Grazie per..

A volte vorrei fosse possibile, come era nel walkman che usavo da ragazzina, in una epoca remota che non conosceva mp3, IPod e ITunes, schiacciare un tasto per riavvolgere un momento, una scena, un risultato. Con il Rewind, come direbbe il buon Vasco. Vorrei fosse possibile premerlo davanti all’immagine di una casa pulita, un vestito indossato senza pieghe, una teglia di lasagne sulla tavola. Davanti a un libro, uno spettacolo, un lavoro ben fatto. Vorrei che si potesse vedere la fatica e l’impegno che sta dietro anche alle azioni apparentemente più semplici e banali e che qualcuno deve aver fatto, se a quel risultato si è arrivati. E visto quanto sia difficile per alcuni valorizzare e riconoscere il punto di arrivo, varrebbe la pena di mostrare il percorso che ha portato fino a lì. La gratitudine e la riconoscenza nascono proprio in quel luogo, nella capacità rara di vedere dietro una bella torta a fine cena che c’è stato qualcuno che ha prima di tutto pensato di farla, ha scelto la ricetta e comprato gli ingredienti, usato del tempo suo per prepararla, leccato furtivamente il cucchiaio con l’impasto compiacendosi per il buon sapore e lavato le ciotole mentre spiava nel forno per controllare la lievitazione.
Dietro a ogni gesto c’è un lavoro, e riconoscerlo valorizza chi lo ha compiuto e fa pensare due volte prima di criticare. Ma soprattutto fa sì che si dia meno importanza alla meta e più valore al percorso, che si riveli il potere della riconoscenza e la gioia grande che sta dietro un grazie.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Mamma sitter

“Forza forza veloci in macchina!”

“Mamma, perché tutta questa fretta?”

“Allora: dieci minuti fa avremmo dovuto essere in palestra a prendere tuo fratello, poi devo portare tua sorella a catechismo e dopo tu hai pallavolo. Ah, dobbiamo anche passare in farmacia, è pronta la crema per la dermatite, che senza non possiamo stare. È anche finito il latte! Passiamo un salto al supermercato a prenderlo, tra un recupero e l’altro”

“Mamma, secondo me abbiamo bisogno di una baby sitter”

“Amore, già ce l’abbiamo una baby sitter, bella e bionda, il mio faro nel buio nonché punto cardinale nelle giornate in cui altrimenti perderei la bussola e la pazienza. Non te la ricordi più??”

“Certo che me la ricordo. Io intendevo che una baby sitter la dovremmo avere per TE, mamma”

Vabbè, guardiamo il lato positivo. Almeno non ha detto che ho bisogno di una badante.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Sempre lì

Io sono lì, sempre presente.
Al mattino quando ti svegli, la sera quando vai a letto.
Quando fai i compiti o giochi a basket, quando ti porto all’allenamento o ti vengo a prendere a scuola.
Ci sono mentre fai i compiti, litighi con le tue sorelle, accarezzi il gatto.
Ci sono nelle sere in cui non riesci a dormire, nell’ascolto delle parole che condividi, nelle magie che impari e mi mostri.
Eppure. Sai la storia della rana che, messa nella pentola di acqua fredda e scaldata a poco a poco, non si accorge di essere bollita? Ecco, io a volte mi sento così. Non che tema di essere cucinata, eh.
Il senso è che non ci si accorge dei cambiamenti, quando si vivono istante dopo istante. Come quando nei documentari fanno scorrere le immagini più velocemente per mostrare lo sbocciare di un fiore, la crescita di una pianta, l’arrivo delle nuvole nel cielo. E’ difficile cogliere i movimenti impercettibili se continui a guardare. E io, che cerco di avere lo sguardo su di te, mi rendo conto che rischio di guardarti senza vederti. Di tenere tra gli occhi e il cuore l’immagine del mio bambino dagli occhi verdi e il sorriso felice e non vedere il ragazzino con lo sguardo serio e profondo, provocatorio e distratto, che rivolge i suoi sorrisi più fuori che dentro casa. E’ giusto così, la pedagogista che abita in me lo sa bene. Ma qui sono semplicemente la tua mamma e il sapere non mi aiuta. Anzi, spesso ho bisogno che sia lo sguardo di altri a dirmi qualcosa di te. Che mi faccia notare un cambiamento che sono stata troppo ferma a guardare per poter veramente vedere. I tuoi insegnanti, il tuo allenatore, i compagni: tutti mi aiutano a comporre il puzzle e tenere insieme l’immagine che ho di te con quella che dai agli altri. E a crearne di nuove, perché è stupore e meraviglia continuare osservare il tuo divenire. Una fatica immane, certo, trovare la giusta distanza per metterti a fuoco, come se dovessi sempre fotografarti. Ma che scoperta incredibile essere lì con te, per adesso ancora di fianco prima di aspettarti un passo indietro. Cerco di non dimenticarlo mai, perché se c’è una cosa che ho capito delle fatiche di questa età è che non basta più vedere il bicchiere mezzo pieno, è necessario vedere la cassa di bottiglioni da sei.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Giorno di festa

