Be positive

Ding! Messaggio

“Mamma, sono positiva”

Ossignore lo sapevo che sarebbe arrivato questo giorno. E adesso? Dovrò correre a scuola a prenderla. Starà bene? Anche gli altri, saremo tutti quarantenati. Quando siamo andati dalla nonna l’ultima volta? Abbiamo visto qualcun altro? Io ho lavorato sempre. Ho cenato col mio fidanzato, devo chiamarlo subito. Ho preso il caffè con un’amica. La mezzana è andata a pallavolo, ha appena ricominciato, è stata con le sue amiche all’allenamento. Devo portarla di corsa a fare un tampone e…”

Ding! Messaggio

“Sono positiva mamma, credo proprio che la verifica di matematica sia andata bene”

Sto aspettando la mezzana in stazione, seduta e armata, come nella scena finale di tre uomini e una gamba.

Vediamo se avrà ancora voglia di essere positiva.

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Articolo 40

Tutti a scuola questa settimana, ognuno al proprio banco, fuori di casa.

Hai già pronta una lista di trasgressioni che giace nel cassetto da mesi, tra cui lavorare in cucina senza che nessuno chiami, urli, abbia bisogno.

Usare un tono di voce normale, non il sussurro del detenuto che cerca di evadere, per non disturbare la lezione di diritto o il test di motoria.

Trovare il bagno libero.

Cose semplici, ma alla lunga, nella vita di una madre in smart working provata dalla didattica a distanza, determinanti.

E invece.

Mamma, io devo essere in stazione alle sette.

Blo, io entro alle dieci.

Mami, mi vieni a prendere alle due che la cartella pesa?

Oh ma guarda, c’è sciopero dei treni, dei pullman, probabilmente vanno solo i traghetti che a noi non servono.

Corri da una parte all’altra della provincia rimpiangendo di non averli mandati a lavorare dopo la terza media, fai benzina ché a furia di dieci euro alla volta non arrivi da nessuna parte. Ti fermi all’esselunga, già che ci passi davanti.

Corri a casa, in fondo hai ancora un lavoro.

È già mezzogiorno, è ora di tornare a prenderli a scuola, ricomincia il giro.

Cerco un sindacalista bravo, che mi sostenga in questa battaglia.

Basta fare la madre tutti i giorni. Voglio scioperare anche io.

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Tiri meschini

“Non trovandola, il suo ordine è stato lasciato davanti alla porta. Buona serata”

Un laconico messaggio sulla chat di Deliveroo ci informava così che i nostri crispy mcbacon con patatine grandi ci stavano aspettando fuori dall’uscio.

Sì, ma l’uscio di qualcun altro.

“Gentile signor rider, dove ha lasciato la nostra cena?”

“L’ordine non comprendeva il numero civico, cordialità”

Con l’aiuto degli amici vicini, mentre la piccola respirava in un sacchetto di carta causa iper ventilazione da mancato McDonald, ho perlustrato l’intera via. Torcia del cellulare e fiuto del cane da tartufo, ci sembrava di aver trovato una traccia. In realtà eravamo sotto la cucina della vicina cinese, nota per le sue nuvole di drago fritte.

Mentre gettavamo la spugna, increduli davanti ai tiri meschini che la vita riserva, la piccola metteva sul fuoco un pentolone d’acqua.

Per cuocere una pasta, pensavo ingenuamente.

Per bollire la sorella, colpevole di avere omesso il numero civico dalla prenotazione online.

A chiunque abbia trovato due sacchetti del McDonald fuori dalla porta ieri sera, buon appetito.

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Assunta in nero

“Mamma, mi dai il tuo iban?”

La mezzana, beata e ingenua come un capretto che va al macello, ha posto questa domanda una sera, mentre finivo di sistemare la cucina borbottando verso il destino cinico e baro che non mi ha concesso la colf.

