Islanda 3

Lui é il re dei cammini, indefesso pellegrino, abituato alle discese ardite e le risalite.
Abbigliamento tecnico, valutazione dello spessore e del filato delle calze, sommelier di scarpe da trekking.
Lei é equipaggiata Desigual, mostra da sempre scarsa attitudine al cammino ma talento per le maratone netflix, ai piedi le calze spaiate della piccola.
Per qualche ignota ma assai gradita alchimia i due stanno insieme e, di tanto in tanto, compiono imprese.
Quella di oggi sono i dodici chilometri di cammino tra distese di lava -vedete lì? Ha la temperatura di un forno crematorio, un passo sopra e zac! Carbonizzati all’istante”- salite sdrucciolevoli e panorami lunari.
Il tutto con un volo da prendere prima di sera.
Per arrivare al suo cospetto.
Signori e signore, sua maestà il vulcano Litli-Hrùtur, ultimo nato islandese.

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Islanda 2

Presso West Fjords, Iceland — Allegra rubrica “storie vere”, edizione museo della stregoneria islandese.

In islanda, a differenza del resto d’Europa, a essere messe sul rogo non erano le donne, bensì gli uomini.
E questa già é una buona notizia.
Riporto comunque alcuni comodi rituali magici, dell’epoca, per ottenere ricchezza e amore.
Gli ingredienti non sono facilissimi da reperire ma con Amazon, si sa, tutto é possibile.
Nel primo caso serviva innanzitutto un mago, che prendesse accordi con una persona di poter riesumare il cadavere dopo la sua morte e spellarlo dalla vita in giù.
La pelle deve essere intatta e non contenere buchi. Il mago si infila dunque questi pantaloni di pelle e ruba una moneta a una vedova, a Natale, Pasqua o Pentecoste, e se la mette nello scroto. (Sì, avete letto bene) La moneta attirerà denaro da altre persone in vita e ogni volta che il mago andrà a controllare, lo scroto sarà sempre pieno di monete.
Altro infallibile metodo.
Bisognava incidere il segno Hringhjálmur (elmo da battaglia) sulla pelle di un gatto nero con il sangue mestruale di una vergine. Poi catturare un verme peloso dal mare tramite una rete fatta con i capelli di una vergine e conservalo sui capelli in una cesta di legno.
Se nelle cesta si mette una moneta rubata, allora il verme peloso attirerà sempre più denaro dal mare.

Seguitemi per altri consigli finanziari.

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Buon compleanno

Tu che improvvisi fine settimana in Islanda con la stessa naturalezza con cui io vado a fare la spesa alla Tigros.
Che hai dentro un imperativo categorico kantiano, capace di non farti scendere sotto gli undicimila e cinquecento passi quotidiani ma che latita improvvisamente nei dintorni di una gelateria.
Che hai scelto di vivere con la delegazione del circo Barnum di tre adolescenti, una pedagogista e due felini con energia ed entusiasmo, ma guai a non piegare bene il cartone prima di buttarlo o aprire dal verso sbagliato la pellicola trasparente.
Che prima di un cammino hai il gomito del tennista, il ginocchio della lavandaia e patologie di ogni grado e varietà, poi ti carichi sulle spalle lo zaino e vai, col sorriso.
Che convivi con un’inquietudine fatta d’energia, e ti nutri di idee, esperienze, viaggi e cammini.
Che non conosci la noia, e al contrario non ti basta il tempo per leggere, conoscere e imparare tutto quello che vorresti.
Che sei abitudinario e rivoluzionario, che crei il sentiero dove il sentiero non c’é.
E lo percorri.
Come percorri questa vita accanto a me, nella buona e cattiva sorte, tra una coccola a gatto Matisse e una chiacchierata con la piccola, un viaggio lontano e una passeggiata intorno a casa nostra.
Buon compleanno, amore mio.

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Islanda 1

Inauguriamo la rubrica “Storie vere”, in luogo di miti e leggende

Siamo nei fiordi occidentali islandesi, ridente parte del mondo abitata da mucche, pecore, volpi artiche, cavalli, foche, puffin, balene e qualche umano.
Sul finire degli anni ottanta un contadino stava portando alcune sue mucche al macello. Harpa, questo il nome del bovino protagonista della storia, capita l’antifona e intuito che non si stava andando a brucare un nuovo pascolo, appena trovata l’occasione scappò via veloce. Si trovò però davanti al fiordo, e quando gli umani stavano per catturarla, si buttò in acqua e si allontanò.
I presenti cercarono di seguire il suo percorso ma finirono per perderla di vista e pensarono che fosse annegata.
Invece, in barba alle statistiche che non definiscono le mucche i migliori nuotatori del regno animale, Harpa aveva attraversato tutto il fiordo ed era sana e salva sulla spiaggia di Valþjófsdalur.
Al suo arrivo fu adottata dal proprietario di una fattoria e ribattezzata Sæunn (sær è mare ed unnur è onda), e dopo poco si accorsero che era incinta. Circa otto mesi dopo esser stata accolta nella sua nuova casa diede alla luce una vitellina.La piccola venne chiamata Hafdís Sæunnardóttir (Dea dell’Oceano figlia di Sæunn) ed ironicamente nacque proprio durante il Sjómannadagurinn : il giorno dei marinai.
Ad oggi si può visitare il suo sepolcro sulla spiaggia, è stata creata una birra al mango che porta il suo nome, ogni anno si ripete la competizione sportiva “nuota come una mucca” durante la quale ardimentosi islandesi in slippino e occhialetti ripercorrono a nuoto il tragitto della defunta bovina.
Questa storia ci insegna due cose: la prima é che in Islanda non succede granché.
La seconda che mentre una mucca incinta attraversa a nuoto un fiordo gelido, gatto Matisse continua a non uscire dalla gattaiola.

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Immobile

La mezzana é salita su un pullman, che la riporterà nella ridente Valle D’Aosta.

In zona Cesarini ha rinunciato alle vacanze mare sole e amore in Puglia per tornare nella puzzolente tenda a Planaval.

Mi immagino che questa passione per la montagna ne celi una di almeno un metro e ottanta e con le spalle larghe, altrimenti non si spiega.

La piccola é tornata.

Giusto il tempo di una risonanza magnetica al ginocchio ed é partita questa mattina per il campeggio, dove si riunirà alla sorella con effetto carramba che sorpresa.

Il primogenito é atterrato sano e salvo questa stessa mattina, con un gran sorriso, il jet lag, un trolley pieno di cioccolato e ricordi.

Al rientro dall’aeroporto ci siamo trovati in mezzo a una tromba d’aria con grandine, fulmini e saette. Siamo arrivati a casa giusto in tempo, per prendere il mio zaino e tornare a Malpensa. Il fidanzato ne ha organizzata una delle sue.

In questo porto di mare che é la nostra vita, l’unico immobile é gatto Matisse, che attende invano davanti al passagatto.

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Bentornata

Ha abbracciato, uno per uno, i cinquantanove bambini e bambine.

S’é data il cinque coi suoi colleghi animatori, un gran sorriso al don e saluti ai genitori.

Ha scaricato dal bus un borsone dal peso specifico dell’uranio, con l’odore muschiato tipico di chi si é portato a casa come souvenir due o tre marmotte morte.

Ha innalzato al cielo una coppa, vinta per qualche ignoto merito che non mi sento pronta ad indagare.

Quando finalmente il suo sguardo ha incrociato il mio, carico di lacrime di commozione, é corsa tra le mie braccia.

Per prendere la borsa che mi aveva chiesto di preparale, contenete una piadina tacchino e zucchine grigliate, due pesche, le chiavi di casa e cinque euro.

Oltre al biglietto del concerto che la attende stasera, con l’amico che é venuto a prenderla.

Bentornata, mezzana.

Belli questi cinque minuti insieme.

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Niente da mettermi

“No, non puoi”

“Ma mamma!”

“Tira fuori la felpa”

“Ma mamma!”

“Anche i pantaloni, sono di tuo fratello”

“Ma mamma!”

“Il top preferito di tua sorella! Dammi qua”

“Ma mamma!”

“La piastra? Sei impazzita? Quando torni trovi la mezzana ad aspettarti col forcone. Via”

“Vabbè, allora non porto niente”

Mancava solo lei.

In questa estate di viaggi, aerei, scali, fuso orario, pullman e treni, é giunto anche per la piccola il momento di partire.

Ha svaligiato gli armadi dei fratelli mettendo seriamente a rischio la vita, preparato il pranzo al sacco per il viaggio e salutato con un grande abbraccio e qualche lacrima i bimbi dell’oratorio che ha animato.

Per quindici giorni sarà altrove, senza cellulare né connessione.

La mezzana torna dopodomani, il grande pascola sereno sulle Ande.

Cominciano le mie vacanze.

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Montagne verdi

“Sacco a pelo?”

“Ce l’hai”

“Piumino?”

“Ce l’hai”

“Scarponcini?”

“Pure”

“Completo da vichinga?”

“Ce…da vichinga cosa?”

La mezzana é partita stamattina per il campeggio dell’oratorio, destinazione Valgrisenche.

Per la prima volta in versione animatrice, responsabile dunque di creature innocenti. Nello zaino, insieme a borracce e ramponi, un completo da vichinga.

Avrà in mente di invadere la Svizzera.

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Cast away

All’inizio é stato poco più che un sussurro, un sommesso mormorio in cucina, dopo pranzo. Col rumore della lavastoviglie che partiva e del gatto che miagolava per la pappa, credevo di avere sentito male.

La seconda volta il tono di voce era più alto, l’espressione più decisa, il verbo ancora al condizionale, un timido vorrei.

S’é capito quindi che il pensiero era diventato idea.

E per passare da idea a progetto ci sta in mezzo il non ho ancora il passaporto, non parlo la lingua, caspita é lontano, é un tempo lungo, cosa si mangia lì?

A ogni risposta un mattone in più, e alla fine il progetto é rimasto in piedi, saldo.

Da qualche giorno il primogenito é sbarcato in Ecuador.

In un paesino sulle Ande, sotto un vulcano, con poco spagnolo ma tanta voglia di imparare.

Accolto da braccia amiche, ha respirato una diversa altitudine, assaggiato cibi nuovi e buonissimi, conosciuto le persone con cui trascorrerà un mese della sua estate.

Tutti gli sorridono, soprattutto i tanti bambini del centro con cui passerà le giornate. Loro gli insegneranno la lingua, lui si metterà a disposizione con ciò che sa fare e imparerà il resto.

É proprio vero che i figli devono poter andare così lontano, dove non riusciamo a vederli. Pure a diecimila chilometri di distanza.

Meno male che ci sono le videochiamate su whatsapp.

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15

Cara piccola, che piccola non sei più.
Che ogni mattina indossi la maglietta azzurra con la scritta dietro, leghi i capelli in una lunga coda e inforchi un paio di buffi occhiali rossi di un tuo amico.
Che arrivi zoppicando -ma senza più stampelle- all’oratorio dove ti godi la parte migliore del karma: non più animata ma animatrice.
Proprio tu, che a casa semini oggetti, cibo e scarpe, nel salone della parrocchia apparecchi e sparecchi per duecento.
Che accompagni pazientemente i bambini in chiesa per la preghiera, alla fontanella per bere, all’ingresso dove li aspetta la mamma.
Tu che sei quella grande, condizione che a casa capita raramente.
Tu che sei il mio fuoco d’artificio, pronto ad esplodere anche senza accendino alcuno: a volte per la rabbia, altre per l’entusiasmo.
Tu che ci abbracci solo quando ne hai voglia, un po’ come gatto Matisse.
Che hai un talento olimpionico nel prendere l’altro per sfinimento, soprattutto se l’altra sono io.
Che sai fare i salti mortali sopravvivendo, sei felice con una carbonara col guanciale e ami le unghie sobrie, lunghe e con gli Swarovski.
Che a volte ti vorresti diversa da come sei, e io ti regalerei i miei occhi per vederti splendida.
Tu che, come solo i grandi amori sanno fare, mi spingi a essere ogni giorno migliore.
Quindici anni.
Buon compleanno, mia Bianca.
Che piccola per il mondo non sei più, ma per me ancora sì.
La tua mamma

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