Quattordici

Crescono i capelli, gli alberi e i denti da latte.

Cresce la paura, la pancia e il debito pubblico.

Crescono i figli, soprattutto se primogeniti.

Cresci tu, mio ragazzo grande.

Per un po’ abbiamo girato l’allegro luna park della tua infanzia, con lo zucchero filato e le musichette felici, mano nella mano.

Oggi siamo dentro il labirintico castello degli specchi dell’adolescenza, la colonna sonora è il rap e nelle mani tieni il cellulare.

Vaghiamo tra i corridoi, cercando l’uscita, mentre ogni specchio riflette un’immagine diversa di noi. A volte ci piacciamo, altre meno. A volte ci viene da ridere, altre ci facciamo paura. Ma sono le immagini ad essere diverse perché poi siamo sempre noi. 

Tu con quel sorriso canzonatorio, quegli occhi tra il verde e l’azzurro che hai preso in eredità e non da me, tu che piano piano, ma con una costanza simile alla goccia che scava, metti un centimetro dopo l’altro e ora gli abbracci sono un testa a testa.

Tu, che vivi di magia e di trucchi, che fai scomparire e riapparire, le carte e il mio sorriso.

Tu che ti senti più imparentato coi tuoi amici che con noi, e se potessi ci faresti pure il pranzo di Natale.

Tu che sei sempre più fuori che dentro, che come me vuoi vedere il mondo ed è una gioia quando lo facciamo insieme.

Tu che quando hai le cuffiette nelle orecchie il cappuccio sulla testa, ora lo so, sei dentro di te, non lontano da me.

Benvenuti, quattordici.

Buon compleanno ragazzo mio grande.

Da chi osserva, aspetta e ammira. E fa sempre il tifo per te.
La tua Mother

Pubblicato in Senza categoria | 3 commenti

La solitudine dei numeri primi 


Non ho mai avuto un buon rapporto coi numeri.

È sempre stata una mia difficoltà pensare che le persone potessero essere inquadrate e descritte con una cifra.

Le unità di misura non mi interessano.

Taglie, chili, centimetri e anni non mi raccontano una persona. 

Mi sento vent’anni come sessanta, non capisco mai l’età delle persone e quando mi dicono di proseguire cinquecento metri non ho idea di quanta strada fare.

So che è necessario misurare ma io preferisco raccontare. 

Sarà che mi trovo più a mio agio con le parole che con i numeri.

Sarà che sulle nostre teste aleggia un disturbo dispettoso che ogni tanto ti fa contare con le mani e usare la calcolatrice, e che rende le tabelline una sciagura e Pitagora simpatico come Voldemort.

Sarà che non ho mai dato importanza ai voti presi dai miei figli a scuola, predicando dalla prima elementare l’importanza dell’imparare e del comprendere, della curiosità nello studio, poi pazienza per i nove e dieci.

Ciò nonostante, fatte tutte le doverose premesse, a seguito della seguente conversazione whatsapp con il figlio primogenito, ho vacillato.
“Mother, tranquilla. La verifica di fisica non è andata esattamente come pensavamo. Ho preso 1”
“Scherzi, vero?”
“Sì, tranquilla. Ho preso 2”
“Scherzi, vero?”
“Sì, tranquilla. Ho preso 2.3:2”
“Scherzi, vero?”
“No. Ma tranquilla, mother”
Sarà.

Ma non riesco a stare tanto tranquilla.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Tutto in un mattino

Scendendo dal treno
“Signorì, signorì! Aspetti che le è caduta una cosa!”
“Uhm…cosa?”
“Ma quel sorriso meraviglioso! Vicino a due occhi belli belli come i suoi! Che dice, me le compra delle calzine di un cotone buono buono? In offerta solo per lei”
Camminando al castello Sforzesco
“Buongiorno, ci farebbe una foto? Veniamo da Treviso”
“Beh, se venite da Treviso…dove la volete fare?”
“Allora, io comincerei qui con lo sfondo della fontana, se riesce quando c’è il getto più alto”
“Ci provo”
“E poi all’ingresso del castello, sulla panchina mentre ci baciamo e accanto allo stemma, eh?”
“Scusate, perdo la metro”
In metropolitana

“Signora senti, non è che mi puzzano i piedi?”
“Non direi, stia tranquillo”
“Signora, sei sicura? Perché il signore di prima mi guardava strano”
(Forse perché sei in canottiera e infradito con quindici gradi, hai i capelli che ci sembra esplosa una manciata di petardi a capodanno. Ma non lo dico)

Signore e signori, ecco a voi la calamita del disagio, la stella polare degli squinternati, il faro che guida il visionario, Nostra Signora della psichiatria di strada.

Inchinatevi.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

È arrivata la cicogna 

Camminando accanto a un grande fiume, avvolti nella nebbia, nel silenzio che accompagna lo scorrere impetuoso dell’acqua.

Alzando gli occhi al cielo per ammirarle, slanciate e eleganti, sinuose e leggendarie. Loro, le cicogne, che rientrano in volo sopra le nostre teste negli alti nidi del bosco.

