Figure barbine

pag10-copia-e1428671945313In coda alla cassa, coi croccantini del gatto, il flacone XXL dell’ammorbidente e una confezione maxi di carta igienica.
Dietro di me una giovane donna bassa, i corti capelli biondissimi con tre dita di ricrescita nera. Dei pantaloni fiorati su scarpe basse, la giacca senza maniche rosa che non arriva a chiudersi, poggiata su una bella pancia rotonda. La osservo con un po’ di nostalgia mista a sollievo. Tiene fra le braccia la spesa di una settimana, e le cosce di pollo surgelate confezione famiglia minacciano di precipitare a ogni movimento.

“Ah, se aprirebbero un’altra cassa”

Sospira la giovanissima, provocando una fitta di dolore alla grammar nazi che abita in me.

“Vuole passare?”

Le chiedo io, memore delle fatiche di una pancia abitata da un inquilino ribelle.

“Oh, ma grazie! Come è gentile lei, ha proprio poche cose e io invece…”

È così dicendo riversa il contenuto delle braccia sul nastro della cassa. Paga quanto dovuto e si mette a insacchettare la spesa.

“Quando nasce?”

Chiedo con un cenno e un sorriso in direzione della pancia rotonda.

“Chi?”

Risponde la giovane rabbuiandosi in volto, mentre sistema un pacco di tegolini sotto il braccio. Per un attimo temo che voglia colpirmi con le cosce di pollo surgelate.
La cassiera mi guarda sgomenta, il gelo scende nella fila, io balbetto qualcosa di incomprensibile sul prezzo dell’ammorbidente.
La giovane donna in quello che sembrava un evidente stato di gravidanza si allontana torva. E io da domani cambierò supermercato.

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Corrente alternata

pag10-copia-e1428671945313“Mother, emergenza! È sparito il wi-fi! Ritroviamolo! Un dramma!”

“Mamma, il computer si è spento! Stavo facendo un video! Stava venendo così bene, che tragedia”

“Ehi! Dove siete tutti quanti? Mami ho paura del buio vieni qui”

“Il buio ti inghiottirà, sorella”

“Aaaaaaaiuuutoooo”

“Piantala e non farla spaventare. Che qui il vero dramma è che non posso usare la lavatrice”

“Ma io sono senza connessione! Addio, vado dai vicini”

Sono bastate ventiquattro ore senza energia elettrica per gettare nello sconforto la famiglia intera. Per capire che si chiama corrente perché scorre silenziosa e invisibile nelle nostre vite, e riusciamo a vederla solo quando ci manca. Il problema si risolverà in fretta, a quanto pare. Nel frattempo faccio le trecce da Laura Ingalls a me e alle bambine, mando il primogenito nel bosco a tagliare la legna, e saremo pronti per girare la nuova serie della Casa nella prateria.

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È la primavera

pag10-copia-e1428671945313Sono uscita la mattina col piumino e la sciarpa per far ritorno il pomeriggio con infradito e bermuda a fiori. Ho visto donne in maniche corte, uomini in canotta, bambini coi sandali. Ho ammirato occhiali a specchio, pelli abbronzate, smalti colorati. Ho saluta il gelataio che ha riaperto e c’è già la coda fuori. Invidiato chi camminava a passo rapido sulla pista ciclabile. Apprezzato i ciclisti coi bambini nei seggiolini.
Ho scovato una bambina intenta a ravanare nell’armadio in cerca del prendisole del mare, e un primogenito al campetto con la divisa dei Lakers.
È bastato un tepore per risvegliarci e un sole caldo per scioglierci. Un cielo turchino e un vento caldo per scompigliarci i capelli e i pensieri. Le macchie gialle delle primule nei prati per togliere le gomme da neve. La primavera è un po’ come il gioco del cu-cù. Si mostra e si nasconde, illudendoti e raffreddandoti. Dichiara di restare e poi fa nevicare. E ogni primavera è come se fosse la prima volta. È il tempo del rinnovo, dei pensieri per alcuni e del guardaroba per altri. Per me è il tempo degli starnuti appena alzata, del sonno incoercibile e dei desideri inespressi.

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È solo amore

pag10-copia-e1428671945313È sera.
Sul divano, stretti stretti sotto una coperta rossa davanti a un famoso programma di cucina, fingendo di essere giudici dell’infuocata gara.
All’improvviso, uno strano miagolio. Il piccolo e pelosissimo gatto sbuca rapido e deciso davanti a noi e si ferma sull’incrocio delle piastrelle, fissandoci. Piega la testa di lato ed emette un secondo inquietante miagolio, come se dovesse oliare le corde vocali. Con un balzo da ghepardo salta sul divano, annusando con circospezione. Senza preavviso lancia l’ennesimo stridulo miagolio e si precipita cavalcioni sulla gamba del primogenito, intento a whattsappare col gruppo classe. Col pelo gonfio come i pon pon dei cappellini da sci il piccolo felino afferra fra i denti un lembo della coperta e prende a muoversi a ritmo incalzante. Di sottofondo dei borbottii.

“Mother, ma che fa? Ma è matto?”

“Ehm…dunque…non proprio matto, credo sia in calore”

“In calore? E allora? Matisse, spostati subito dalla mia gamba!”

“Meowwwww”

“Credo ti abbia preso per la sua fidanzata”

“Aaarghhhhh!!! Levamelo di dosso subito! È uno stupro! Che orrore!”

“Meowwwww!”

“Aspetta che mi morde…ecco…ahia gattaccio lasciami! Apri la porta, presto! Via, a cercarti una gatta, su”

“Meowwwww”

“Mother, che schifo. Il gatto ha cercato di abusare di me”

“Detta così è brutta. Diciamo che cercava solo un po’ d’affetto”

“Mother, non sei per niente spiritosa. Poteva almeno portarmi fuori a cena, prima”

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8 marzo

pag10-copia-e1428671945313“Buongiorno fanciulle, e auguri!”

“Auguri? Dunque…oggi non è il mio compleanno…è forse il mio onomastico?”

“Ma no piccola, oggi è la festa della donna, e questi fiori sono per voi”

“Festa della donna? E io cosa c’entro?”

“Ahahahah mother hai visto? L’avevo detto io che era di un’altra specie”

“Zitto tu. Certo che c’entri, amore. Sei una piccola donna”

“E io?”

“E tu una giovanissima donna”

“Beh, quindi mother ti saresti la donna anzia…”

“Taci o ti frusto con le mimose”

“E perché si deve festeggiare mamma?”

“Giusto, lo dico anche io. Perché alle femmine una festa e ai maschi no?”

“Si festeggia per ricordare. Si festeggia per non dimenticare. Si festeggia per sperare, che tutte le donne abbiamo uguali diritti e siano sempre rispettate”

“Veramente qui sono io che ho pochi diritti, con tutte voi intorno”

In effetti, in una casa dove i tre quarti della popolazione umana sono femmine, il gatto maggiore è metà maschio e metà no e il gatto piccolo lasciamo stare che è meglio, la vita può non essere sempre facile. Ma visto che il modo migliore per festeggiare è educare le nuove generazioni, qui non ci arrendiamo.

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Rimedi naturali

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“Mother, ti faccio un trucco”

“Va bene amore”

“Ma dai solo uno e…Cosa? Non ti lamenti? Non sbuffi? Non ti inventi che hai qualcosa d’altro da fare tipo la cena o la lavatrice?”

“A parte che io non mi invento un bel niente, le lavatrici le devo fare e la cena la devo preparare. E poi non è vero che sbuffo. Comunque fammi pure tutti i trucchi che vuoi, son qui”

“E magari dopo possiamo vedere anche dei video di magia sul tuo computer?”

“Certo”

“E guardare su ebay i mazzi di carte nuovi?”

“Sì. E se vuoi per merenda c’è un barattolo di Nutella che ci aspetta. Quello grosso”

“E la mangi con me? Tu che di solito non ti ci avvicini neanche?”

“Eccome, se la mangio”

“Mother, mi sa che la chiamo io, oggi, l’ambulanza”

Per la sindrome da stress post traumatico esistono svariati rimedi.
Studi scientifici dimostrano che tempo passato insieme e Nutella siano quello imbattibile.

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In un attimo

pag10-copia-e1428671945313Succede una mattina che sei lì, a muoverti nella tua bolla di quotidianità. La colazione, la tazza di latte, i biscotti finiti e il gatto che si struscia fra le gambe per avere la pappa. I pensieri pratici di organizzazione della giornata, la merenda negli zaini e l’appuntamento di lavoro, la bolletta che scade e la lavatrice da far partire. Succede che in un attimo la bolla scoppi, punta da un ago che si chiama destino, e non c’è più colazione, latte, biscotti, gatto e pensieri che abbiano importanza. Succede che tutto perda colore intorno a un primogenito in pigiama, che sembrava avere dimenticato la bella abitudine di provocare spaventi a raffica ai suoi più stretti congiunti. Succede che nello spazio di una telefonata la sala di casa tua si riempia di persone con la tuta arancione e la faccia gentile, il polso fermo e il sorriso sereno. Succede che queste persone gentili si prendano cura del corpo e dell’anima di chi è malato ma anche di chi è spaventato, che con voce tranquilla ti spieghino ogni passaggio per farti comprendere senza agitare, che ti consegnino con fiducia a medici e infermieri.
A quanto pare il primogenito non ha perso l’abitudine di far perdere anni di vita a sua madre. Ora sta meglio e racconta senza sosta ad amici e parenti della sua turbolenta giornata e delle mille avventure tra un prelievo e un cardiogramma. Più di tutto però ricorda la gentilezza di chi ha soccorso lui e la sua mamma spaventata. Grazie davvero quindi, a chi volontariamente mette il proprio tempo e la propria professionalità a disposizione degli altri. A chi mantiene la calma quando gli altri la perdono. A chi accoglie la fragilità altrui prendendola per mano.