“E poi lui ha alzato la mano per intervenire e la maestra l’ha sgridato! Ti rendi conto? Ma lui non l’aveva interrotta, perché lei aveva smesso di parlare, capisci? Tu dici sempre che la comunicazione ha le sue regole, e si deve parlare quando l’altro finisce di dire quello che vuole. Come quando siamo a tavola la sera”

“Lo sai che l’Everest è chiamato anche tetto del mondo? Perché è altissimo!”

“Quando arriva la bistecca? Ho una fame..”

“Nell’ultima puntata poi si baciano e restano insieme per sempre”

“All’allenamento ieri ho tirato la palla fortissima oltre la rete e ho fatto un punto”

“Oggi la maestra mi ha detto che sono stata bravissima. L’ha detto davanti a tutti! Che felicità”

“Buone queste patatine, mi mancavano”

“I fratelli sono ancora a scuola, vero?”

È stata seduta composta nel romantico tavolo da due che ci era stato assegnato. Ha fatto i complimenti allo chef per la cottura della carne e la croccantezza delle patatine fritte, concesse in via del tutto eccezionale (e speriamo che il pediatra non legga questo post). Ha cercato di ordinare una porzione di tiramisù a un ignaro cameriere. Ha voluto immortalare il momento con una serie di selfie accanto alla mamma, tra sorrisi buffi ed effusioni da innamorati.
E in effetti il momento era davvero da ricordare, fatto di attimi tanto rari quanto preziosi. Lei, che è arrivata per ultima e che spesso per ultima è lasciata, ha goduto ogni istante di questo tempo rubato e ritagliato tra i mille consueti impegni. Ha raccontato aneddoti, espresso opinioni, mostrato interessi inaspettati. Ha riempito lo spazio di parole e la bocca di patatine, spesso nello stesso momento.
Ma quale occasione più ghiotta che fare la figlia unica davanti alla tavola imbandita di un ristorante, in una giornata normale per noi trasformata in giorno di festa.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

La passione non ha età

La scienza e la psicanalisi lo confermano: la passione amorosa dura sei mesi. Trascorso questo tempo si consolida trasformandosi in sentimento duraturo o ci abbandona lasciando spazio a nuovi amori.
Non so quanto queste teorie corrispondano a verità ma so per certo che, se sei un maschio preadolescente, sei mesi è effettivamente il tempo medio di durata della passione. Di gioco, si intende. Eravamo rimasti al periodo da prestigiatore, con trucchi, magie, pellegrinaggi ai più famosi rivenditori di carte nazionali e stranieri e ore di video tutorial. E’ finita, o almeno così pare. Il primogenito nega, affermando di essere quasi pronto per il trucco della sua vita, che io sempre più temo si tratti della sparizione delle sorelle. La triste realtà è che il suo cuore -come quello di altre migliaia di ragazzini- è stato catturato dal gioco del momento, un combattimento virtuale con un nome altisonante: Clash Royale. La mission del gioco è tanto chiara quanto ovvia: combattere. Ci si confronta nelle arene, che diventano più cupe e infuocate mano a mano che si avanza di livello. I personaggi che popolano questo allegro mondo virtuale sono elfi, goblin, giganti e draghetti volanti. Tra i giocatori spiccano Martonno, Iulk, Blackmamba e Vedova. Il primogenito va in battaglia col nome di Re Barbaro. La vittoria sull’avversario assicura l’ottenimento dei fondamentali bauli. Nei bauli sono contenute le carte (tanto per cambiare) che possono essere comuni, epiche e leggendarie. Inutile dire che per ottenere le ultime bisogna giocare ore e ore, che a tre minuti per volta -tanto dura una battaglia- fanno la vita media di una farfalla monarca. Si gioca su tablet, smartphone, computer e probabilmente si potrebbe anche col forno di casa, connettendolo a una linea wi-fi. Il gioco è apparentemente gratuito, se non contiamo l’acquisto delle gemme che possono azzerare il credito telefonico nel tempo di un respiro.
Ma la vera battaglia è fare smettere il figlio di giocare. Che è, per me, una battaglia persa. Soprattutto dopo avere scoperto che, a capo di un fortissimo clan, c’è Gnagnaman, mio compagno alle scuole medie. Insomma, un cerchio che si chiude. Per i prossimi sei mesi.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Terapia d’urto

“Ancora un bacino, così. Grande grande che dura fino a domattina. Buona notte tesoro”

“Mamma? Aspetta”

“Dimmi piccola”

“Non posso dormire. Ho l’asma”

“L’asma?? Sei sicura?”

“Certissima mamma. Sono piena d’asma fin qui. Non posso dormire da sola”

“Mamma non crederle! È la solita tattica malvagia per venire nel lettone. Resisti!”

“Aspettate un momento. È una cosa seria. Più che altro piccola, mi spieghi cos’è l’asma?”

“È quando la pancia sembra montata al contrario, il cuore va più veloce e gli occhi non si possono chiudere per dormire, come se avessero le molle. L’asma, no?”

“Capisco. Non sono un dottore però mi sembra che quello che hai descritto così bene si chiami in un altro modo: ansia”

“Appunto. E che ho detto io?”

“Va bene, lasciamo stare. Proviamo a capire perché a sette anni hai l’ansia prima di dormire. C’è qualcosa che ti preoccupa?”

“Si! La gita dell’oratorio di domani. Sto via tutto il giorno. E voi cosa farete? Cos’è questa storia che andate a mangiare dalla nonna? E soprattutto, perché i panini me li hai fatti al prosciutto? Io volevo salame e maionese! Uffa, che ansia”

“Caspita, sarei in ansia anche io. Fa’ un bel respiro, va. Noi staremo bene e ti penseremo tanto, anche dalla nonna, va bene? Poi la sera quando torni avrai tantissime cose da raccontarci”

“E i panini?”

“Non esagerare”

“Va bene mamma, ho capito. Adesso però lasciami dormire che sono stanca di chiacchierare. Domani devo andare in gita”

E anche quest’asma è passata.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Volevo dirti

“Cara Barbara,
Grazie per quello che scrivi. Mi fa sentire meno sola e meno sfortunata”

“Ciao,
Mi piace molto quello che scrivi. Volevo farti una domanda: hai figli?”

“Barbara,
Mi sembra di conoscerti da sempre. Non è che frequentavi anche tu il liceo scientifico a Trani nell’ottantanove?”

“Carissima,
leggerti è sempre un piacere. Ho una casa editrice e sono interessato a pubblicare i tuoi scritti. Possiamo parlarne una sera a cena da me”

“Barbara,
Hai degli occhi bellissimi”
(Commento a foto con gli occhiali da sole)

“Gentile signora Barbara,
Belli i suoi racconti. Chiaramente inventati, ma belli”

“Cara Barbara,
Dalle tue parole emerge chiara tutta la tua fatica. Ci piacerebbe invitarti al nostro gruppo di rinnovamento spirituale, certi che sarebbe un’iniezione di energia e positività”

“Ciao Barby,
Sono P., ci siamo conosciuti nel novantadue in centro, tu passeggiavi con la tua amica bionda. Perché non scrivi un post su quella giornata?”

Un’umanità variegata e bizzarra, gentile e dubbiosa, propositiva e adulatrice, generosa e interessata. Facebook è proprio lo specchio della vita reale.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Giornate miracolose

Ci sono giornate così belle, così meravigliosamente perfette, così inconsapevolmente armoniose. Di benessere e grazia, aria tiepida e luce. Di pace e sorrisi.
Ci sono sicuramente, giornate così. Ma non sono le mie e soprattutto non lo sono in questo periodo.
Un periodo faticoso e poco colorato, funestato da una salute traballante e da piccoli fastidiosi eventi. Niente di grave, eh. Lagnanze e lamentazioni non fanno parte di me, mi infastidiscono negli altri e mi irritano quando sono io a prendere questa deriva.
Tutta questa nobile premessa per dire che non ho intenzione alcuna di lamentarmi, bensì di elencare in ordine sparso e in modo assolutamente oggettivo gli accadimenti della giornata: mattino, sveglia con la congiuntivite bilaterale, il cielo è scuro e non puoi presentarti con gli occhiali da sole per nascondere gli occhi gonfi; fuori piove e la sera prima hai impiegato tempo prezioso a far la piega ai capelli; il figlio grande dimentica il compito di grammatica e alle ore sei e venti del mattino ragioni di preposizioni di moto a luogo, quando l’unico luogo dove vorresti condurti è il letto; è finito il latte per la colazione e la piccola propone di cominciare la giornata con gli avanzi di pasta al ragù; le parole “antibiotico e riposo” dette dal dottore nella stessa frase, che sono un ossimoro quasi come “lasagne ipocaloriche”; un carico di lavatrici ormai fuori controllo, complice la settimana di febbre, che probabilmente condurrà la piccola alla agognata conquista dei pantaloncini corti; l’autoradio inspiegabilmente bloccata su Radio Maria per tutto il pomeriggio.
Tuttavia: la piccola ha fatto i compiti spontaneamente, senza richieste né aiuto, il grande ha sparecchiato e messo i piatti in lavastoviglie, la mezzana ha svuotato la lavatrice e preso dieci in matematica.

Il problema coi miracoli è questo: li cerchiamo guardando in alto. Quando a volte sono sotto i nostri occhi.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Incomprensioni

“…e poi gli ha detto di smetterla!”

“Caspita, doveva essere proprio arrabbiato”

“Chi era arrabbiato?”

“È una storia lunga che tua sorella mi sta raccontando. Se sei interessato poi ti facciamo un riassunto”

“Chi ha parlato di riassunto? È ora dei compiti? Io non ho nessun riassunto da fare, devo imparare a memoria la poesia e l’ho già studiata da sola, senti qui. La Pasqua è.. La Pasqua fa.. No aspetta non era così ma adesso mi ricordo”

“Mamma, però stavo parlando io!! Devo finire il racconto”

“Si amore, capisco, ma stai parlando da più di mezz’ora ormai e io devo preparare la cena”

“Eccomi! Si mangia? Ho sentito che è pronta la cena. Perché la tavola non è apparecchiata?”

“Non è pronto e la tavola va apparecchiata, che da sola non riesce. Non è come nei tuoi trucchi di magia. E non è possibile che ascoltiate solo l’ultima parola di un discorso, non si capisce niente in questa casa”

“Anch’io voglio vedere il trucco! La poesia la ripasso dopo”

“Non c’è nessun trucco da vedere! Stavo solo dicendo che.. Niente, lasciamo stare perché non ne usciamo più”

“Come uscire, mamma? Non ho ancora finito di raccontare!”

Sarà la sordità selettiva, sarà l’incapacità di rispettare i turni nella comunicazione, sarà quel che sarà ma a casa nostra troppo spesso sembra di stare in un talk show.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Riti pasquali

Camminano accanto, mano nella mano. Non si capisce chi guidi e chi sia guidato. L’andatura è lenta e incerta, uno perché ha gambe corte e passi nuovi, l’altro tanti passi nelle gambe stanche. Hanno il giubbotto della stessa marca, con lo stemma sul braccio, di quelli che si vedono anche col buio. È una esplosione di colore nella corsia bianca del supermercato. Il grande guarda dritto davanti a sé, lo sguardo alla ricerca di qualcosa. Il piccolo cerca con lo sguardo il viso del grande. All’improvviso si fermano, quasi contemporaneamente, davanti all’espositore delle uova di Pasqua. Si guardano complici, e sorridono.

“Nonno, sei sicuro?”

Dice una voce sottile e nasale, come spesso hanno i bambini più piccoli in questa stagione.

“Certo che sono sicuro. Coraggio, scegli”

“Ma la nonna ha detto che dovevamo prendere solo la carne per il ragù..”

“Ragazzo, sii uomo. Scegli!”

Il bambino chiamato ragazzo che deve fare l’uomo indugia brevemente con lo sguardo sul nonno. Poi si volta deciso, lascia la mano che teneva e prende con circospezione un uovo alla volta, osservando l’incarto, l’immagine della sorpresa, scuotendoli leggermente per sentirne il rumore.
Solleva e appoggia, scruta e valuta, come un gioielliere con delle pietre preziose. Al termine dell’operazione fa un passo indietro, e punta il dito verso l’espositore.

“Ho deciso. È quello”

Il nonno, che fino a quel momento ha osservato il nipote con le mani intrecciate dietro la schiena e le gambe divaricate come una guardia, allunga un braccio per prendere l’uovo della Juventus. Sorride e annuisce, gonfio di orgoglio, come se si fosse celebrato un rito di iniziazione noto solo a loro. Afferra l’uovo bianconero e lo consegna tra le piccole mani del nipote.

“Ecco qui. Possiamo andare. Ah, mi raccomando: non diciamo niente alla nonna”

D’altronde si sa: i riti iniziatici sono cose da maschi.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento