Immobile

La mezzana é salita su un pullman, che la riporterà nella ridente Valle D’Aosta.

In zona Cesarini ha rinunciato alle vacanze mare sole e amore in Puglia per tornare nella puzzolente tenda a Planaval.

Mi immagino che questa passione per la montagna ne celi una di almeno un metro e ottanta e con le spalle larghe, altrimenti non si spiega.

La piccola é tornata.

Giusto il tempo di una risonanza magnetica al ginocchio ed é partita questa mattina per il campeggio, dove si riunirà alla sorella con effetto carramba che sorpresa.

Il primogenito é atterrato sano e salvo questa stessa mattina, con un gran sorriso, il jet lag, un trolley pieno di cioccolato e ricordi.

Al rientro dall’aeroporto ci siamo trovati in mezzo a una tromba d’aria con grandine, fulmini e saette. Siamo arrivati a casa giusto in tempo, per prendere il mio zaino e tornare a Malpensa. Il fidanzato ne ha organizzata una delle sue.

In questo porto di mare che é la nostra vita, l’unico immobile é gatto Matisse, che attende invano davanti al passagatto.

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Bentornata

Ha abbracciato, uno per uno, i cinquantanove bambini e bambine.

S’é data il cinque coi suoi colleghi animatori, un gran sorriso al don e saluti ai genitori.

Ha scaricato dal bus un borsone dal peso specifico dell’uranio, con l’odore muschiato tipico di chi si é portato a casa come souvenir due o tre marmotte morte.

Ha innalzato al cielo una coppa, vinta per qualche ignoto merito che non mi sento pronta ad indagare.

Quando finalmente il suo sguardo ha incrociato il mio, carico di lacrime di commozione, é corsa tra le mie braccia.

Per prendere la borsa che mi aveva chiesto di preparale, contenete una piadina tacchino e zucchine grigliate, due pesche, le chiavi di casa e cinque euro.

Oltre al biglietto del concerto che la attende stasera, con l’amico che é venuto a prenderla.

Bentornata, mezzana.

Belli questi cinque minuti insieme.

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Niente da mettermi

“No, non puoi”

“Ma mamma!”

“Tira fuori la felpa”

“Ma mamma!”

“Anche i pantaloni, sono di tuo fratello”

“Ma mamma!”

“Il top preferito di tua sorella! Dammi qua”

“Ma mamma!”

“La piastra? Sei impazzita? Quando torni trovi la mezzana ad aspettarti col forcone. Via”

“Vabbè, allora non porto niente”

Mancava solo lei.

In questa estate di viaggi, aerei, scali, fuso orario, pullman e treni, é giunto anche per la piccola il momento di partire.

Ha svaligiato gli armadi dei fratelli mettendo seriamente a rischio la vita, preparato il pranzo al sacco per il viaggio e salutato con un grande abbraccio e qualche lacrima i bimbi dell’oratorio che ha animato.

Per quindici giorni sarà altrove, senza cellulare né connessione.

La mezzana torna dopodomani, il grande pascola sereno sulle Ande.

Cominciano le mie vacanze.

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Montagne verdi

“Sacco a pelo?”

“Ce l’hai”

“Piumino?”

“Ce l’hai”

“Scarponcini?”

“Pure”

“Completo da vichinga?”

“Ce…da vichinga cosa?”

La mezzana é partita stamattina per il campeggio dell’oratorio, destinazione Valgrisenche.

Per la prima volta in versione animatrice, responsabile dunque di creature innocenti. Nello zaino, insieme a borracce e ramponi, un completo da vichinga.

Avrà in mente di invadere la Svizzera.

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Cast away

All’inizio é stato poco più che un sussurro, un sommesso mormorio in cucina, dopo pranzo. Col rumore della lavastoviglie che partiva e del gatto che miagolava per la pappa, credevo di avere sentito male.

La seconda volta il tono di voce era più alto, l’espressione più decisa, il verbo ancora al condizionale, un timido vorrei.

S’é capito quindi che il pensiero era diventato idea.

E per passare da idea a progetto ci sta in mezzo il non ho ancora il passaporto, non parlo la lingua, caspita é lontano, é un tempo lungo, cosa si mangia lì?

A ogni risposta un mattone in più, e alla fine il progetto é rimasto in piedi, saldo.

Da qualche giorno il primogenito é sbarcato in Ecuador.

In un paesino sulle Ande, sotto un vulcano, con poco spagnolo ma tanta voglia di imparare.

Accolto da braccia amiche, ha respirato una diversa altitudine, assaggiato cibi nuovi e buonissimi, conosciuto le persone con cui trascorrerà un mese della sua estate.

Tutti gli sorridono, soprattutto i tanti bambini del centro con cui passerà le giornate. Loro gli insegneranno la lingua, lui si metterà a disposizione con ciò che sa fare e imparerà il resto.

É proprio vero che i figli devono poter andare così lontano, dove non riusciamo a vederli. Pure a diecimila chilometri di distanza.

Meno male che ci sono le videochiamate su whatsapp.

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15

Cara piccola, che piccola non sei più.
Che ogni mattina indossi la maglietta azzurra con la scritta dietro, leghi i capelli in una lunga coda e inforchi un paio di buffi occhiali rossi di un tuo amico.
Che arrivi zoppicando -ma senza più stampelle- all’oratorio dove ti godi la parte migliore del karma: non più animata ma animatrice.
Proprio tu, che a casa semini oggetti, cibo e scarpe, nel salone della parrocchia apparecchi e sparecchi per duecento.
Che accompagni pazientemente i bambini in chiesa per la preghiera, alla fontanella per bere, all’ingresso dove li aspetta la mamma.
Tu che sei quella grande, condizione che a casa capita raramente.
Tu che sei il mio fuoco d’artificio, pronto ad esplodere anche senza accendino alcuno: a volte per la rabbia, altre per l’entusiasmo.
Tu che ci abbracci solo quando ne hai voglia, un po’ come gatto Matisse.
Che hai un talento olimpionico nel prendere l’altro per sfinimento, soprattutto se l’altra sono io.
Che sai fare i salti mortali sopravvivendo, sei felice con una carbonara col guanciale e ami le unghie sobrie, lunghe e con gli Swarovski.
Che a volte ti vorresti diversa da come sei, e io ti regalerei i miei occhi per vederti splendida.
Tu che, come solo i grandi amori sanno fare, mi spingi a essere ogni giorno migliore.
Quindici anni.
Buon compleanno, mia Bianca.
Che piccola per il mondo non sei più, ma per me ancora sì.
La tua mamma

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Romagna bella

Ding!

“Ciao mamma tutto benissimo, arrivati a Cesenatico in orario e già fatto allenamento pre gara. Ti volevo solo dire che ti voglio tanto bene”

“Piccola? Che sta succedendo? Perché mi dici che mi vuoi bene così, a tradimento?”

“Ma niente di grave mami stai serena, andiamo al pronto soccorso ma non sono da sola quindi poi ti faranno sapere. Baci baci”

“Cosa???”

La piccola sabato é partita baldanzosa con la sua seconda famiglia, la squadra di ginnastica acrobatica, per la ridente Cesenatico, mecca delle gare estive.

Sulla testa lo chignon d’ordinanza fermato col mastice, in borsa un body da gara non suo ma grazie al cielo prestato e tanta voglia di divertirsi e mangiare piadine.

Dopo un maldestro atterraggio da un “semplice mortale”, come lo ha definito uno dei suoi maestri, il suo ginocchio s’é arreso malamente all’impatto.

Accompagnata dall’allenatore preferito e dalla mamma di un altro atleta ma amica mia che Dio la benedica, é stata ospite del pronto soccorso di Cesenatico prima e del reparto di ortopedia di Cesena poi.

Non ha potuto gareggiare ma s’é comunque portata a casa una medaglia.

Stamattina si é presentata quasi puntuale al primo giorno di oratorio.

Dice che le stampelle la aiuteranno nella gestione dei bambini più indisciplinati.

Buon sangue pedagogista non mente.

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Dalla Cina con amore

Le famiglie sono luoghi abitati da grandi complessità.

Ci convivono moltitudini, ogni individuo é un mondo a sé il più delle volte compatibile come Marte e Venere.

E se é vero che ogni famiglia infelice é infelice a modo suo, caro Tolstoj, non potevi sapere che drammi si sarebbero poi consumati con il caricatore del cellulare. Un dramma vero, che mette a rischio anche il più felice dei nuclei, che incrina i sorrisi tirati della famiglia del Mulino Bianco.

Pur possedendone uno -o più- a testa, pur avendone lasciati alcuni nei punti strategici della casa, ogni giorno riecheggia per i corridoi l’accusatorio grido “chi ha preso il mio caricatore?”

Ci si litiga di meno l’ultima fetta di torta, il trancio di pizza rimasto, le monetine nel mio portafoglio per la merenda di scuola.

Il fidanzato, l’uomo più generoso che conosco, che donerebbe un rene senza esitazione alcuna, é capace di chiamare il Ris di Parma per la rilevazione delle impronte digitali.

Fatica evitabile, tra l’altro, perché quando sparisce qualsiasi cosa é sempre la mezzana.

Nel mentre, acquistiamo nuovi caricatori, con una obsolescenza programmata di un paio di giorni.

Dal cinese all’angolo, siamo ormai di famiglia.

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Qui e là

Il primogenito organizza un’estate lontana, legge Sartre e si allena indefesso in palestra.

Trova il tempo di studiare, considerati i risultati, anche se non saprei dire quando.

La mezzana é a Trento, al festival dell’economia. É in gita scolastica, ascolta parlare premi Nobel e manda foto di spritz pomeridiani in piazzetta.

A giudicare come fa la cresta sulla spesa, l’economia sarà il suo futuro.

Il fidanzato é partito per l’ennesimo cammino, in compagnia degli amici storici, lo zaino nuovo e il suo personalissimo richiamo della foresta, l’esplorazione.

Io finisco di parlare di educazione e diritti a Torino e corro a portare la piccola al saggio annuale di ginnastica acrobatica, cantando con lei canzoni tamarre in macchina.

A volte bisogna stare in tanti posti diversi, per poter dire di essere in quello giusto.

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Scrivi amen e condividi

Domanda 1

“Il bambino non vuole partecipare al gioco di palla prigioniera. Cosa fai?”

a mi siedo a fianco lui per capire cosa c’è che non va

b elogio il gioco di palla prigioniera raccontandolo come imperdibile nella vita

c lo corco di mazzate

Domanda 2

“Il bambino salta la fila della merenda per averla prima. Cosa fai?”

a gli spiego tranquillamente che nella vita bisogna saper aspettare il proprio turno e lo riporto in fondo alla fila

b invece che il gelato gli do una carota

c lo corco di mazzate

Domanda 3

“Il bambino rifiuta la preghiera prima dell’inizio attività. Cosa fai?”

a gli spiego che la preghiera é un momento di condivisione importante

b lo porto dal Don per un esorcismo

c lo corco di mazzate (cantando “alleluia alleluia!”)

Nonostante la predominanza di risposte c, la piccola é stata ufficialmente nominata animatrice dell’oratorio feriale.

Animerà i più piccini per cinque gioiose settimane.

Forse.

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