Subito interrogata a riguardo, la soave fanciulla ha raccontato di essersi iscritta a una nuova piattaforma di vendita di vestiti. Per arrotondare la sua inesistente paghetta, ha fotografato con cura ogni capo presente nell’armadio suo, di sua sorella e mio.

Senza domandarsi cosa avremmo fatto una volta smerciato tutto il nostro abbigliamento, a due euro alla volta.

Ne compreremo di nuovi, ha sentenziato serafica sbattendo le lunghe ciglia ricoperte di mascara.

Te lo scordi, ho ribattuto io col trucco sbavato, dall’alto delle mie occhiaie.

Ma voglio diventare autonoma, spendere soldi miei, ha asserito con veemenza.

Ci penserò io, ho chiuso con altrettanto ardore.

Da oggi, ho anche io la colf.

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Mine vaganti

Fuori era freddo e buio.

Un buio strano, diverso, carico di una luce blu avvolgente e serica.

Seduti accanto, la radio spenta, senza parlare.

La solennità, d’altronde, si vive in silenzio. Sulle strade altri come noi, chi a piedi, col passo pesante, altri in auto, lo sguardo carico di perché.

Le parole non dette, i pensieri come mine vaganti, la consapevolezza di ciò che sta per accadere.

Un sospiro profondo, lo zaino sulle spalle, la mascherina a coprire il naso, la portiera aperta e un saluto sussurrato.

A undici mesi esatti, sono tornati a scuola.

Dopo undici mesi di “presente!” declamato in pigiama dal salotto di casa, si siederanno al banco coi loro compagni.

Nel silenzio, lieve, appagata da un’emozione nuova, sono tornata nella mia casa, vuota.

E mi sono ubriacata con la musica a palla.

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La accendiamo?

“Blo, sei sicura?”

“Certo, fidati di me. E non fare quella faccia. Ti ricordi quello che ti ho spiegato?”

“Magari non tutto”

“Dai, proviamo che fare è il miglior modo per imparare”

“E se ci schiantiamo?”

“Tirerò il freno a mano in tempo”

“Allora che faccio, la accendo?”

“Sì, accendiamola”

In una soleggiata domenica mattina di gennaio, in un grande parcheggio vuoto, il primogenito ha fatto la sua prima lezione di guida.

È stato bravo, ha imparato a partire senza strappi e saltelli e a mettere prima, seconda e fare le curve.

Certo, peccato per il runner, ma d’altronde lo sanno tutti che in zona rossa non si va a correre.

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Visto da vicino nessuno è normale

Le sorelle squinternate sono finalmente squarantenate, complice un doppio tampone negativo che le ha restituite a pieno titolo alla nostra famiglia.

Alla lettura del referto le due si sono lasciate andare ai più torbidi desideri, gettarsi tra le braccia di mamma.

Braccia che da tempo non bastano più a contenerle ma sufficienti per coccolarle.

La mezzana si gode infinite sessioni di grattini la sera, mentre guardiamo un film nel lettone -sì, ci piace la vita spericolata.

La piccola si nasconde in angoli bui e con la delicatezza di Jack lo squartatore mi si avventa addosso, tempestandomi di baci.

Il primogenito è sollevato della negatività sorellesca, che in caso contrario lo avrebbe costretto a un altro giro di isolamento e tampone.

D’altro canto non nasconde la sua mestizia per dover nuovamente condividere il tavolo per pranzi e cene, abituato com’era a tête-à-tête con sua madre, allegre serate in cui poteva polemizzare liberamente su qualunque argomento, dalla ricetta della carbonara alla questione politica nella striscia di Gaza, senza essere interrotto dalle avvincenti avventure scolastiche della piccola o dai nuovi make up sperimentati dalla mezzana.

Siamo tornati alla normalità, dunque.

Qualunque cosa possa significare.

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Le sorelle quarantena

Le sorelle quarantena procedono il loro isolamento preventivo, arrivato al decimo giorno.

