Persone 


Mi piacciono le persone che chiacchierano tra i corridoi del supermercato, ognuno col proprio carrello a fianco e la lista della spesa ripiegata fra le mani, come se il tempo rimanesse sospeso lì fra le corsie. 
Mi piacciono le persone che corrono in coppia, la sera, con il giubbotto fluorescente e il cappello, il fiato bianco davanti alla bocca e la strada dura sotto i piedi.
Mi piacciono le persone sedute sulle panchine nei parchi, quando arriva quel sole che sembra primavera anche se è ancora inverno.
Mi piacciono le persone che sanno aggiustare le cose, che hanno le mani capaci di rimettere insieme quello che è rotto.
Mi piacciono le persone che ti sorridono quando le incroci e anche se non le conosci. 
Mi piacciono le persone che al bar mettono la cannella nel cappuccino.
Mi piacciono le persone che la sera camminano lente con un cane al guinzaglio, il buio intorno, i pensieri liberi.
Mi piacciono le persone che si prendono cura. Di un giardino, di un animale, di una persona.
Mi piacciono le persone che alla cassa ti lasciano passare perché hai meno cose di loro.
Mi piacciono le persone che chiedono il permesso e chiudono la porta quando escono, dalla stanza o da una vita.

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Notte prima degli esami 

La parola esame deriva dal latino examen, ago della bilancia.Lo sapevi?

Una bilancia con un peso specifico importante, questa.

Si fa sul serio, ragazzo grande di casa. 

Sei giunto sulla cima di questo bizzarro podio scolastico, che ti fa arrivare primo quando sei in terza, che ti sottopone a uno slalom impegnativo tra prove scritte e orali, prima di concederti l’agognata medaglia. 

Una medaglia che è un lasciapassare per il mondo dei liceali, degli adolescenti a pieno titolo e brufolo.

Tu hai voluto celebrare il cambiamento in atto con un gesto estremo, il taglio netto con l’infanzia e coi capelli. 

Ti sei rivisto le orecchie dopo anni di lunghe chiome e speriamo che così tu possa ascoltare un po’ di più. 

Tu che hai vacillato davanti al modulo per la festa di fine anno, alla voce “sarò accompagnato dai genitori”, ma come testimoni alla prova orale hai chiesto di avere proprio noi.

Tu che vagabondi pomeriggi interi con uno zainetto rosso sulle spalle e un mazzo di carte in mano, ma che la sera trovo chino a ripassare la seconda guerra mondiale.

Tu che millanti sicurezza e serenità ma ti infuri perché è finita la Nutella, in un’altalena di comprensibili e legittime emozioni.

Tu che devi lasciare compagni e amici che sono stati lì accanto a te, come una famiglia, negli ultimi tre anni della tua vita.

Allora forza, che siamo a un passo dalla cima. 

Sei allenato e attrezzato, pronto per l’ultima fatica.

Armati di penne blu, dizionario e determinazione.

E il panorama sarà bellissimo.

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È finita

Per anni, e fino a non molto tempo fa, la giornata di oggi era contrassegnata da una croce nera sul calendario.Listata a lutto sull’agenda, segnava la fine della mia libertà e l’inizio di un’epica fatica.

Fino a quando riempire il tempo dei bambini è stato una mia responsabilità, un dovere e una necessità. 

Fino ad allora l’ultimo giorno di scuola è stata una giornata nefasta, bagnata da lacrime amare e da un lunghissimo conto alla rovescia in attesa dell’arrivo di settembre.

Qualcosa è cambiato, però.

Sarà che loro stanno crescendo, sarà che io sto invecchiando, ma quel giorno della prima settimana di giugno non mi atterrisce più. Anzi. Lo aspettavo, quasi. 

Aspettavo di spostare la sveglia un’ora più in là, di smettere con le corse perdifiato dietro uno scuolabus giallo che se ne va, di non dovermi ricordare della merenda sana il venerdì.

Aspettavo di passare un pomeriggio intero senza pagine di corsivo, equazioni, letture in tedesco. 

