È arrivato 

“Buongiorno, sono il corriere, se vuole ci vediamo davanti al supermercato”
“Va bene, arrivo”
“Ho una duster nera e i capelli rossi”
“Io ho il furgone rosso e sono nero”
L’appuntamento al buio è andato bene, il prezioso carico è stato consegnato.

È arrivato in carne e ossa, carta e inchiostro, sudore e lacrime.

È arrivato e ha già tre lettori d’eccezione.

È arrivato e lo potete trovare qui

https://www.amazon.it/gp/aw/s/ref=nb_sb_noss?k=per+tentativi+ed+errori+copertina+

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Spauracchi moderni 

Sala d’aspetto del dentista, consueto tagliando della dentatura per la figlia mezzana.

Le sedie accostate ai muri, la noia come una cappa sulle teste di tutti noi, seduti in attesa del nostro turno.

Vicino alla finestra lui, non più di sette anni , capelli a spazzola e felpa di Bart Simpson.

Ha in mano un pezzo di legno trovato chissà dove col quale picchietta incessantemente il vetro.
Tactactactactactactactactactac
“Paolì, a nonna, smettila subito sennò arriva il dentista e ti sgrida”
Tactactactactactactactactactac
“Paolino a nonno, fa il bravo che sennò viene il dentista e ti fa la puntura”
Tactactactactactactactactactac
“Ho detto basta che sennò viene il dentista e ti strappa via il dente malato”
Tactactactactactactactactactac
“Piantala che dai fastidio a tutti e poi arriva il dentista e ti strappa pure il dente sano”
Tactactactactactactactactactac
“Così devi mangiare le pappette come la tua sorellina perché rimani senza denti”
“E poi ti resta la bocca brutta come quella di papà tuo”
“Papà non è brutto!!”
“Ciao Paolo, vieni che il dottore ti aspetta”
“Nooooooooooo!!!!!!”
Paolino scappa veloce, la nonna si mette le mani sul cuore, il nonno lo insegue e l’assistente del dentista osserva sgomenta senza capire.
Ai miei tempi c’era l’uomo nero, oggi l’odontoiatra.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Rassicuranti consuetudini

Gli occhi si sono aperti ogni mattina alle sei, un minuto prima che trillasse la sveglia.

Il pullman è stato preso in orario, inizialmente solo all’andata e poi anche al ritorno.

Tutti i pomeriggi siamo passati in cartoleria, per un quaderno, un cartoncino, un compasso, una matita.

Ho ricominciato a bere il tè al bergamotto di pomeriggio, ascoltando con piacere il tepore che passa dalla tazza alle mani.

Sui letti sono ricomparsi i piumini, solo per le femmine di casa, ché il maschio è un vero uomo ed esce ancora con i calzoni corti.

Il grosso nodo al centro del nuovo lavoro sembra cominciare a sciogliersi, anche se ogni tanto trovo dei fili che non so bene dove mettere.

Sono ricomparse sul terrazzo le borse di pallavolo, pallacanestro e ginnastica, insieme all’odore che purtroppo le accompagna.

Ogni tanto, al pomeriggio, qualcuno ha studiato.

Ogni giorno, al pomeriggio, la piccola ha colorato copertine.

Sono arrivati i primi avvisi e inviti a feste di compleanno.

Per ora niente pidocchi.

I gatti sono restati in casa di notte, tolta qualche scorribanda del piccolo alla confusa ricerca di una fidanzata.

Ho tirato fuori le mie sciarpe preferite.

C’è una lista lunghissima di cose da fare, scritte su post it che si allungano a creare un enorme serpente di impegni, doveri e necessità.

La prima settimana di scuola è passata, e siamo ancora qui.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Un tram che si chiama desiderio 

“Io te l’avevo detto, che era tardi”
“Cosa? Sarebbe colpa mia adesso?”
“Beh, io ero già pronto ad aspettarti”
“Ma se eri in ciabatte a giocare a clash of clan?”

 

“Erano i Pokemon. E comunque tu eri in pigiama”
“Certo, figurati se mi vesto per portarti alla fermata. E poi sembra una tuta, si mimetizza. Sto in macchina e torno subito a casa per le tue sorelle”
“Ommioddio”
“Guarda che se qualcuno deve lamentarsi tu sei l’ultimo della fila. Io devo portarti a scuola, e tua sorella ha dovuto accompagnare al mio posto la piccola allo scuolabus. Speriamo bene”
“Sì, ma io voglio andare in pullman coi miei amici”
“Continua così e andrai a piedi da solo”
La madre e il figlio, gente sveglia, hanno perso il pullman per la seconda mattinata consecutiva. 

Di questo passo i soldi pagati per l’abbonamento diventeranno un gesto di beneficenza verso il servizio di autotrasporti.

