A dadi

“Oh, tu a quanto stai?”

“A due, lascia stare”

“Io a tre, da domani a casa”

“Eh no, perché Gianmaria è positivo al rapido, non conta”

“E quindi?”

“Quindi viene a scuola finché non fa il molecolare”

“E allora Gianantonio?”

“Gianantonio è andato due giorni fa a fare merenda dalla nonna, che ora è positiva al salivare, lui sta a casa invece”

“Ma tu nell’aula covid ci sei mai stata?”

“No, c’è stato un mio compagno perché la madre lo ha chiamato mentre era in classe. Gli ha detto che sua sorella era positiva. Poi gli han dato una ffp2 e l’han fatto rientrare in classe, c’era la verifica di filosofia. Mi sa che preferiva il covid”

“Attenzione! Ho due compagni che aspettano l’esito del tampone!”

“Ma domani vai a scuola?”

“E che ne so?”

Da una settimana si gioca ogni sera la schedina dei contagi, la lotteria dei tamponi, si lancia la moneta della dad.

Ancora non ho capito cosa si vince.

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School game

Altro che poteri forti, Big Pharma, 5G e terrapiattisti.

L’unico vero complotto, in questi primi giorni di gennaio duemilaventidue, è quello del ministero dell’Istruzione.

Da oggi alle dieci sono aperte le iscrizioni ai nuovi cicli scolastici.

Sulla home page del ministero si è avvisati, la priorità nella prenotazione non corrisponde alla priorità nell’iscrizione.

Ma siccome siamo tutti più furbi, la sottoscritta in primis, alle dieci e zero cinque il sito è già bloccato.

O meglio, la piattaforma si è trasformata in una prova di squid game e probabilmente solo un genitore, alla fine, riuscirà ad iscrivere il figlio a scuola.

Si comincia con l’accesso al sito, ovviamente vincolato allo speed, che nove su dieci ti informerà che è ora del cambio password.

Chi riesce ad oltrepassare vivo questo primo livello si gode un momento di meritata euforia, finché non approda nella compilazione della scheda anagrafica, per la quale servirebbe un consulto genealogico.

Ma l’istruzione è importante e il genitore non demorde, e insieme alle pagelle di terza elementare di nonna Angelina si ritrova al secondo livello, la scelta delle scuole. Devono essere tre in ordine di priorità è per ognuna va indicata un’altra priorità.

Per tutte serve il codice meccanografico della scuola, una via di mezzo tra la stele di Rosetta e i graffiti Camuni, introvabile come il Santo Graal.

Ma non si demorde ancora, e con un semplice algoritmo di Dijkstra si supera anche questo ostacolo.

Ma, attenzione attenzione, la pagina all’improvviso si bloccherà generando una serie di ipnotici cerchi concentrici, che porteranno l’ormai devastato genitore a credersi vittima di Giucas Casella.

Ed è allora, quando sei a un passo dalla conferma che dovrebbe consegnare tuo figlio a un nuovo ciclo di studi, che il sistema annuncia che devi tornare al via, che hai perso tutto, anche le pagelle di terza elementare di nonna Angelina.

Ritenta, sarai più fortunato.

Nel dubbio, ho appena iscritto la piccola all’ufficio di collocamento.

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31

Il primogenito è in doccia da così tanto tempo che sto valutando seriamente di staccare la caldaia, giusto per farlo uscire. Sulla sedia lo attende la camicia delle grandi occasioni.
La mezzana cerca nell’armadio il top più corto e scintillante, versa litri di profumo e spennella il viso di phard delirando con le sue amiche del miglior tipo di counturing.
La piccola sta valutando il punto di rosso per le unghie finte da appiccicarsi questa sera, mentre le passo i capelli con la piastra, allo specchio del bagno grande.
C’è una cassa e una musica diversa in ogni stanza, ché le discoteche son chiuse fuori, mica dentro.
Il piccolo gatto dorme sul mio cuscino, il grande si lecca il pelo sul divano, forse si prepara anche lui per uscire.
Io devo ancora scegliere il pigiama da indossare stasera, sorseggio tachiflù al miele mentre aspetto l’esito del tampone (negativo).
Che il capodanno abbia inizio.
Auguri a tutti

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Facci caso

In macchina, sera tardi.