Aspettavo di non sentire più flauto e pianola, di non dovermi preoccupare se la divisa di basket è pulita o la maglia di pallavolo stirata, di correre in cartoleria un giorno sì e l’altro pure.

Certo, ci sarà da fare. 

Ci sarà un gran via vai di ragazzi e ragazzini, bambine e bambini per casa. Pranzo, merende e cene dove aggiungere un posto a tavola o magari anche due.

Certo, ci saranno i compiti delle vacanze. Sui quali, però, abbiamo sempre un po’ barato. 

Ma non ditelo alla maestra. 

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Amici come prima

“Mother vado al cinema coi miei amici. Posso?””Certo, cosa andate a vedere?”

“Ma, non mi ricordo il titolo…c’è uno fortissimo che spacca delle cose…”

“Cosa sarà mai?”

“Boh”

Due ore dopo

“Bentornati primogenito e amici, come è stato il film?”

“B-E-L-L-I-S-S-I-M-O”

“Ah però, bene. Ma come si intitolava?”

“Baywatch”

“Amore, ti piace la tua foto che ho postato? Sei venuta proprio bene”

“Ehm…uh…certo, bellissima”

“Mi sembri vaga, che succede? Guardiamo insieme, è qualche giorno che non vedo il tuo profilo”

“…devo studiare…”

“Come? Cosa mi stai nascondendo? Tu non vuoi mai studiare!”

“Ma…questo è mio figlio? Su Facebook? Ma da quando? E non mi ha nemmeno detto niente! E non mi ha nemmeno chiesto l’amicizia!”

Un primogenito che millanta di andare a vedere l’incredibile Hulk e torna con lo sguardo estatico, naturale conseguenza dei costumi dell’erede di Pamela Anderson.

Che si iscrive a Facebook e lascia che sia Facebook stesso a presentarmelo come “persona che potresti conoscere”. 
Bloccata su Instagram come una stalker qualunque dalla figlia di mezzo, che occulta aforismi e confidenze alla sua mamma condividendoli però col resto del mondo.

È vero che sul “sono tua madre, non una tua amica” ci ho costruito la mia filosofia educativa, ma qui si esagera.

Ti ho messo al mondo, una richiesta di amicizia come minimo me la merito.

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Lunga storia triste

La vita ti riserva sempre sorprese. Infinite possibilità di sperimentare, anche oltre le tue convinzioni più profonde. E comunque solo gli stolti non cambiano mai idea, quindi.Con questo spirito sono entrata, in una mattina di temporali, nel più grande centro commerciale dei dintorni, che si trova accidentalmente tra due comuni lontani dove passo per lavoro.

Vertigine e confusione hanno accompagnato il mio peregrinare tra negozi, alla vana ricerca del capo perfetto per una occasione importante.

Ho scoperto con sgomento che la moda di quest’anno prevede la presenza di ananas, pappagallini e fiori che neanche in un giardino botanico. 

O stampe di animali, dall’intramontabile tigre al più originale rinoceronte passando per il tenero ma sempre piacente gattino, all’insegna della sobrietà e del basso profilo.

Persa tra questi pensieri filosofici, mi sono imbattuta in lei. 

Bassina e riccissima, jeans a vita che più bassa non è vita e top colorato che lascia scoperta una generosa porzione di pancetta. Il responsabile di quell’abbondante giro vita, una testa piena degli stessi riccioli, sta seduto per terra, in calzoncini e maglietta, a pochi passi da lei. Gioca con una macchinina mentre la madre si prova sopra vestiti nel pieno del negozio così, come fosse sola in camera sua.

“Maaammaaa”

Canotta verde acido.

“Maaammaaa”

Prendisole con ghepardo.

“Maaammaaa”

Vestito con tulipani.

Stufo di essere inascoltato, il piccolo e la sua macchinina si spostano a giocare dietro un espositore di magliette coi brillantini. 

La madre, sbucando con la testa dall’ennesimo maglioncino fluorescente si accorge dell’assenza del suo erede, e lancia il primo ansioso richiamo: “Keeeeviiin!!!”