Giocando a palla in un giardino colorato di autunno, con le maniche corte anche se è ottobre, e poi riposare bevendo un tè coi biscotti quando c’è meno luce.

Lamentando ingiustizie perché nel fine settimana di un adolescente è di precetto la pallacanestro, non le scampagnate.

Cenando a una ricca tavolata, di persone e cibo, di grandi e piccoli, di amici e amori.

Plaudendo un primogenito prestigiatore, che incanta le folle con un mazzo di carte e le sue mani.

Dormendo in una casa gialla con il nulla intorno, se non volpi, cinghiali e silenzio.

Sperando che la piccola non cada dall’altissimo piano sopra del letto a castello, lei che pure nel sonno ha qualcosa da dire e da fare.

Svegliandosi in un mattino grigio, al battere del becco di questi bellissimi volatili.

“Mother, ma con tutte ‘ste cicogne, starai mica cercando di dirci qualcosa??”

Passando così, insieme, un lungo fine settimana di ottobre.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Il diavolo veste Piccola

Ore 7.25 del mattino.

Fermata dello scuolabus
“Mami, non è giusto però”
“Eccoci. Dimmi un po’, piccola, di quale ingiustizia dobbiamo parlare quest’oggi?”
“Della maestra”
“Ah. Che è successo, oltre agli scacchi, naturalmente?”
“La maestra di religione, la mia bellissima dolcissima e biondissima maestra di religione ieri non è venuta. Non stava bene”
“Beh, se non si sentiva bene non è mica colpa sua, scusa”
“E allora perché la maestra di matematica viene a scuola anche con trentanove di febbre? Eh? Eh? E poi passa tutta la mattina a dire che non dobbiamo urlare perché le scoppia la testa”
“Beh, ci credo che con la febbre alta e un gruppo di bambini chiassosi le faccia male la testa”
“Adesso che ci penso, anche tu a casa usi la stessa scusa”
“Quale scusa?”
“Il mal di testa, no? È il tuo modo per non farci gridare in casa”
“Veramente non va proprio così, è che quando uno ha mal di testa non vuole sentire baccano, e quando non ce l’hai lo fate venire per gli schiamazzi”
“No no, io ho capito. Il mal di testa è un piano diabolico dei grandi per mettere a tacere i piccoli”
Diabolica piccola. Siamo stati scoperti.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Aprite le porte

Driiin driiin!
“Mammaaaa, hanno suonato”
“Ho sentito, grazie. Vai tu che sto girando il sugo”
“Mammaaaaa, vieni, sono i testimoni di Geovaaaaa”
“Shhh! Cosa urli? Ecco, oggi mancavano solo loro. Ehm, buongiorno. Grazie ma noi non…”
“Ma no signora, siamo testimoni ma non di Geova. Meglio ancora. Le abbiamo portato il Folletto!”
“O Gesù, forse era meglio una copia di La Torre di guardia. No, grazie, non mi interessa e mi brucia il sugo”
“Ah, non le interessa avere una casa pulita? Male! Vuol far crescere i suoi figli nella sporcizia? Peggio!”
“La mia casa è a posto così, grazie e arrivederci”
“Vuole scommettere che se vengo su e le passo il Folletto scoprirà che quello che lei chiama pulito non è altro che sporco ostinato?”
“Mother, però ha ragione. L’ho visto anch’io lo sporco ostinato in casa ahahahah”
“Sta zitto e gira il sugo, traditore”
“Vede signora? Lo dicono anche quelle anime candide dei bambini!”
“No guardi, lui di candido non ha neanche la coscienza. Comunque adesso devo andare”
“Sta commettendo un grosso sbaglio, se mi consente”
“Eh già mother, un grosso sbaglio ahahahah”
“Zitto tu o lasci la scuola e vai a vendere contenitori termici cosa per casa”
Gli zelanti venditori sono rimasti chiusi fuori dalla porta. Insieme al primogenito.

Pubblicato in Senza categoria | 3 commenti

Scacco ad Alfio

“Nooooo! Mami, posso non andare a scuola oggi? Non voglio farlo”
“Ma fare che, piccola? Matematica, storia, geografia?”
“Ma no, quelle mi piacciono. Non voglio stare altre due ore a sentirmi dire come si muove Alfio”
“Alfio? E chi sarebbe?”
“E che ne so? Mi hanno detto dove deve andare e dove non può andare”
“Ma non sarà l’alfiere?”
“Eh, sì, cosa ho detto?”
“Ah, vero, avete già cominciato allora”
“Sì, ma io non volevo e l’ho detto! Io voglio fare teatro!”
La piccola, nel mese di ottobre, ha iniziato le attività integrative.

A dispetto dei suoi desideri è stata inserita nel gruppo scacchi ed esclusa da quello di teatro.

Care maestre, io davvero credo nella buona fede e nell’accuratezza delle vostre scelte educative ma, date retta a una madre, forse questa volta non ci siamo. 

