Qual è il tuo super potere?

Dopo anni e anni di pratica nel ruolo di madre, mamma o Mother che dir si voglia, sono fiera di raccontare che ho sviluppato delle tecniche di sopravvivenza da far invidia a Rambo.

Fingersi morta la notte quando qualcuno chiama, bruciare i disegni dell’asilo nel camino senza che nessuno se ne accorga, nascondere gli spinaci nel risotto spacciandoli per pesto.

Ma in assoluto il super potere di cui vado più fiera è la capacità di ascoltare senza sentire nulla.

Ho cominciato quando erano piccoli e si rivolgevano a me come fossi l’unica persona sulla faccia della terra, raccontandomi l’ultimo episodio di Dora l’esploratrice, che una formica stava passeggiando sul davanzale e -che Freud mi perdoni- i sogni, ogni mattina.

Ormai sono cresciuti, selezionano meglio le informazioni da condividere, parlano anche con tante altre persone e spesso dicono cose molto interessanti.

Tuttavia, ogni tanto, qualcuno parla e il mio cervello vaga, nonostante sembri attenta.

Ieri, in macchina.

“Allora va bene, mamma?”

“Come?”

“Ti ho chiesto se sei d’accordo”

“Uh, sì, sono d’accordo”

“Bene! Allora andiamo subito! Che aspettiamo?”

“Andiamo dove?”

“A comprare il cellulare nuovo per me! Hai detto va bene”

“Sì, ehm…in realtà intendevo dire…”

“Mamma! Non è che per caso facevi finta di ascoltare, come al solito?”

E niente.

Vado a spolverare i miei super poteri.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Ma che bella festa

La festa della mamma è una giornata tradizionalmente pregna di grandi soddisfazioni.

La mia è cominciata con un laconico messaggio del primogenito su whatsapp “auguri, Blo”. Quando gli ho fatto notare che avrebbe potuto sforzarsi un po’ di più, oltre a due parole, una virgola e premere invio ha risposto “è nelle cose semplici che si nascondono grandi verità”

Il premio paraculaggine non glielo toglie nessuno quest’anno, e nemmeno quattro mazzate.

La piccola si è presentata con un bel cartoncino rosso pieno di cuori, dietro al quale si celava, vergato di suo pugno, un testo dal titolo “la mia mamma”.

Quando un bambino di quinta elementare incontra il testo descrittivo, lo dico per esperienza, il genitore deve tremare.

Le prime cinque righe mi descrivono bassa, tozza e rugosa, praticamente il Maestro Oogway di kung fu panda, la tartaruga centenaria.

Con le forbici della sua sincerità la piccola ha fatto a brandelli quel che restava della mia autostima, già provata dalle descrizioni impietose dei suoi fratelli negli anni precedenti.

C’è da dire che con il resto, più uno spettacolare “sorride sempre, e quando lo fa sembra sorridere tutto il mondo” ha riguadagnato la sua posizione nell’asse ereditario.

La mezzana è stata la prima, con tanti bacetti e cuoricini via messaggio, per poi precisare che le feste commerciali vanno boicottate e mamma, ti facevo superiore a certe cose.

Me ne ricorderò, alla prossima festività.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

12 maggio

Io sono Mother, mamma, mami.

Sono quella che ogni mattina che il Signore manda i terra dice buongiorno, ricevendo in cambio grugniti assonnati, e che ogni sera dà la buonanotte con una filastrocca buffa inventata anni orsono è che ormai è diventata un vizio, come il fumo o lo shopping compulsivo, come un mantra da non dimenticare.

Sono quella che guarda tutorial su internet per imparare a fare le polpette buone, la pizza alta, la torta soffice, e che poi compra i quattro salti in padella per fare prima o perché qualcosa è bruciato.

Sono quella che proibisce, redarguisce, vigila e osserva, e che a volte chiude un occhio o anche due perché va bene così, o forse sei troppo stanca per mantenere la coerenza e loro, i figli, lo sanno e ne approfittano.

Sono quella che massaggia schiene, spazzola nodi, asciuga lacrime. Che ripassa il teorema di Pitagora di nascosto per aiutare una figlia nei compiti, e fa le equivalenze online perché non si ricorda più da che parte si comincia.

Sono quella che dà consigli non richiesti, tiene comizi noiosi che nessuno ascolta, educa con quello che c’è in casa come quando vuoi fare la torta ma non hai il burro e le uova sono scadute ma tu cambi la ricetta, ché magari viene buona lo stesso.

Sono quella che insegna e impara, sussurra dolcemente e urla come un’erinni, comprensiva e paziente un momento e sfuggente e impaziente quello dopo.

Sono Mother, mamma, mami e chissà quante altre declinazioni di me si inventeranno, e lo sono in modo tragicamente imperfetto, fortunatamente unico.

Oggi festeggio questa alternanza, la mia ambivalenza, la nostra fatica, la felicità delle piccole cose.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Piccoli malumori

La piccola, si sa, è creatura dinamica e mutevole, vuoi per età, vuoi per indole e inclinazione.

Attenta osservatrice delle dinamiche relazionali intorno a lei -in poche parole spiona, proprio come sua madre- è attenta ai dettagli e alle virgole, che sposta a suo piacimento e quando più le fa comodo.

In questo periodo i suoi leggendari malumori sono rivolti a tre macro categorie: la sorella maggiore, le prove Invalsi, la gita scolastica.

L’ignara sorella è rea non confessa di abbandono e trascuratezza. Secondo la piccola non passa abbastanza tempo con lei, non l’abbraccia a sufficienza e soprattutto sta sempre al cellulare in video chat con le sue amiche e compagne. La piccola, come un marito geloso, reclama a gran voce la sua dose di attenzioni fraterne.

Le prove Invalsi, in modo particolare quelle di matematica, stanno ammorbando le nostre giornate.

La critica spietata parte dalla classe, passando per i dirigenti, per arrivare al Ministero della pubblica Istruzione è più in generale al globo terraqueo.

Perché la piccola è così, va per gradi ma non risparmia nessuno.

L’attesa per la gita scolastica, consueto momento di gaudio e tripudio che quest’anno prevede tre giorni lontano da casa, è funestata dalle indicazioni scritte sul vademecum che le maestre ci hanno fornito.

Dopo le indicazioni sul numero di mutande necessarie per affrontare al meglio la capitale, viene specificato di “non dare cibo aggiunto, poiché sarebbe relegato a ‘banchetti notturni’ non controllabili”.

La fanciulla non ha fatto mistero della sua indignazione: che ci vai a fare in gita se di notte non puoi raccontarti storie dell’orrore sfondandoti di Pringels e barrette di Mars.

E, diciamolo solo fra noi, su questo ha assolutamente ragione.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Meglio una gallina domani

Apri il frigo e prendi la confezione delle uova, che per qualche oscuro motivo si apre facendone precipitare in terra otto, delle quali due sul gatto che sta consumando il suo pasto, ignaro.

Lo guardi mentre terrorizzato e impanato come una cotoletta corre verso il divano e tu cerchi di afferrarlo prima che sia troppo tardi ma calpesti la frittata che si è creata sul pavimento.

Nel frattempo il gatto è passato dal divano alla tenda e cerca di leccarsi via il tuorlo dalle orecchie.

Suona il campanello mentre stai cercando di ripulirti e quando arrivi alla porta lui, il perfido corriere, se ne è già andato alla velocità di Beep beep, e tu rimani sulla soglia come Willy il coyote con la ricevuta per andare a ritirare il pacco che aspettavi, in un deposito dall’altra parte della città.

Il trillo di un messaggio interrompe i tuoi pensieri mortiferi, non sai più dove è il gatto e apprendi da whatsapp che il primogenito ha preso quattro e mezzo nella verifica di inglese ma tranqui Mother, qualcuno ha preso anche tre.

Cerchi un fazzoletto nella borsa e recuperi invece un foglio stropicciato, la lista della spesa che ha scritto la mezzana per il pranzo al sacco della gita di domani.

Devi aver capito male, staranno via settimane, altrimenti non si spiega.

Accogli la piccola che rientra a pranzo con indosso il peggiore dei suoi malumori e tu maledici la scuola elementare, l’Invalsi, il ministero della pubblica istruzione intero.

La mezzana chiede perché il pavimento della cucina sia appiccicoso e vuole cucinarsi due uova perché non le piacciono le polpette.

Tu valuti la possibilità di ricominciare a fumare o cominciare a bere.

Poi scopri che non lontano da casa hanno aperto un Canapa shop.

Meno male che non c’era parcheggio.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Tredici

Tre tredicenni entrarono a Trento tutte e tre trotterellando.

Ah, no, non erano loro, anche se avrebbero sicuramente fatto più casino dei trentatré trentini.

La mezzana e due sue compagne di squadra nonché amiche e coetanee hanno organizzato un pigiama party a casa mia.

Dopo aver divorato una pizza famiglia metà margherita e metà würstel e patatine, un must irrinunciabile per gli adolescenti di tutto il mondo, non paghe, hanno saccheggiato la dispensa in cerca di merendine, patatine e pure i resti appiccicosi di Halloween.

Pop corn stantii sono stati rinvenuti la mattina sotto il letto e nelle orecchie del gatto.

Ma il metabolismo veloce -è cosa nota- è dono degli dei o delle tredicenni.

Prima di andare a letto non si sono fatte mancare una serie di addominali, ché non si sa mai.

Per mantenere intatta la loro naturale bellezza di sono spalmate sul viso una maschera nera purificante, una rosa idratante e una verde astringente.

Per ripulirsi hanno usato il mio pacco convenienza fino all’ultima salviettina.

In camera si sono dedicate allo stalkeraggio professionale dei profili Instagram di compagni di scuola e celebrità.

Alle tre e mezza del mattino sono state zittite senza possibilità di replica da una madre che non ha più l’età, il fisico o la pazienza di reggere la mancanza di sonno.

La mattina si sono alzate subito, hanno infilato pantaloncini e canotta e accompagnate da un vento polare sono andate a giocare una partita di pallavolo. Hanno persino vinto.

Io mi sono stancata anche solo a guardarle.

I tredici anni, come la taglia quarantadue, non mi entrano più.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Al concerto

Io che ti ho fatto assaggiare la mela, la crema di riso mais e tapioca, la pasta col pomodoro e la pizza.

Che mi ricordo la tua espressione dopo aver provato il limone. Che ero lì quando hai toccato la neve la prima volta e hai appoggiato i piedi -che ancora erano piccoli e tutti da mordere- sulla sabbia in spiaggia, ritraendoli subito dopo.

Quando sei salita su un aereo, una nave, persino dentro un sommergibile.

Quando hai visto una giraffa da vicino e accarezzato un delfino.

E quello che mi piace di più è farti assaggiare emozioni.

Di prime volte ne ho viste tante e so che da adesso in poi ne vedrò sempre meno, perché anche se ti piace stare comoda e appollaiata, so che hai ali forti pronte per spiccare il volo.

Mi piace condividere le emozioni insieme, perché è l’unico luogo dove non esiste la mamma o la figlia, c’è invece la commozione, la gioia, l’euforia e si può stare sedute accanto, non devo stare un passo più avanti per guidarti o attenderti.

L’emozione è singolare, ma se a cantarla sono più di diecimila fa da cassa di risonanza nell’anima.

Perché uscire da un grande concerto senza voce è un buon inizio per trovarti con parole nuove.

E come ha detto lui, che tanto t’è piaciuto, ce n’è bellezza, guarda bene, anche se a volte non si fa vedere.