Io indico col dito il nascondiglio del piccolo, che esce con lo sguardo torvo. 

“Cattiva”

Mi apostrofa il riccioluto Kevin, mentre la madre appare ormai decisa per una sobria maglia con gattini e paillettes. 

È inutile, non son fatta per i centri commerciali. 

E la maglia col micio, della mia taglia non c’era più.

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A pieni polmoni

“Mother non puoi capire. Che emozione! È entrato con una camicia rosa, i capelli rasta e mi ha detto “Ehi zio, happy days?” Ma certo che è stato un happy day! Il day più happy di tutta la mia vita, nonostante le tre ore di coda! Poi mi sono appostato vicino alla sua macchina quando è uscito e mi ha dato il cinque! Non mi laverò questa mano mai più”
“Mamma che bella la festa della pallavolo! Fino a sera a giocare all’aperto, le salamelle con le patatine, le mie amiche, era bello pure il maxi schermo con la partita. Non vi ho visto tu e la piccola, dove eravate?”

“Mami, perché io non faccio mai niente?”

“Piccola, ma che dici? Hai fatto il saggio di ginnastica artistica, due ore tutti ad applaudire in palestra. Poi la festa di classe, dove hai mangiato patatine come se non ci fosse un domani e avete cantato occidentali’s karma a quella povera donna della maestra tutti in coro”
Siamo agli sgoccioli. 

Il tempo sta per finire e le vacanze per cominciare. Qui si respira già aria di libertà, tra l’autografo del rapper famoso e i bagordi delle feste di fine anno, anche se la mezzana non si accorge nemmeno più se ci siamo oppure no. 

E se loro respirano a pieni polmoni, a me comincia a mancare un po’ l’aria.

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Entusiasmi

“Mami che bello, davvero hai scritto un libro? Evviva evviva evviva lo dico alla maestra, alle mie amiche e alla bidella”
“Oh, che bello questo entusiasmo piccola, mi fai felice”
“Felice? Che c’entra? Io voglio essere popolare!”
“Mamma, lo dico alla prof. Muta, deve stare. Così non potrà più dire niente se non vado bene in grammatica. Perché mia mamma ha scritto un libro”
“E quindi? Come si collegano le due cose, scusa? Tu la grammatica la devi studiare, santa pazienza!”
“Non capisci mamma, è ereditario. Noi ci somigliamo, giusto? Bene, quindi so anche scrivere e coniugare. Solo che adesso non ne ho voglia”
“Mother, finalmente. Sono fiero di te, potrei anche pensare di tornare a chiamarti mamma. Comunque. Per il film, ho già in mente l’attore”
“Ecco, l’ho scritto proprio per farmi chiamare mamma, il libro. Ma il film? Di quale film parli scusa?”
“Beh, dai libri fanno i film, giusto? Voglio che la mia parte sia interpretata da Jack Nobile, il mago più mago nonché il più bravo con le carte”
L’entusiasmo qui è alle stelle ma tranquilli, resto umile. 

E per la mia parte avrei pensato a Julia Roberts.

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“I sogni son desideri. Chiusi in fondo al cuor”

Eh no cara Cenerentola, non è mica sempre così.
Se li tengo chiusi da qualche parte i sogni me li dimentico.
Io li appiccico sul muro della cucina, tra il calendario e il menù della mensa scolastica, in quel lembo di muro dove guardo ogni giorno.
Un sogno in particolare da oggi è online.
Per tentativi ed errori è diventato grande, e da blog si è fatto libro. Con la bellissima copertina di Alessandro Sanna, che mi accompagna dalla prima pagina del blog.
Con la prefazione di Marco Giovannelli, che è sì un po’ di parte ma garantisce di aver scritto solo cose vere.
Con le storie, vecchie e nuove, che colorano questa pagina da più di un anno.
Ho avuto bisogno di un bel po’ di spinte per vincere la mia perenne indecisione, e di questo devo dire grazie.
A chi, con un like, un commento o un messaggio mi ha convinta che forse era la cosa giusta da fare.
Ora ci siamo e sono qui, grata e fiduciosa nella condivisione e nel sostegno della piccola comunità virtuale che si è venuta a creare tra queste righe sparse.
Vi ringrazio qui tutti, ma con nomi, cognomi e indirizzi nell’ultima pagina del libro.
Se siete curiosi, vi tocca andare a vedere.

https://www.amazon.it/dp/B0719VGXVB/ref=cm_sw_r_oth_api_rLhlzbXBPEZKB

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DSM 5 (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali)

Confusione

La paziente insiste nel pagare il casello con la tessera fedeltà gialla del supermercato, maledicendo gli automatismi e rimpiangendo di non essere passata con le monetine dal casellante.

Tachicardia

La paziente ha un sussulto a ogni notifica dei gruppi WhatsApp, consapevole che sarà l’ennesimo invito a una pizzata, un saggio, una festa, una gita, un torneo.

Comportamento paranoide

La paziente nel parcheggio della scuola o fuori dai cancelli sta alla larga dalle rappresentanti di classe, con l’idea persecutoria che stiano per chiederle una torta per il mercatino o una mano per spostare il tatami dopo il saggio.
Allucinazioni uditive

Nella testa della paziente risuona in loop “Festa delle medie” di Elio
Disturbi del sonno

La paziente si sveglia durante la notte col terrore di dover rifare gli esami di terza media, di avere dimenticato l’iscrizione all’oratorio feriale, l’ordine dei libri delle vacanze, i documenti del campeggio. 
Narcolessia 

Strettamente legata al sintomo precedente, si manifesta in brevi e improvvisi momenti di perdita di coscienza, in modo particolare durante le riunioni a scuola o il pomeriggio nel ripasso della situazione economico-politica dell’India occidentale.
Amnesia 

La paziente ricorda la sua infanzia, il periodo scolastico, episodi precisi della sua spensierata giovinezza, ma dimentica sistematicamente la merenda della figlia minore, di firmare improrogabili avvisi e di portare fuori l’umido nel giorno stabilito.

Bulimia selettiva

La paziente si nutrirebbe in modo esclusivo di gelato, da che ha riaperto i battenti la sua gelateria preferita.

Se vi riconoscete in uno o più dei suddetti sintomi potreste essere affette anche voi da una infausta sindrome stagionale. 

Quella della madre a fine anno scolastico.

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Stay tranqui

“Recenti studi scientifici dimostrano che il disordine e la sciatteria di un figlio adolescente sono direttamente proporzionali alle cure materne ricevute in tenera età”
No, non è vero. 

È che mi racconterei qualunque scempiaggine pur di giustificare lo stato di caos in cui versa la camera del primogenito e il mio rapporto con lui.

Sta facendo la muta, la mia piccola serpe in seno, traghettando dal corpo di un bambino a quello di un adolescente.

Almeno le serpi hanno il buongusto di ripresentarsi simili, dopo avere cambiato la pelle. 

Io saluto la sera con un bacio un ragazzino sorridente e sveglio la mattina un parente prossimo dell’anticristo. 

A pranzo si dibattono temi filosofici, con profondità e intelligenza.

A merenda si levano le urla e le polemiche per un’uscita negata, con livelli di proteste che in confronto in piazza Tienanmen si poteva dialogare.

Prima di cena si butta fra le mie braccia davanti ai suoi amici, e io prima controllo che non sia una candid camera, poi gli provo la febbre preoccupata per la sua salute.

La mia salute, mentale, è già in bilico da un po’, più o meno da quando abbiamo imboccato il sentiero in salita della crescita.

Sentiero reso più impervio è ostile dall’approssimarsi degli esami di terza media. 

Che il primogenito vive con un’ansia ben controllata, a quanto pare.

“Mother, traanquillaa , il mio amico G. mi ha detto che gli esami sono una passeggiata. Vanno via lisci”
“Ma chi? G? Quello che hanno bocciato agli esami?”
“Sì, lui, perché?”
Così, tanto per sapere. 

Per stare traanquillaa.

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