Un tram che si chiama desiderio 

“Io te l’avevo detto, che era tardi”
“Cosa? Sarebbe colpa mia adesso?”
“Beh, io ero già pronto ad aspettarti”
“Ma se eri in ciabatte a giocare a clash of clan?”

 

“Erano i Pokemon. E comunque tu eri in pigiama”
“Certo, figurati se mi vesto per portarti alla fermata. E poi sembra una tuta, si mimetizza. Sto in macchina e torno subito a casa per le tue sorelle”
“Ommioddio”
“Guarda che se qualcuno deve lamentarsi tu sei l’ultimo della fila. Io devo portarti a scuola, e tua sorella ha dovuto accompagnare al mio posto la piccola allo scuolabus. Speriamo bene”
“Sì, ma io voglio andare in pullman coi miei amici”
“Continua così e andrai a piedi da solo”
La madre e il figlio, gente sveglia, hanno perso il pullman per la seconda mattinata consecutiva. 

Di questo passo i soldi pagati per l’abbonamento diventeranno un gesto di beneficenza verso il servizio di autotrasporti.

Quindi, ho preparato la tenda della Quechua e stanotte ci accampiamo alla fermata.

Aspettando l’alba.

E il pullman.

Informazioni su BarbaraB.

Educatrice e mamma, preparatissima sulla teoria e un po' meno efficace nella pratica. Per tentativi ed errori vado avanti, con un carico di ironia come antidoto alle quotidiane fatiche educative.
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