Il lavoro nobilita

“No, domani non posso, lavoro tutto il giorno. Ah, non me lo dire, la stanchezza”

È scattato il giorno due della alternanza scuola lavoro della mezzana, e così lei si racconta, al telefono con un amico.

Per un totale di cinque giorni, la giovane abile e arruolata presterà servizio in un comune del varesotto.

Ambito: Servizi educativi, Ça va sans dire.

Sono vizi di famiglia, eredità generazionali.

Competenza personale, sociale e capacità di imparare ad imparare, competenza imprenditoriale, lavorare in gruppo, essere flessibili e sapersi adattare, prendere decisioni e coordinare le attività, ipotizzare possibili soluzioni, team working, learning by doing, project work.

Questi i modesti obiettivi da raggiungere in una settimana scarsa.

Diamole un mese e avrà il patrimonio di Gianluca Vacchi.

Una abilità, va detto, è già stata incrementata, quella del problema solving.

Perso il treno, chiama la mamma per farsi accompagnare al lavoro.

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L’era glaciale

Questa mattina, dopo un fugace ma intenso incontro con lo specchio del bagno, ho deciso che mi meritavo un giro dal parrucchiere.

Talvolta é necessario qualcosa che ci faccia sentire belle, in ordine o semplicemente presentabili al mondo.

Ma il maggior nemico dell’autostima, si sa, è il portafoglio.

Per questo mi sono recata dal meno esclusivo coiffeur cinese della città(spero che la mia amica parrucchiera mi perdoni por mi vida loca)

Appena accomodata, proprio accanto al gatto di plastica che muove la zampina, ho sentito uno strano brivido nella schiena.

Inizio influenza? Febbriciattola? Dio non voglia, covid?

Caldaia rotta.

Dal lavatesta è sopraggiunto il grido di una signora, durante lo shampoo con l’acqua ghiacciata.

Essendo ormai tardi per pianificare la fuga, la stessa sorte è quindi toccata a me, per poi essere abbandonata -sempre a fianco del gatto di plastica, quando si dice il destino- con una salvietta umida sulle spalle e i capelli bagnati.

C’è da dire che si sono congelati piuttosto in fretta, nell’attesa che Giulio -nome con cui si fa chiamare il sedicente parrucchiere che parla solo cinese stretto intervallato dalle parole “piega liscia o liccia?”- tornasse da me.

Nell’attesa, e nella crescente preoccupazione di non vedere crescere i miei figli, ho afferrato un phon per evitare l’ultimo grado di ipotermia.

Alla fine Giulio è tornato, con pile, sciarpa e cappello, a finire il lavoro.

Io sto benissimo, come il mammut scongelato al termine dell’era glaciale.

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Bon appétit

In una famiglia di cinque persone, è apprezzabile e di valore la varietà di pensiero, la pluralità di sguardi, l’unicità dei punti di vista.

Se solo non si dovesse preparare pranzo e cena almeno due volte al giorno.

Non uno di noi può o desidera mangiare quello di cui si nutre l’altro, per motivi vari ma soprattutto per esigenze nutrizionali differenti, maniera elegante di descrivere il numero di rotolini intorno alla vita.

Ragion per cui i dolci sono guardati con sospetto, i condimenti con invidia, il piatto dell’altro come la terra promessa.

Si sa, al cuor non si comanda, figuriamoci all’appetito.

Diventa quindi necessario occultare le prove, prima di occultare il cadavere di chi finisce la torta di nascosto.

Hai preparato il plum-cake? Ottimo. Va nascosto tra le padelle, così non c’è la tentazione.

Ti hanno regalato una crostata? Meraviglioso. Va nascosta nel cassetto delle tovaglie.

È avanzata una brioche? Dietro ai bicchieri.

Le polpette per la cena? In frigo dietro agli spinaci, stai pur certo che nessuno le troverà.

La porzione di lasagna rimasta? Dalla al gatto, perché sarà trovata anche se la metti in garage.

Finché non dimentichi qualcosa, e allora basta seguire la scia di formiche, che si dirige baldanzosa verso i biscotti al burro ormai ammuffiti che ti avevano regalato a natale.

Ora vado, devo cercare la mortadella nascosta perché non capitasse a tiro della piccola. Provo a vedere nell’armadio.

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L’unica spiegazione possibile

Li coltivi da piccini, teneri virgulti, radici che ancora devono affondare nel terreno.

Innaffi, curi, esponi al sole, dai ombra.

Notti in bianco, madonne a colazione quando nessuno si alza.

