No pigiama no party

Festeggiare il compleanno è sempre una grande gioia, soprattuto sotto i trent’anni. E hanno pure ragione i bambini, a voler festeggiare: regali, torta, canzoncine stonate ma piene d’amore, giochi, amici, palloncini, ciotole di patatine e litri di coca cola. Qualunque genitore che sia onesto con se stesso e con gli altri non potrà però negare che, mentre la festa è per i figli un momento paradisiaco, per madri e padri è un girone infernale e se Dante avesse dovuto organizzare feste per la prole avrebbe collocato i compleanni dopo il cerchio degli avari e subito prima di quello degli iracondi. Per l’ignaro genitore che si appresti a festeggiare il giorno più bello della sua adorata creatura si apre un infinito ventaglio di possibilità. E posso dire con cognizione di causa di averne esplorate diverse, negli anni, di alternative. C’è stato l’anno della festa in piscina, al maneggio, il villaggio di Piedone, il bowling, la Fonderia delle arti, il parco e naturalmente la mia casa. Difficile consigliare quale sia la scelta migliore, mentre non ho dubbi su quale sia la peggiore: la festa in casa. Accogliere al proprio domicilio da un minimo di dieci bambini a un massimo che non voglio neanche immaginare è una missione kamikaze che renderà forse felice il bambino ma funesterà i giorni a venire ai genitori, impegnati a rimuovere strati di torta dai muri, pop corn dal divano e marmellata dal gatto.
Ieri sera, complice una spettacolare luna piena, a casa mia ha avuto luogo il primo pigiama party della nostra storia familiare, per festeggiare degnamente la prima decade della figlia di mezzo. Erano quattro, le loro età sommate a fare la mia, ma con il quadruplo delle mie energie. Nonostante una emozionante sfida a bowling, una sostanziosa cena a base di pizza, la visione di un film e mezzo trangugiando dosi industriali di patatine le quattro moschettiere non hanno dato segni di cedimento, nonostante l’ora della buonanotte fosse passata da un pezzo. Momento clou della serata il lancio alla luna di un palloncino, con attaccato un biglietto misterioso sul quale mi auguro non abbiano scritto il mio numero di cellulare. Hanno parlottato per un bel po’ dai loro letti improvvisati, poi finalmente è calato il silenzio. E la mattina è stato anche bello vederle in giro per casa, spettinate, assonnate e sorridenti. Ma adesso è finita e va bene così. A parte il trascurabile particolare che, tra meno di un mese, sarà ora di festeggiare il primogenito.

Informazioni su BarbaraB.

Educatrice e mamma, preparatissima sulla teoria e un po' meno efficace nella pratica. Per tentativi ed errori vado avanti, con un carico di ironia come antidoto alle quotidiane fatiche educative.
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