Hollywood

“Allora, come è andata? Contenta?”

“Direi proprio di sì”

“Dai, racconta! Cosa avete fatto?”

“Uh, tante cose. In un esercizio ci hanno detto di presentarci agli altri, prima solo col nome e poi la volta dopo aggiungendo un aggettivo. Dovevamo interpretarlo l’aggettivo”

“Capisco. E tu che aggettivo eri?”

“Sorridente”

“Avrei detto nervosa ma è giusto anche sorridente. E poi?”

“Mami, quante domande. Devi sapere che noi attori interpretiamo più col corpo che con la voce”

“Noi attori”

“Già. Diventerò famosa”

La piccola, catturata dal sacro fuoco, ha cominciato martedì pomeriggio il suo primo corso di teatro.

È assolutamente certa che diventerà ricca e famosa.

Quindi datori di lavoro, colleghi tutti, ciao.

Con la presente mi dimetto, con effetto immediato.

Tanto noi si va a (B)Hollywood.

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Frozen

Un risveglio al freddo al gelo e al buio, ché la caldaia sceglie sempre questo periodo dell’anno per movimentarci le esistenze e questa volta lo ha fatto in grande stile, andandosene nella notte e regalandoci un risveglio tra i ghiacci.

Chiamatemi Elsa di Frozen.

L’uomo della caldaia, al quale brillano gli occhi mentre esamina la vastità del danno da sistemare, mentre rapidamente fa il conto se prenotare un safari a Malindi o la pesca d’altura alle Maldive.

La mattinata al McDonald per lavorare al caldo con una connessione wi fi che a casa non hai, perché la caldaia se ne è andata portandosi con sé anche l’impianto elettrico, i tre caffè che bevi per giustificare il tuo stare attaccata alla presa della corrente come a un salvagente nella tempesta.

La notifica di una nota sul registro elettronico della mezzana, rea confessa di studio di francese durante l’ora di scienze umane.

Per questo sarebbe anche stata graziata, se solo non avesse -cito testuale- “risposto in tono ironico e saccente che è in grado di fare due cose contemporaneamente, eh” alla professoressa.

Aveva ragione Jack Nicholson, il mattino ha l’oro in bocca.

Ma solo per l’uomo della caldaia.

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Anche i ricchi piangono

Modestia a parte, posso dire di possedere una buona cultura di base.

Negli anni del ginnasio, periodo particolarmente ricco per la mia formazione personale, quando tornavo da scuola mangiavo e poi mi dedicavo per mezz’ora a un imperdibile appuntamento: gli episodi di Beautiful su Rai due.

Amori, tradimenti, morti, resurrezioni, amicizie, scambi di coppia, figli dispersi e poi ritrovati, gemelli separati alla nascita, estranei che si scoprono parenti -preferibilmente dopo essersi sposati- addii e riconciliazioni.

Non paga, ricordo vagamente qualche episodio di Sentieri, che credo venga trasmessa da millenni, e Quando si ama, altra ridente saga familiare.

Credo di avere addirittura visto una puntata con Grecia Colmenares, la regina delle telenovelas sudamericane.

Insomma, pur non essendomi più documentata negli anni a venire posso affermare di avere basi solide e conoscenze di un certo livello.

Eppure non ero preparata ad ascoltare le chiacchiere in chat dalla piccola e le sue compagne.

Altro che Febbre d’amore, fatti da parte General Hospital, saluti a Dynasty.

Siamo pronti per scrivere la telenovela del millennio.

Anche le piccole piangono.

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Di bene in meglio

Il fidanzato temporaneamente americano, che si farebbe pure il coast to coast del Lichtestein pur di viaggiare.

I saluti via whatsapp la mattina quando io mi sveglio e lui va a dormire, e la sera quando io vado a dormire e lui si sveglia. Fortuna che tra poco ritorna, ché non è mica facile mantenere una relazione con due fusi orari differenti.

Io che mi consolo con il migliore acquisto fatto dopo la guaina contenitiva, il Dyson. Ora devo solo trovare qualcuno che lo passi al posto mio e il gioco è fatto.

I figli maggiori che soffrono per mancate convocazioni a partite importanti, così tanto da farmi rimpiangere i fantozziani tornei di minibasket e minivolley che duravano come un intervento per il trapianto di cuore ma almeno o si giocava tutti, si prendeva la medaglia che finiva aggrovigliata in un cassetto e tutti a casa felici e contenti.

La piccola che coltiva sogni e ambizioni per il suo futuro lavorativo, fa ricerche su internet di scuole di specializzazione -questa è a Roma e costa millemila euro al mese mami, va bene?- ma non si può abortire un sogno e quindi si resta nei deliri di grandezza di una undicenne.

Il sacco di dolciumi ricevuto per la befana e prontamente sequestrato, nella speranza che non scadano prima di halloween per sbolognarli ai bambini del vicinato.

Caro duemilaventi, nulla di che ma restano grandi margini di miglioramento, eh.

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Cento colpi di piastra

Sarà la fine delle vacanze, sarà che mancano cento giorni alla fine della scuola, sarà l’ormone impazzito, sarà quel che sarà questa vita è solo un’autostrada come diceva il buon Venditti, ma io sto seriamente pensando di abbandonarcela, in autostrada, la mezzana.

Negli ultimi tempi la dolce creatura che tanto mi somiglia si è trasformata in una estranea prepotente, indolente e emotivamente instabile.

Stare vicino a lei è piacevole come aprire una raccomandata di equitalia con la sabbia nelle mutande.

Rilassante come stare seduti sulla spiaggia sorseggiando un cocktail in attesa di uno tsunami.

Traghettata da quel maledetto Caronte dell’adolescenza, naviga in acque burrascose con la conseguenza di far venire a tutti il mal di mare.

La piccola sembra essere la più vessata dalle prepotenze della sorella, che pretende per sé il computer, il telecomando, il posto sul divano vicino alla mamma, l’ultimo boccone rimasto sul vassoio.

Una assolutamente casuale intercettazione telefonica ha lasciato trapelare le parole “diciottenne” “sabato sera” e “da lui non me lo aspettavo”, ragion per cui è stato serenamente deciso che non uscirà fino ai -suoi- diciotto anni e sabato sera vedrà un film a casa con mamma e sorella.

Lo so che lì dentro, sotto quei ricci ormai lisci che si piastra ogni mattina, dietro quel mascara che si dimentica stropicciando gli occhi, c’è sempre la tenera bimba che mi ha preso il cuore quattordici anni fa.

Devo solo cercarla.

Proverò su Instagram.

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Like a candle in the wind

Le candele sono quasi consumate, qualcuna sul tavolo, altre sulla mensola, una in cucina. Ce ne sono sette.

In cucina un pacco gigante di orsetti gommosi, vicino al divano una lattina vuota di Mojito analcolico, un ossimoro.

I copri divano rossi, slabbrati dalle unghie del gatto, messi al contrario.

Dopo pochi attimi entra in casa un primogenito sorridente e vanesio.

“Ehi, ma che è successo? Che hai fatto oggi?”

“Uh? Boh, niente, perché?”

“Perché? No ma hai dato un’occhiata in giro? Sei davvero uscito lasciando candele accese come in chiesa? E cos’è questo casino?”

“Non sono stato io”

“Ma che dici? Tua sorella è in liguria, la piccola era con me…il gatto-castrato-forse aveva in programma un tête-a-tête con la gatta dei vicini?”

“Ma no, intendo dire che io c’ero coi miei amici, le candele le ha accese M. Il

Mojito analcolico lo beve R, io solo quello vero ahahahahahah scherzo dovresti vedere la tua faccia”

“Aspetta di vedere la tua quando avrò finito di darti schiaffoni”

Il primogenito lasciato solo è più pericoloso a sedici anni che a sei.

Se organizzi messe sataniche, orgie, party alcolici, non è dato sapere.

Io ancora mi chiedo il perché degli orsetti gommosi.

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Avvertenze

Primo atto, bagno

“Mamma, ti stai lavando i denti?”

“Sì, perché?”

“Perché la piccola si è tolta lo smalto dalle unghie proprio con quello spazzolino”

Secondo atto, cucina

“Mami! Cos’è questa puzza di bruciato? Chiamiamo i pompieri?”

“Sto facendo i pancake per colazione”

“Quasi quasi mangio una mela”

Terzo atto, sala

“Mother, ma davvero ti senti così fiera per un aspirapolvere? Credevo che la tua vita fosse migliore”

“Il Dyson è molto più di un aspirapolvere, bestia”

“Beh, comunque si vede che la casa è proprio pulita”

“Davvero?”

“No. Ahahahahahaha”

Fateli i figli, sul serio.

Poi però non dite di non essere stati avvertiti.

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Finisce così

L’anno finisce così, col primogenito appena rientrato dal torneo felice e stravolto. “lo sport è la miglior droga del mondo” afferma tronfio, e io spero che se lo ricordi anche stasera alla festa in casa del suo amico, prima occasione di capodanno outdoor.

La mezzana si prova maglioncini e magliette, anche se poi finirà per indossare la solita felpa per il cenone al sushi all you can eat dove andrà, per quanto racconta, con due sue amiche. Non è nota la presenza di maschi al loro tavolo ma chissà.

La piccola piange contro il destino cinico e baro che la condanna a essere appunto la più piccola e non poter beneficiare delle fraterne libertà.

Io lavoro, per chiudere in bellezza un anno di grandi fatiche, con l’atteso giro pizza dal kebabbaro egiziano, in compagnia di una moltitudine di adolescenti delle più svariate etnie.

Di mattina ho camminato con la piccola e per sei chilometri ho ascoltato canzoni tamarre, richieste varie, lamentazioni che neanche in un campo di cotone ai tempi degli schiavi.

Chiudo l’anno così, con un fidanzato prossimo a una nuova partenza, figli caotici e impegnativi, il gatto che vomita in salotto, una lista di cose da fare.

Insomma, chiudo l’anno come l’ho iniziato.

Grata per quello che è stato, ricca di parole per raccontare, reimparare e ringraziare.

Buon anno, buon inizio, buon cammino.

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Holiday

L’anno scorso era stato il profondo nord, al freddo e con un vento gelido, il febbrone e l’antibiotico.

Quest’anno è al mare, col sole e la spiaggia dove si può stare anche senza giacca, una tosse incessante, una debolezza congenita e delle fastidiosissime afte sulle labbra che lo fanno somigliare a Nina Moric dopo la chirurgia estetica.

Il primogenito è partito stamattina all’alba per il consueto torneo di pallacanestro delle vacanze di natale con la divisa azzurra, i calzettoni e lo sciroppo.

Da circa dieci ore non si hanno sue notizie e si prevede di non averne per le prossime settantadue.

La mezzana ha cambiato taglio di capelli e non vede l’ora che torni il fratello maggiore, perché vorrà dire che sarà il suo turno di partire, per un mare che non è lo stesso, all’ immancabile torneo della befana.

Considerate le reazioni dello scorso anno alla nostra visita a sorpresa, per questa volta di è deciso di soprassedere e tenersi la voglia di mare.

La piccola non va da nessuna parte, ha finito i compiti i primi due giorni di vacanza perché non vuole scocciature, indossa enormi pigiamoni natalizi e non si rassegna che sia ricominciato il conto alla rovescia per la sua festività preferita.

Io lavoro, anche se un po’ meno, cerco invano di stare lontano dal pacco di cioccolatini rossi che ha ricevuto in dono il primogenito, guardo serie tv con la vicina amica facendo a gara a chi porta il pigiama peggiore. Per ora ha vinto lei.

Ma le vacanze sono ancora lunghe.

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– 1

La piccola che finisce il suo calendario dell’avvento e anche il mio, che non ricordavo di avere forse perché stava nascosto nella sua stanza.

Una litigata epica tra fratelli, davanti a un piatto di tortellini in brodo che diventano freddi, parole che si dicono quando si è pieni di rabbia e dopo tocca riparare e riscaldare i tortellini nel microonde.

Un aperitivo natalizio con i vicini amici, per farsi gli auguri che ci rifaremo domattina in pigiama, per ricordarci che a volte si è molto fortunati a condividere un numero civico.

Un funerale, a ventiquattro anni esatti da quello del mio papà, un’amica che piange ma risplende di amore e coraggio.

Un regalo inaspettato portato con l’inganno davanti a una tazza di caffè, da un’amica speciale che ti conosce. E essere conosciuti da qualcuno è un dono bello e prezioso.

Gli ultimi regali da sistemare, i biglietti da scrivere, ché c’è sempre una certa aspettativa quando le persone pensano che tu sappia fare una cosa.

Il fidanzato lontano, che trova comunque il modo di starti vicino.

Natale è un megafono sulla bocca dello stomaco, amplifica e fa rimbombare ogni emozione, dentro e fuori.

Buon Natale, a tutti

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