Quindi, ho preparato la tenda della Quechua e stanotte ci accampiamo alla fermata.

Aspettando l’alba.

E il pullman.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Prime fatiche 

h 7.32

“Mother? Pronto?? Ti devo dire una cosa. Il pullman non è passato”
“Ma come non è passato? Abbiamo guardato gli orari, sei arrivato con mezz’ora di anticipo, ci sono anche i tuoi compagni…perché??”
“Non saprei. Che si fa?”
h 7.34

“Mamma, non so proprio decidermi”
“Su cosa amore?”
“Chignon o coda? Come mi pettino? E le scarpe? Nere o bianche? La felpa? Azzurra con le scritte o turchese coi fiori?”
“Eh già, son dilemmi”
“Va bene, sono pronta, bacio e vado che arrivano le mie amiche”
“Ma…e la cartella??”
“Ah, già”

h 7.36

“Mami? Abbiamo un problemino. Hai presente la borraccia nuova che ti ho implorato di comprarmi è che abbiamo riempito stamattina così a scuola non ho sete?”
“Sì, e allora?”
“Ehm…non era chiusa bene, temo. Ma si sono bagnati solo i quaderni a righe, credo”
Se tre indizi fanno una prova, sarà un anno scolastico particolarmente faticoso.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Ricominciare

Ricomincia la scuola, ragazzo grande.

Comincia un’avventura, per te. 

A me sembra ieri quando ti ho accompagnato per mano in prima elementare, col grembiule nero e la cartella di spiderman.

Al primo giorno di liceo ti presenterai da solo, col ciuffo ribelle davanti agli occhi, le scarpe tanto desiderate ai piedi e l’emozione che fatichi a nascondere nella pancia.

Un augurio: che siano cinque anni di scoperte, di passioni, di inciampi e di allegria. 

Scegli bene con chi stare, ché gli amici del liceo sono amici per la vita.

Studia, scopri, impara. 

Solo così potrai scegliere di fare ed essere quello che più ti piace.
Ricomincia la scuola, mezzana del mio cuore.

La notizia non ti rende felice, per usare un eufemismo.

Tu che preferiresti passare la vita in un video di YouTube che una mattina nella tua classe, che somatizzi storia, geografia, scienze e tedesco con misteriosi quanto inguaribili mal di pancia.

Che sul diario segni solo i compiti che ti piacciono e hai l’astuccio pieno di bigliettini scambiati con le tue compagne.

Che mi sorprendi come la neve ad agosto quando scrivi per me, con una delicatezza e un talento per le parole che mi inorgoglisce e commuove.

Un consiglio: credici, nelle parole che senti. Scrivile, quando bussano per uscire. Fidati, che sei brava e capace.
Ricomincia la scuola, piccola.

Tu che non hai bisogno di di incitazioni o spinte, entusiasta come sei di riabbracciare la tua maestra e rivedere i tuoi compagni. 

Tu che mi hai accompagnato ad acquistare quaderni, penne e diari come non ci fosse cosa più bella.

Che hai messo etichette su ogni libro scrivendo con cura nome e classe, che hai lucidato il porta merenda rosa che ti accompagna dalla prima elementare.

Una speranza: tieniti stretta quella meravigliosa curiosità di sapere come è fatto l’universo, quanto è profondo un vulcano, quali sono i mammiferi che sanno volare. Chiedi sempre, anche quando non abbiamo le risposte.

E chissene importa se le acca in corsivo non vengono bene.
Ricomincia la scuola, per tutti.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Scherzi a parte

“Ahahahaha scherzi, vero? E io che c’ero quasi cascato. Simpatica come sempre, mother”
“Ho la faccia di una che scherza?”
“Dai, su. Il gioco è bello quando dura poco. Ora basta che son cose drammatiche, queste”
“Vieni con me, ti mostro il calendario”
“Non ci credo”
“Ma secondo te, perché la piccola sta appiccicando etichette col nome pure sul gatto e la mezzana è incatenata alla sedia della scrivania per studiare geografia?”
“Non dirlo, fa troppo male”
“Devo”
Il primogenito è seduto, oramai da ore, catatonico e con lo sguardo perso nel vuoto. Senza più le energie nemmeno per spostare il ciuffo dagli occhi, figuriamoci per preparare uno zaino. Sul suo giovane volto si alternano espressioni di puro terrore ad altre di assoluta e inesorabile rassegnazione.

Eh no, non ci sono parole belle per dirlo.

Martedì ricomincia la scuola.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

La solitudine, quella vera

È il declino, l’inesorabile fine, il punto d’arrivo.

I segnali c’erano tutti ma io, ingenua, non li ho voluti vedere né prendere sul serio.

Avrei dovuto capirlo, e invece.

Ha cominciato Pasquale, che dopo quasi un anno di onorato stalkeraggio domenicale ha smesso di colpo di scrivermi in privato “buongiorno, che sia un giorno di luce”. 

