Altra tappa

Vacanza é uscire dalle consuetudini, dal quotidiano tran tran, dalle magagne che ci portiamo dietro.
Dormire in un posto nuovo regala la possibilità di non smadonnare contro il don del paese che scampana allegri motivetti ogni mattina alle sette.
Finché non alloggi in una piccola città e alle cinque e venti del mattino parte “ashhadu an lā ilāha illā allāh ashhadu anna muḥammadan rasūl ḥayya ialà as-salāh hayya ‛alà al-falā! allāhu akbar lā ilāha illā allāh” dalla moschea con minareto fronte hotel, ai decibel di Travis Scott al circo Massimo.
Lasciato -in vita- il muezzin, il viaggio é proseguito attraverso le strade secondarie, per arrivare al cospetto delle piramidi.
No, non abbiamo bevuto troppa Rakija.
Ci siamo recati ad ammirare una zona in cui si racconta si celino, sotto tre colline, altrettante costruzioni piramidali. La comunità scientifica ha bollato questo ritrovamento come bufala; un nutrito numero di persone ritiene invece che si percepiscano forti vibrazioni energiche.
Noi, una volta capito quanto fosse tortuosa la strada per arrivarci e non avvertendo vibrazione alcuna, abbiamo desistito.
Sarajevo, stiamo arrivando.

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Noi

Dei delicati e misteriosi equilibri che governano una coppia, poco dall’esterno si riesce ad intuire.
Fra due persone che stanno per intraprendere un viaggio, ce n’é sempre una che immagina, organizza, studia, prenota, confronta i percorsi, cerca la moneta locale, il traffico dati internet, gli eventi che potrebbero incontrare nel percorso, il meteo, i documenti necessari, gli usi e costumi locali. Qualcuno che prepara file Excel con le informazioni su ogni tappa, dal chilometraggio al prezzo al litro della benzina.
Lo chiameremo il Viterbese.
E poi c’è l’altra, che conosce a malapena il giorno della partenza ma non benissimo quello del ritorno. Che chiede se portare vestiti pesanti o il costume da bagno, mette in valigia la crema solare e l’oki task, qualche libro da leggere e il caricatore del cellulare.
La chiameremo la Pedagogista.
Durante il viaggio, mentre il Viterbese guida, la Pedagogista leggerà ad alta voce le guide -sempre più di una- che lui ha portato, troverà luoghi ameni da visitare che escono per chilometri e chilometri (solitamente di sterrato, in lande desolate) dal percorso che lui ha studiato nel dettaglio.
Al ristorante lei assaggerà ogni cosa tipica per quanto improbabile, mentre lui scorrerà il menù alla ricerca di qualcosa di noto.
Malgrado queste apparentemente inconciliabili differenze, o forse proprio grazie a loro, i due saranno molto felici di trascorrere questo tempo insieme.

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Croazia

In Croazia hanno inventato la cravatta e dato il nome alla penna.

In Croazia é scomparsa giorni fa l’intera squadra di pallamano del Burundi. Non li trovano più.

In Croazia, se parcheggi la sera in città e dici annamo va, tanto domani mattina arriviamo presto, prendi tredici euro e novantacinque di multa.

In Croazia hanno trovato il tartufo più grande del mondo.

In Croazia -ma anche in Bielorussia, Varazze o Reykjavik- se sei con un direttore viterbese fai un anello di dieci chilometri. Ti dirà che é tutta in piano. Tu non crederci.

In Croazia nasce la razza dalmata, celebre per la carica dei cento uno; a Varese nasce Gatto Matisse.

In Croazia, Ivan Vučetić ha inventato l’identificazione delle impronte digitali. Lo ringraziamo per le ventidue stagioni stagioni di Law and Order.

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Zagabria

Abbiamo trascorso la notte di Lubiana in palestra.
Non a correre su un tapis roulant, ma in una camera sopra la sala pesi, nell’unico hotel del mondo che, anziché mettere a disposizione dei clienti la palestra, ha fatto il contrario.
D’altronde, per due sportivi come noi non si poteva sperare meglio.
Il viaggio é stato più breve rispetto a ieri, fortunatamente, visto che lo stimato viterbese -noto dittatore di ascolto musica in macchina- ha imposto la versione integrale di Atom Heart Mother. Brano meraviglioso con il quale puoi andare da Varese-Milano e ritorno, far lievitare la pizza o leggere Anna Karenina.
La prima tappa della visita a Zagabria é stata a un rinomato museo.
Un museo in cui si celebra il più potente è sacro dei sentimenti: l’amore.
Quando finisce, però.
Una collezione di oggetti che rappresentano la fine di una relazione: post it, una bicicletta, un vibratore con le fattezze dell’ex fidanzato, la crosta sulla ferita di un amico. Ognuno con la propria storia.
C’è il Nokia 3310 di una donna ucraina, che ha lanciato all’ex stalker perché non la chiamasse più.
Un tostapane dal Colorado, che una donna ha portato via al compagno dopo la rottura “così non tosterai più nulla, che manco sai prepararti un toast”
Un numero, il tre, di un uomo italiano che ha scoperto la moglie con un altro.
Ma anche una porta coi messaggi scritti da un gruppo di amici per un coetaneo scomparso, la registrazione della voce di un padre per la figlia, una lettera antica.
C’è persino un preparato per pizza-americano-con una dedica straziante: sono diventata intollerante al glutine e ai latticini. Mi mancherai per sempre, t’ho amata tanto.

