Gesti

Una mattina azzurra e ghiacciata ad accompagnare il primogenito e il suo amico al temuto esame di arbitro.

Uno spettacolo di cartomagia con le star di YouTube e street magic, nuovi idoli dei tredicenni.

Un palazzetto affollato di bambine in divisa, con una mezzana ancora piccola ma più grande di loro a segnare i punti del torneo di natale.

Una corsa all’ipermercato alla ricerca della maglietta rossa per il saggio di terza elementare, una mano nell’altra e la cioccolata sulle labbra.

I regali ritrovati e impacchettati, lasciati a riposare sul fondo dell’armadio ancora per pochi giorni.

Il Natale che quest’anno è arrivato, forse per restare. L’albero, il presepe, il calore.
Una felicità sommessa e sussurrata che non impedisce di sentire e di vedere quello che sta succedendo nel resto del mondo. Di indignarsi e interrogarsi, di pregare e di sperare. Con un piccolo ma significativo gesto di aiuto
http://terredeshommes.it/bambini-in-fuga/#prossimi

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Generazioni a confronto

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“Lo devi tenere acceso! Quante volte te lo devo dire, santa pazienza!”

“Ma lo dovevo spegnere per forza, non potevo…”

“Sono scuse. E ce n’è sempre una diversa”

“Ma non ci ho pensato..”

“E certo, non ci hai pensato. Io intanto a casa a preoccuparmi. Perché io mi preoccupo, sai? Ho delle responsabilità”

“Ma forse era scarico…”

“Non mi sembra di chiedere molto. Devi solo ricordarti di metterlo in carica di notte. A me non pare tanto difficile, ce la puoi fare pure tu”

“Ma io non voglio avere anche questo pensiero…”

“E ce lo devi avere, porca miseria, mamma!”

La signora china la testa di corti capelli bianchi e si stringe al petto la borsetta, dove probabilmente giace il cellulare spento. Il figlio le cammina accanto con l’aria sfrontata e la faccia scocciata, in un pomeriggio freddo e nebbioso.
Io sono contro le sculacciate, le mani alzate, la violenza in ogni sua forma, che nulla a che vedere con una sana educazione. Ma forse non è mai troppo tardi per due sberle.

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Alien

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Mattino

“Mamma, mi fai i grattini?”

“Chi osa entrare in bagno? Avevo detto che c’ero io!!! Gatto! Fuori!”

“Un bacino mamma che vado a scuola”

“Nooooo ho detto che non me lo metto il capello che ho la coda alta e il ghiaccio fuori non è freddo come sembra”

Mezzogiorno

“Ciao ciao mami abbracciami”

“La pasta? Ancora? Ma l’ho già mangiata ieri! Volevo la pizza würstel e patatine. Non mi accontenti mai e pensi solo ai fratelli”

“Mi aiuti nei compiti mammina?”

Pomeriggio

“Dov’è la mia maglietta azzurra preferita del campeggio? Come da stirare? Ancora? Come dici? Me la devo stirare io se ho tanta fretta??”

“Mamma, mi fai i grattini sulla schiena?”

Sera

“E poi lei ha detto che era contenta ma preferiva essere solo sua amica. Invece in terza c’è uno che fuma, pensa te. Sai che all’intervallo sono stata a chiacchierare con la mia amica e abbiamo riso tantissimo”

“Non ho voglia di parlare, lasciatemi sola”

“Mamma, mi fai i grattini sul collo?”

Volevo dire agli alieni che hanno inavvertitamente lasciato una delle loro bambine al posto della mia, che sono pronta allo scambio e a riavere la mia fanciulla. Se questo non fosse possibile mi dicessero gentilmente dove hanno parcheggiato l’astronave, sarò lieta di riconsegnarla a domicilio.

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Prove di fede

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Drinnn!

“Piccola, apri che arrivo”

“Ciao bambina, è in casa la tua mamma?”

“Ciao. Sì ma è in bagno. A farsi la doccia. Forse si lava anche i capelli. Però se ha anche il cellulare ci metterà un po’. È sempre col telefono in mano, sai? Perché la mamma scrive delle storie su Facebook. Anche mio fratello vuole Facebook ma la mamma ha detto che non è il caso anche se ha tredici anni e quindi potrebbe, giusto? A mia sorella invece non interessa. A lei piace fare i filmati e da grande diventerà una youtuber famosissima e così saremo ricche e famose. Ci prenderemo un cane perché la mamma adesso non vuole. Dice che i gatti bastano e avanzano, soprattutto perché il piccolo fa la cacca e la pipì sul divano e lei gli tira le ciabatte. Io però chiederò a Babbo Natale il cagnolino che abbaia e scodinzola per davvero anche se è finto. Speriamo che il gatto non si spaventi ma mio fratello si”

“Piccola? Con chi stai parlando?”

“Ah, mami! Parlavo con questi due simpatici signori…signori?”

Due figure alte e dai capelli brizzolati si allontanano rapidamente dalla nostra casa. Dalla cassetta della posta spunta una inequivocabile rivista.
La piccola è riuscita a mettere in fuga persino due zelanti testimoni di Geova.

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Sig. Babbo Natale, Circolo Polare Artico, Lapponia

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Caro Babbo Natale,

rieccoci qui, che a quanto pare il tempo passa veloce. Mi sembra ieri di avere visto girare per casa qualche paio di infradito, ma forse è colpa del disordine cronico di casa mia. Malgrado ciò ho delle buone notizie. A differenza dello scorso anno mi sono ricordata quasi di tutto. Ho trovato al primo colpo albero, decorazioni, presepe e finto babbo da appendere alla finestra. Certo, le lucine sono ormai tutte fulminate e alcune palline si sono rotte nella fretta, il sei gennaio scorso, di spazzare via ogni traccia di festività, quando non vedevo l’ora di rimandare a scuola i tre piccoli zampognari. Il presepe si è conservato decisamente meglio, finché non è stato allestito con tutti i crismi, dalla paperella ai pastorelli, dal cielo stellato al muschio, e il gatto grande pensandosi forse il bambin Gesù si è accomodato sulla capanna per una bella dormita. Ma sono dettagli, se confrontati con l’entusiasmo travolgente della più giovane abitante di casa. La piccola, cui tocca quest’anno l’onore massimo di apporre la stella sulla cima dell’albero, ha addobbato sala, cucina, camera e gatto con chilometri di nastro dorato, che semina fastidiose pagliuzze su ogni cosa e persona. La giovane fanciulla canta le canzoni del saggio di natale mentre fa colazione, si lava i denti, coccola il felino e fa i compiti. Ti ha scritto una lunga missiva, caro Babbo, una riflessione sull’andamento dell’anno passato e del comportamento suo e della famiglia tutta, oltre una serie di richieste ordinatamente suddivise in imprescindibili e facoltative. Fortuna ha voluto che molte delle sue richieste fossero già ben nascoste in qualche parte della casa, perché quest’anno ho deciso di non arrivare all’ultimo momento e ho cominciato la ricerca doni per lei e per i suoi fratelli in tempi non sospetti. Quindi, caro Babbo, non ho richieste particolari da farti quest’anno. O forse una, ma piccola. Potresti aiutarmi a ritrovare i regali comprati con tanto mirabile anticipo? A quanto pare sono stata così accurata nella ricerca di un nascondiglio efficace che ci sono riuscita fin troppo bene.
Latte e biscotti sul camino non mancheranno, prometto.

