Ottobre è un mese crudele

Mattina inoltrata, alla cassa veloce di un supermercato di cui non dirò il nome.
Il cassiere, insolitamente uomo, che passa i prodotti in modo brusco con lo sguardo basso. Arriva il mio turno, lo vedo afferrare le uova con una veemenza un po’ eccessiva
“Ehm, scusi, le uova.. Così si rompono”
Sguardo torvo di risposta, ma almeno rallenta i movimenti.
“Sono ventitré e quindici” dice senza guardarmi. Porgo il denaro.
“Come? Un cinquanta? Non ce li ha giusti?”
“No, mi spiace..”
Come non avessi parlato, si gira verso il collega della cassa a fianco.
“Me ne dai cinque da dieci?”
“Euro?” risponde l’ignaro cassiere.
“No, pesetas, dracme e rubli cazzo! Certo che voglio euro, ti sembra??”
E si rigira nella mia direzione, forse consapevole della reazione che ha appena avuto.
“No, mi scusi, davvero, e’ una giornata terribile, stamattina mia moglie mi ha lasciato e io non so che fare”
Cala il silenzio nella fila, tutti con le orecchie tese.
“Oh, mi dispiace, capisco, non c’è problema” balbetto imbarazzata.
“Ecco, le ho anche rotto le uova! Mi dispiace tantissimo, adesso vado a cambiarle”
“No no per carità va benissimo, le pare. Grazie comunque” e imbusto velocemente le mie poche cose per togliermi da questa improbabile situazione. Nel mentre sento l’anziana signora dopo di me rassicurare il giovane abbandonato “ma si, vedrà che torna, dove lo trova uno meglio” come se li conoscesse personalmente.
Sono uscita con le mie uova rotte e con la promessa di fare la spesa on line, la prossima volta.

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Madri di spirito

Un classico dell’autunno genitoriale è la partecipazione alle serate dedicate a quella o all’altra attività dei propri figli. C’è la serata per organizzare la festa della scuola, quella per la presentazione delle attività extra scolastiche, c’è la serata materassi -agghiacciante ma quanto mai efficace sistema per racimolare qualche euro per la classe, la ginnastica o quant’altro- e la serata catechismo. E’ proprio lì che mi sono trascinata ieri sera, mettendo insieme le ultime forze e desiderando ardentemente di indossare il pigiama. E’ stata solo la prima, perché la settimana prossima non mancherò a quella prevista per la catechesi della seconda elementare. Ieri sera ci siamo ritrovati in virtù del fatto che i nostri figli decenni riceveranno a primavera il sacramento della Cresima. Ecco, non so com’è per gli altri, ma io esco sempre da questi incontri vagamente confusa. La sensazione è quella di essere portatrice sana di incoerenza, perché mentre il Don riflette sulla sacralità dell’evento io penso al rinfresco, a chi fare la donazione al posto delle bomboniere, agli inviti e- ebbene si- a cosa mi potrei mettere che in aprile il tempo non si sa mai se fa freddo o caldo. Però non è solo quello. I miei figli hanno scelto di fare religione a scuola, andare a catechismo e di ricevere i sacramenti. Vanno a messa probabilmente più di me e mi rendo conto di non essere una grande esempio di pratica religiosa; casa mia è piena di libri ma non c’è traccia della Bibbia e io stessa non potrei mettere la mano sul fuoco di ricordarmi in ordine i dieci comandamenti. Però ci provo, sempre in bilico tra doveri e coerenza, tra ciò che è scritto e ciò che è detto, tra sacro e profano, a dare un senso a questa scelta. Ci provo con l’esempio, con l’accoglienza, la pazienza. Che spesso scappa ma questa è un’altra storia. Sperando che da lassù qualcuno aiuti questa mamma spiritualmente pasticciona a fare un po’ di chiarezza.