Dalla loro stanza, ormai trasformata in una via di mezzo tra la cucina di Masterchef e una discarica, gozzovigliano durante maratone di film. Si sono riviste tutto Harry Potter mentre la piccola sospirava per il suo amato Draco Malfoy, hanno guardato Jumangi uno e due e tutta la filmografia di Natale degli ultimi vent’anni.

Quando la piccola ha saputo che avrebbe eseguito il tampone al drive, ha chiesto se già che c’era poteva ordinare un Gran Crispy Mcbacon con patatine grandi.

Il primogenito è sprofondato in un gorgo di matematica e fisica, e nel cuore della notte esclama a gran voce “coseno di x!Tangente di y!

I felini di casa hanno ingaggiato una lotta senza quartiere col gatto straniero che ogni tanto invade i loro territori. Durante l’ultima rissa, dopo avere cacciato l’invasore, anziché battersi il cinque, si sono dati un sacco di mazzate fra loro, forse presi dall’euforia del momento.

Io sto cercando un buon esorcista.

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Pagina uno

La prima pagina de La seconda legge di Mendel, per chi volesse un assaggio.

Jordan

Mi chiamo Jordan e ho sedici anni. Devo il mio nome alla creatività dei miei genitori, Giorgio e Daniela.
Per il loro primogenito e per celebrare un grande amore hanno unito i loro due nomi in uno, sommando, togliendo, aggiustando.
Gli altri genitori scelgono un nome, i miei me l’hanno letteralmente cucito addosso: un nome su misura.
La realtà, come spesso accade, è meno romantica, e quando avevo dieci anni papà mi ha confidato – dopo qualche birra di troppo – d’avermi chiamato così in onore di un famoso paio di scarpe. Non aveva capito, o forse era solo troppo ubriaco per ricordare che Jordan era il nome di un giocatore di basket.
Comunque, per buona misura, sono andato a vedere i filmati delle partite e ho scoperto che quel Jordan era bravo, ma bravo per davvero; ho letto pure che è stato dichiarato più grande giocatore di pallacanestro di tut- ti i tempi, e mi sono sentito stupidamente fiero.
Le somiglianze, però, si fermano al nome, che per lui era il cognome, ma va bene lo stesso, perché io sono alto come una delle sue gambe e non centro nemmeno il cestino della carta a scuola quando mi annoio e faccio
qualche tiro. Di contro sono bravo a fare trucchi con le carte, me lo dicono tutti. Ho cominciato che avevo solo dodici anni, ho visto tutorial, fatto corsi, mi sono esercitato per ore. La magia è una compagna fedele che non ti lascia mai solo.
E poi, la gente. Lo stupore sulle facce, gli occhi spalancati per l’emozione. Amo stupire.”

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Col favore degli astri

Avrei dovuto capirlo dal sorriso sardonico di Paolo Fox, mentre declamava garrulo un inizio d’anno all’insegna di momentanei blocchi e conseguenti nuove conoscenze infuocate per il segno dell’ariete.

Mai però avrei immaginato che i blocchi fossero quelli dei due water della casa intasati, contemporaneamente, e la nuova conoscenza un baldanzoso uomo degli spurghi che probabilmente sta trattando per la villa di George Clooney sul lago di Como, a giudicare dal preventivo.

All’infuocato ci ha pensato la piccola, vasocuocendo un dolce nel microonde con la funzione grill. L’amato elettrodomestico -nuovo, il suo predecessore è spirato la mattina della vigilia- ha emesso così tanto fumo che la cucina sembrava la val padana immersa nella nebbia.

Nel frattempo m’è toccato rimettere in fresco la bottiglia di spumante che ero pronta a sbocciare domani mattina, quando tutti e tre i figliuoli, a quasi un anno di distanza, sarebbero rientrati a scuola in contemporanea.

Per ora mi gusterò un beverone alla cicuta che mi aiuterà a sopportare i prossimi giorni e le incertezze sul futuro scolastico dei miei figli.

Poteva senz’altro andare peggio, che diamine.

Però, caro Paolo Fox, la prossima volta, come dice il mio fidanzato, statte zitto.

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