Ascoltalo.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

E anche l’ultima è andata

Anche se ti sei svegliata con un grosso brufolo sulla fronte, che abbiamo provato a camuffare con l’abile intervento della make up artist mamma.

Anche se eri emozionata dal giorno prima, scontrosa, irritabile e decisamente poco spirituale.

Anche se il tuo look colorato non era forse perfetto per l’occasione, ma di sicuro era perfetto per te, che sei colorata dentro, e sei arrivata all’altare fiera e sorridente, con la tua adorata Carlotta al fianco. Anche se la tua madrina era forse più emozionata di te.

Anche se mi sento sempre in bilico tra religiosità e coerenza, ma sono tranquilla perché tu invece mi sembri in perfetto equilibrio.

Anche se dopo tre battesimi e tre comunioni, alla terza cresima cominci a non poterne più di bomboniere, palloncini, torte e confetti.

Anche se alla fine è così intensa l’emozione di quel faccino, che pure col brufolo sulla fronte rimane per me il più bello.

Siamo stati circondati da tanto amore in questa giornata, e ha ragione la tua madrina quando ti scrive che la felicità è un percorso, non una destinazione.

Il cielo ieri era di un azzurro carico di promesse.

Cercheremo di mantenerle tutte, piccola.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Rina

Lei ha gli occhi tra il verde e l’azzurro, come il mare che circonda l’isola in cui è nata e della quale sente la mancanza.

È minuta ed esile, un concentrato di energia inaspettata a un primo sguardo.

E non è l’unica cosa che ti sorprende, quando la conosci.

È il contrasto, forte come la sua terra, tra dolcezza e asperità, silenzi e grida, comprensione e intolleranza.

Per trent’anni ha lavorato con i ragazzi, sempre diversi, sempre difficili.

È andata ben oltre il suo ruolo, confortandoli con la bontà della sua cucina e la tenerezza delle sue parole, li ha ripresi e sgridati come fossero tutti un po’ figli suoi.

Con gli adulti ha fatto lo stesso, e forse per questo ha raccolto stima, rispetto e amicizia.

Oggi ha cucinato ufficialmente per l’ultima volta, perché la pensione a quanto pare esiste e non è solo una leggenda metropolitana.

Ieri si è commossa, e ce n’è voluto, davanti ai colleghi e a un tavolo di cose buone da mangiare, forse per la prima volta ha faticato a trovare le parole.

Sappiamo che tornerà presto per portarci il pane e le lasagne che sa fare così bene, per sgridarci e sorriderci, come ha sempre fatto.

È bello lavorare se si incontrano persone come te, Rina.

Tutta vita, adesso.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Chi viene e chi va

C’è gran via vai, in questo porto di mare che risponde al nome di casa.

Il giovane americano è atterrato laggiù oltre oceano, lasciando in ricordo un paio di scarpe nere, lucide e stringate numero quarantotto e mezzo, che un’amica ha giustamente definito “da bara”.

Siamo indecisi se rispedirgliele a casa, farle indossare al primogenito per la cresima della piccola -opportunamente riempite di cotone- o metterle in terrazzo e piantarci dei gerani.

La mezzana è tornata dal torneo in tempo per la finalissima e con le sue amiche ha fatto un tifo esagerato per la squadra americana, anche se non sa precisamente quanti giocatori scendano in campo né quale siano le regole del gioco.

Il primogenito è nel cuore turistico della Romagna da un paio di giorni, impegnato ad arbitrare un importante torneo di pallacanestro.

A sentire lui sta raccogliendo cotone in catene, perché comincia la mattina presto e finisce la sera tardi, il mare lo vede solo dalla finestra della sua stanza e il costume da bagno è servito solo per riempire il trolley.

La piccola è raffreddata, cosa che non desterebbe preoccupazione alcuna, non fosse che siamo a meno tre giorni dalla cresima. Mi segue starnutendo, come un paperotto appena uscito dal guscio e chiama “mamma” con una media tendente a infinito.

Torneremo alla normalità, qualunque cosa voglia dire.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento