Ti posso spiegare

Piccolo ma efficiente vademecum per il genitore sperduto di figli adolescenti.

Da stampare, tenere in tasca o in borsetta, pronto all’uso.

Brutto voto

“Mamma, sì ho preso tre nella verifica ma non è che non te l’ho detto, li ha messi sul registro elettronico a tradimento, non lo sapevo. Comunque, te lo dico, è andata malissimo a tutte la classe, pensa che Barbagianni Egidio, che prende tutti dieci, ha vinto le olimpiadi della matematica a Pechino e si è già iscritto ad Harvard non è arrivato al cinque.

La prof ha detto che non fa media, quindi puoi stare tranquilla”

Ritrovamenti

“Mamma, non penserai che sia mia vero? È chiaro che c’è un equivoco: le sigarette (a scelta tabacco, fiaschetta di gin, qualche grammo di fumo) non sono miei. Li tenevo per Giampaolo/Anastasia/Pinuccio, ché i suoi genitori non vogliono certe cose in casa” (certo, perché io sono favorevole alla marijuana in salotto?)

Ritardi

“A che ora sono tornato? Non ricordo con precisione, ma saranno state le undic…no forse mezzanot…aspetta aspetta sì sì, mezzanotte e mezza perchè ho sentito il campanile, quello non mente”

Erano le sei della mattina.

Denaro

“Mamma, ce li hai du’ spicci? Avrei bisogno sette euro per la tombolata di classe, quattro e cinquanta per il teatro di ieri, due euro per il cappuccino alla macchinetta, venti euro che mi hai preso per far benzina, i soldi della comunione. Sono settecentotrentacinque e cinquanta, facciamo settecentotrentacinque e non parliamone più”

Universale

“Non sono stato/a io”, è stato mio fratello/sorella/cugino/cugina -fino al quarto grado di parentela-amico, gatto, fratello l’ho già detto?”

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Pedala

Nonostante l’esperienza sul campo, la laurea magistrale, le formazioni continue e gli aggiornamenti, il lavoro coi minori, ancora mi perdo nel variegato universo adolescenziale.

Vacillo, quando trovo il primogenito che legge -sua sponte- Pirandello e un momento dopo rutta in videochiamata con minchia bro, bella fra, gli amici di sempre.

Annaspo, quando la mezzana scrive un pezzo come compito di diritto senza copiarlo da Google, in cui analizza l’articolo 4 e cita Marx, e l’attimo seguente urla a sua sorella “chi si tocca il naso prima non sparecchia”.

Barcollo, quando la piccola osserva e racconta dinamiche adulte e complesse, mentre la sera mi costringe alla perpetua visione dell’opera omnia di Pixar.

Io osservo e mio malgrado partecipo, ché per quanto disorientata resto l’adulto di riferimento.

Perché ho voluto la bicicletta e ora tocca pedalare, dicono.

Ecco, solo un appunto.

La bicicletta l’ho voluta, ma mica era chiarissimo che avrei dovuto pedalare tra discese ardite e le risalite. Che poi, la bici la puoi sempre parcheggiare in garage se capisci che non fa per te, la cyclette la copri di vestiti e il tapis roulant può restare in salotto a prendere polvere.

Minchia, bro.

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Caro dicembre

Il mocaccino bevuto dalla mia parrucchiera amica, mentre snoda i ricci che ho in testa e chiacchieriamo guardandoci riflesse nello specchio.

Un bigliettino sulla porta, uno in sala, un altro sull’agenda, l’amorevole caccia al tesoro del fidanzato.

Sette in filosofia che per la mezzana corrisponde alla vetta dell’Everest senza ossigeno e zoppi o trovare l’ago in un pagliaio bendati.

La colazione con una collega, il rivedere tutte le altre e rendersi conto che, nell’incertezza e fatica di ciò che accade,

c’è qualcuno che ti comprende.

Cantare Ligabue con la piccola in macchina, la stessa canzone che ascoltavi alla sua età.

Essere ancora viva dopo una settimana intensiva di guide del primogenito, di “attento alla signora, non investiamo il vigile, non sarà troppo vicino quel muro, quel ragazzo laggiù mi sembra giovane per morire, se non freni finiamo in un dirupo”.

Caro dicembre, tanta roba per cui essere grati, come dicono i giovani.

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Gymnic club

Gli aggiornamenti che tutti stavano aspettando sulla ginnastica del venerdì.

La bellissima, dolcissima e tonicissima maestra di Gag (ormai chiaro acronimo di ginocchia artrite giunture) comincia ad apparire un filo meno amabile e appena appena più sadica.

Per l’ultima lezione ha chiesto di avere dei piccoli pesi: a noi sembrava di averne addosso fin che mai, ma tant’è.

Tuttavia la piccola ed io siamo quelle dei tappetini fluorescenti, puzzolenti e radioattivi presi dai cinesi in offerta, e non possediamo pesi di alcun genere.

Ci siamo dunque presentate con due bottigliette a testa da mezzo litro di acqua San Benedetto, ché a qualche santo bisogna pur votarsi per sopravvivere a tale martirio.

Una volta compreso bene il tipo di esercizi, per rinforzare muscoli che nemmeno sapevamo di avere, abbiamo preso qualche sorso d’acqua qua e là per alleggerire il peso (non il nostro).

Per il prossimo allenamento, le mie saranno riempire di vodka alla pesca.

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B.B. Rowling

Il primogenito s’è alzato prima, è sceso silenzioso in cucina, ha preparato il caffè e svuotato la lavastoviglie.

Sapeva che ero molto stanca e ha pensato di farmi alzare un po’ più tardi.

La mezzana ha sistemato la sua stanza.

L’armadio sembra una vetrina, nei cassetti non c’è più niente di appallottolato malamente.

Ha persino tolto i capelli dalla spazzola, quella coi cui resti si potrebbe fare un parrucchino.

La piccola ha preso nove in francese, la sua lingua preferita. La professoressa a colloquio mi ha detto, sorridendo, che in tanti anni di insegnamento raramente ha trovato alunni tanto portati per questa lingua.

La parrucchiera mi ha fatto delle onde nei capelli bellissime, che mi incorniciano il volto riposato e luminoso.

Il punto di rosa sulle unghie, dopo una rilassante manicure, è proprio quello che desideravo.

Il piccolo ma sovrappeso felino ha imparato a usare il passa gatto, e ora è autonomo e felice, non ha più bisogno di buttarmi giù dal letto per farsi aprire la porta.

Il fidanzato mi ha detto che sono bravissima a impilare il cartone da buttare e che non ho rivali nell’aprire la pellicola trasparente da cucina.

Ecco la prima pagina del mio nuovo libro. Ho cambiato genere, mi sono data alla fantascienza.

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Mirabilia

Esperienze liete degli ultimi giorni

Circolare con la P di neopatentato assicura, anche se guidi con destrezza da trent’anni, una serie di amichevoli strombazzate ai semafori e meno amichevoli insulti nonché esibizione di dito medio se non superi i cinquanta allora in centro paese.

Ecco, nel dubbio sappiate che la P sta per ricordare a quello dietro che è un Pirla.

Dare sfoggio di competenza, serietà e alta pedagogia in call mentre la mezzana passa ascoltando il video “sentite come gli starnuti delle foche sembrano scoregge”

Mandare quindi il curriculum al Despar di Vilnius, Lituania.

Acquistare un pacco misterioso su Amazon, che potrebbe contenere qualunque cosa. Per i più fortunati alta tecnologia, per quelli come noi mangime per pesci rossi. Sentire il primogenito che ti taccia di ludopatia per l’avventato acquisto.

Attaccare il calendario dell’avvento mentre ti ronzano ancora intorno le zanzare, che cercherai di sterminare con il calendario stesso.

Potrebbe andare peggio. Potrebbe piovere (cit)

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My two cents

I miei due centesimi per te, figlia.

L’autonomia è la via, la verità e la cura, ma ricordati: sei veramente autonoma quando sei capace di chiedere aiuto.

Guarda le vite degli altri ma solo se li conosci, non dietro le dorate vetrine dei social. Quel mondo è un perenne open day, dove mostri il meglio e chiudi nello stanzino tutto ciò che non va.

Vigila sui diritti, senza trascurare i doveri.

La risposta giusta in una discussione ti verrà sempre il giorno dopo. Tienila a mente, servirà la prossima volta.

Metti la crema sul viso tutte le sere, non aspettare che la pelle chieda.

Massaggiala lenta, come una carezza.

Per avere cura del mondo fuori, la prima coccola va fatta a noi.

Scegli le parole con la stessa cura che riservi al vestito di una serata, il colore del rossetto, la misura del tacco. Devono vestirti bene, essere del colore giusto e farti camminare comoda.

Essere gentile è come lavarsi i denti, va fatto almeno tre volte al giorno, fa bene e lascia un buon profumo.

Ci sono due parole da conservare in una teca preziosa, come quella con la rosa della bella e la bestia.

Tutto passa.

Balsamo e cura nei momenti bui, consapevolezza in quelli di luce.

Fatti ladra di parole.

Siamo fatti di ciò che pensiamo, e pensiamo con le parole che conosciamo. Arricchisciti di termini.

Separa le cose con cura, come il cerotto dalla ferita. Solo i sorrisi vanno strappati, dalle facce degli altri.

Conserva i ricordi con lo stesso rigore della catena del freddo, perché possano essere integri e fedeli.

Non possiamo negarci la fatica, ma regalarci la speranza sì.

Lo sai, ti diranno di splendere.

Prendi invece quello che hai e che la vita ti offre e trasformalo in energia.

Quindi non splendere, fermenta.

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P come…

Oggi è venerdì, che per me e la piccola è il dia de los muerto.

C’è il corso di ginnastica e non sappiamo a quale nuova tortura verremo sottoposte.

Ma noi andiamo, con lo spirito, il vigore e l’entusiasmo di chi si reca alla riunione di condominio per decidere dove mettere i bidoni dell’umido.

Sulla mia macchina è spuntata una gigantesca P, che potrebbe volere dire molte cose ma nello specifico si riferisce al primogenito in possesso di foglio rosa.

A breve seguiranno orari e percorsi delle sue guide, così che chi mi abita accanto possa mettersi in salvo.

Il felino Matisse continua nel suo sciopero da passagatto, forse per pigrizia, forse per il timore-non del tutto peregrino- di incastrarsi, forse perché é semplicemente convinto che io faccia parte della servitù e mio compito sia di aprirgli la porta.

Novembre, puoi darmi ancora grandi soddisfazioni.

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Let’s get physical, physical

Il corso di tortur…ginnastica, che la piccola e io seguiamo diligentemente ogni venerdì sera, procede alla grande.

Al grido di “strizza quei glutei” stiamo scolpendo i nostri zoppicanti lati b, oltre a notare una certa dose di sadismo nella sempre bravissima nonché statuaria insegnante.

A ritmo di una musica così tanto da giovane che alla fine dell’ora mi sono trovata coi brufoli, abbiamo slanciato le gambe -la piccola, che ha una notevole apertura alare, io ci provo- rinforzato gli addominali, rassodato l’interno coscia (ma voi lo sapevate che esistono muscoli anche lì? Incredibile)

Per finire ci siamo sdraiate sui tappetini per il godurioso momento dello stretching. Ed è in quel momento che la piccola e io abbiamo compreso da dove venisse il fetore che permeava l’aria.

Dai nostri due colorati tappeti comprati poche ore prima dai cinesi, che probabilmente li conservavano in magazzino dal novantadue insieme al maiale in agrodolce.

Anche la ripresa post allenamento comincia a migliorare: abbandonato il deambulatore, oggi mi muovo agile solo col bastone.

Insomma, tutto bene.

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Gag

Rispolverato il mollettone d’ordinanza e il tutone diserotizzante, buttati nel borsone due asciugamani vecchi e un po’ lisi.

Una pioggia battente che non sembrava granché di buon auspicio per questa nuova esperienza.

Ieri sera, la piccola ed io abbiamo partecipato alla nostra prima lezione di Gag. Che no, non è un corso di comicità e selezioni per Zelig-per il quale saremmo probabilmente state più portate- ma l’acronimo maledetto di gambe addominali glutei.

Per motivi che anche questa volta verrebbe lunga spiegare, e che collocherebbero la mia sempre più prestigiosa reputazione di pedagogista poco sopra Erode, abbiamo zompettato per un’ora nella palestra puzzolente di un istituto tecnico.

Per la prima mezz’ora la piccola mi ha sbeffeggiato per la scarsa agilità -falso- e la pessima coordinazione- malevolo-ma alla terza serie di addominali ha dovuto smettere di ridere per continuare a respirare.

Al minuto e mezzo di plank ci siamo guardate, in un muto “perché siamo qui?”

L’ora è passata comunque abbastanza veloce, sotto le energiche esortazioni di una dolcissima, giovanissima e scolpitissima insegnante.

Ci torneremo ogni venerdì, perlomeno fino a marzo.

Io stamattina giro col deambulatore, ma a parte questo è stato bellissimo.

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