La piccola, che ha pazienza come io talento per la musica, che nel suo essere maldestra riesce a rovesciare sedie, bicchieri e persone al suo passaggio, che inscena la sua vita su un perenne palcoscenico non è adatta a una così nobile attività.

E per il bene suo, mio, vostro e di Alfio, vi invito a ripensarci.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Quarta L

Si sono trovate una sera, davanti a una pizzeria del centro, qualcuna più elegante, tutte emozionate.

Per metterle d’accordo ci sono voluti diversi messaggi nel gruppo “Ginnasio ci manchi”, per stabilire giorno, posto e orario dove rincontrarsi dopo un numero imprecisato ma vergognoso di anni.

Loro, le compagne della quarta L, prima sezione interamente femminile del ginnasio. 

Non sto a raccontare, perché facilmente intuibile, lo sconforto cosmico in cui cade una quattordicenne quando scopre, il primo giorno di scuola superiore, che il massimo del testosterone cui può ambire è il suo canuto professore di greco e latino.

Sono sopravvissute tutte in questo folle gineceo, tra una parafrasi e un tema, una declinazione e un’interrogazione.

Si sono riviste con gli occhi di allora e gli occhiali di oggi, ognuna col suo viaggio e ognuna un po’ diversa, come direbbe il buon Vasco.

Si sono ascoltate raccontare di carriere, figli, amori e destino. 

Hanno sparlato senza ritegno dei loro vecchi insegnanti e di qualche assente.

Hanno cercato, dietro qualche ruga e un po’ di trucco, di ritrovare la compagna di banco nella donna sorridente seduta di fronte.

Hanno scovato ricordi sepolti nella memoria delle altre.

Hanno riso, tantissimo, come se la cena fosse un lungo intervallo senza campanella.

Si sono ripromesse di vedersi presto e non far passare ancora tutti quegli anni.

Altrimenti, la prossima volta, rischiano di incontrarsi al centro anziani.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Effetto placebo

“Mother, mi fa male il ginocchio, ho due afte in bocca e chissà per quanto non posso mangiare, una stanchezza che non puoi assolutamente immaginare. Oh, è il mio cellulare. Ciao, come? Andiamo giù a piedi in piazza a prendere il kebab? Ma certo! Ti saluto, mother”
“Mamma, mi sento poco bene. Anzi sto proprio male. Sono debolissima, guarda, non riesco neanche a sollevare il gatto. E ho anche la nausea, ho preso solo cinque gocciole e un bicchiere di succo insieme al latte, a merenda. Se leggo mi gira la testa”
“Va bene, allora scrivo sul gruppo che stasera non vai all’allenamento di pallavolo, così ti riposi e domani starai meglio”
“È oggi? È vero! Prendo tedesco, poi faccio matematica. Tu non scrivere niente”
“Mami mami, zoppico! Vedi? La caviglia mi fa malissimo, non posso camminare. Senti qui l’osso che sporge. Prima non c’era. Lo sapevo, lo dice anche Carlotta Ferlito che le ginnaste si fanno male, se sono vere ginnaste. Quindi io mi sono fatta male e allora sono una vera ginnasta”
“Se vuoi ci mettiamo del ghiaccio, e al canile andiamo un altro giorno, non importa”
“Aarghh! No! Il canile, i miei cuccioli mi aspettano, andiamo”
La vita, il placebo migliore che esista.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Come sarebbe stato se

Ciao papà,
I ricordi sono una faccenda strana.

È come buttare qualcosa in mare, che piano piano -il dolore ancora più lentamente, purtroppo- sprofonda sempre più giù, sfuggendo alla vista e alla memoria. 

Io ogni tanto mi ci immergo, in quel mare. Per cercare ricordi, frammenti e conchiglie.

Per chiedermi come sarebbe stato se.

Credo che ti saresti innamorato del primogenito. Maschio, studioso, con la passione della pallacanestro e l’amore per le montagne e il cammino.

Nella mezzana avresti rivisto la mia faccia e ti saresti specchiato in quegli occhi tanto grandi e marroni, così simili ai tuoi. Avresti ritrovato la tua riservata timidezza, lei ti avrebbe insegnato ad usare il cellulare e forse tu saresti riuscito ad appassionarla alla lettura.

Dalla piccola saresti stato travolto e incantato, lei così piena di entusiasmo, energia e curiosità. Avresti dovuto trovare risposte alle sue mille domande e avresti potuto perderti nei suoi abbracci infiniti.

Saresti stato orgoglioso del mio libro. 

Tu, lettore instancabile e onnivoro, avresti ammirato con gioia nella tua libreria un volume col mio nome e cognome, che poi è anche il tuo.

Mi piace pensare che mi avresti guardato, fiero.

Avresti riso perché ho un amore che ama il cammino, io che da ragazzina facevo scene della malavita per seguirvi sui sentieri.

Avresti capito, mi piace pensare, il perché di alcune mie scelte.

E se nella vita siamo tutti sullo stesso treno, anche se ognuno con il suo biglietto, tu sei sceso prima di tutti. 

Ma quel biglietto lo conservo io, papà. 

E continuo il viaggio anche per te.
Barbara

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento