindici anni, maschio, seconda liceo.

Un attimo prima è Zygmunt Bauman, quello dopo Alvaro Vitali.

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Il catechismo, questo sconosciuto

“Mami mi sono dimenticata, devo studiare a memoria i dieci comandamenti per il catechismo”

“Bene, studiali”

“Ma non ce la faccio! Ho troppo da fare, non è che posso ricordarmi tutto. E poi non sono neanche in ordine alfabetico”

“Dai, leggili e prova a ripetere”

“Ma li devo sapere tutti per forza? Non basta qualcuno come esempio?”

“No, tutti. Zitta e leggi”

“Non avrai altro Dio all’infuori di me. Ricordati di sacrificare le feste…”

“Santificare! Non sacrificare!”

“Beh tu le sacrifichi quando porti mio fratello a fare l’arbitro alla domenica mattina presto”

“Non commentare e vai avanti a leggere”

“Non commettere atti impuri…Mami, cosa vuol dire?”

“Ehm…dunque…ma non te l’ha spiegato la catechista?”

“Non mi ricordo. Boh, magari non ero attenta. Quindi cosa vuol dire?”

“Beh, come dire, significa…che ci sono cose che è meglio non fare”

“Tipo rubare la pasta avanzata dopo cena?”

“Eh, ecco, sì, tipo”

Due ore dopo

“Piccola, ciao. Com’è andata coi comandamenti?”

“Benissimo Mami, li ho saputi tutti e nove”

Che il Signore ci perdoni.

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Quale onore

S’era concesso così, con la disinvoltura di un’udienza privata dal pontefice, l’agio di un caffè con Obama, la serenità di un tè alle cinque con la regina Elisabetta.

Io ho capito che non dovevo esitare, prendere quel sì come l’ultimo biglietto su ticket one per il concerto preferito, anche se costa più dello stipendio e sei nell’ultimo anello sul tetto del palazzetto.

Ho afferrato il momento con il più glorioso dei carpe diem da attimo fuggente.

Ho accolto con commozione l’onore che mi era toccato in sorte.

Il primogenito quasi guarito, qualche giorno fa, ha accettato di accompagnarmi a un evento importante, a cui tenevo in modo particolare.

Io e lui soli, una volta abbandonate-in ottime mani- le sorelle minori.

Una pizza mangiata sugli sgabelli alti di un locale del centro, la prima proiezione di un film che ci rende tutti un po’ protagonisti.

Per il red carpet il giovane uomo si è presentato con una felpa di quattro taglie più grande del normale e dei pantaloni mimetici arancione fluorescente -coi quali mimetizzarsi solo in una confezione di stabilo boss- e le caviglie rigorosamente scoperte.

A fine proiezione, preso da un attacco di tosse, forse causato dalle caviglie scoperte nel gelo di gennaio, ha pregato di essere riportato a casa per la tumulazione.

Giunti a destinazione si è ricordato degli esercizi di geometria da fare per il giorno dopo, li ha svolti con l’entusiasmo del condannato a morte e poi è andato a dormire.

Lui, il mio cavaliere scintillante dal pigiama coi risvoltini.

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Est modus in rebus

“Mami, no, ti prego!”

“Piccola, basta con queste scene”

“Ma a me non piace!”

“È solo un passato di verdura, santo cielo! Dobbiamo fare sempre tutti questi drammi?”

“Sì, io non lo voglio il passato di verdura”

“Peccato che per cena ci sia questo”

“Voglio il secondo”

“Lo avrai dopo il primo”

“Non ce la faccio”

“Senti, noi abbiamo finito anche la frutta. Siamo tutti qui ad aspettare te. Quindi adesso ci alziamo e comincio a sparecchiare. Tu fai come vuoi, ma non avrai altro”

“Sei peggio di Crudelia De Mon, meno male che non sono un cucciolo”

“Psss…psss…piccola!”

“Che vuoi? Non rompere”

“Abbassa la voce. Girati che ti passo i bastoncini! Non farti vedere dalla mamma”

“Si si passa”

“Ecco, tieni. Dai che la mamma sta lavando i piatti. Vuoi anche le patatine?”

“Sì sì, nascondi qui”

“Ecco, veloce, che arriva!”

Tu cerchi di tenere il punto, persegui l’agire pedagogico, sposi la coerenza educativa.

E poi ascolti il sussurro di un fratello spacciatore di bastoncini findus, intravedi le guance gonfie della piccola, come Fantozzi che ingurgita di nascosto le polpette, e decidi che la fratellanza a volte vale più della dieta.

Intanto, tu finisci il passato di verdura.

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Quando c’è la salute c’è tutto

La febbre che è tornata a farci visita più agguerrita che mai, buttando giù come birilli madre e figlio primogenito.

La madre, acciaccata e dolorante, si è auto somministrata l’intera farmacia casalinga, rimboccata le maniche ma non troppo ché fa freddo, fatto la spesa e il bucato.

Si è recata al lavoro, seppur non troppo lucida, per la abituale esercitazione antincendio.

Rientrata in casa, ha preparato le lasagne per la famiglia intera e un brodino caldo per lei.

Il primogenito, quando la colonnina di mercurio ha sfiorato i trentasette e sei ha dato disposizione per l’espianto degli organi-suoi e della sorella- suddiviso tra amici e parenti gli averi più cari -mazzi di carte, cd autografati dai più malfamati rapper di Caracas-donato in beneficienza i libri di scuola.

La mezzana ha deciso che il modo migliore per non infettarsi era girare al largo, perciò si è divisa tra una serata sushi con le amiche e una trasferta con la squadra di pallavolo.

La piccola ha accudito la madre moribonda a suo modo, rimboccando le coperte “tutta sotto a salsicciotto” come le è stato insegnato fin da piccina e lasciando sul comodino, per la notte, la migliore delle medicine, un bicchiere di latte e un po’ di gocciole avvolte in un tovagliolo.

Se non dovessi farcela, almeno me ne andrò con dolcezza.

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Di truffe e malattie

“Et voilà, trentotto anche per te! Mica che ci facciamo mancare qualcosa, eh. Mi sa che la scuola finisce qui, oggi”

“Mother, non scherzare. Trentotto non è mica febbre, è quasi la temperatura corporea gusta, non può bastare così poco per non mandarla a scuola, dai!”

“Ah ma davvero? Trentotto non è febbre? Lo dice quello che a trentasette e uno ha nominato un erede per il suo account Instagram?”

“È diverso, io stavo male”

“E sta male pure tua sorella, che a questo punto starà a casa a fare compagnia alla piccola”

“Cosa?! Ma scherziamo vero, la piccola non ha niente a parte un grande talento da attrice! Mother ti prego, non puoi essere così ingenua. Ti sta truffando, mandala a scuola”

“Ma tu guarda, la notte porta consiglio e anche una laurea in medicina, vedo. Ripassa quando avrai preso anche la specialistica, magari ti darò ascolto”

“Mother non puoi non vedere l’inganno! Sono tutti trucchi! Io lo so perché sono anni che…”

“Sono anni che…?”

“Oh, ma guarda come s’e fatto tardi, vado che non vorrei perdere il pullman per andare a scuola. Statemi bene”

Millantatore di titoli e truffatore.

Non ditelo all’Inps.

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