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Lubiana

La leggenda narra che Giasone e gli Argonauti, di ritorno dalla loro impresa del furto del Vello d’oro, stavano attraversando il Danubio, poi il fiume Sava e, infine, il fiume Ljubljanca. In una palude nei pressi del fiume, proprio lì dove poi sorgerà la città di Lubiana, si imbatterono in un enorme Drago. Giasone affrontò la spaventosa creatura e la sconfisse, uccidendola.
Medea stessa, per aiutarlo, aveva preparato una pozione per addormentare il drago.
Come é tragicamente finita fra i due lo sappiamo tutti. Lui la lascia e lei, per togliergli la discendenza, uccide i figli.
Oggi, forse, Giasone avrebbe dato una festa a tema drago con tutti gli argonauti e alla fine avrebbe preso il microfono e detto a Medea che le donava la libertà, e andasse pure a Mykonos con il suo avvocato.

Inauguriamo così l’allegra rubrica vacanziera di miti e leggende, da Lubiana, Slovenia.

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É un volo a planare

É cominciato tutto con il ding di whatsapp.

“Gentile cliente linee aeree Albatros, il suo volo é in ritardo di oltre un’ora. Lei però, invece di godersi gli ultimi scampoli di Islanda si presenti a fare il check in alla solita ora, poi faccia comodamente la muffa in aeroporto. Cordialità”

Di lì in poi un susseguirsi di gioie.

Il ritardo é diventato di due ore, poi tre, poi quasi quattro.

“Gentile cliente, dispiace più a noi che a lei. Per questo le offriamo un buono per mangiare qualcosa nei ristoranti dell’aeroporto. Seicentoquattro corone islandesi”

Che nella nostra valuta fanno circa quattro monete. Da un euro. Che in Islanda neanche il menù ti mostrano, per quella cifra.

Ma arriviamo al tanto agognato imbarco e decollo. É fatta, si torna, in ritardo, a notte fonda, pazienza.

Come vicini di posti troviamo i parenti più prossimi degli Addams. Due uomini sui trenta, gemelli, cappello Panama e unghia del mignolo lunga. Tono di voce, audio di Vasco a San Siro. Con loro la madre dei gemelli, uscita da una puntata de “il mio grosso grasso matrimonio Gipsy”, la moglie di uno dei gemelli, i due piccoli bambini di uno dei gemelli. Che hanno pianto da Reykjavik a Londra, come minimo.

Il padre dei bambini ha sfiorato la rissa con la hostess, lo steward e gli altri duecentoquarantacinque occupanti del volo.

Ma é fatta, si comincia la discesa su Milano. Anche le cose brutte hanno fine.

“Signori e signore, e il comandante che vi parla. Ci resta poco carburante e su Malpensa infuria la bufera. Vi faremo sapere”

E dopo pochi minuti, ché evidentemente il carburante era meno del previsto- l’ultimo annuncio “Carissimi e carissime, speriamo vi piacciano i gianduiotti. Si atterra a Torino. Ma niente panico, troverete pronti dei bus per riportarvi a Malpensa. Spero tornerete ancora con linee aeree Albatros”

Si fanno così le cinque del mattino, i nostri eroi sbarcano e si dirigono a passo lesto verso il primo piano, indicato come ritrovo.

Dove, per l’appunto, si ritrovano soli e senza pullman, che si scoprirà poi sarebbe arrivato solo ore più tardi.

È così, come gli avvoltoi che volano intorno al cadavere, ecco giungere allegri tassisti, pronti a riportarci tutti a casa.

Dove siamo arrivati giusto in tempo per cominciare a lavorare, freschi come rose.

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Islanda 3

Lui é il re dei cammini, indefesso pellegrino, abituato alle discese ardite e le risalite.
Abbigliamento tecnico, valutazione dello spessore e del filato delle calze, sommelier di scarpe da trekking.
Lei é equipaggiata Desigual, mostra da sempre scarsa attitudine al cammino ma talento per le maratone netflix, ai piedi le calze spaiate della piccola.
Per qualche ignota ma assai gradita alchimia i due stanno insieme e, di tanto in tanto, compiono imprese.
Quella di oggi sono i dodici chilometri di cammino tra distese di lava -vedete lì? Ha la temperatura di un forno crematorio, un passo sopra e zac! Carbonizzati all’istante”- salite sdrucciolevoli e panorami lunari.
Il tutto con un volo da prendere prima di sera.
Per arrivare al suo cospetto.
Signori e signore, sua maestà il vulcano Litli-Hrùtur, ultimo nato islandese.

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Islanda 2

Presso West Fjords, Iceland — Allegra rubrica “storie vere”, edizione museo della stregoneria islandese.

In islanda, a differenza del resto d’Europa, a essere messe sul rogo non erano le donne, bensì gli uomini.
E questa già é una buona notizia.
Riporto comunque alcuni comodi rituali magici, dell’epoca, per ottenere ricchezza e amore.
Gli ingredienti non sono facilissimi da reperire ma con Amazon, si sa, tutto é possibile.
Nel primo caso serviva innanzitutto un mago, che prendesse accordi con una persona di poter riesumare il cadavere dopo la sua morte e spellarlo dalla vita in giù.
La pelle deve essere intatta e non contenere buchi. Il mago si infila dunque questi pantaloni di pelle e ruba una moneta a una vedova, a Natale, Pasqua o Pentecoste, e se la mette nello scroto. (Sì, avete letto bene) La moneta attirerà denaro da altre persone in vita e ogni volta che il mago andrà a controllare, lo scroto sarà sempre pieno di monete.
Altro infallibile metodo.
Bisognava incidere il segno Hringhjálmur (elmo da battaglia) sulla pelle di un gatto nero con il sangue mestruale di una vergine. Poi catturare un verme peloso dal mare tramite una rete fatta con i capelli di una vergine e conservalo sui capelli in una cesta di legno.
Se nelle cesta si mette una moneta rubata, allora il verme peloso attirerà sempre più denaro dal mare.

Seguitemi per altri consigli finanziari.

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Buon compleanno

Tu che improvvisi fine settimana in Islanda con la stessa naturalezza con cui io vado a fare la spesa alla Tigros.
Che hai dentro un imperativo categorico kantiano, capace di non farti scendere sotto gli undicimila e cinquecento passi quotidiani ma che latita improvvisamente nei dintorni di una gelateria.
Che hai scelto di vivere con la delegazione del circo Barnum di tre adolescenti, una pedagogista e due felini con energia ed entusiasmo, ma guai a non piegare bene il cartone prima di buttarlo o aprire dal verso sbagliato la pellicola trasparente.
Che prima di un cammino hai il gomito del tennista, il ginocchio della lavandaia e patologie di ogni grado e varietà, poi ti carichi sulle spalle lo zaino e vai, col sorriso.
Che convivi con un’inquietudine fatta d’energia, e ti nutri di idee, esperienze, viaggi e cammini.
Che non conosci la noia, e al contrario non ti basta il tempo per leggere, conoscere e imparare tutto quello che vorresti.
Che sei abitudinario e rivoluzionario, che crei il sentiero dove il sentiero non c’é.
E lo percorri.
Come percorri questa vita accanto a me, nella buona e cattiva sorte, tra una coccola a gatto Matisse e una chiacchierata con la piccola, un viaggio lontano e una passeggiata intorno a casa nostra.
Buon compleanno, amore mio.

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Islanda 1

Inauguriamo la rubrica “Storie vere”, in luogo di miti e leggende

Siamo nei fiordi occidentali islandesi, ridente parte del mondo abitata da mucche, pecore, volpi artiche, cavalli, foche, puffin, balene e qualche umano.
Sul finire degli anni ottanta un contadino stava portando alcune sue mucche al macello. Harpa, questo il nome del bovino protagonista della storia, capita l’antifona e intuito che non si stava andando a brucare un nuovo pascolo, appena trovata l’occasione scappò via veloce. Si trovò però davanti al fiordo, e quando gli umani stavano per catturarla, si buttò in acqua e si allontanò.
I presenti cercarono di seguire il suo percorso ma finirono per perderla di vista e pensarono che fosse annegata.
Invece, in barba alle statistiche che non definiscono le mucche i migliori nuotatori del regno animale, Harpa aveva attraversato tutto il fiordo ed era sana e salva sulla spiaggia di Valþjófsdalur.
Al suo arrivo fu adottata dal proprietario di una fattoria e ribattezzata Sæunn (sær è mare ed unnur è onda), e dopo poco si accorsero che era incinta. Circa otto mesi dopo esser stata accolta nella sua nuova casa diede alla luce una vitellina.La piccola venne chiamata Hafdís Sæunnardóttir (Dea dell’Oceano figlia di Sæunn) ed ironicamente nacque proprio durante il Sjómannadagurinn : il giorno dei marinai.
Ad oggi si può visitare il suo sepolcro sulla spiaggia, è stata creata una birra al mango che porta il suo nome, ogni anno si ripete la competizione sportiva “nuota come una mucca” durante la quale ardimentosi islandesi in slippino e occhialetti ripercorrono a nuoto il tragitto della defunta bovina.
Questa storia ci insegna due cose: la prima é che in Islanda non succede granché.
La seconda che mentre una mucca incinta attraversa a nuoto un fiordo gelido, gatto Matisse continua a non uscire dalla gattaiola.

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