Fa freddo e ho il pigiama sotto la giacca, quella di un colore che non mi piace ma tiene più caldo di tutte.

Di fianco a me la piccola, mi fa compagnia mentre guido verso casa di un’amica della mezzana. È ora di riprenderla e ho sonno.

Sbadiglio, percorro strade che conosco bene.

La piccola, come sempre, mette la musica. Per quanto bizzarro, il viaggio serale è uno dei momenti madre e figlia che entrambe apprezziamo di più.

Parte una canzone, gli acuti altissimi di una cantante famosa. Le nostre voci sulla sua, sempre più alte, fuori tempo e fuori tono, e ci guardiamo, e ridiamo.

La sento nitidamente, quasi come la vedessi. La felicità.

Arriva come un morso improvviso che però non fa male.

Come un paracadute che arresta la caduta e ti sospende, per guardare meglio il panorama.

Facci caso quando sei felice, ma soprattutto fanne scorta.

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Dica trentatré

I giorni intorno al natale scorrono pigri, lenti e silenziosi.

Mentre il fidanzato è in una terra lontana, fino al prossimo anno, tocca occupare un tempo dalle maglie più larghe, senza le corse tra un accompagnamento a pallacanestro e un recupero a pallavolo.

Ho dunque deciso di approfondire gli studi e per questo mi sto riguardando le otto stagioni del mai dimenticato e affascinante dottor House.

Sono bastate le prime cinque puntate per diagnosticare il lupus alla piccola, prenotare una risonanza per il gatto e chiedere un consulto psichiatrico per la storditaggine del primogenito.

Il tutto senza muovermi dal divano. Per gennaio aprirò uno studio, se continuo così.

I miei figli traccheggiano indolenti, si muovono senza apparente direzione nel mare magnum delle vacanze natalizie.

La mezzana ha finito il romanzo cominciato a ferragosto, utilizza in modo compulsivo l’infernale macchina per la ceretta che ha portato babbo natale, si prepara per la vacanza in montagna con l’oratorio a suon di tamponi.

Il primogenito non è pervenuto.

Con la maggiore età ha preso ufficialmente la residenza sulle panchine del parchetto, coi suoi amici.

La piccola passa da giorni con indosso la tuta in triacetato, che prende fuoco se solo la guardi troppo a lungo, ad altri con improbabili vestitini, unghie finte e ciglia folte.

Altro che l’età del né carne né pesce, qui siamo né Gullit né Moira Orfei.

Il gatto, al quale ho autonomamente diagnosticato una precoce demenza, ogni notte alle tre butta giù un pezzo del presepe per costringermi ad alzarmi e farlo uscire. Una volta che ho spalancato l’uscio, in pigiama e al gelo, ritorna sui suoi passi e va a dormire nella capanna tra il bue e l’asinello.

Adesso scusate, sono attesa in chirurgia.

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Maria, io non esco

Cara Maria Montessori,

Guida e vate di tutti noi pedagogisti. Sempre grati per l’immenso lavoro a favore dell’infanzia, mi permetto di dirti che ti piace vincere facile.

Perché è bello lasciare che un bambino segua i suoi tempi, sperimenti la natura, impari ad osservare.

Mecojoni, come dicono i francesi.

Quello che forse hai scordato, è che quei teneri cuccioli a un certo punto della loro evoluzione diventano adolescenti.

E se la figlia sedicenne chiede ossessivamente di andare in discoteca perché tutti i suoi amici ci vanno e tu te la immagini già alcolizzata come Gerard Depardieu?

Se il figlio neo maggiorenne propone candidamente di tornare il mattino seguente? Se è più interessato ai bauli magici di Clash Royale (è un videogioco, magari all’epoca tua non c’era) che alla scelta della facoltà universitaria?

Se la figlia minore chiede interventi di chirurgia estetica e improbabili piercing?

Se ascoltano di più l’ultima ruota del carro degli influencer che il tuo pedagogico e materno parere?

Se criticano sempre, comunque e ovunque quello che hai fatto, che non hai fatto o hai intenzione di fare?

Domande a livello teorico, naturalmente, non che io abbia questi problemi

Da piccini, come dicevi, li abbiamo messi sulla torretta montessoriana perché stessero alla nostra altezza e facessero esperienze.

Ora che ci superano di una testa c’è una torretta anche per noi?

Che sia abbastanza alta per buttarsi giù, però, grazie.

Con imperitura stima e rispetto.

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18+

A quasi due mesi dal compimento della maggiore età, il primogenito ha già scoperto le gioie del mondo adulto.

-il tampone si paga a prezzo pieno;

-l’avis ti scrive una lettera per chiedere di donare il sangue;

-rinnova la carta d’identità e gli si chiede se vuole donare gli organi;

-i documenti vanno compilati e firmati da lui, mica solo le giustificazioni come cantava il caro Venditti;

-può stare a casa ad occuparsi delle sorelle, senza che la madre sia accusata di abbandono di minore;

-dal medico se la deve smazzare da solo;

-è penalmente responsabile delle sue azioni, sollevando la madre da colpe in educando e in vigilando

Che bello è, diventare grandi

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La fortuna arride a…qualcun altro

Oggi, nell’ordine, ho vinto

Il ricontrollo della spesa al supermercato, che avevo fatto con l’auto lettura, sistema pensato apposta per non passare dalla cassa. Un vasetto di funghetti in offerta era sfuggito alla mia pistola spara spesa, e io mi sono sentita come stessi rapinando la banca centrale di Spagna con la tuta rossa e il mitra in mano de la casa di carta.

Proporrò agli sceneggiatori uno spin off, con la rapina del supermercato di quartiere;

L’amato recupero serale fronte/retro, avanti/ indietro, andata/ritorno della mezzana pallavolista;

Quattro compagne delle mezzana a pranzo per domani, da incastrare tra un appuntamento di lavoro e un altro. “Mamma, niente di che. Tagliatelle gamberi e zucchine andranno benissimo”;

Studio di geografia con la piccola, che in confronto il martirio di San Sebastiano è poca cosa.

Mi sa che è il giorno giusto, quasi quasi compro un gratta e vinci.

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Ultimi giorni di novembre

Sugli spalti affacciata, con la mezzana, a guardare la piccola dedita alla sua attività preferita, la ginnastica.

Rondate, ruote, rincorse e salti, un mortale che è quasi riuscito e la fine ingloriosa sul materasso, pancia all’aria e testa in giù.

In macchina fuori da una discoteca, alla una e mezza di notte, ad aspettare il primogenito e i suoi amici. Osservare gli altri sventurati nelle altre auto, il giaccone sopra e il pigiama sotto, lo sguardo perso in un unico, comune, pensiero “ma io, perché ho fatto figli?”

Seduta su una sedia davanti a uno schermo, in onda l’ennesimo open day. Una biondissima studentessa di quinta che racconta quanto sia stato interessante studiare il criminologo Cesare Lambrusco. Io ricordavo Lombroso, ma forse perché sono astemia.

Aspettare che la mezzana torni dalle sue uscite pomeridiane, dimenticando che viaggia su un fuso orario diverso e la puntualità è un concetto quanti mai astratto e lontano.

Benvenuti nella mia sconfort zone.

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Breaking news

Il primogenito è a casa in Dad.

Parte del suo istituto è stato evacuato per evitare che crolli il soffitto su testa e cartelle dei nostri baldi liceali.

È tornato quindi con grande naturalezza a indossare i panni dello studente in videolezione, nello specifico il pigiama.

La mezzana prosegue serena con le intemperanze adolescenziali, mettendo a dura prova nervi e sonno della sottoscritta. So che un giorno rideremo insieme di tutto questo, quando avrà finalmente la testa sulle spalle e sarà un’adulta stabile e realizzata. È che se continua così non la faccio arrivare ai diciassette anni.

La piccola il venerdì si mette le unghie finte. Sono lunghe, appuntite e in colori improbabili. Le tiene fino alla domenica sera, ché a scuola così non ha il permesso di andare. L’ultima volta l’ho trovata con le mani a mollo nell’acqua calda per sciogliere la colla. Nella pentola che usiamo per la pasta.

Il gatto maggiore mi ha consegnato, alle sei della mattina, un topo gigante dalla coda mozzata.

Però sto bene, in fondo la situazione potrebbe andare peggio.

Potrebbe piovere.

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