Barbara

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Tu chiamale, se vuoi, emozioni

 

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Sarà stato per le luci, così intense da illuminare un palazzetto intero.
Sarà stato per i brillantini sul body bianco e blu, che luccicavano come cristalli.
Sarà stato per il tuo apparecchio scintillante, che risplendeva a ogni sorriso.
Sarà stato per le decorazioni di Natale tirate fuori la mattina, e i pezzi di presepe sparsi per casa.
Sarà stato per l’emozione di vincere il primo premio della lotteria.
Sarà stato per tutti quei bambini e quelle bambine in fila, tutti vestiti uguali.
Sarà stato per le spaccate, i salti, le verticali, il leprotto zoppo, il ponte e tutte le evoluzioni viste sul tappeto verde.
Sarà stato per la musica, che a Natale ti incanta anche come colonna sonora dello spot di un panettone.
Sarà stato perché ormai ho una certa età e sono più sensibile.
Sarà stato perché le tue insegnanti sembravano davvero felici di essere lì con voi la domenica pomeriggio, come lo sono sempre durante le lezioni.
Sarà stato lo stare al cospetto di tanta passione per uno sport.
Sarà stato per tutto questo e forse altro che ho seguito con le lacrime agli occhi l’intero saggio di ginnastica artistica, piccola mia. Sotto lo sguardo imbarazzato dei tuoi fratelli, trascinati chi con le buone e chi con le cattive a fare il tifo per te. Con la coda alta e tirata, il body luccicante e un sorriso abbagliante.

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Incomprensioni

 

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“Mother, guarda lì che meraviglia”

“Hai ragione, un tramonto bellissimo. Spettacolare”

“Ma quale tramonto? Io parlavo della strada. L’hanno appena asfaltata. È liscia come la seta”

“Mi prendi in giro, vero? Ti prego, dimmi che stai scherzando”

“Non capisci. La strada così è perfetta per andare in bici o con lo skate. E poi da un senso di…ordine! Ecco, è proprio ordinata”

“Capisco. E da quando, se posso chiedere, sei diventato cultore dell’ordine? No perché la tua stanza sarebbe lì a dimostrare il contrario”

“Non capisci. È il mondo che è più in ordine, la mia camera non c’entra. Fuori mi dà fastidio il disordine. È anche altre cose”

“Per esempio?”

“Per esempio i bagni che non sono pulitissimi. Non ci entro. Quello di casa nostra, ogni tanto…”

“Cosa vorresti dire? Il nostro bagno è pulitissimo finché non passate voi tre barbari”

“Non capisci. Ah, un’altra cosa! Non sopporto che qualcuno beva dal mio bicchiere. Tu a volte lo fai e mi scoccia”

“Ma se all’allenamento bevete tutti dalla stessa bottiglia! Ma se ti ho visto coi miei occhi scambiare la coca cola con i tuoi amici?”

“Non capisci. La squadra è la squadra. È come una famiglia”

“E noi cosa saremmo, scusa??”

“Mother, non capisci. Rilassati e ammira la meraviglia di una strada appena asfaltata”

Eh già, non capisco proprio.

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In fila per due

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In attesa di un’amica, sul marciapiede, accanto a una classe di scuola materna. Le maestre cercano di creare una ordinata fila per due, operazione semplice come tenere i capelli in uno chignon perfetto: i ciuffi scappano da tutte le parti. Sul cominciare della fila ci sono loro, una femmina e un maschio. lei tiene stretta la mano di lui, avvolta in un guanto di supereroi. Le giacchette imbottite li fanno più grandi di quel che sono. Giocano a fare il fumo col fiato caldo e l’aria freddissima di una mattina di dicembre.

“Pietro, oggi vieni a casa mia?”

“No. Vado Tommaso a giocare che suo fratello va alle medie e ci fa usare la paistascion”

“La mia mamma ha comprato il succo di ace e fa la torta di cioccolato più buona del mondo e io l’ho preparata insieme a lei. Vieni a fare merenda?”

“No. Vado al macdonald che il fratello di Tommaso ci compra le patatine grandissime”

“Sai che ho un micetto piccolo bellissimissimo e tenerissimo? Vuoi vederlo?”

“No. Il fratello di Tommaso ha un cane grandissimo che fa delle cacche enormi”

“Pietro! La maestra ha detto che dobbiamo stare per mano! Che fai?”

“Mi gratta la testa. La mamma dice che forse ho i pidocchi”

Una nuvoletta di fiato bianco davanti alla bocca della bambina. Il primo sospiro di rassegnazione.

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Papà

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Era alto, credo. Ora lo è poco più di me. Curvo, la schiena a disegnare una collina, dove prima era montagna. I capelli di un bianco candido, come se ci avesse nevicato da poco. Gli occhiali dalla montatura leggera, unico elemento di modernità, a ingigantire occhi marroni buoni. Una pioggia di rughe profonde intorno alla bocca sottile, forse eredità di tante risate. Vestiti ordinati e stirati, tra il marrone e il beige. Scarpe lucide dalla punta consunta. Scarpe che hanno camminato tanto. Si muove lentamente, con una grazia inusuale in un uomo. Le mani sono ancora belle. Tremano appena, come foglie smosse da una folata improvvisa di vento, mentre prende le banconote dal portafoglio e le ordina sopra il bollettino. Siamo in posta, in coda.
Io, senza più pudore, osservo quest’uomo e penso a te, papà. Guardo e immagino, ammiro e indago. Cerco indizi di quel che sarebbe potuto essere. Tu che per me non sei stato mai anziano, ora che il tempo dell’assenza occupa più spazio di quello della presenza. Ora che sono più le volte in cui non ci sei stato di quelle in cui eri accanto a me. Ora che il tempo ha tenuto fede alla sua promessa di oblio, ora che ho voglia di raccontarti, ti scrivo per non smettere di ricordarti. Ora che mi fanno compagnia le parole che scelgo, le immagini che affiorano. Tu che leggi sulla poltrona in sala, in un’estate caldissima. Seduto fianco a me in macchina, nella mia prima volta alla guida una domenica mattina. Le partite di pallacanestro, io annoiata e tu esaltato per la squadra del cuore. Nel corridoio di un ospedale a raccontarsi cose sciocche, in un tempo sospeso e stranamente immobile.
È ancora dicembre, papà, oggi come allora. Io continuo a ricordare, non smetto di raccontare.
Come allora, come sempre,
la tua
Barbara

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Verso l’infinito e oltre

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“Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude”

Il TUO PROFILO INSTAGRAM È MOLTO INTERESSANTE SELFIE IN CASA SELFIE AL MARE SELFIE AL RISTORANTE

“Ma sedendo e mirando, interminati spazi di là da quella, e sovrumani silenzi, e profondissima quiete io nel pensier mi fingo”
GUARDA GUARDA GUARDA IL CA**O CHE ME NE FREGA
ASPETTA CHE TI MOSTRO IL CA**O CHE MENE FREGA

“Ove per poco il cor non si spaura. e come il vento odo stormir tra queste piante, io quello infinito  silenzio a questa voce
vo comparando”

È TUTTO MOLTO INTERESSANTE TUTTO MOLTO INTERESSANTE FACCIO COSE VEDO GENTE SEMBRA MOLTO DIVERTENTE
TUTTO BENE FINO A QUANDO TU MI DICI ANDIAMO A COMANDARE

“e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa immensità  s’annega il pensier mio”

PER FARTI FELICE HO PREPARATO UNA SORPRESA CON LA BOMBOLETTA HO SCRITTO SULLA LUNA PIENA ASPETTA CHE TI MOSTRO IL CA**O CHE ME NE FREGA
“E il naufragar m’è dolce in questo mare”

Un pomeriggio di studio con la radio accesa. Rovazzi versus Leopardi. Una sola certezza: il figlio maggiore ha imparato a memoria la hit del momento. Una sola speranza: che passi in fretta.

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