Art. 640 codice penale: truffa

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“Mamma, basta giocare col cellulare. Facciamo qualcosa di creativo. Dei lavoretti! Chiamo anche la piccola”

“Oh, brava amore. Ti sei decisa a posare quell’affare. Hai avuto un’ottima idea. Prendo la farina?”

“Perché? Si mangia?”

“Ma no tesoro, per i lavoretti. Facciamo la pasta di sale? O usiamo scatole e cartoncini? I cerchietti! Ti ricordi quanti bei cerchietti che abbiamo fatto quando eri piccola?”

“Ehm.. no mamma, grazie. Ho qui la lista”

“Ah, d’accordo, fammi vedere. Allora.. Cosa??”

“Che c’è?”

“Detersivo liquido per lavatrice
collirio
liquido per lenti a contatto dentifricio
silicone acetico universale
colori acrilici
mascherina
acqua borica
acqua micellare
colla vinilica
tonico”

“Sì, mi pare non manchi niente. Abbiamo tutto in casa?”

“Ma cosa caspita ci dobbiamo costruire? Una bomba?”

“Sempre la solita esagerata! Facciamo una cover per il cellulare e la decoriamo con una specie di pongo. Forte, eh?”

“Ma come t’è venuta questa idea bislacca?”

“Ho visto i tutorial su internet. Ore e ore! Certo, non bisogna respirare il silicone e alcuni ingredienti sono un po’ costosi.. ma pensa la soddisfazione!”

“Piuttosto ti compro una cover nuova”

“Davvero? Beh, se insisti.. ne ho vista una proprio ieri su eBay. È bellissima!”

Qualcosa mi dice che mi sono fatta truffare. Ancora.

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Molto vicini

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Gli inviti sono stati scritti a mano e a mano consegnati, porta a porta con l’entusiasmo dei testimoni di Geova e l’insistenza dei venditori del Folletto.
La tavolata è stata composta nel cortile, per l’occasione libero dalle auto, come un puzzle di tavolini arrivati da ogni casa. Chi ha messo le sedie, chi le posate e chi il vino. Ci siamo divisi le portate e i bicchieri, condiviso bibite e aperitivo oltre che il civico diciotto. Le bambine hanno preparato un intrattenimento degno del migliore villaggio vacanze con balli, canzoni e karaoke. Ci siamo seduti tutti vicini, noi che vicini siamo di casa, brindando alla nostra prima cena di cortile. In una serata abbiamo scoperto cose l’uno dell’altro che non ci si immaginava, pur entrando e uscendo ogni giorno dallo stesso ingresso ormai da parecchio tempo. Che il ragazzo della casa a sinistra ha più anni di quelli che dimostra e canta in un famoso coro gospel, il vicino che fatica a salutarti quando ti incrocia prepara delle piadine buonissime, la vicina mamma del bimbo più piccolo è una grande organizzatrice di eventi. Si è chiacchierato tra un piatto di insalata di riso e una fetta di anguria, il caffè si è fatto un po’ alla volta ché la caffettiera non era abbastanza per tutti.
Si è stati insieme finché si è fatto buio seduti vicini, questa volta davvero.

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Alto tradimento

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Notte fonda

“Ehi, il gatto miagola! Alzati e vai ad aprirgli la porta”

“Piccola, sveglia! devi aprire al gatto”

“Mamma! Dormi? Non senti che il gatto miagola da un’ora? Mio fratello ha svegliato mia sorella che ha chiamato me per andare ad aprire. Su, sveglia!”

“Certo che dormo piccola, sono le tre e ventisette di notte. Ma tu perché svegli me?”

“Perché non voglio essere l’ultima ruota del carro”

“Amore, ma non lo sei affatto. Aprire al gatto è un incarico di grande responsabilità. Ci fidiamo di te, per questo ti hanno chiesto di farlo: sanno che sei brava”

“Dici davvero?”

“Dico davvero”

“Allora vado”

“Brava, e la mamma torna a dormire”

Mattino, a colazione

“Ma alla fine chi ha aperto al gatto stanotte?”

“Io! e sono stata bravissima: gli ho dato pure la pappa!”

“Non mi dire che la mamma ha fregato anche te”

“Perché dici così?”

“Ti ha per caso raccontato che sei stata scelta per un incarico di grossa responsabilità e che si fida di te?”

“..sì, perché?”

“Ci siamo passati tutti, tranquilla. Lo fa per non alzarsi cento volte per notte”

“Tradimento!”

Eh niente, sono stata scoperta. e io che credevo di essere più furba di loro.

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Tre per quattro

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La piccola ha dichiarato che il suo animale preferito è il suricato, simpatica mangusta simile a un topo.
La mezzana è rimasta incantata dalla storia delle due maestose aquile delle steppe, che si scelgono e restano insieme per tutta la vita. Dice che da grande diventerà falconiera.
Il grande, abbandonate per qualche istante l’indolenza e l’accidia adolescenziale, ha ascoltato attentamente le spiegazioni degli esperti. Alle parole “frenesia alimentare” ha guardato la piccola esclamando “proprio come te!”
Più tardi, pancia all’aria su un materassino dentro una piscina turchese ha proclamato “viva la vita, abbasso la fatica” neanche arrivasse da sei mesi di miniera.

Abbiamo trascorso una giornata al bio parco e giocato a calcio in un prato soleggiato. Siamo stati in piscina e in bicicletta per stradine solitarie al tramonto. In un ristorante elegante i grandi hanno duellato coi grissini e festeggiato con un brindisi la cattura del Pokemon Eevee, che se ne stava nascosto alle spalle di una ignara cameriera. Sulla strada del ritorno abbiamo visto il mare, e siccome guardarlo non basta si è deciso di fermarsi, rientrando a casa molto più tardi del previsto, col naso scottato e la sabbia fra le dita dai piedi. Per tutto il tempo la figlia di mezzo ha filmato col suo cellulare, probabilmente per girare la puntata pilota di un reality sulla nostra famiglia.
Tutto è andato bene in questa piccola fuga, tralasciando la batteria dell’auto a terra, ché sarà pure vero che è pericoloso guidare a fari spenti nella notte, ma anche lasciarli accesi fino al mattino ha i suoi rischi.
Abbiamo dormito tra le colline e la pace dei vigneti, in una casa rustica e accogliente, due sopra un soppalco e due sotto. E chi pensa che dividere un numero pari sia semplice non è mai stato l’unico adulto con tre bambini.
Insomma, tre giorni all’insegna della libertà e del rilassamento. Perché dopo tanto girovagare solitario bisogna ritrovarsi un po’. E girovagare insieme.

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Curiosity Killed the Cat

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“Mamma, che profumo ha il sole?”

“Mmm.. fammi pensare.. Per me ha l’odore dei panni stesi, quando mi ricordo di mettere anche l’ammorbidente”

“Ma noi abbiamo l’asciugatrice, tu mica stendi. Comunque, per me ha profumo di patatine fritte”

“Mmm.. buono”

“Ma secondo te il piccolo gatto si ricorda della sua famiglia felina? Della sua mamma e dei suoi fratelli nella casa dove stava prima?”

“Non credo proprio amore. Per lui siamo noi la famiglia”

“Quindi se vado a vivere dalla nonna me lo dimentico mio fratello?”

“Non funziona così per gli umani, mi spiace”

“Uffa. Ma mamma, perché bisogna dormire la notte e star svegli il giorno? Non si potrebbe invertire come fanno in Australia?”

“Non è che in Australia hanno invertito, sono così lontani che quando da noi è buio là c’è luce e viceversa”

“Capisco. E perché devo mangiare le verdure?”

“Devi mangiarle perché ti fanno crescere sana. Il corpo è uno e lo dobbiamo trattare bene”

“E chi l’ha detto? Come fanno a saperlo? Magari mentono”

“Prendi le verdure e silenzio”

“Mamma?”

“Cosaa???”

“Perché voglio mangiare sempre lasagne?”

“A saperlo”

La curiosità non è femmina. La curiosità è Piccola.