Discussioni per i compiti, lo studio, la matita si impugna così, no lì non ci puoi andare, così tardi non devi tornare, sei piccolo per questo e quell’altro.

Lezioni provate e quelle private, l’essere motivatore, non arrenderti, dagli sbagli si impara.

E mentre tu semini e concimi, pensando che sarai fortunato ad essere ancora vivo per assaporare i frutti, il miracolo accade.

Così, dal niente, prima non c’era e poi sì.

Come una magia di David Copperfield, tu che ti senti più come il mago Forest.

Il primogenito legge.

Legge libri per piacere e studia i testi per gli esami.

Nessuno lo obbliga, lo maltratta, lo ricatta (tutti ottimi metodi educativi, comunque).

Divora storie e sfoglia pagine, prende appunti e acquista libri col bonus cultura.

Insomma, fa tutto quello che ho provato ad insegnargli negli ultimi diciannove anni.

E lo fa sua sponte, senza coercizione alcuna.

Devo controllare: l’unica spiegazione è che stia producendo metanfetamine in garage.

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Cinquanta sfumature

Meglio del Venerdì di repubblica, ecco tornare il venerdì di ginnastica.

La trasformazione della dolcissima insegnante di gag da Biancaneve a Mr Gray di cinquanta sfumature di grigio è ormai ultimata.

Si è compiuta al ritmo di Riki Martin e Alvaro Soler, ma non per questo è stata meno cruenta.

Le parole sono importanti, ma alcune sono pericolosissime.

Tra queste, oltre a “dobbiamo parlare”, si inseriscono di diritto sul podio le temibili “plank”, “barchetta” e la fantozziana “quadrupedia”.

A ognuno di questi termini corrisponde una posizione faticosa, a tratti dolorosa e sprezzante della forza di gravità.

A ognuna di queste posizioni corrispondono invocazioni tra le più religiose da parte mia ed esortazioni militari da parte della iper tonica insegnante.

Ieri sera, mentre allenavo il muscolo dell’interno coscia sulle note di Livin’ la vida loca, sognavo che irrompesse il Richard Gere di Ufficiale e gentiluomo a portarmi via in braccio.

È arrivata solo la bidella -forse da Napoli- a dirci di non lasciare le giacche nello spogliatoio.

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Baia dos porcos

La mezzana sta stilando la lista invitati per il suo diciottesimo compleanno, oltre a cercare il vestito giusto, il trucco perfetto e l’acconciatura più fashion.

Quando le è stato timidamente fatto notare che mancano ancora nove mesi, ha risposto che passano in un attimo, giusto il tempo di una gravidanza, e ho sentito le coronarie stringersi.

Vagheggia di improbabili tatuaggi, una volta varcata la soglia della maggiore età.

Dettaglia con precisione certosina il piercing ai capezzoli che non vede l’ora di fare.

Con la sua amica G, sta pazientemente costruendo un gioco da tavola, il Monopoli degli alcolisti anonimi, il pictionary degli spacciatori di parco Sempione, il gioco dell’oca di Rocco Siffredi.

A ogni casella una entusiasmate attività da svolgere in coppia, da soli o con uno shottino.

Insomma, sprizza maturità da tutti i suoi diciassettenni pori.

Ho avuto queste notizie dal resto della famiglia, infatti scrivo queste poche righe dal tavolino del chiringuito che ho aperto anzitempo nella Baía dos Porcos, Brasile.

Preferisco non esserci al compleanno, pure se mancavo nove mesi.

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Salvate il soldato Barbara

L’esperimento pedagogico denominato “tempo di qualità madre-figlia: come sciogliere il grasso in eccesso rinforzando il legame parentale” è ripreso dopo la pausa natalizia.

Venerdì sera, come da ormai triste consuetudine, la piccola ed io ci siamo presentate in palestra, in tenuta all Decathlon.

Oltre alle sventurate compagne di corso abbiamo ritrovato la sempre bellissima/informissima/tonicissima maestra di Gag, che insieme alle decorazioni di Natale deve avere chiuso in garage anche la gentilezza che pareva possedere.

La sensazione è stata quella di essere state catapultate nell’allenamento sotto la pioggia di Soldato Jane.

Al grido di “stringi quel gluteo, mamma!”(perché in quanto madre della piccola ho perso il diritto al nome) “I pesi li puoi usare anche tutte e due, eh” “indietro quel bacino, più su quelle braccia, più indietro quelle orecchie” ho capito che sotto quei ricci vaporosi si nasconde Satana in persona.

Io aspetto che lei si allontani per smettere con gli addominali, lei arriva di soppiatto intimandomi di ricominciare, neanche mi stesse addestrando per il corpo dei Marines.

Insomma, figlia mia, soffriamo insieme.

Avrei voluto farti dono del metabolismo veloce, ma avrei dovuto prima trovarlo io.

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Ti posso spiegare

Piccolo ma efficiente vademecum per il genitore sperduto di figli adolescenti.

Da stampare, tenere in tasca o in borsetta, pronto all’uso.

Brutto voto

“Mamma, sì ho preso tre nella verifica ma non è che non te l’ho detto, li ha messi sul registro elettronico a tradimento, non lo sapevo. Comunque, te lo dico, è andata malissimo a tutte la classe, pensa che Barbagianni Egidio, che prende tutti dieci, ha vinto le olimpiadi della matematica a Pechino e si è già iscritto ad Harvard non è arrivato al cinque.

La prof ha detto che non fa media, quindi puoi stare tranquilla”

Ritrovamenti

“Mamma, non penserai che sia mia vero? È chiaro che c’è un equivoco: le sigarette (a scelta tabacco, fiaschetta di gin, qualche grammo di fumo) non sono miei. Li tenevo per Giampaolo/Anastasia/Pinuccio, ché i suoi genitori non vogliono certe cose in casa” (certo, perché io sono favorevole alla marijuana in salotto?)

Ritardi

“A che ora sono tornato? Non ricordo con precisione, ma saranno state le undic…no forse mezzanot…aspetta aspetta sì sì, mezzanotte e mezza perchè ho sentito il campanile, quello non mente”

Erano le sei della mattina.

Denaro

“Mamma, ce li hai du’ spicci? Avrei bisogno sette euro per la tombolata di classe, quattro e cinquanta per il teatro di ieri, due euro per il cappuccino alla macchinetta, venti euro che mi hai preso per far benzina, i soldi della comunione. Sono settecentotrentacinque e cinquanta, facciamo settecentotrentacinque e non parliamone più”

Universale

“Non sono stato/a io”, è stato mio fratello/sorella/cugino/cugina -fino al quarto grado di parentela-amico, gatto, fratello l’ho già detto?”

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Pedala

Nonostante l’esperienza sul campo, la laurea magistrale, le formazioni continue e gli aggiornamenti, il lavoro coi minori, ancora mi perdo nel variegato universo adolescenziale.

Vacillo, quando trovo il primogenito che legge -sua sponte- Pirandello e un momento dopo rutta in videochiamata con minchia bro, bella fra, gli amici di sempre.

Annaspo, quando la mezzana scrive un pezzo come compito di diritto senza copiarlo da Google, in cui analizza l’articolo 4 e cita Marx, e l’attimo seguente urla a sua sorella “chi si tocca il naso prima non sparecchia”.

Barcollo, quando la piccola osserva e racconta dinamiche adulte e complesse, mentre la sera mi costringe alla perpetua visione dell’opera omnia di Pixar.

Io osservo e mio malgrado partecipo, ché per quanto disorientata resto l’adulto di riferimento.

Perché ho voluto la bicicletta e ora tocca pedalare, dicono.

Ecco, solo un appunto.

La bicicletta l’ho voluta, ma mica era chiarissimo che avrei dovuto pedalare tra discese ardite e le risalite. Che poi, la bici la puoi sempre parcheggiare in garage se capisci che non fa per te, la cyclette la copri di vestiti e il tapis roulant può restare in salotto a prendere polvere.

Minchia, bro.

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Caro dicembre

Il mocaccino bevuto dalla mia parrucchiera amica, mentre snoda i ricci che ho in testa e chiacchieriamo guardandoci riflesse nello specchio.

Un bigliettino sulla porta, uno in sala, un altro sull’agenda, l’amorevole caccia al tesoro del fidanzato.

Sette in filosofia che per la mezzana corrisponde alla vetta dell’Everest senza ossigeno e zoppi o trovare l’ago in un pagliaio bendati.

La colazione con una collega, il rivedere tutte le altre e rendersi conto che, nell’incertezza e fatica di ciò che accade,

c’è qualcuno che ti comprende.

Cantare Ligabue con la piccola in macchina, la stessa canzone che ascoltavi alla sua età.

Essere ancora viva dopo una settimana intensiva di guide del primogenito, di “attento alla signora, non investiamo il vigile, non sarà troppo vicino quel muro, quel ragazzo laggiù mi sembra giovane per morire, se non freni finiamo in un dirupo”.

Caro dicembre, tanta roba per cui essere grati, come dicono i giovani.

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