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Sorella

pag10-copia-e1428671945313Sono le cuscinate sul letto, le risate di pancia, gli inseguimenti sul prato. Sono le teste appoggiate, i segreti sussurrati, i capelli pettinati. Sono il colore degli occhi, lo stesso modo di stare sedute, le rabbie improvvise. Sono i giochi con le Barbie, il nascondino e i castelli di sabbia sulla spiaggia. Sono le lacrime asciugate, le parole urlate, la pizza divisa. Sono i favori, i ricatti, gli scherzi a mamma. Sono il gioco rubato, le tabelline provate, il borbottio e il punzecchiamento. Sono il tifo alla gara, l’aiuto nei compiti, la nanna nel lettone. Sono gli sguardi complici, i musi lunghi, gli abbracci improvvisi. Sono la tempesta e il sereno, il chiaro e lo scuro, lo yin e lo yang. Sono il bagno in mutande, la pipì fatta insieme, le esperienze in comune. Sono la solidarietà e la critica, la pazienza e il rimprovero, la felpa presa senza permesso.
Crescono nella stessa casa, hanno abitato la stessa pancia. Loro sono sorelle e io le osservo rapita, esclusa dal mistero di una relazione unica e magica. Loro sono sorelle e io sorrido fiera di una intimità che cresce ogni giorno di più, felice della cura che hanno l’una per l’altra, gelosa di non averla vissuta anche io.

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E tu, da cosa ti vesti?

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“Mami, ti ricordi di domani, vero?”

No. Ovviamente, no.

Realizzare all’improvviso dell’imminenza del carnevale. Rammentare vagamente di avere firmato l’avviso della maestra, che suggeriva di preparare con materiali di recupero un vestito a tema fiaba per la festa di classe. Domandarsi se possano considerarsi materiale di recupero i venti euro trovati nel portafoglio per acquistare un vestito da Moreno dove tutto costa meno. Scoprire che il vestito prescelto non è in vendita. Disperarsi e maledire questa festa pagana. Farsi coraggio e convincersi di potercela fare. Dipingere di nero un cerchietto, modellare e incollare due grosse corna di carta d’argento sentendosi tanto Art attak. Tagliare le gambe a un carissimo paio di collant riposanti quaranta denari e avvolgerle sulle suddette corna. Prendere quello che resta delle collant e realizzare un copricapo aderente che allo stesso tempo non soffochi la figliola. Ammirare il tuo lavoro e congratularsi con la capacità di recupero, la creatività e la fantasia. Procedere con la prova costume e scoprire che Malefica è un improbabile incrocio tra Eva Kant, un rapinatore e un Teletubbies. Dire alla piccola che è perfetta. Minacciare il fratello che in confronto le sette piaghe d’Egitto sono un tour benessere in una spa.
Ed è subito carnevale.

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Breve storia triste

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Una cena con l’amica, che non vedi mai quanto vorresti ma far quadrare impegni e possibilità è più complicato del livello trentadue di tetris.

Al cinema, per vedere un film che con loro non potresti vedere mai. Con un’amica, o da sola, sprofondata nella poltroncina blu della sala buia, senza nessuno che ti chieda i pop corn jumbo o litighi per l’acqua.

Trattamento di bellezza. Una maschera sul viso intensa, idratante, nutriente e miracolosa con tempo di posa infinito che di solito tocca sciacquare dopo cinque minuti perché qualcuno suona il campanello cercando il mondano primogenito.

Un libro. Che sta sul comodino da troppo tempo a prendere polvere. Con le sue pagine appoggiate l’una sull’altra, a osservarmi ogni volta che spengo l’abat jour.

Una passeggiata in centro, senza una meta precisa, tra le vetrine illuminate e le serrande abbassate, guardando le persone intorno, avvezze a queste uscite serali più di te.

Una serata da sola, che si spalanca davanti sterminata come una prateria, misteriosa come il Chupacabra, tentatrice come il paradiso terrestre.
Rara come il passaggio di una cometa, l’eclissi solare totale, i pantaloni in saldo della tua taglia.
E tu, pregustandone le infinite possibilità, come davanti a una sontuosa e variegata scatola di cioccolatini, ti addormenti sfinita col gatto acciambellato ai tuoi piedi.

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