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Terza età

Oggi ho approfittato di una pausa pranzo con il sole e finalmente senza figli, che da stamane hanno ripreso il completo orario scolastico con servizio mensa due giorni a settimana, per rispettare la mia consueta ora di corsa/camminata, per il benessere del corpo ma soprattutto della mente.
Devo dire che l’uscita è stata rallegrata da una serie di incontri che mi hanno fatto riflettere sul fatto che, come dice la mia vicina di casa, il toy boy non fa per me. Eh si perché, ultimamente, ho notato di essere diventata appetibile per uomini di una certa fascia d’età. Ed è nella misura di quel “certa” che si consuma la tragedia. Perché non sta a indicare affascinanti cinquantenni ma, il più delle volte, quelli che potrebbero essere i loro padri. Sono giunta a domandarmi se felpona extra large e capelli a ananas non rappresentino una fantasia erotica negli over settanta. Tutto è cominciato nella pista ciclabile non lontano da casa mia, dove ho incrociato un arzillo vecchietto che con un gran sorriso mi ha così ammonito “stai attenta, bella bambina dai capelli rossi, che nel bosco puoi trovare il lupo!”. Verrebbe da rispondergli di stare molto attento, perché la stagione della caccia è in pieno svolgimento e si sa che fine fa il povero lupo. Che poi, se uno ti abborda così a quell’età è facile immaginare che disastri avrà combinato a venti, trenta e quarant’anni. Ma io ho proseguito a passo di marcia con il mio percorso fino a arrivare in centro al paese. Dove ho trovato lui, camicia a scacchi, pantaloni marroni, capelli bianchi, un po’ stile nonno di Heidi, che ha aspettato gli passassi accanto per domandarmi “cara signorina, sa per caso indicarmi la stazione?” che guarda caso era esattamente dietro di lui. Mi sono voltata a destra e a sinistra per capire se nei dintorni ci fosse una eventuale badante ma, non avendo avvistato nessuno gli ho indicato quel che chiedeva e mi sono affrettata a tornarmene a casa.
Sto seriamente prendendo in considerazione la possibilità di abbandonare il mondo dell’educazione di bambini e adolescenti per una nuova e brillante carriera in un centro anziani o in una casa di riposo. Dovesse andare male posso sempre offrirmi come badante.

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No pigiama no party

Festeggiare il compleanno è sempre una grande gioia, soprattuto sotto i trent’anni. E hanno pure ragione i bambini, a voler festeggiare: regali, torta, canzoncine stonate ma piene d’amore, giochi, amici, palloncini, ciotole di patatine e litri di coca cola. Qualunque genitore che sia onesto con se stesso e con gli altri non potrà però negare che, mentre la festa è per i figli un momento paradisiaco, per madri e padri è un girone infernale e se Dante avesse dovuto organizzare feste per la prole avrebbe collocato i compleanni dopo il cerchio degli avari e subito prima di quello degli iracondi. Per l’ignaro genitore che si appresti a festeggiare il giorno più bello della sua adorata creatura si apre un infinito ventaglio di possibilità. E posso dire con cognizione di causa di averne esplorate diverse, negli anni, di alternative. C’è stato l’anno della festa in piscina, al maneggio, il villaggio di Piedone, il bowling, la Fonderia delle arti, il parco e naturalmente la mia casa. Difficile consigliare quale sia la scelta migliore, mentre non ho dubbi su quale sia la peggiore: la festa in casa. Accogliere al proprio domicilio da un minimo di dieci bambini a un massimo che non voglio neanche immaginare è una missione kamikaze che renderà forse felice il bambino ma funesterà i giorni a venire ai genitori, impegnati a rimuovere strati di torta dai muri, pop corn dal divano e marmellata dal gatto.
Ieri sera, complice una spettacolare luna piena, a casa mia ha avuto luogo il primo pigiama party della nostra storia familiare, per festeggiare degnamente la prima decade della figlia di mezzo. Erano quattro, le loro età sommate a fare la mia, ma con il quadruplo delle mie energie. Nonostante una emozionante sfida a bowling, una sostanziosa cena a base di pizza, la visione di un film e mezzo trangugiando dosi industriali di patatine le quattro moschettiere non hanno dato segni di cedimento, nonostante l’ora della buonanotte fosse passata da un pezzo. Momento clou della serata il lancio alla luna di un palloncino, con attaccato un biglietto misterioso sul quale mi auguro non abbiano scritto il mio numero di cellulare. Hanno parlottato per un bel po’ dai loro letti improvvisati, poi finalmente è calato il silenzio. E la mattina è stato anche bello vederle in giro per casa, spettinate, assonnate e sorridenti. Ma adesso è finita e va bene così. A parte il trascurabile particolare che, tra meno di un mese, sarà ora di festeggiare il primogenito.

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Solidarietà

Stamane, mentre provavo a lavorare un po’ da casa rendendomi conto di avere seri problemi di concentrazione -oh, il cellulare, un messaggio; il campanello, chi sarà?; la lavatrice! è ora di stendere; quasi quasi mi faccio un caffè- mi sono improvvisamente ricordata che sta arrivando un fine settimana a alto tasso di divertimento (per i miei figli, cosa lo dico a fare) e io non ho ancora comprato i regali per i festeggiati. Detto fatto, probabilmente perché non aspettavo altro che un pretesto per smettere di lavorare, sono andata all’Iper per gli acquisti necessari. Una volta preso tutto mi sono avviata verso la cassa, cercandone senza successo una abbastanza scorrevole. Mi sono quindi ritrovata in fila per aspettare il mio turno, controllando l’ora per non rischiare nuovamente di lasciare qualcuno a scuola. Dietro di me una giovane donna, che spingeva in contemporanea un pesante carrello debordante di spesa e un bambino non più grande di due anni seduto nel passeggino. Molto carina, con quell’accenno di occhiaie che ti si tatua sul viso dal momento che hai un figlio, aspettava anche lei il suo turno. A un certo punto il bambino ha cominciato un capriccio epico che facesse capire a tutti i presenti che lui dal passeggino voleva scendere e preferiva farsi un giro magari al reparto giocattoli. La madre lo ha guardato per un momento e poi, novella Mary Poppins, ha estratto dalla grande borsa che teneva a tracolla un tablet. Lo ha acceso, agganciato al bracciolo davanti del passeggino e fatto partire un cartone animato. Il bambino si è zittito immediatamente, si è accomodato meglio e goduto i suoi cartoni. Il mio primo pensiero è stato “e si bella, facile così, avrei voluto vederti senza”. E subito mi sono vergognata, perché, pur non approvando completamente l’uso smodato della tecnologia con i bambini, devo ammettere che l’idea è stata geniale. A me non sarebbe mai venuto in mente di portarmi il tablet al supermercato, e dire che ho passato probabilmente gli anni migliori della vita in una qualche fila, dalle poste alla farmacia, dal pediatra al dentista, il più delle volte accompagnata dai miei bambini, stufi e schiamazzanti. Spesso -ma non abbastanza- si trovano delle file agevolate per le donne incinte, ma non ne ho mai trovata una che agevolasse mamme con bambini piccoli, che si scocciano e mostrano tutto il loro disappunto molto più quando sono fuori dalla pancia di quando sono dentro. Alla fine le ho chiesto se volesse passare prima di me, perché mi sentivo in colpa per averla giudicata. Forse sarebbe più facile fare la mamma con qualche giudizio in meno e un po’ di solidarietà in più.

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Stordimento materno

Stordite e storditi del reame, vi consegno la vostra nuova regina: la sottoscritta. Pensavo di aver raggiunto la vetta quando ho dimenticato di ritirare le foto della cresima del figlio grande, presentandomi con un anno di ritardo dal fotografo che ha probabilmente valutato la possibilità di una segnalazione ai servizi sociali. E meno male che historia magistra vitae, visto che anni prima avevo dimenticato il video del battesimo della secondogenita per così tanto tempo che il negozio del fotografo ha chiuso. Al suo posto oggi c’è un parrucchiere. Ma di strada da fare evidentemente da fare ne avevo ancora tanta.
La storia è questa: a giugno, quando scuola, pallavolo, pallacanestro, ginnastica artistica, catechismo, pizzate e feste di fine anno sono finalmente giunti al termine io ero così provata che mi sono rilassata un po’. Ovviamente non era ancora finita (e quando mai lo è) perché a quel punto bisognava pensare a ordinare i libri delle vacanze, quelli dell’anno successivo, iscrivere la piccola al corso di nuoto estivo perché “mamma finalmente mi sento pronta per andare in vasca grande”, cominciare a preparare valigie e zaini per i vagabondaggi estivi degli altri due figli. Per cui, quando insieme alla pagella delle medie mi sono trovata tra le mani la lista dei testi di seconda non ci ho pensato due volte e per ottimizzare i tempi ho approfittato della settimanale spesa all’esselunga per consegnare la suddetta lista e procedere con l’ordinazione dei costosi volumi. Quello che mi era sfuggito, tra il latte in offerta, i bastoncini surgelati e due etti di prosciutto crudo, è che non tutti i libri indicati andavano acquistati, avendo già a casa quelli validi per il triennio. Inutile precisare che mi sono accorta della mia storditaggine a settembre inoltrato, quando osservando il libro di tecnologia mi sono chiesta “ma non è uguale a quello dell’anno scorso?” (a mia parziale assouzione posso dire che nemmeno mio figlio, che su quel testo aveva -o avrebbe dovuto- studiare l’anno scorso non si era accorto di niente). Così ieri, benedicendo il ritardo nella consegna dei libri, mi sono precipitata al supermercato per cercare di limitare i danni. Mi sono presentata al banco accoglienza raccontando tutta la verità, ovvero che mio marito aveva sbagliato a ordinare i libri di testo per nostro figlio. La gentile signorina col grembiule blu mi ha ascoltata con lo sguardo di chi ha già sentito questa storia tante altre volte e non si capacita della stupidità umana. Tuttavia, forse per solidarietà femminile, è riuscita a annullare l’ordine dei libri mancanti e per questo avrà la mia eterna gratitudine.

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10

Sei il prosciutto tra due fette di pane, il cioccolato nel centro degli orociok, le pagine scritte tra le due copertine di un libro. Sei il collante e il contenuto. Sei la sorella di mezzo incastrata tra un primogenito ingombrante e una sorellina petulante. Oggi compi dieci anni e la tua mamma vuole dirti alcune cose, per celebrare degnamente il tuo primo compleanno a due cifre. Quando sei arrivata, dieci e tondi anni fa, la tua mamma era una lunga serie di più: più magra, più spensierata, più giovane. E una lunga serie di meno: meno esperta, meno tranquilla, meno felice. Eh si, perché il tuo arrivo ha pareggiato i conti e gli equilibri, facendo lievitare il livello di felicità. Avere già avuto tuo fratello non mi aveva preparata alla sensazione di pienezza e completamento che mi ha regalato la tua nascita. Una femmina a insegnarmi l’infinita responsabilità dell’essere un modello. Nel bene e nel male, il tuo sguardo su di me ha indirizzato le mie scelte perché fossero all’altezza delle tue aspettative, condizionato le mie azioni per essere esempio nella pratica oltre che nella teoria. Tu, tanto distratta con le cose quanto attenta con le persone, con la tua mamma ma non solo; capace di riconoscere le emozioni tanto nei bambini quanto negli adulti, tu così simile a me ma tanto più bella – ché, come diciamo sempre, le figlie diventano più belle delle madri- tanto insicura quanto paziente.
Tu che ami i grattini e passeresti le giornate a farti massaggiare, per poi correre a giocare alla ragazzina che ancora non sei; tu capace di sciogliere con pazienza i nodi nei capelli e nel cuore della tua sorellina; proprio tu, quella con gli occhi più grandi della famiglia, l’unica che dice “grazie mamma” dopo un lungo viaggio, che risponde al telefono alla nonna anche se non ha voglia perché non vuoi darle un dispiacere; tu che cominci mille cose e quaderni senza finirne uno, ma nulla posso dire io, che come te amo gli inizi e le pagine bianche.
Questo dieci è tutto per te.
Buon compleanno, amore mio

La tua mamma

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Come sto?

Una tranquilla domenica mattina, i tre che fanno colazione in sala chiacchierando del più e del meno. Decido di provare un completo nuovo, che giace nel mio armadio da mesi con l’etichetta ancora saldamente attaccata. Mi vesto, mi pettino, mi trucco e piombo in sala per un responso dei miei tre giudici in erba.
“Allora, cosa ne dite??”
“Mamma, sei bellissima!”
“Il colore della maglia e’ perfetto con quello dei tuoi capelli”
“Woooooooow!!!!!!!!”
“Tesoro, grazie, di solito non fai mai i complimenti alla mamma, e dire che i maschi dovrebbero essere quelli più legati alla mamma e..”
“Dietro di te! Guarda! Il gatto ha catturato una mosca con la zampa!!!”

Forse è arrivato il momento di arrendersi, ammettere la superiorità della genetica sull’educazione e smettere di illudersi di poter crescere un uomo diverso.


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Felicitazioni

La cassetta della posta di casa mia, di norma, non è mai un luogo di belle notizie: bollette, bollettini, multe, al massimo la Regione che ti avvisa della imminente scadenza del bollo auto. Sono arrivata a essere contenta quando dalla buca spuntano solo il depliant con le offerte Lidl o il pieghevole Tecnocasa.

Questa volta però i presupposti per essere felici ci sono tutti. Perché tra le pagine di un quotidiano che per misteriosi motivi mi viene recapitato ogni giorno (e senza che io abbia sottoscritto alcun abbonamento) ho trovato questa lettera spiegazzata.
Aprirla e’ stata un’emozione grande, nonostante lo avessi saputo qualche tempo fa. Loro si sposano. Loro sono i miei amati cognati e questo non sarà un matrimonio riparatore. Stanno insieme da diciassette anni, sono entrambi maggiorenni da un po’ e qualcosa mi dice che lei non indosserà un abito da principessa in tulle e strati di pizzo. Non avrà una damigella piccina e coi boccoli a spargere petali di rosa, ma una figlia ormai donna che sarà a fianco a lei, a osservarli fiera e commossa. Sarà tutto poco convenzionale come lo è stata fino a ora la loro famiglia, che ha attraversato i marosi della vita senza perdersi ma ritrovandosi, ancora più uniti.
 Loro si sposano e io sono felice, perché nella gioia degli altri bisogna immergersi. Sono felice perché si meritano una grande festa e io sono onorata di esserci. Sono felice anche se loro non leggeranno mai queste parole, lasciate su un social che non frequentano.
Ma glielo dirò in quel giorno di festa.
Auguri a voi, ragazzi.

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Gratitudine

Ci sono delle mattine che, incrociando il tuo sguardo nello specchio del bagno, puoi solo pensare “ditemi che è uno scherzo”, l’autostima vacilla e vorresti poterti applicare sulla faccia qualche filtro di Instagram oltre a vari strati di fondotinta.

Allora capisci che devi fare qualcosa e anche in fretta, e approfitti di una mattina libera per affidarti alla tua parrucchiera di fiducia, che sei certa ti restituirà al mondo in una forma migliore, perché si sa, a casa per quanto impegno, phon e goccine lucidanti tu ci metta non riuscirai mai ad avere i capelli così.
Poi sono andata a fare qualche spesa a piedi, con il sole caldo sulla faccia che mette sempre di buon umore.
Svoltando a passo svelto l’angolo del supermercato mi sono scontrata con un signore di mezza età, un po’ stempiato e con una vistosa collana d’oro appoggiata sul petto. Ha raccolto le sue cose cadute nell’impatto, si è scusato e guardandomi in faccia ha esclamato “signori’, e’ così bella che me pare un dipinto”
Ora, io vorrei ringraziare di cuore questo simpatico (e probabilmente leggermente astigmatico) signore e consigliargli di stare nascosto dietro altri angoli, in attesa di altre come me, che si sono alzate sentendosi un mix tra Anastasia e Genoveffa e tornano a casa un po’ più Cenerentola (che sarà quel che sarà, ma non si può dire che non sia carina)

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