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Ballando con le stelle

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La musica esce altissima dal tablet appoggiato sulle piastrelle. L’idolo delle giovanissime canta a ritmo veloce di amori, amicizia e vacanze.
Lei è in piedi sul divano blu, scalza. I capelli lunghi e sciolti sparpagliati come shanghai su una maglia dalle lunghe frange, vecchio prendisole della sorella maggiore. I pantaloncini corti di jeans, chè le ragazzine li portano così anche se hanno solo otto anni. Ancheggia e sorride, saltella a un altro ritmo e rotea le braccia come un derviscio confuso. Con un playback immaginario canta altrettante immaginarie parole in inglese, con la stessa bravura nella lingua di Celentano ai tempi di Prinsencolinensinaiciusol.
Si gira saltellando, mani sui fianchi e testa alta. Richiamata dal volume arriva la sorella uscita dalla doccia, accappatoio di mamma e capelli gocciolanti. Si lancia nelle danze a occhi chiusi, e in un attimo due paia di gambe e braccia creano una coreografia armoniosa e ritmata. Con pochi sguardi e cenni del capo le due sorelle si spostano da una parte all’altra della sala, come su un palcoscenico calcato ogni sera. L’atmosfera è così gioiosa che anche la mamma scende in pista, abbandonando senza rimpianto la sua postazione ai fornelli. Via il mollettone dai capelli, ricci al vento e magliettone di Mafalda, raggiunge le figlie e insieme concludono l’esibizione con un coro intonato col manico della scopa come microfono. Distratte dagli applausi, non si accorgono subito del figlio grande appena rientrato in casa. Lo sguardo esterrefatto, scuote la testa come se volesse cacciar via una brutta immagine. Si volta rapido e senza proferire parola torna in cortile a giocare a pallacanestro con gli amici.

Inutile. I maschi non capiscono proprio i divertimenti delle femmine.

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Ora pro nobis

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“Mamma, secondo te chi fra noi tre non andrà all’università?”

“Beh, spero che ci possiate andare tutti, naturalmente”

“No! Io non ci andrò. Ho deciso cosa farò da grande: l’attrice! Quasi quasi non vado neanche alle medie”

“Ahahah sei sempre la solita, hai già cambiato idea cento volte, nessuno ti crede più”

“La mamma dice che solo gli stupidi non cambiano mai idea”

“Sì ma chi la cambia in continuazione è una banderuola”

“No, io sono in evoluzione”

“Certo, come un Pokemon. Aspetta che ti catturo con l’app”

“Adesso basta e lascia stare tua sorella, che se vuol fare l’attrice avrà le sue buone ragioni e poi può ancora cambiare idea”

“Certo. Soldi, successo, celebrità. Tre ottime ragioni. Mai cambierò idea!”

“Guarda che la mamma mica voleva fare l’educatrice alla tua età. Solo a pensarci mi viene da ridere. Voleva diventare una suora ahahahah!!”

“Non c’è bisogno di sbellicarsi, grazie. E comunque è stato solo un periodo”

“Ahahah fratelli ma vi immaginate? Suor Barbara ahahaha”

“Mamma, scusa se te lo dico. Saresti stata una pessima suora”

“E perché?”

“Beh, perché bisogna essere tranquille, non urlare e.. avere pazienza. Ah, e poi spirito di sacrificio”

“Cosa? Io ne ho a valanghe di pazienza e spirito di sacrificio con voi tre! Ne ho così tanto che potrei venderlo su ebay e diventare ricca”

“Si mami certo, tranquilla. Continua a fare l’educatrice, però”

Chissà se alla mia età mi prendono, in convento.

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La memoria dell’acqua

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Steve Jobs, genio cofondatore di Apple ha lasciato, oltre a una innovativa tecnologia, scritti e pensieri. Ho preso spunto e in prestito i suoi famosi “cinque mai”, qui declinati come vademecum per sopravvivere, da genitori, alla adolescenza dei figli.
Eccoli.

“Mai darsi per vinti” L’adolescenza è una sfida, che sai già di avere perso. E’ un giro sulle montagne russe più alte con la cintura slacciata. Se il genitore è il fiammifero, l’adolescente il liquido infiammabile: basta una scintilla per scatenare un’esplosione. Il tempo ti darà ragione, se sarai così fortunato da sopravvivere, vedere i tuoi figli adulti che diventano genitori e forse una volta ti diranno “avevi proprio ragione tu”

“Mai fingere”. Loro se ne accorgono. Sono bravissimi a cogliere le crepe, intuire i tentennamenti, annusare le esitazioni e usarle per i propri interessi. Bisogna essere fermi e determinati, anche nel dubbio e la confusione più totale. Gli adolescenti vivono nel qui ed ora, nei bisogni e necessità da soddisfare, preferibilmente subito. Loro viaggiano coi kb, mentre noi stiamo ancora attaccando la presa del modem.

“Mai restare immobili” Questa è facile. Impossibile stare immobili quando sei nel vortice dell’adolescenza. Loro sono pieno di impegni, cose da fare, energie. Escono la sera, privandoti del conforto di andare a letto presto. Li aspetti alzata come una volta aspettavi che si addormentassero, senza cullarli ma controllando l’ora.

“Mai ancorarsi al passato” Rassegnati, il tuo bambino non esiste più. la meravigliosa creatura coi boccoli che profumava di borotalco, il cucciolo che andava scuola col grembiule, barcollante sotto lo zaino più grosso di lui, lo scricciolo sorridente che ti si buttava tra le braccia all’uscita dell’asilo è scomparso per sempre. Al suo posto c’è un giovane che nei tratti gli somiglia, ma che invece di ispirarti infinita tenerezza scatena i più reconditi e inconfessati istinti omicidi.

“Mai smettere di sognare”
Non è del tutto vero che il tuo piccolo bambino non c’è più. Ricorda, qualcosa. È come la memoria cellulare dell’acqua, quella affascinante teoria sulla sua presunta capacità di mantenere un ricordo delle sostanze con cui è venuta in contatto. Anche loro, i nostri bambini cresciuti, conservano ricordo degli abbracci, le fiabe lette, i pic-nic nel parco, i mille e ancora mille baci, il cu cu sette fino a non poterne più. Degli aerosol nella notte, i castelli di sabbia in spiaggia, le alzate all’alba per una partenza. Degli sguardi dietro i vetri appannati della piscina comunale, le ore perse a togliere le uova dei pidocchi dalle teste, le camminate in montagna. Le spinte in altalena che vai sempre più in alto, stare seduti insieme a studiare geografia fino a tarda sera, le lasagne ad agosto perché gli piacciono tanto.
Non è che se lo sono dimenticato, ecco. Diciamo che sono momentaneamente distratti.

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Un giorno di ordinaria follia

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Tornare a casa dal lavoro e trovarci, nell’ordine, un topo stramazzato all’inizio delle scale, come un macabro zerbino; il gatto piccolo saldamente aggrappato al gatto grande che cerca di scrollarselo di dosso, come un toro meccanico; il proprio figlio preadolescente in compagnia di altri cinque coetanei nonché amici.
Scoprire che le sei creature hanno consumato la riserva di succhi e merende di una settimana, fare un rapido calcolo del costo della vita sociale del primogenito.
Andare in cucina in cerca della spremuta arancia rossa e mandarino e ritrovarsi circondata dai suddetti preadolescenti che, invece di stare in giro come dovrebbero a cercar Pokemon per le strade hanno preferito tenere compagnia a una mamma.
Ascoltare per un’ora racconti, aneddoti, canzoni e barzellette.
Assistere a un numero infinito di trucchi con le carte.
Essere grata al settimo preadolescente venuto a suonare il campanello per richiamare gli amici dispersi.
Ospitare a cena un buon numero di ragazzini perché dove si mangia in due si mangia in tre, in quattro, in cinque…
Ma chi ha bisogno della realtà aumentata. Io la voglio diminuita.

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C’è posta per te

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“Mother, dobbiamo parlare”

“Con piacere. Dimmi amore”

“È una cosa seria: ma chi è ‘sta gente?”

“Di cosa parli? Ah, quello. Sono i messaggi privati di Facebook. Il mondo è pieno di gente strana, è quello virtuale non fa eccezione”

“Ma questo scrive che gli piacciono i piedi!! Guarda la sua foto profilo: è un alluce!”

“Ti ho detto che c’è gente stran..”

“E guarda qui! Perché questo ti scrive tutti i giorni “buongiorno” e alla sera “buonanotte” se tu non gli rispondi mai? Ma non si stufa?”

“Non avrà nient’altro da fare”

“E questo cos’è? Un gruppo? Cuori infranti? Perché??”

“Perché ci sono gruppi per ogni cosa, dalle campane tibetane al tartufo bianco, passando per i cuori solitari e le danze popolari curde. Tu non ti accorgi di nulla e ti trovi iscritto all’improvviso, senza che nessuno ti abbia chiesto il permesso”

“E perché questo signore ti manda il suo curriculum?”

“Me lo sono chiesta anche io. Si vede che cerca lavoro”

“Ma fa l’avvocato!”

“Boh. Cercherà clienti”

“Aspetta aspetta ahahahah leggi qui!! Che ridere!!! Questo è il più matto di tutti, chiede di poterti fare delle foto! Neanche tu fossi una modella ahahaha! Hai ragione, son proprio strambi”

“E tu sei proprio gentile, vero?”

“Mother, ho cambiato idea. Su Facebook non ci voglio stare nemmeno a tredici anni. E per dirla tutta, penso che non ci dovresti stare neanche tu”

Censore e col senso dell’umorismo. Che dire, sta venendo su proprio bene il primogenito.

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