Ma non mi sono preoccupata, certa che il buon Pasquale avesse trovato una persona vera e non una fotina in bianco e nero a cui dedicare parole tanto poetiche.

Poi però si è aggiunto Gustavo, che dall’oggi al domani ha sospeso i quotidiani invii di “buongiorno, kaffè??”

Allora ho cominciato a farmi delle domande.

Ho capito che qualcosa stava succedendo quando “Il portatore di verità” -nickname di un certo livello- ha rinunciato a convincermi che la terra sia piatta e che i rettiliani conquisteranno il mondo.

Nell’ultimo mese, poi, non sono stata taggata nemmeno in un evento alla discoteca “Profondo rosso” e nessuna Patty ha detto di essere con me alle giornate del dimagrimento. Si sarà arresa pure lei, chissà.

E non è tutto. Basta John Smith, Kevin Ghetz, Robert Bord che mi chiedono l’amicizia dall’America, scintillanti nelle loro divise dell’esercito.

E basta anche Alina, Amina, Yassina, sorridenti e svestite in pose forse poco naturali ma di sicuro effetto.

Addirittura non sono stata avvisata di non accettare l’amicizia di Tizio e Caio che mi avrebbero sicuramente rubato l’account. Insomma, esclusa anche dalle catene.

E non sono più stata iscritta in un gruppo a mia insaputa, se si escludono “sei di Magenta se…”, “le mie meraviglie a punto a croce” e “Attacco ai poteri criminali dello stato”, ormai settimane fa.

Sporadici ormai anche i “sei bellissima, adoro le bionde” o i “bei racconti, i tuoi, hai figli?”

Ah, che sofferenza la web solitudine.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Vorrei, ma non posso

A settembre vorrei i capelli castani, un quaderno nuovo, un profumo diverso.

Vorrei riavvolgere il tempo, la sciarpa preferita al collo, il video delle vacanze dall’inizio.

A settembre vorrei la pace interiore e la saggezza, mentre mi affanno per ristabilire l’ordine perduto, per scoprire che il gioco di equilibri è da cominciare daccapo.

Vorrei la capacità strategica di un generale, che con metodo e tattica mi traghetti verso ottobre, dove le novità saranno consolidate abitudini.

A settembre vorrei un cane, l’armadio in ordine e i vetri puliti.

Vorrei l’agenda dell’anno nuovo con una pagina per giorno, mantenere le promesse dell’estate, mangiare l’ultima fetta di anguria.

A settembre vorrei camminare lenta, invece di correre veloce.

Vorrei rivedere delle persone e dimenticarne altre.

A settembre vorrei perdermi in un libro, scrivere una storia, conoscere parole nuove.

Vorrei entusiasmo, possibilità e speranza.
E invece ho la sinusite addosso, l’antibiotico in borsa e le occhiaie sul viso.

I compiti delle vacanze che nessuno vuol finire, i costumi da bagno nel cassetto delle mutande, i libri di scuola da ritirare e le matite colorate da comprare.

La narcolessia strisciante, neanche arrivassi da sei mesi di miniera anziché da quindici giorni di vacanza.
Oltre a quelli dei quaderni, abbiamo ampi margini di miglioramento.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Filosofia spiccia

Non è bello quando torni dalle vacanze e ti si appiccica quella sensazione addosso.

No, non è l’umidità e nemmeno l’afa, non è il caldo che hai ritrovato tale e quale a quello che avevi lasciato.

Non è l’invidia che fa capolino tra le pagine dei social, tra foto di aerei, spiagge, bikini e immersioni.

Non è che hai già ripreso possesso di tutte le tue responsabilità a casa e in ufficio.

Perché in vacanza ci sei andata anche tu e lamentarsi non è concesso, consentito né raccomandato.

La sensazione sulla pelle, che più che strisciare ti asfalta, è quella dell’inadeguatezza. 

Di quando cominci un nuovo lavoro, accettato con entusiasmo pochi mesi prima, e che ora si palesa in tutta la sua complessità di incastri e ingranaggi e tu, paladina del cambiamento e del nuovo, diventi consapevole di tutte le tue contraddizioni.

Perché cambiamento è una parola bella da tenere in bocca ma pesante fra le mani.

Mentre l’insicurezza serpeggia e ammorba te e tutti quelli che ti vogliono bene arriva lei, con un bizzarro pigiama, una maglietta con la scritta #poracci e ti prende la mano.
“Mami, guardiamo un film che è meglio”
E così ti ritrovi su un divano rosso a seguire le vicende del Panda Po, e ascolti commossa le parole di maestro Shifu.

“Se fai solo quello che sai fare, non sarai mai più di quello che sei”

E pensi che la saggezza a volte passa dai piccoli, per diventare grandi.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento